Eccomi

Ughetta prepara il giaciglio invernale

Come passa alla svelta il tempo! A malapena ho riposto nell’armadio i costumi da bagno e i prendisole estivi che già la mia tartaruga si è rintanata preparandosi al letargo invernale. La vedete nella foto? Si è interrata quasi totalmente ricoprendosi con le foglie. Lo fa immancabilmente sempre nello stesso punto del giardino, recuperando la stessa buchetta nella terra, quella che scavò diversi anni fa.

Questo autunno è strano: si alternano le burrasche con fulmini e scrosci d’acqua con raffiche di vento, ai caldi tropicali con le zanzare che non ti danno tregua un attimo da tanto che sono voraci. Nei negozi si cominciano a vedere le decorazioni per Halloween, ma dico la verità, questo autunno ancora non lo sento proprio.

Intanto comunque abbiamo tinteggiato tutte le persiane di casa mia, poi anche le porte finestre e pure la casetta di legno che si trova in giardino è stata rimessa a posto con una bella passata di coppale. E’ stato un periodo di intensi lavori di ripristino e la stanchezza serale mi ha tenuta un po’ lontana dal blog. Ma eccomi di nuovo ed ho un sacco di cose da raccontarvi e da farvi vedere.. quindi, forza e avanti Voi come ve la passate?

Buon inizio settimana a tutti

Dal dott. House

Stamani sono tornata dal dott. House, cioè dal mio medico di base per fare un po’ il punto sulla mia salute, cosa che non faccio più da tempo immemore. Il dott. House non è vecchio, diciamo che è di mezza età, è un mio amico che veniva alle medie con me ma questo non mi privilegia in nessun modo se non dal fatto che ci diamo del tu.

Come medico purtroppo il dott. House ha perso l’entusiasmo per la sua professione e di questo se ne sono accorti tutti, tant’è che l’anticamera del suo ambulatorio è sempre vuota, ma a parte questo, ieri, quando l’ho chiamato per un appuntamento mi ha detto che non aveva posti liberi se non tra una settimana, ma siccome io lo so come va il mondo, stamani mi sono presentata lì ed era tutto vuoto e lui lì solo, con la porta aperta e ci sono andata lo stesso.

Beh, a dirla tutta il mio medico è un dottore di cui è meglio non aver mai bisogno perché se lo cerchi spesso non lo trovi e allora passi mezza giornata a cercare il numero della supplente di turno e in quei momenti maledici la tua pigrizia di non aver cambiato medico da tempo.

Stamani volevo parlargli della mia pressione “ballerina”, che va su e giù senza un apparente motivo. A volte me la provo ed è a 150, altre volte a 110.. e me la provo sempre alle stesse ore. A lui ho detto testualmente: ” Sai, mi succede una cosa strana, se mi provo la pressione e la macchinetta segna 140, poi aspetto 5 minuti e me la riprovo vedo che è a 120, se aspetto altri 5 minuti alla fine la mia pressione rilevata è di 100, ma in tal caso qual è la giusta misurazione? ..la media?” e lui mi ha guardato e mi ha sorriso dicendo: ” Seee…me lo fa anche a me! La sera, alla prima misurazione ho la pressione a 190 e poi piano piano scende.. tu prendi la misurazione più bassa, è quella che va bene”

Ora io mi domando e dico, a parte questo benedetto vizio che lui ha di accumunarsi ai mali dei pazienti, qualsiasi malattia essi abbiano, nemmeno fosse l’amico del bar con cui chiacchieri alla buona e ti dice: “…ce l’ho anch’io questo disturbo…” anche se hai una malattia rarissima, io mi chiedo per quale assurda legge della biologia..della fisica.. della patologia clinica.. o altra scienza infusa e confusa, io dovrei scartare le misurazioni più alte per prendere quella più bassa e basta?

Comunque sia io ho provato a chiedergli il perché ma lui mi ha risposto con un sorriso di compiacenza dicendo: “Non lo so, ma è così” e mi ha accompagnato velocemente alla porta del suo studio affinché lo liberassi della mia presenza ingombrante e molesta.

Ora, dico io, .. io non ho voluto ricordare al dott. House che un paio di anni fa lui ha avuto un infarto, non ho certo voluto infierire, ma sarà mica che il suo metodo di misurarsi la pressione che è sbagliato?

Ma secondo voi c’è da fidarsi?

Biscottini della nonna

Questi dolcetti li ho chiamati “biscottini della nonna” perché hanno il sapore di cose antiche, come quelle che mangiavamo in casa di nonna quando l’andavamo a trovare.

