storie della prof

Eccoli là

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Eccoli là, vi parlo spesso di loro, dei grandi piccoli uomini con cui passo le mie mattinate. Sono loro, Gianni  i suoi compagni. Ragazzi con il ciuffo come va di moda ora, con le scarpe da ginnastica firmate o taroccate, chissà… e i pantaloni a vita bassa che bisogna stare sempre lì a dirgli di tirarli su per non rimanere in mutande. Scoordinati, chiassoni, esuberanti e a tratti irriverenti… foruncolosi come si addice ad ogni adolescente che si rispetti. 🙂 Piangono di nulla e ridono di nulla, mangiano tutto ciò che gli capita a tiro, dalle gomme alle focaccine, alle cioccolate e perfino i tappini delle penne. Loro…i primi amoretti con le bimbe e i primi conflitti con i genitori perché si sentono grandi. Loro che ti chiamano “prof” ogni 3 secondi e mezzo. Loro che appena manchi un’ora ti chiedono come mai e poi aggiungono tutti afflitti che hanno sentito la tua mancanza anche se lì per lì hanno esultato quando hanno saputo che mancavi esclamando “URRA’!” 🙂 Ma non sono cattivi, lo fanno perché ti vogliono bene..e hanno la coerenza che contraddistingue un tredicenne che vede il mondo tutto complicato, a volte facilissimo e a volte difficile da morire.  Che vuoi farci… è così… e la prof vuole loro un bene grande…e questo è tutto ❤

La prof e i frattali

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Stamani lezione di geometria in seconda media. Non una geometria qualsiasi, ma una geometria bella da vedere, quella colorata da far girar la testa. Geometria e arte.

Parliamo dei FRATTALI:

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Ne parliamo a livello “divulgativo”, affascinante, non andiamo troppo a fondo con la matematica difficile perché i ragazzi sono piccoli e non capirebbero.  Però gli alunni si appassionano, dipingono e studiano le varie caratteristiche dei motivi che nei disegni si ripetono. Ad un certo punto in classe si alza una mano… è ancora Gianni (quel ragazzino a disagio ma che fa sempre domande argute e che l’altra volta chiese alla prof se era vegana…) e dice: “Prof, posso farle una domanda? …” Tutti in silenzio gli altri ascoltavano curiosi chiedendosi cosa ci fosse mai da dire.

E Gianni: “ma i frattali sono una scoperta o un’invenzione?“.

Oddio… ommioddiooo.. 14 La prof si è dovuta fermare a pensare per cercare di dare la risposta migliore possibile, ma era arduo affrontare la questione. “Mah, Gianni… intanto ti dico che la tua domanda è super-interessante e che fa riflettere molto!… Forse  si potrebbe dire che è un’invenzione, perché questa tecnica è stata creata dal nulla… ma non ne sono tanto sicura”..e Gianni che lì per lì sembrava abbastanza convinto: “Sa..perché me lo sono chiesto subito… e non sapevo che pensare… ora ho capito!”.

Come diamine si fa a distinguere tra un’invenzione matematica o una scoperta matematica. dico io? C’è chi dice che l’algebra sia un’invenzione, ma altri asseriscono (tanto per fare un esempio) che esiste anche se noi non la conosciamo…ma nel momento stesso che la scopriamo allora diventa una scoperta… Insomma, è un concetto filosofico non da poco.. al passo coi tempi

Poi, nei 10 minuti successivi, mentre gli alunni coloravano, la prof ci ha riflettuto fino a farsi venire il mal di testa e ha portato questi esempi:

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Basta una struttura di una foglia e la superficie di un cavolo per dimostrare che la tecnica di costruzione di un frattale è una scoperta e non un’invenzione… ma anche questo concetto è opinabile, non trovate? Le foto posizionate in alto sono invenzioni, non scoperte. Comunque sia la prof non ha aggiunto più nulla alla discussione, ormai era meglio tacere.

Morale della storia: non basta più una laurea in matematica per rispondere ad una domanda istintiva di un ragazzino di seconda media. Amaro ma vero no no Punto.

