Marte, questo (s)conosciuto

Curiosity
Ingenuity
Perceverance

Che meraviglia queste nuove missioni spaziali alla scoperta di informazioni su Marte!

l’orbita di Marte e della Terra

  1. Come si differenzia la composizione di Marte da quella delle Terra e perché i due pianeti si sono evoluti in modo così diverso?
  2. Quali risorse naturali sono disponibili sulla superficie per un futuro per l’uso da parte dell’uomo?
  3. Nel passato erano presenti oceani?
  4. Se una volta si formò la vita, è possibile trovarla oggi da qualche parte?

Ecco alcuni tra gli interrogativi che gli scienziati si pongono.

Le missioni spaziali da sempre ci hanno incuriosito, anche perché si va sempre più in là, in mondi a noi sconosciuti.

Ora il nostro sguardo è rivolto a Marte, “il pianeta rosso”, chiamato così  per via del suo colore caratteristico causato dalla grande quantità di ossido di ferro che lo ricopre, rosso come il sangue…. e perciò il pianeta prese il nome dall’omonima divinità della mitologia romana, Marte, il dio della guerra!

I satelliti (come si suol dire, le sue “Lune”) si chiamano Fobos e Deimos, italianizzati diventerebbero Paura e Terrore e richiamano la mitologia greca secondo la quale accompagnavano il padre Ares, Marte per i Romani, in battaglia.

Belle queste storie collegate alla scienza, vero? Ora però una cosa mi sfugge: ma a Curiosity, Ingenuity e Perceverance, chi ha messo il nome? … Topolino?

Alla Conad

Prima della pandemia andavo sempre a fare spesa alla Coop. Qui in Toscana, dove abito io, la Coop è una certezza, nel senso che Unicoop Firenze è una bella catena di supermercati di alimentari (e non solo) dove trovi tutto al giusto prezzo e per me è sempre stata una consuetudine. Ma con l’avvento della pandemia le mie esigenze sono cambiate e, di conseguenza, ho dovuto modificare anche il mio modo di fare la spesa.

Intanto diciamo che la Coop è fuori dal mio comune e, come si sa, con le zone rosse ci sono delle seccature in più a spostarsi più lontano da casa e poi quei supermercati sono grandi e più affollati, quindi c’è maggior rischio di contagio. Senza dire che nel parcheggio molte volte trovi lunghe file di gente in attesa perché gli ingressi sono controllati e scaglionati. Fatto sta che da inizio pandemia, per i miei acquisti di alimentari, mi reco alla Conad, che poi è un piccolo supermercato, l’unico che si trova  all’interno del mio comune.

Anni fa avevo sempre evitato la Conad un po’ perché ci trovavo spesso genitori dei miei alunni e tra i saluti e le domande, mi toccava stare lì per dei tempi interminabili, poi c’è da dire che avevo notato che i prezzi erano un po’ più alti e non mi sembrava conveniente. Però da un annetto ho scoperto “ordina e ritira in negozio” e allora mi metto qui al pc, volantino delle offerte alla mano e utilizzo il sito Conad per ordinare la spesa online e passo a ritirarla all’ora prestabilita. Un servizio efficientissimo che mi dà modo di controllare i prezzi, di vedere bene le offerte, di ripensarci e modificare l’ordine fino all’ultimo minuto e di avere ogni volta dei buoni sconto da spendere nelle spese successive. E così tutte le settimane ordino la mia spesa e quando passo a ritirarla ho la priorità anche nel pagamento alla cassa, senza fare la fila.

La cosa buffa è che prima conoscevo i genitori degli alunni, ora che sono in pensione rispetto a questo problema sono più in incognito, ma in compenso mi conoscono i commessi e appena mi vedono arrivare corrono al box informazioni per ragguagliarmi di come mi hanno fatto la spesa, dicendomi che hanno trovato tutto quello che avevo ordinato e se manca qualcosa posso andare a scegliermi il sostituto del prodotto, che loro nel frattempo mi aspettano. Comunque la scena è comica perché dal box informazioni mandano subito un messaggio ad alta voce all’interno del negozio: “Portate la spesa di Liciaaaaa” (che Licia sarei io detto in modo molto confidenziale, senza tanti appellativi tipo signora..o il cognome..o il codice cliente 🙂 ).

Sabato scorso alle ore 12 sono andata i negozio, all’orario prestabilito nel sito e dopo la chiamata a gran voce dall’altoparlante, la commessa ha tardato qualche minuto a portarmi il carrello colmo di cibarie. Io mi sono chiesta come mai ci ha messo più tempo del solito (addirittura forse anche 6/7 minuti!), ma poi ho capito il perché infatti quando mi si è avvicinata sottovoce mi ha detto: “Sai, …avevi messo nell’ordine le alette di pollo alla durango e allora sono andata ora in gastronomia a prendertele belle calde così puoi andare a casa e gustartele al momento!” e mi ha sorriso. Io sono rimasta lì un attimo a bocca aperta come chi vede un angelo scendere dal cielo, poi le ho risposto: “Ma davvero?…Impagabile! Grazie infiniteeee!” .