Ingredienti:

  • 400 gr di farina (oppure 200 gr di farina e 200 gr di farina di riso)
  • 1 scorzetta di limone grattato
  • 1 bustina di aroma di vaniglia
  • 1 uovo intero e 1 tuorlo
  • 200 gr di zucchero
  • 1 bustina di ammoniaca per dolci da 8 gr
  • 130 gr di burro
  • 1 scorzetta di limone grattato

Lavorare in una terrina tutti gli ingredienti e fare una pasta frolla, senza maneggiare troppo l’impasto. Quando il composto è liscio e omogeneo e sta insieme, si forma una palla che va racchiusa in una pellicola e posizionata in frigo per almeno mezz’ora.

Trascorso il tempo necessario, stendere la pasta su un piano e spianarla per ridurla abbastanza fine. Infine ritagliare con delle formine dei biscotti che vanno messi su carta forno, su una teglia e posizionati in forno caldo, a 180° per circa un quarto d’ora, ossia finché non sono dorati.

L’ammoniaca renderà l’impasto friabile e saporito. Durante la cottura l’ammoniaca si volatilizza e si disperde presto nell’ambiente, comunque sia non resta nei dolci che quindi non risentono della sua presenza.

Alla fine si cospargono con un po’ di zucchero vanigliato oppure si possono immergere per metà nel cioccolato fuso, sono buoni e carini per ogni occasione 🙂

maremma impelagata

Premessa: qualche anno fa, mentre passeggiavo con la borsa da spiaggia nel lungomare di Lido di Camaiore, fui derubata senza che me ne accorgessi. E’ vero che avevo una borsa di quelle di tela cerata, quindi poco resistente, ma è anche vero che la tenevo a tracolla, sotto braccio e l’avevo pure chiusa con la cerniera. Il borsello era in fondo, sotto ad altre cose per la spiaggia e sarebbe stato difficile trovarlo velocemente anche per me, che ero a conoscenza di tutto il contenuto della mia borsa. Avevo diversi soldi perché ero diretta a pagare una bolletta alla posta e fu un colpo quando lì, ferma allo sportello, cercai i soldi e mi ritrovai un bel taglio sul retro della tela cerata colorata, senza che io mi fossi accorta di niente, il portamonete era sparito. Non mi capacitavo come fosse successo perché non mi reputavo una sprovveduta, ma si vede che avevano agito con velocità e scaltrezza oltre il mio livello di attenzione.

Fatto sta che da quella volta sono rimasta un po’ traumatizzata, non ho più usato borse di tela cerata e mi sono mossa con ancor più cautela.

Ma veniamo a stamani…

Stamani ero a fare spesa alla Coop qui vicino e avevo con me una borsa in pelle (resistente ai tagli) chiusa con una bella cerniera nella parte superiore. Ero tranquilla e mi sentivo al sicuro perché nonostante l’avessi appoggiata provvisoriamente nell’alloggio dove di solito si mettono a sedere i bambini piccoli, con una mano reggevo manici e la maniglia del carrello insieme. Pensavo che stavolta, se non avessero fatto come Muzio Scevola e mi avessero eliminato la mano, (anche se, a dire il vero, mi sembra che Muzio Scevola se la mano se eliminò da solo) i ladroni non mi avrebbero fregata di certo. E mentre ero lì, assorta, chinata su un ripiano frigorifero, a leggere le etichette delle confezioni delle bracioline e degli hamburger, sento alle mie spalle una voce femminile che esclama quasi urlando: “Di chi è questo carrellooooo?” e io girandomi ad occhi sbarrati per lo stupore rispondo: “E’ il mio, perché?” Era la commessa che era scandalizzata dal mio comportamento:

” …Ma lei, scusi, è incosciente! Non si mette la borsa in questo modo…sul carrello, incustodita”. Io non capisco e a mezza voce ribatto: “Veramente la stavo reggendo con una mano e poi la borsa è chiusa con una cerniera…” Non faccio in tempo a finire la frase che tutte le donne intorno a me mi guardano come si guarda una disgraziata che ha dei comportamenti scellerati e commentano in coro: “Guardi che lei sta rischiando .. “, “Deve stare più attenta”.. e poi: “Non sa che hanno le mani leggere?” e sottolineavano: “…hanno le mani leggere… basta un attimo e la borsa sparisce!”. Sembrava parlassero di fate ignoranti e truffaldine. Come se fossero aliti di vento, si potevano insinuare tra le tue cose e con un soffio magico portarti via i tuoi amati beni.