La prof e la #coerenza

grilloStamani la prof era in classe a fare lezione di scienze, quando guardando al lato della cattedra ha visto un bel grillo che se ne stava rincantucciato e impaurito in un angolino riparato, sotto al ripiano del tavolo. Chissà da quanto tempo era lì e da quanto non mangiava…poveretto! I ragazzi si sono accorti che la prof fissava in quel punto e hanno subito inquadrato il grillo facendo i loro commenti: “Guarda lì che insetto gigantesco, ora si chiappa!” ..”No, ammazzalo alla svelta che a me fa schifo”!” .. “A me fa schifo anche ammazzarlo!”..e così via.. La prof a quel punto ha alzato la voce e ha urlato: “State un po’ zitti, che non vi si può sentire… voi che ammazzate gli animali! Vergognatevi! Gli animali vanno rispettati!” e poi ha aggiunto: “Chi si offre di prendere delicatamente il grillo, senza fargli male e lo fa uscire dalla finestra?.. A chi lo fa darò una bella super-nota positiva a scienze!” A quel punto si sono elettrizzati tutti, perché sapevano che la super-nota positiva equivale ad un bel voto;  il più veloce è stato Mohammed, un bimbo senegalese, alto, snello e sciolto nei movimenti, si è avvicinato al grillo, delicatamente lo ha fatto salire sul suo astuccio e tenendolo in bilico senza toccarlo, si è avvicinato alla finestra e lo ha fatto uscire fuori, in giardino.  Tutti hanno mormorato: “Ohhhh “ di ammirazione verso Mohammed, ma poi si sono un po’ risentiti e hanno cominciato a mormorare; “Perché proprio Mohammed? Lo avremmo potuto fare noi…” e si sono messi a far polemica sulla questione – grillo. La prof che non vuol sentire polemiche, a quel punto si è messa a fare un partaccione agli alunni: “Vedete ragazzi, a voi sta bene studiare il rispetto dell’ambiente sui libri  di scienze, ma quanti di voi mettono in pratica gli insegnamenti ricevuti?  Ad esempio si dice di separare le bottigliette di plastica nel cestino dei rifiuti, rispetto a quello dalla carta e quello dei resti delle merende, ma poi, tutti i santi giorni buttate tutti gli scarti nello stesso cestino e dopo bisogna risepararli.! Non volete imparare i comportamenti corretti: e così con gli animali.. sapete che tante specie sono in via di estinzione? Tanti anno fa, qui in campagna, era pieno di grilli.. e di farfalle… di uccelli… e ora non se ne vedono quasi più… e allora, se c’è un grillo nella stanza, bisogna averne rispetto, osservarlo e poi aiutarlo a liberarsi. Gli animali vanno salvaguardati!”   Silenzio totale nell’aula e tutti gli alunni pensavano, sbarrando gli occhi.. su certe cose evidentemente avevano riflettuto poco in precedenza. Ad un tratto si alza una mano, era Gianni che voleva fare una domanda; “Ha ragione professoressa, dobbiamo rispettare la natura e gli animali… ma, mi dica, lei è vegana?” . La prof, si è sentita arrivare addosso una doccia fredda e della serie hashtag-coerenza  #coerenza … “No, a dire il vero non sono proprio vegana…” e Gianni, con lo sguardo interrogativo: “Che vuol dire che non è PROPRIO vegana.. vuol dire che è vegetariana?.. e la prof che sarebbe sprofondata prima di rispondere a quella domanda: “No, in effetti non sono nemmeno vegetariana… un po’ di carne la mangio… ma poca poca..che tra l’alto fa anche male mangiare molta carne…” … (si poteva sentire nella stanza lo stridio delle unghie di chi si sta arrampicando sugli specchi e non ce la fa a risollevarsi piange) .. “Insomma professorezza, non si devono uccidere gli animali ma poi gli si taglia la gola e con le loro carni si fanno bistecche che ci gustiamo arrostite sui carboni…è un controsenso, non crede?” Non c’era polemica nelle parole di Gianni, era solo una riflessione ad alta voce e il ragionamento non faceva una piega… tutti ascoltavano e non fiatavano…e meno male che a quel punto è suonata la ricreazione e i ragazzi si sono distratti …  così tutti vissero felici e contenti facendo merenda con la focaccina farcita   di mortadella e nessuno pensò più al grillo e alla prof contradditoria. al passo coi tempi

Vita da prof

la-profDice: “Inizia la scuola…”. No, non è così, la scuola non inizia, la scuola TI PIOMBA ADDOSSO nel giro di poche ore.  Tu sei lì che ti godi l’ultimo scorcio dell’estate, magari ti sorseggi una bibita dolce  in santa pace mentre guardi il tramonto rosato e pensi al nulla cosmico e di punto in bianco ti ritrovi nel bel mezzo di una masnada di marmocchi caotici e chiassosi.

