Toscana

Oggi a Lucca

Lucca

Lucca: via del Fosso

Lucca

Lucca: porta Elisa

Oggi sono stata a camminare a Lucca: Era un po’ di tempo che non ci andavo e l’ho trovata in splendida forma. Una città pulita e silenziosa dove si rispettano ancora le tradizioni e le persone.  Bellissima…

 

Buona domenica a tutti 🙂

Toscana bella

Santa Maria1

guardando verso Lucca

Santa Maria2

guardando verso Firenze

Santa Maria3

guardando verso Pisa

Eccola lì la Toscana, con la piana dell’Arno, le colline boscose,  i paesi vecchi con le case a mattoni e i tetti coperti con gli embrici in cotto uno diverso dall’altro perché risistemati dalle abili mani dei muratori chissà quante volte.  Si può vedere un campanile che svetta da un lato,  ma nemmeno più di tanto perché le abitazioni sono arroccate sull’altura a sovrastare anche la chiesa.  E sotto ai piedi, sotto al selciato, si sa che c’è il tufo con le grotte e quell’odore umido e forte caratteristico degli scantinati della zona. In tempo di guerra le grotte di tufo erano un bel nascondiglio per chi voleva salvarsi la vita dagli oppressori e ora, in qualche occasione speciale, trovi chi ti ci accompagna per fartele visitare.  Camminare in questa zona vuol dire arrancare e salire anche scalinate ripide  e poi, dopo poco, riscendere stando attenti a non cadere; è tutto un saliscendi. Niente bici e qui, dove ho scattato le foto,  a Santa Maria a Monte, niente auto. A volte ci si chiede come fanno gli anziani ad andare a casa a piedi e come sia possibile transitare con le ambulanze in caso di necessità di un soccorso, la risposta non ce l’ho, ma quel che so che gli abitanti di questi posti sono molto campanilisti e guai a criticare, si offenderebbero di sicuro.  Non esiste un toscano che non sia orgoglioso della propria terra…e anc’io sono così 😉

Le case Leopoldine

leopoldina3

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[ foto:@Alidada]

Oggi ho fatto un giro qui nei dintorni, nella provincia di Pisa. Vi ho portato qualche foto che ho scattato dall’auto, con il cellulare.  Queste belle case, sono tipiche della zona e si chiamano Case Leopoldine. Vi racconto un po’ di storia, perché è bella e se non la conoscete penso che vi incuriosirà:

Si tratta di case settecentesche fatte costruire dal Granduca Pietro Leopoldo d’Asburgo Lorena, e sul loro esempio, anche dai proprietari privati nelle colline sovrastanti la Chiana, ed altrove;  sono dette: “Case Leopoldine” proprio dal nome di Pietro Leopoldo.
Le case coloniche settecentesche furono le prime vere case rurali poiché nel Medioevo e fino al secolo XV, i contadini abitavano dentro le mura dei castelli, dove, in caso di guerra, portavano al riparo il bestiame, gli attrezzi agricoli e i raccolti; successivamente abitarono in capanne o piccoli edifici fatti di terra battuta (le cosiddette “case di terra”). Tali case,  erano costruite con l’argilla e l’acqua, spesso con la paglia, come nel Vicino Oriente tuttora esistenti, e venivano dette le Casine.
Nel 1700 il Granduca Leopoldo fece bonificare la campagna toscana regimando le acque, ma non si limitò a questo, anzi, progettò un vasto piano di sviluppo agricolo ed economico. Fu allora che le “leopoldine”sorsero in mezzo ai poderi, ampie e solide. Dovendo ospitare molte persone  le case coloniche erano costituite da due piani; con l’androne o portico, a volta reale, con aggraziate loggette coperte (spesso loggiati sovrapposti) oppure con un portico a terreno e una loggia al piano superiore. Erano dominate dalla torre colombaia o piccionaia a forma quadrangolare che, talvolta, assume proporzioni di notevole ampiezza, tutta finestroni a volta e con spesso una croce in ferro a vessillo che la sormonta (e all’interno in qualche caso si ha il monogramma benedettino di Cristo “JHS” nome greco di Gesù). All’esterno, sulla facciata in genere è posto lo stemma in maiolica colorata. Questa piccionaia quadrata che sormonta il tetto è caratteristica e permette il loro riconoscimento immediato, anche se spesso gli attuali proprietari hanno chiuso i finestroni per utilizzare il locale soprelevato, probabilmente come attico.
A quel tempo iniziarono anche a perfezionare l’allevamento del bestiame, infatti le stalle non erano più viste come generici ricoveri degli animali, ma considerate ciascuna in risposta ai bisogni delle bestie, per cui “quelle riservate ai buoi o ai cavalli, entrambi sofferenti per il freddo, era opportuno esporle a levante e difenderle dal vento di tramontana fredda; le stalle destinate ai muli conveniva invece orientarle a nord e renderle sfogate e bene illuminate perché il proverbio dice che la mula impazza in luogo caldo, basso e oscuro. Mentre per il maiale, che diversifica molto dagli altri animali gli stalletti dovevano essere sterrati per la proprietà dell’animale che gode di sconvolgere con l’aguzzo grugno il terreno e rivoltarsi nel pantano, ed esposti a settentrione perché il suino tanto migliore più grasso e forte diviene al freddo, quanto per il contrario floscio, debole e magro diventa col caldo.”