Io, che più volte ho anche avuto l’incubo di perdere la borsa in un supermercato, mi sono sentita proprio scema! Ho preso la mia borsetta e me la sono messa sotto braccio stretta stretta, come se fosse la cosa più preziosa che ho mai avuto. E pensare che non avevo nemmeno 10 euro nel borsello! Ma i documenti e il bancomat sì, li avevo e se li perdevo (magari anche insieme al cellulare) non avrei saputo come fare. Idiota scellerata!

Da ora in poi giuro che mi comporterò come quella signora della foto qui in alto: borsa extra-resistente, a tracolla sotto braccio, ben stretta, chiusa con la cerniera (meglio con un lucchetto) e magari con un geolocalizzatore a corredo!

“Oh maremma impelagata!” dico io! (con un’imprecazione toscanaccia che manda a quel paese il popolo e il paese!) Magari ora mi comprerò una piccola cassaforte a prova di tutte le maledette “mani leggere”..e amen! E poi, visto che ci siamo, perché non farsi anche un tatuaggio come la ragazza della foto, a forma di Rapporto Aureo (fantastico!), … 😉

Dai, abbondare è sempre meglio che deficere..o no? 😉

gentilezza o pregiudizio?

Ero lì, sdraiata sul lettino sotto all’ombrellone, tutta intenta a leggere una rivista, quando mi si avvicina una mamma africana che, dopo aver attaccato discorso, mi vuole vendere una collana o un braccialetto fatto di pietrine colorate. Io cerco di spiegarle che non porto collane né bracciali, specialmente in estate, quando il caldo mi rende particolarmente insofferente al punto che devo togliermi anche l’orologio dal polso e la fede dall’anulare. Io scuoto la testa dicendo che mi spiace ma non farò acquisti e lei mi racconta che quelle collanine e quei braccialetti sono fatti a mano da lei e da suo padre.

Mentre lei parla vedo che dietro ha un bambino che ciondola addormentato, racchiuso in un telo colorato che la sua mamma ha legato su di sé. E’ un bambino grande e deve essere pesante da portare dietro mentre lei cammina sulla sabbia sotto al sole. Le chiedo quanti anni ha suo figlio e lei mi risponde che ha tre anni.

A quel punto mi alzo dal lettino e vado a rovistare nella mia borsa appesa sotto all’ombrellone cercando il borsello, intanto la donna scambia qualche parola con la mia vicina di ombrello. Trovo il borsello e, oltre a qualche centesimino ho solo una moneta da un euro; la prendo e gliela porgo dicendole: “Tieni, compra una bottiglietta d’acqua per il tuo bambino”, le mi guarda strana e mi risponde: “Io vendo collanine, non chiedo l’elemosina!” Al che non mi resta che aggiungere: “.. mi spiace, ma come ti ho detto non porto collanine…” e rimetto l’euro nel borsellino aggiungendo solo un semplice: “Allora scusa, pensavo di poterti offrire l’acqua per il bambino… stai bene… ciao” e lei: “Stai bene anche te, …ciao!” e sia allontana decisa, con il suo pesante fardello dietro la schiena.

Io mi chiedo: il mio comportamento è dovuto ad un pregiudizio o semplicemente è stato un atto di gentilezza? Non lo so, io di certo credevo di essere gentile, ma lei l’ha presa diversamente. Sembrava quasi l’avessi offesa e questo mi ha fatto rimaner male. E’ sempre più difficile relazionarsi in modo giusto con gli altri.

[immagine dal web]

Le apparenze

Stamani, transitando vicino a questa torretta, ho scattato questa foto.

A prima vista può sembrare che quell’edificio sia un manufatto magari risalente all’epoca medievale, forse il resto di un antico castello, chissà. E quel volatile? Che sia una cicogna? Magari di passaggio nel tragitto di migrazione. Potrebbe essere?

In realtà no. Niente di tutto questo. Il volatile a ben guardare credo si tratti di una garzetta, che è più piccola e meno colorata della cicogna e la torretta non è che un antico granaio, lasciato ora in disuso. Ecco qua… svelato il mistero.

Le apparenze spesso ingannano.

Morale della storia (e quindi della foto)

Mai fermasse all’apparenza, guarda bene e pensa

che pure er sale sembra zucchero

La carrozza di Gurdjieff

Il filosofo Gurdjieff compara l’uomo ad un veicolo destinato al trasporto di un passeggero e composto da carrozza, cavallo e cocchiere: la carrozza rappresenta il corpo fisico, i cavalli le emozioni, il cocchiere la mente, e infine il passeggero la coscienza, l’anima o il vero Sé.

I cavalli vanno controllati, altrimenti la carrozza verrà trascinata a caso senza alcuna meta, per questo esiste il Cocchiere che guida i cavalli lungo la giusta strada. Ma nemmeno il cocchiere, seppure molto bravo a condurre la carrozza, sa esattamente dove andare, l’unico a saperlo veramente è il Passeggero ed è l’unico che può indicare la via.