Ora io mi chiedo, .. ma c’è un perché alla base di questo comportamento così esemplare?.. Eppure in tanti altri supermercati quando chiedi ad una commessa se c’è un prodotto che non trovi, oppure se è esaurito, ti senti rispondere: “Guardi da sola, quel che c’è è tutto esposto!” ..e nemmeno alzano il capo a guardarti.

Comunque sia..ohhh… tutte le sante volte che torno a casa, riempio il questionario internet del sito Conad che mi chiede com’è andato il servizio.. io rispondo sempre: “5 stelle… di lusso!” E questa volta nelle note ho aggiunto anche gli elogi alla commessa che mi consegna sempre la spesa tutta ordinata nelle buste e ha queste accortezze impagabili!.

Help..

Scusate ma non capisco una cosa: io vedo sotto ai miei post, dei “like” che non mi appaiono nelle notifiche (per intenderci, quelle che visualizziamo facendo click sulla campanina in alto a destra). Quindi mi sono accorta che spesso mi sfuggono. Siccome io sono una blogger “vecchio stampo” e ricambio sempre le visite e anche i “like” di coloro che passano di qui, come posso risalire ai blog di coloro che me li hanno lasciati? Se ci faccio click sopra mi si apre la videata del gravatar ma non il blog.

Ho vagato per le varie guide di WordPress ma non ho trovato risposta.

Grazie buon lunedì 🙂

ferri di cavallo

ferro sweet home by Alidada
ferro luck on the sea by Alidada
ferro welcome home by Alidada
ferro sweetly by Alidada

Li ho finiti e sono soddisfatta. Il primo (sweet home) è attaccato accanto al portone di casa, gli altri sono qua e là ma sempre vicini a qualche porta.

Il ferro luck on the sea lo dedico a Dolcezze che me lo ha ispirato 🙂

Speriamo che portino fortuna!

[Si racconta che ai tempi dei contadini e dei cavalieri, quando questi ultimi perdevano durante il tragitto il ferro di cavallo, era un’occasione di guadagno per i poveri lavoratori, che potevano rimontarlo in cambio di una moneta. Da questa pratica, si cominciò a credere che ritrovare quest’oggetto ed esporlo nella propria casa portasse fortuna.]

Ora però basta ferri, mi dedico alle chiavi antiche… e ad un sacco di altre cose da sistemare, qui in casa 🙂

Buon pomeriggio domenicale a tutti 😉

Montalbano e il busillis..

Mi piace guardare il commissario Montalbano in tv 🙂 Mi piace non tanto per la connotazione del telefilm giallo/poliziesco in cui accadono omicidi con conseguenti indagini più o meno intrigate, anzi, debbo dire che la trama del racconto mi coinvolge sempre poco, quel che mi piace è l’ambientazione, che mostra la Sicilia con il suo mare spettacolare e con quegli ambienti così particolari, che tra l’altro io non conosco dal vivo perché purtroppo ancora non ci sono mai stata.

Quando c’è Zingaretti mi metto sul divano e guardo.. e ascolto con molta attenzione. Già, perché quel “leggero” accento siciliano, con quel lessico così colorito, mi cattura e mi tiene incollata allo schermo per tutto il tempo. Anche il giovane Montalbano mi piaceva molto (forse anche di più), con Riondino che masticava il siciliano ancor più marcatamente e che io trovavo a tratti esilarante.

“I piccioli”, per dire “soldi”… “travagghiare” per dire lavorare… “i picciotti” per dire “bambini“.. ragazzi (“ragazzi” però corrisponderebbe meglio a “carusi”. Nell’uso corrente sono sinonimi, ma in “picciotti” c’è uno storico significato  di “coraggiosi” come ad es. da Garibaldi alla mafia- Corretto da Cesare nei commenti) , i cabbasisi (“mi hai rotto i cabbasisi! 🙂 )(aggiunto da Marghian nei commenti); Io non sono esperta nella lingua italiana ma noto inflessioni linguistiche di derivazioni francesi o spagnole, ma anche latine, greche ed arabe.(aggiunto da Marghian nei commenti)

Mercoledì scorso, in particolare, il commissario Montalbano era alle prese con una storia ingarbugliata e lo sentii dire al suo collaboratore Fazio: “.. questo è il busillis della situazione!”.