 “Hai potato il quaderno a quadretti?”…

“No, la mi’ mamma ancora non me l’ha comprato, me lo prenderà sabato!”…

 “Sabatooooooo? Per comprare un benedetto quaderno?….” e nel mentre cerchi di spiegare a Pierino che sarebbe andata bene anche se avesse portato, se ne avesse avuto voglia,  anche il quaderno dello scorso anno, ti arriva Carletto alla cattedra con la mano alla bocca e gesticolando chiede di poter uscire perché gli butta sangue il naso…. ommioddio… tutto il sangue in terra, chiami il custode ma con la buona scuola i custodi sono una specie in via di estinzione, allora ti metti chinata a terra a cercare di pulire con i tuoi fazzoletti,  le macchie sul pavimento, ma nel frattempo suona la campanella… ma come la campanella se manca mezz’ora alla fine della lezione? E allora molli tutto lì e ti affacci al corridoio perché hai il dubbio che sia necessario evacuare la scuola per qualche motivo, ma poi senti una voce al piano di sotto che urla: “Non ci fate caso, stiamo rimettendo l’orologio e suona a vanvera!”. A quel punto entra il ricercatissimo custode che si scopre essere stato sequestrato ad interim dalla segreteria per cercare di organizzare l’orario. Il custode indica il libro (nero come un libro dannato) delle sostituzioni dei colleghi assenti e si mette ad implorare che tu gli faccia un paio di supplenze al giorno perché il ministero ancora non si deve essere accorto che è iniziata la scuola e ancora non ha nominato i prof  necessari a coprire le classi. A quel punto inizia la tiritera del: “No, dai icchellè ‘sta storia, non posso fare dalla prima all’ultima ora tutti i giorni, senza nemmeno un minuto per bere un bicchiere d’acqua!” e il custode che si  prostra e ti prega anche in turco perché tu vada in classe … sai, fosse mai che ci mandino lui…il custode lo sa che in quel caso verrebbe sbranato entro i primi dieci minuti dai pargoli inferociti. Che rispetto hanno gli alunni di oggi verso un custode? 14

Ecco, le mattinate passano così! Ed è così che la scuola ti piomba addosso da un momento all’altro ecchecavolo… e datemela ‘sta pensioneeeee… non so quanto ancora potrò reggere! tristezza

“aiutami prof” n.2

bambino-geloso-fratello-piccolo_200x200Forse vi ricorderete la storia di Samuele di cui parlavo qui, ma se non l’avete letta correte e leggerla perché ne vale la pena non importa, si riassume in due parole: Samuele è un ragazzino conteso tra babbo e mamma (giovanissimi) che si sono separati e litigano per mille motivi; una volta ha messo un bigliettino in tasca alla prof chiedendole aiuto.

Questo è il seguito della storia…

Ieri la prof era in classe e aspettava che i ragazzi facessero la ricreazione quando Samuele le è andato vicino e le ha detto sottovoce: “Lo sa prof che mi sta per nascere un fratellino?” La prof lo ha guardato un po’ stupita per quella dichiarazione. Samuele è un bimbo in crescita, un po’ foruncoloso, moro, con gli occhi nerissimi e profondi e con uno sguardo perennemente sorridente, di quei sorrisi che forse non lo sono realmente, ma sono atteggiamenti del volto che contrae in modo involontario certi muscoli, che fanno sembrare che uno stia sorridendo anche quando piange. Nemmeno conoscendo bene Samuele si poteva capire il suo vero stato d’animo, quello che un insegnante invece comprende bene è che il ragazzino è in difficoltà, sia nelle materie scolastiche, che nei rapporti con gli altri e forse anche nei rapporti con se stesso, infatti suo padre lo manda dalla psicologa (e lo stesso anche per il fratello che ha un anno meno di lui). Ma torniamo a noi e alla domanda che il ragazzo ha posto alla prof. “Lo sa che mi sta per nascere un fratello?”. “Tua madre ti dà un fratellino? E’ figlio del nuovo compagno, quello che ha conosciuto in primavera?” e lui: “Sì, nascerà alla fine dell’anno…” “… e tu sei contento,  vero?”, “Sì, ma con mio fratello grande dovrò andare a vivere da babbo per tanto tempo, finché il piccolo non sarà cresciuto.” E la prof, dopo aver cercato nei meandri del suo cervello un qualcosa di meno idiota rispetto a ciò che le veniva istintivo dire “ma tua madre (benedetta donna) non aveva niente di meglio da fare?” “… e tu sei contento, vero? Tua nonna e tuo padre ti faranno sfondare ai giochini elettronici e mangiare merendine quanto un bue giocare ai giochini e mangiare le merendine…” e lui: “Sì, sono contento… dai…” e la prof sapeva che su quel “dai” ci sarebbe stato da scrivere poemi, ma terminò la conversazione con uno dei suoi sorrisi più rassicuranti, facendo una carezza alla mano del ragazzo, mentre diceva: “Andrà tutto bene Samuele, …vedrai che andrà tutto bene…!”. Ma la prof mente quando serve, perché  non sarà affatto così, non andrà per niente bene e se fino a ora è stata dura, per lui lo sarà ancora di più.

Ecco, il racconto per ora finisce qui, ma della morale del racconto ne vogliamo parlare? Io mi chiedo come mai certe  donne che si sposano troppo giovani, mettono subito al mondo dei bambini anche se sono impreparate e non sanno crescerli e poi si levano dall’occasione mollando marito e prole e vanno a fare le frustrate altrove, finché non trovano (tempo zero perché sono carine e gli uomini sono dei coglioXX) un altro compagno e dimenticando la disastrosa esperienza di vita matrimoniale che hanno appena vissuto, non fanno nemmeno in tempo a conoscersi per bene che subito mettono al mondo un altro figlio! E’ come se volessero “ricompensare” il principe col cavallo bianco che è arrivato a salvarle da cotanto scempio di vita in cui la malcapitata si era ritrovata, donandogli un figlio nuovo. Ma i figli non sono regali da fare! Un orologio da polso è un regalo da fare ad un uomo, o una vacanza a Castiglioncello, ma mica un figlio!