La metafora proposta da Gurdjieff fa ben capire come funziona l’essere umano: i cavalli (le emozioni) sono legati alla carrozza tramite delle staffe rigide, che quindi rendono la carrozza (il nostro corpo) estremamente sensibile al movimento dei cavalli. Il cocchiere (la mente) comunica ai cavalli con le redini, che non sono rigide, quindi il controllo dei cavalli non è sempre così ineccepibile. Ci vuole esperienza e coraggio per tenere a bada i cavalli.

Il problema è che il cocchiere riceve gli ordini dal passeggero (la coscienza) solo attraverso la voce, che è un collegamento sensibile alle interferenze. E’ proprio quello che succede nella realtà: spesso la mente agisce da sola, senza ascoltare la propria anima perché addormentata. La mente così si confonde col rumore di fondo rappresentato nella metafora dal chiasso causato dalle ruote e dagli zoccoli sul terreno, e nella realtà dai pensieri incontrollati che affollano la nostra mente.

E allora svegliamola la nostra anima, il nostro vero Sé . Chiediamoci quali sono i nostri schemi mentali e le abitudini che condizionano la nostra vita.

Successivamente possiamo iniziare un percorso di consapevolezza, di risveglio della nostra anima per ritrovare la nostra direzione e rimetterci alla guida della nostra carrozza!

[dal web]

All’Abetone

Domenica scorsa, con la mia famiglia, abbiamo deciso di andare a fare un giro nella montagna a noi più vicina e cioè all’Abetone.

L’Abetone si trova sull’Appennino Tosco-Emiliano ad un’ottantina di chilometri da casa mia. Penso siano passati una trentina di anni da quando ci andai l’ultima volta e mi ricordavo un paesino di montagna, con tanti negozietti pieni di souvenir e dolci montanari. Un ambiente proprio carino ed accogliente. Questi erano i miei ricordi.

L’itinerario di viaggio indicato da Google Maps faceva scegliere se passare da Pistoia o da Lucca; due strade alternative della stessa lunghezza ma quella di Pistoia prevedeva l’autostrada mentre da Lucca no. Pensando di fare una via più veloce abbiamo optato per Pistoia. Errore! Appena superata la città ed aver intrapreso la salita ecco la prima interruzione al traffico, per via di certi lavori insignificanti ma ingombranti ..ed ecco un’oretta di fila ferma. Beh, per farla poco lunga, per percorrere quegli ottanta chilometri ci abbiamo impiegato quasi 3 ore. Siamo arrivati all’ora di pranzo e i nipoti avevano fame e così ci siamo detti che sarebbe stato bello prendere la seggiovia e salire sulla vetta, al rifugio e mangiare qualcosa lassù in cima. E così abbiamo fatto, ma forse non è stata una bella pensata perché a 1700 metri il freddo era pungente. Abbiamo mangiato su un tavolo all’aperto mentre il vento glaciale non ci dava tregua. Qualcuno dirà che non eravamo adeguatamente attrezzati ed è vero, non eravamo adeguatamente attrezzati, ma almeno giacca imbottita, scarpe e sciarpa noi l’avevamo, gli altri villeggianti erano tutti sbracciati come al mare e penso che adesso siano con il mal di gola di sicuro.

Appena finito il pranzo siamo scesi di nuovo con la seggiovia fino al paese dove volevamo fare qualche acquisto. Cercavamo qualche tisana, delle marmellate, dei lamponi… ma con sommo dispiacere ho constatato che i negozietti di un tempo erano tutti spariti, lasciando il posto solo a qualche ristorante e niente di più. Non avrei mai creduto che anche all’Abetone i negozietti avrebbero chiuso, ma ripensandoci bene, chi è che va a comprare souvenir al giorno d’oggi? E di negozi di marmellate e tisane quando ce n’è uno basta e avanza.

Con la tristezza nel cuore ci siamo rimessi in viaggio, stavolta verso Lucca, per evitare le interruzioni che ci avevano bloccati per ore… e così secondo errore! Ci siamo ritrovati bloccati di nuovo ma nell’altra strada, nella lucchesia, proprio qui:

Non avete capito dove?.. Come no? Qui:

Ebbene sì, 40 minuti fermi a Borgo a Mozzano accanto al Ponte del Diavolo!

Ma almeno qui c’era qualcosa di bello da vedere nell’attesa!

Morale della storia, io all’Abetone… crocione, non ci torno più.

L’ho sempre detto che preferisco il mare 😉