Noi toscani parliamo spesso in tono nostalgico dell’operato del Granduca per la nostra terra,  in effetti è stato un periodo molto fiorente e all’avanguardia su molti versanti.

[alcune notizie sono state prese da internet]

 

 

il lago di Vagli

Nella lucchesia, tra i monti della Garfagnana, sotto 70 metri d’acqua si nasconde un piccolo paesino medievale, quello di Fabbriche di Careggine.  E’ un paese abbandonato, la sua storia si è interrotta nel 1947, anno in cui gli abitanti furono costretti a lasciare le loro case e a trasferirsi in una zona limitrofa per fare spazio al grande lago artificiale di Vagli; lago che di lì a poco sarebbe stato costruito (la costruzione del lago è stata ultimata nel 1953). A quei tempi. infatti, il torrente Edron andò a confluire nella diga (gestita dall’Enel) sommergendo non solo il piccolo centro abitato di Fabbriche di Careggine ma anche altri piccoli borghi della Garfagnana (Piari e Piantano). Il lago di Vagli rappresenta il bacino idroelettrico più grande della Toscana le cui acque, oltre produrre circa 100 milioni di chilowattora da fonte rinnovabile attraverso la centrale Enel di Torrite, contribuiscono ai fabbisogni irrigui e idropotabili della valle del Serchio.

[In un video del British Pathé le immagini del piccolo paesino della Garfagnana tuttora sommerso dalle acque del lago artificiale di Vagli]

Il lago avrebbe dovuto essere svuotato di norma ogni dieci, dodici anni ovvero al raggiungimento della capienza massima di 40 milioni di metri cubi d’acqua. Dal ponte tibetano, nei periodi di svuotamento del lago, è possibile ammirare quello che resta del paesino sommerso, che all’epoca era composto da 31 abitazioni e la chiesa romanica di San Teodoro. Fino al XX secolo, in occasione dei lavori di manutenzione della diga, il lago veniva svuotato facendo riemergere l’antico borgo medievale, con le sue case in pietra, il cimitero, il ponte a tre arcate, la chiesa romanica di San Teodoro e il campanile in rovina. Tale evento si è verificato soltanto quattro volte: nel1958, nel 1974, nel 1983, nel 1994.Lo svuotamento del 1994 richiamò circa un milione di turisti da tutto il mondo che, complice un’attenzione sviscerata da parte dei media, per sei mesi invase senza sosta ed inaspettatamente questa splendida valle. [Ci andai anch’io :)]

Dopo il 1994 il lago non è stato più svuotato e sono in tanti ad attendere quel momento. Nel 1997 ci fu un abbassamento dell’acqua consistente e riemersero i resti degli antichi abitati di Piari e Piantano, completamente rasi al suolo dopo la costruzione della diga, e il ponte in pietra che permetteva prima della creazione del bacino, l’attraversamento del torrente Edron. Purtroppo il borgo di Fabbriche di Careggine, situato proprio nella parte più bassa del fondo del lago dove si era accumulata tutta l’acqua rimasta, non venne fuori.Non mancano comunque i curiosi e in particolare i turisti che aspettano l’ulteriore eventuale abbassamento del livello dell’acqua del lago per vedere ricomparire le case dell’antico borgo di Fabbriche di Careggine. Inizialmente si era parlato di uno svuotamento previsto tra il 2010 e il 2012 ma ancora non c’è stato. Fabbriche di Careggine continua a dormire sotto settanta metri d’acqua.

[l’articolo è tratto da qui]