Ma che lo fai a fare un figlio nuovo se hai due figli che già non hai saputo crescere e che tutti i giorni fanno il viottolo dagli psicologi?

Certe vite sono vite di  corsa, in cui le esperienze non hanno il tempo di essere vissute e di quelle non si fa tesoro e non si impara niente. Vite in cui gli errori si ritrovano fitti fitti e le delusioni si susseguono alle illusioni a ritmo incalzante.

La prof vuole indire una petizione per promuovere una legge che preveda il superamento di un apposito corso di laurea propedeutico per diventare mamma! …sì, lo farà, vedrete che lo farà!

Ma con la sicurezza come si mette?

sicurezzaQuest’anno è dal 1° di settembre che a scuola mia si parla di sicurezza. Se ne parlava anche gli anni scorsi ma non in modo così approfondito.  Oggigiorno i corsi per la sicurezza sono obbligatori e tutti noi lavoratori dobbiamo conoscere le norme affinché nessuno a scuola si faccia male in nessun modo.  E, non so che ne pensate, ma se riflettete anche solo per un attimo vi rendete subito conto che è una missione quasi impossibile. Intanto è bene chiarire che il livello scolastico è quello degli adolescenti, ossia ragazzi di 12/13 e 14 anni, che è l’età in cui sono più agitati; e poi, con i gruppi classe di 28 unità, è difficile controllarli tutti.

Insomma, dal 1° settembre, tutte noi insegnanti, lì a occhi spalancati e cervello in funzione… guai a chi si appisolava!  E via con le norme: gli alunni, non possono salire e scendere le scale se non con un permesso del docente (la scuola è su due piani), non possono dondolarsi sulle sedie e nemmeno trascinarle da una parte all’altra dell’aula. Figuriamoci se possono salire su una sedia (magari per attaccare un cartellone alla parete)… MAI!!! Non possono correre per i corridoi ed è anche bene evitare che portino zaini pesanti, quindi meno libri e quaderni nelle borse. Non si devono avvicinare alle finestre e in palestra è bene controllare che il campo  di pallavolo sia a debita distanza dalle pareti esterne, altrimenti il prof si dovrà mettere carponi, giù per terra e, con il nastro adesivo, delimitare un nuovo campo, più piccolo di quello esistente, ma a norma. Inutile dire che tutti…e con tutti intendo TUTTI (nessuno escluso!) i materiali e gli strumenti delle classi e dei laboratori, nonché della palestra, devono essere certificati a norma altrimenti vanno tolti! E poi ci sono i piani di evacuazione.. Immaginatevi vuotare una scuola con più di 500 alunni in pochi secondi (ci cronometrano pure!). Insomma, è tutto studiato a tavolino e deve funzionare. All’intervallo gli alunni escono dall’aula ma tutti (e dico TUTTI!) i prof devono essere lì vigili sulla porta e pronti a badarli (a zona) in modo che tutti si comportino bene e nessuno si faccia del male. Se qualcuno degli alunni ha poi bisogno del bagno l’insegnante è meglio che si posizioni sulla porta e non perda di vista nemmeno per un attimo il ragazzino che va a fare pipì. All’entrata del mattino i docenti di fanno trovare in classe e coloro che non rispettano questa regola corrono dei seri rischi.  Quello che sfugge un po’ a questa organizzazione minuziosa, è come facciano i docenti, una volta entrati nella macchina-infernale-scuola, ad ottemperare ai propri bisogni fisiologici. Metti che mi prenda la sete che faccio se non posso lasciare la classe nemmeno per un secondo? Beh, va bene, mi porterò una bottiglietta d’acqua, oppure un thermos con il the, d’inverno…Ma, ancor più importante e problematico: ma se una volta nella mattinata dovessi andare io al bagno, come faccio? Di custodi non ce ne sono abbastanza quindi non si può chiedere a loro di sorvegliare… e non si possono abbandonare i minori da soli (così dice il regolamento) …e allora che si fa? Io ho pensato di comprare i Tena Pants, ovvero i pannoloni a mutanda, oppure, vista l’età, vorrà dire che mi porterò dietro la mia badante e la lascerò a reggere la classe nel mentre vado al bagno… semplice no?  thinkw265 Problema risolto!