Ebbene, quella parola “busillis” mi fece tornare in mente mia nonna che la usava spesso come sinonimo di “ostacolo”. Mi diceva ad esempio: “Oggi cuciniamo la pasta al pomodoro, ma non ho il basilico e questo è il busillis!” A quel punto capivo che avremmo mangiato la pasta, ma con un altro condimento.

Anni fa la lingua italiana era molto più ricca di ora e dispiace molto aver perso dei vocaboli, che a parer mio dovrebbero essere considerati “patrimonio dell’umanità”.

Comunque sia, tornando al “busillis”, sono andata a cercare un mio vecchio libro che si intitola “Perché si dice” ed ecco qua 🙂

Chi l’avrebbe mai detto… latino! 😀

Rien ne va plus!

Vi avverto, questo non è un post “ameno”, è il continuo del precedente, …lo definirei uno sfogo, quindi se vi va di leggerlo mi farà piacere ma se non lo leggete e aspettate il prossimo post capirò.

Dice che siamo abituati a comunicare attraverso la non-comunicazione.  Che cosa voglio dire? Beh, mi riferisco a quando si dice: “Se non senti niente allora vuol dire che va bene e verrò da te …”. Oppure: “Non è passato il postino con la raccomandata, vuol dire che non ho preso la multa”.. cose del genere. E’ un po’ come il “tacito assenso” che prevede che se uno tace allora approva.

Io dico che la mancanza di comunicazione non sempre è facilmente interpretabile, bisogna che le premesse siano ben chiare affinché con il silenzio ci si capisca.

Nel mio post precedente ho raccontato la storia dei miei amici francesi che in occasione della Pasqua non hanno risposto alla mia mail di auguri, generando in me uno stato di ansia che mi ha tenuta con il fiato sospeso diversi giorni.  Avevo scritto (e riscritto) una mail, un po’ come era successo dall’anno 2008 fino ad oggi in tutte le ricorrenze importanti, ma a questo giro non avevo avuto indietro nessun cenno di risposta.

 Il silenzio in risposta ad una mail spedita in periodo di pandemia io l’ho interpretato come problemi di salute che impediscono di scrivere e comunicare ed ecco che avevo scritto quel post un paio di giorni fa qui sul blog.

Volete sapere cose è successo dopo? E’ successo che la cara amica Barbara (https://viaggiointornoalte.net/) si è offerta di aiutarmi e ha telefonato ai francesi (che tesoro!), cosa che non avevo fatto io perché davo per scontato che il mio amico stesse male (ingenua!). Invece si scopre che non stava affatto male, tant’è che alla telefonata ha risposto subito e ha pure detto a Barbara di tranquillizzarmi dicendomi che tutti loro stanno a meraviglia.

Barbara me lo ha subito riferito e io sono stata felicissima di sapere che in quella cittadina della Provenza non era successo un mezzo sterminio causa Covid, ma la mia felicità è durata poco perché dopo pochi attimi ho messo a fuoco le idee e mi sono sentita un’idiota per non aver telefonato io stessa per sincerarmi di come stessero realmente le cose. Come avevo fatto a non pensarci? Ma anche questa sensazione di stupidità galoppante che mi aveva per un attimo annientato i neuroni è svanita presto lasciando il posto alla rabbia.  Mi sono chiesta: “Perché a Barbara dicono di rassicurarmi ma non si degnano nemmeno di inviarmi due righe per salutarmi e magari scusarsi di non aver risposto alle mie 4 mail inviate a Pasqua… “ e dico la verità, ho sentito il sangue bollirmi nelle vene per la rabbia. Un’amicizia lunga 13 anni cestinata senza una parola di spiegazione. Che poi di spiegazioni non ne vedo se non la noia/disturbo  di mandare 3 righe di auguri per le feste più importanti (Pasqua e Natale). Eppure quando sono venuti ospiti qui a settimane, serviti e riveriti, senza pagare nulla,  erano così cordiali… i francesi!

Mi viene in mente una ragazzina che avevo a scuola che una volta piangeva disperata perché una sua amica aveva detto male di lei e io per consolarla le dissi: “Guarda che le amicizie sono spesso interessate, l’Amicizia vera (non la A maiuscola) non credo che esista! Inutile farsi illusioni!” e lei mi guardò ad occhi sbarrati come se io avessi detto un’eresia e mi rispose: “… si vede che lei, prof, ha avuto sempre delle amicizie sbagliate! Si sbaglia! ”…

Ecco, saggezza dei ragazzi, ora faccio una tacca in più sulla corteccia del mio albero delle delusioni da amicizie sbagliate…

Punto e a capo lettera grande, ..che il discorso dei francesi è finito!

(qui un mio post dell’Agosto 2011 dove racconto il gemellaggio e i giri per la Toscana)