La prof è sui blocchi di partenza

profStamani, di prima mattina, ho acceso la tv e mi sono trovata davanti la Fornero; a quel punto mi son detta:”Guarda questa faccia tosta! Si comincia bene la giornata, non c’è che dire!” 😦 . Per me la Fornero è come il diavolo funesto e, credetemi, è meglio che chiuda qui il discorso prima che mi accalori mandando gli anatemi e le maledizioni a tutta la classe politica italiana. Parlano dell’Ape,  ovvero della “manovrina” per veder di cercarsi dei favori da parte degli elettori dare una svolta alla questione del lavoro, ma bisogna essere proprio ottimisti fino all’inverosimile per aspettarsi qualcosa di buono e di serio. A me sembra un ricatto bello e buono: “Vuoi andare in pensione?…Paga!”…”Ma, perché non mi rendete i soldi miei, che ho messo da parte in quasi 40 anni di lavoro?”… “No!!!! PAGA E FATTI UN MUTUO!”  Ecco come stanno le cose.no no

Comunque sia, visto che non c’è niente da fare, mi tocca tornare al trabajo, me ne sono fatta una ragione e da brava prof, ho preparato gli attrezzi del mestiere gli strumenti di lavoro che consistono in:

  1. l’orologio da polso (messo via a giugno, perché non serviva più a nulla)
  2. penna rossa (ovvero arma letale, usata sui compiti di matematica, adatta a terrorizzare lo stuolo dei discenti chiassoni)
  3. anello da mettere all’anulare della mano sinistra (ovvero la famosa “fede” che oltre a dare una certa “classe”, ha il pregio che “suona” quando si sbatte la mano sulla cattedra per richiamare all’ordine.
  4. registro del docente, ovvero nell’era dell’alta tecnologia dove si va avanti con il registro elettronico fascicolo debitamente fatto in proprio, ad uso e consumo personale, fotocopiato e rilegato alla Buffetti; costo 4 euri. Servirà per scriverci i famigerati votacci voti.
  5. occhiali da vista: e qui si apre una questione spinosa perché non servirebbero, ma con quegli esponentini…ini…ini… ahi ahi ahi… troppi errori di dettatura e allora gli occhialini dei cinesi da 5 euri a sconto, vanno più che bene, ci vogliono!
  6. borsellino con la chiavina per la macchinetta distributrice delle bottigliette d’acqua e qualche monetina per ricaricarla.
  7. agendina mignon, legata con un elasticino altrimenti si spagina sempre a giro per la borsa..e già che ci siamo all’elasticino ci si incastra pure la penna nera, che può servire.
  8. un paio di scarpe comode, che ad andare e tornare c’è da camminare un chilometro tondo tondo.

Beh, credo di aver finito! Domani ultimo  collegio dei docenti per l’organizzazione generale e poi… si torna in trincea al passo coi tempi


									

Le storie della prof

cellulare

Questa non è una storia per ridere; non è nemmeno una storia banale. E’ una storia singolare,  che una volta vissuta uno si rende conto che la deve ricordare e dimenticare al tempo stesso e per far questo si deve impegnare molto, perché il rancore spesso supera il buonsenso e in quel caso si rischia di far dei danni. E’ una storia che fa schifo riflettere sui valori della vita così come li può vivere un adolescente in crescita. Insomma, è una “storia della prof”.

Era fine giugno e la prof aveva appena finito gli esami; era serena perché quell’anno era sicura di aver fatto le cose giuste: chi meritava di passare era passato e chi meritava di bocciare era bocciato. A suo parere nessuno  dei suoi alunni aveva ricevuto una valutazione sbagliata e così lei si sentiva in pace con il mondo/scuola e pronta ad affrontare il meritato riposo estivo.  Fatto sta  che una sera, verso le  9 le suona il cellulare, un numero “anonimo” faceva squillare ripetutamente il suo telefono e lei detto fatto risponde: una voce di ragazzino le dice: “Pronto, prof… “ e lei: “Sì… che c’è?” e di là: “Sono Filippo Rossi della classe prima C…” e la prof preoccupata: “Oddio, Filippo, che succede? Perché mi chiami a quest’ora?” .. Consapevole che le chiamate ad ore tarde dei colleghi o delle famiglie degli alunni  di solito avevano  portato brutte notizie, la prof era già in ansia, ma dall’altra parte arrivò subito la replica: “… me lo fa un pomXXXXXno  ?” Beh, insomma, quella cosa lì della Monica Lewinsky, tanto per capirci 😦  e poi, detta questa cosa stupida… giù con le risate. Non c’era dubbio, era stata una telefonata anonima, sconcia e volgare e la prof era rimasta basita e tempo zero riagganciò il telefono mentre era ancora lì con gli occhi sbarrati.  Suo marito e i figli assistettero alla scena e chiesero cosa fosse successo, lei rispose semplicemente che era stata una telefonata stupida di qualche alunno che si voleva divertire alle sue spalle. Passò qualche attimo in cui lei si chiese il perché di quel gesto, che non le era mai successo prima e si chiese anche come avessero avuto il numero del suo cellulare, ma poi le venne in mente che quella volta che aveva portato i bimbi di prima media in gita a Siena, nel dubbio che qualcuno si perdesse aveva pensato bene di dar loro il suo numero di telefono… e quella ne era la conseguenza. Comunque sia,  pochi minuti dopo,  appena aveva terminato di fare tutti questi ragionamenti, il cellulare squillò di nuovo e lei restò lì ferma con il telefonino in mano, pensando alla sfrontatezza di quel ragazzo, che ci stava addirittura riprovando. Tempo zero suo marito le prese il telefono di mano e rispose lui a quel ragazzo, minacciandolo duramente. Ma servì a poco anche la minaccia, perché alcuni giorni dopo, quando ormai erano al mare, la scena si ripeté e  poi ancora un’altra volta, fino al 14 agosto, giorno in cui il cellulare suonò alle 2 di notte facendole prendere un colpo.  Il numero era sempre anonimo e stavolta la prof non rispose, ma sentiva il sangue bollirle dalla rabbia nelle vene. Era chiaro che chi faceva le telefonate anonime non era davvero Filippo Rossi, il bimbo bravissimo della classe prima C, con la voce roca e i modi impacciati, l’energumeno delle chiamate moleste aveva la voce esile e squillante ed evidentemente usava il nome del compagno per fuorviare i sospetti.

La mattina di Ferragosto la prof prese la sua borsetta e le chiavi dell’auto e arrabbiata come una furia, uscì e si recò alla caserma dei carabinieri per una denuncia. Il brigadiere la fece entrare nel suo ufficio e ascoltò tutte le sue lamentele con pazienza, redigendo uno di quei verbali che i carabinieri fanno e che almeno un po’ dell’arrabbiatura te la fanno passare perché sono quanto meno “coloriti” nel linguaggio. A parte questo, il carabiniere disse che entro qualche giorno avrebbero saputo chi era l’artefice del misfatto e poi avremmo deciso il seguito della storia.

Dopo una settimanetta  la prof venne richiamata perché era arrivato il risultato delle indagini e di corsa tornò in caserma.  Il brigadiere l’accolse sorridendo e la fece sedere nel suo ufficio, tutto gentile poi le disse mostrando un pacco di fogli: “Abbiamo avuto la risposta e sappiamo chi l’ha infastidita… conosce una certa Enrichetta  Bianchi?”… e la prof: “Sì. Certo, è una bimba di prima C…  e allora?”  e il brigadiere: “E’ lei che le telefonava!”  . La prof era impietrita e non sapeva cosa dire. Una ragazzina di 11 anni che faceva quegli scherzi? … Che usava quelle parole volgari?… Una ragazzina con cui aveva anche avuto buoni rapporti durante l’anno scolastico.. ? E perché mai?  La prof si faceva tutte queste domande sotto voce e non trovava alcuna risposta. Era rimasta spiazzata e incredula.

Ma questo racconto di questa storia schifosa su cui riflettere sta diventando troppo lungo e noiosa e allora andiamo velocemente al termine.

Alcuni giorni dopo vennero convocati tutti in caserma: la prof, la bimba e i suoi genitori. Il brigadiere a quel punto introdusse il problema e tutti intervennero e dissero la propria opinione mentre la bimba stava lì ritta, con un ghigno misto tra un sorriso e un’espressione di distacco.  La prof disse che i genitori avrebbero dovuto dare una punizione per quel gesto così sfrontato e maleducato cinque dita sul viso non ci sarebbero state male ma il padre sorridendo aggiunse che “ai nostri tempi” si andava a suonare i campanelli e ora i ragazzi fanno quelli scherzi lì.  no no

E qui la storia ha termine; ve l’avevo detto che è una storia da ricordare (si fa tesoro di queste esperienze che insegnano molto) e da dimenticare (perché quella bimba non deve essere “marchiata” da un errore che ha commesso e dal rancore che esso ha generato, la bimba, a scuola passerà altri due anni con la prof e sarà come se nulla fosse successo).

E questo è tutto, le riflessioni fatele voi, se vi va, che la prof ha già riflettuto anche troppo.pensieroso

Questa non è una storia per ridere; non è nemmeno una storia banale. E’ una storia singolare,  che una volta vissuta uno si rende conto che la deve ricordare e dimenticare al tempo stesso e per far questo si deve impegnare molto, perché il rancore spesso supera il buonsenso e in quel caso si rischia di far dei danni. E’ una storia che fa schifo riflettere sui valori della vita così come li può vivere un adolescente in crescita. Insomma, è una “storia della prof”. 

Aiutami prof…

genitori che litiganoQuando il mio blog era “vivo” (ovvero prima della lunga pausa) era molto conosciuto per una  serie di storie che pubblicavo e che appartenevano alla categoria “le storie della prof”; ora ho perso un po’ il ritmo, dopo tanto silenzio, ma ci riprovo e vi racconto qualcosa che mi è rimasto nei ricordi dello scorso anno scolastico e così, se vi va, mi dite voi che cosa ne pensate 🙂 … è un po’ lunghina ma spero che vi piacerà.

Quel giorno la prof era a far lezione nel laboratorio di scienze, in mezzo alle provette e alle cartine al tornasole; gli alunni erano seduti ai loro banchi, tutti intenti a scrivere nei propri quaderni le relazioni degli esperimenti svolti, l’ora era quasi finita e
non c’era che da mettere a posto il materiale e da fare le cartelle per uscire, insomma, erano le 13 e qualche ragazzo già si alzava dal posto e sistemava le sue cose. Nel giro di pochi minuti gli studenti uscirono da scuola e l’aula si vuotò. La prof a quel punto prese la borsa, se la mise a tracolla e si frugò nella tasca della giacca per cercare le chiavi dell’auto, ma al tatto sentì della carta e tirò fuori un bigliettino dove una calligrafia incerta aveva scritto: “MIO BABBO E MIA MAMMA LITIGANO SEMPRE E A VOLTE SI TIRANO ADDOSSO LE COSE, PROF MI AIUTI? SAMUELE”

La prof sgranò gli occhi, non le era mai capitata una cosa del genere in tanti anni che insegnava, immaginò il piccolo Samuele, timido e impacciato, in mezzo a due genitori scatenati che sbraitavano e si tiravano oggetti. Sentì un brivido lungo la schiena e una stretta al cuore. Che avrebbe dovuto fare? Si fermò in mezzo all’atrio, guardando qua e là in silenzio, cercando dentro di sé una risposta.  Intanto stette zitta con i colleghi, che si sa, poi parlano e con  le chiacchiere le situazioni degenerano; dopo qualche attimo di esitazione si diresse in presidenza e dopo aver spiegato la cosa alla preside, ebbe il permesso di chiamare i genitori del bimbo e, con le dovute cautele, di parlarci per capire come stavano le cose.  La prof lo sapeva, si chiama CONNIVENZA, e di fatto se ne rende colpevole davanti alla legge, quell’insegnante che in qualche modo è a conoscenza del disagio di un alunno ma non fa nulla per aiutarlo.  E allora… meglio chiamare i genitori e cercare di fare qualcosa…e farlo alla svelta. E i genitori furono convocati e si presentarono alla svelta. Due giovani, che già da una prima occhiata non dimostravano nemmeno 40 anni. La madre era una “stinfia” (va di moda questo termine che indica una persona acida e alquanto arrogante), piccolina, magrissima, truccatissima, vestita attillatissima… fredda e  dura più del marmo. Il padre, un giovanottone paffuto, con gli occhi profondi di chi è intelligente ma della sua intelligenza non se ne è servito se non per avere dei buoni voti a scuola, infatti l’aspetto era dimesso e sembrava anche un po’ sprovveduto. La prof li accolse con un sorriso, di quelli che sfoderava quando voleva mettere a suo agio la gente prima di dargli qualche “bastonata”. Lo faceva anche con gli studenti che volevano farla franca e non studiavano.. li chiamava all’interrogazione di matematica, gli mollava un sorriso mentre gli faceva un paio di domande …e alla fine gli dava 4! “Indorare la pillola”, credo che si dica così!  Insomma, tornando ai genitori, la prof esordì dicendo: “Benvenuti, volevo conoscervi e parlarvi di Samuele: siccome il bimbo è spesso distratto e sembra che abbia dei pensieri che lo turbano… sì, insomma, qui a scuola vorremmo capire se c’è qualcosa che non va e che dovremmo sapere.. sappiamo che siete separati…”. Non aveva fatto in tempo a finire la frase che i due genitori cominciarono a litigare tra di loro additandosi a vicenda e colpevolizzandosi di mille cose. Lui accusava lei di non essere mai stata una buona madre e lei accusava lui di mandargli i figli che poi venivano lasciati in compagnia della nonna e non con il babbo. Il babbo rispondeva che lui doveva lavorare e non ce la faceva ad essere sempre presente nei giorni dell’affidamento ma che la nonna voleva un gran bene ai nipoti e non faceva loro mancare nulla, quindi che problema c’era? La donna ribatteva che se i figli dovevano stare in compagnia della nonna allora se li teneva lei e non li avrebbe mandati dal padre mai…  Dalle grida si capiva il perché Samuele aveva chiesto aiuto a qualcuno e chi se non ad un’insegnante che tutti i giorni si trovava davanti e parlava serenamente con lui? A quel punto la prof non ne poteva proprio più dei due scalmanati e, senza menzionare il biglietto di aiuto, prese la situazione in pugno e disse: “Vi state comportando da ragazzi e non da genitori e questo non va assolutamente bene! Dovete gestire questa situazione e trovare dei compromessi perché i vostri figli non devono soffrire delle vostre incomprensioni. Io a questo punto vi dico che, o trovate un punto d’incontro, o sono costretta a chiamare i servizi sociali …  e voi sapete che poi saranno problemi seri! Dovete organizzarvi pacificamente se non volete avere grane.” E con questo monito li salutò.

Passarono dei giorni, non molti in realtà, e poi accadde che Samuele, con la focaccina in mano, durante l’intervallo, si avvicinò alla prof e  le sussurrò: “Sa prof, babbo e mamma hanno fatto pace e ora mamma mi lascia stare anche da nonna..e io sono felice perché nonna mi fa le merende buone, mi aiuta a fare i compiti e mi fa giocare alla play… mamma ora si è calmata e ha anche messo a posto la mia cameretta” e finì la frase con un sorriso enorme prima di guardare l’insegnante negli occhi e aggiungere: “Grazie prof!”.

La prof allora sentì benessere nel suo cuore, sapeva che forse la situazione non si sarebbe risolta facilmente per sempre,  ma intanto il primo passo era stato fatto…e fatto bene 🙂

[immagine presa dal web – storia di Alidada]

dubbi perenni

Cara Serenella ,

stavolta sono io ad essere in ritardo nel risponderti, ma non perché me ne sono dimenticata, ma perché sono stata indaffaratissima nelle procedure di fine anno scolastico/esami e il tempo mi è passato troppo veloce. Ho letto nella tua ultima mail che sei stata bravissima in prima liceo scientifico e hai ricevuto delle valutazioni altissime. Che bello!!! Sai che ho parlato di te ai miei ragazzi delle medie? Ti saranno fischiate le orecchie! 🙂 Mi sono vantata di averti avuta tra le alunne dello scorso anno e ho narrato dei tuoi successi, dicendo poi ai ragazzi di terza che se vogliono possono anche loro dare il meglio di se stessi e cercare di farcela con onore. In realtà so bene che pochi di loro ce la faranno “con onore”, come sapevo bene che anche l’anno scorso la storia era la stessa e solo pochi dei 28 alunni della tua classe ce l’avrebbero fatta a riportare valutazione encomiabili; diciamo che pensavo che la maggior parte ce l’avrebbe fatta “a sopravvivere” alla prima superiore e credo che così sia stato. Ho sentito alcune mamme degli studenti dello scorso anno parlare della “fatica” dei loro figli a stare dietro alle richieste dei prof della scuola superiore e io, come sempre sono andata un po’ in crisi dicendomi che alla scuola media forse dovremmo richiedere di più, per abituare i ragazzi a studiare. Devi sapere che questo è sempre stato un mio chiodo fisso, ossia, se è meglio una scuola selettiva dove i ragazzi sono più preparati ma tanti si perdono o una scuola più “formativa” dove tutti vengono aiutati a crescere ma le eccellenze alla fine si fiaccano un po’. Tu dirai che ci sono le mezze misure e io ti rispondo che in generale la nostra scuola media, quella “pubblica” è da anni una scuola delle mezze misure, dove si portano dietro i ragazzi con tanti problemi e dove escono degli alunni preparati discretamente (non ottimamente, ma solo al meglio di quel che si può fare).
Pensa se non ci fosse stato Pierino e altri “perditempo” come si sarebbe lavorato bene nella tua classe di 28 ragazzi e quante cose in più avremmo potuto fare, invece no, abbiamo passato molto tempo a stare dietro a chi era in difficoltà.. e così è andata.
Io, mia cara Serenella, dopo più di 30 anni che insegno, ancora non so quale sia la via migliore per preparare gli alunni, specialmente quelli bravi, che dovrebbero andare al liceo e cavarsela bene almeno al primo anno,facendo meno fatica. Purtroppo non ho una bacchetta magica e questo difficilissimo lavoro da insegnante è sempre arduo per me.
Ti dico anche che quest’anno ho riflettuto moltissimo e mi sono detta che se possibile bisognerebbe limitare il numero dei “perditempo” e che forse è giunta l’ora di tornare a bocciare di più, in modo che chi non ha voglia di far nulla abbia almeno uno spauracchio della bocciatura. Ho pensato che forse era giunta l’ora di tornare ad una scuola più “rigida”. Così è stato fatto, quest’anno nella mia scuola abbiamo bocciato più di sempre e per qualcuno ho picchiato i pugni sul tavolo proprio io, per fermarlo e fargli ripetere un anno di scuola, cosa che credo di non aver quasi mai fatto prima. Il problema è che non sopporto più di vedere ragazzi analfabeti e svogliati che dormicchiano sui banchi, ostacolando anche il lavoro di chi è bravo come te e deve continuare gli studi. Tu come la pensi? A volte penso che avrei fatto meglio ad andare ad insegnare ad un liceo dove avrei sicuramente fatto vita più semplice, con ragazzi diligenti e studiosi, … ma poi rivedo il mio lavoro come una missione, in cui ci si rimbocca le maniche e si cerca di crescere gli adolescenti, nel periodo più difficile della crescita di ciascun individuo.  Sai che di solito si ricordano di me i più “disastrati” rispetto ai più bravi? Strano vero? Forse i più “disastrati” si rendono più conto che per loro ho fatto qualcosa, mentre i bravi non hanno di questi problemi e dimenticano i loro vecchi insegnanti. Tu sei una mosca bianca 🙂 Tu che sei bravissima ricordi la tua prof delle medie e non immagini quanto questo mi faccia bene al cuore 🙂
Ti abbraccio forte forte e ti mando un bacio grande,
ciao piccola grande Serenella ❤