#nonsistudia

..e la prof spiegò le soluzioni… il solvente e il soluto…portò i ragazzi in laboratorio a fare semplici esperienze di chimica…  discusse l’argomento in classe… poi alla fine, una mattina,  propose agli alunni un questionario di verifica…

verifica1

ecco, appunto..  perplesso1no no

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Al monastero di clausura

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Qualche giorno fa hanno aperto ai visitatori le porte del monastero del mio paese; è un monastero di clausura enorme che ormai è chiuso e in parte è anche in rovina, un tempo era la dimora claustrale di un grosso gruppo di monache clarisse.

Avevano pubblicizzato questo evento su Facebook e io pensavo che una folla di persone avrebbe partecipato, ma sarà colpa del maltempo o sarà che era di sabato pomeriggio e la gente preferisce andare a fare spese, non so… ma di fatto a quell’appuntamento mi sono presentata solo io. All’inizio ero un po’ in imbarazzo perché non mi era mai capitato di avere una guida solo per me, ma poi mi sono rilassata e ho avuto modo di vedere cose che mi hanno lasciata a bocca aperta e di fare tutte le domande che mi passavano per la testa. Intanto vi mostro qualche foto, vediamo che ne pensate 😉

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Nell’immagine subito qui sopra ci sono vari oggetti riposti in una teca: curiosa è quella specie di “raviolatrice”, ossia quell’anello con il manico e sotto a quello c’è una scatolina dorata, che poi è la stessa che ho messo in bella mostra all’inizio del post.

Sapete cosa sono? 😀 Beh, pensateci un attimo, io la risposta poi ve la scrivo più giù e vediamo se avete indovinato 😉

 

 

Risposta: ebbene, la “raviolatrice” è in realtà un taglia – ostie e la scatolina è un contenitore sacro per le ostie. Non avrei mai pensato che anticamente le ostie le facessero  “in casa” in questo modo e non avrei detto che servisse un contenitore per serbarle… Beh, a pensarci bene è alquanto banale la cosa, ma io l’ho trovata curiosa.

Poi vi mostrerò qualche altra cosa nel prossimo post, sempre che a voi interessi 55

La storie della prof

ride.JPGLa prof  voleva far capire ai ragazzi di seconda media che le bibite come la Coca Cola o la Fanta contengono tanti zuccheri e che per dissetarsi è molto meglio bere acqua. Giorni fa ne discussero in classe e tutti gli alunni esposero il proprio pensiero a proposito, poi alla fine tutti insieme decisero che sarebbe stato interessante fare un cartellone con le lattine delle varie bevande e accanto ad ognuna attaccarci un sacchettino con il mucchietto di zucchero corrispondente alla quantità scritta sull’etichetta. Una decina di  ragazzini si propose di portare una bibita a testa mentre altri si offrirono di portare il resto del materiale che sarebbe stato necessario per effettuare il lavoro: dai pennarelli alla colla a caldo, al cartellone, ai sacchettini, la bilancina e lo zucchero. Tommaso disse subito che in casa aveva l’Estathè, mentre Sara si propose per il contenitore del succo di frutta, Matteo avrebbe portato la Sprite…e così via.. poi, in fondo alla classe si alzò una manina e Cecilia, una bambina pacioccona  con i capelli rossicci chiese: “Prof, posso portare la Red Bull?” La prof restò un attimo perplessa e poi le rispose: “La lattina vuota puoi portarla…sai che non si può bere, vero?” …”Certo, prof,” rispose Cecilia, ” i miei genitori ce l’hanno sempre in casa, non mi costa niente portarla”.

Trascorsi un paio di giorni la prof torna a far lezione in quella seconda e trova i ragazzini tutti eccitati all’idea di eseguire quell’esperienza di laboratorio riguardante l’alto contenuto di zucchero delle varie bibite; uno dopo l’altro si avvicinano alla cattedra e depositano il materiale occorrente, l’ultima è Cecilia che arriva trafelata, con le guanciotte arrossate, posa la sua lattina vuota di Red Bull e ridendo mormora: “Ecco la lattina prof, come le avevo promesso, sappia che mantenere la parola mi è costato molto perché ieri sera mi sono scolata tutta la bibita e stanotte non ho mai dormito!” tristezza

La prof allora: “ma non ti avevo detto che non si poteva bere?” e Cecilia: “io pensavo che lei volesse dire che non si può bere a scuola…io l’ho bevuta a casa!”

La prof non sapeva se ridere o piangere e non sapeva nemmeno come uscire da quella situazione piuttosto imbarazzante, poi alla fine ha deciso di lasciar correre..e ha lasciato correre anche quando il giorno dopo ha incontrato per caso il padre di Cecilia.. ma ripensandoci forse era meglio dirgli che badasse di più a sua figlia e che non le lasciasse le Red Bull a portata di mano. no no. Ma tu guarda che situazione! .. Forse sarebbe meglio limitarsi a leggere i libri di testo e basta, non trovate?

Il ponte del diavolo

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[Ponte del Diavolo – foto @ Alidada]

Ogni tanto ci ritorno e tutte le volte resto per un po’ a bocca aperta ad ammirare lo spettacolo. Ieri sono transitata proprio di lì, nei pressi del meraviglioso ponte della Maddalena, detto anche Ponte del Diavolo, vicino a Borgo a Mozzano nei pressi di Lucca.

Questa perla dell’ingegneria è sempre stata associata a vari racconti più o meno fantastici, ma quello che mi sembra più conosciuto è questo, ve lo trascrivo:

  Il Ponte della Maddalena è comunemente identificato come “Ponte del Diavolo”. Come molte altre imprese che  parevano impossibili, la leggenda popolare ne attribuisce la costruzione al diavolo, il quale vien poi truffato in vari modi. La leggenda narra del capo muratore impegnato nella costruzione del Ponte che era molto preoccupato del ritardo accumulato nella stessa opera, date le continue ed impetuose piene del fiume Serchio. Una sera preso dalla disperazione cominciò a pronunciare sacrilegi tali da evocare Satana. Allora il Diavolo disse al capomastro che avrebbe completato lui stesso l’opera in una sola notte in cambio della prima anima che avesse attraversato il Ponte. Il capo muratore accettò e la costruzione fu ultimata. Il capomastro, disperato per l’imminenza del pesante tributo al Diavolo, corse dal Parroco del paese, il quale, ascoltata la confessione, escogitò uno stratagemma: fece attraversare il Ponte ad un cane, il Diavolo infuriato per il gesto scaltro lo prese e si buttò nelle acque del fiume senza mai più farsi rivedere. Si racconta inoltre che il cane, un pastore maremmano del tutto bianco, ogni tanto si veda passeggiare sul ponte nelle ultime sere di ottobre che rappresenti il diavolo che ancora cerca l’anima del capocantiere. Si dice anche di poter osservare sul fondo del fiume il corpo pietrificato del povero animale.

Ecco qua… ora potete pensare quello che volete 😉

Buon mercoledì a tutti.

L’evoluzione pedagogica

Quando cominciai ad insegnare matematica (praticamente nel giurassico) avevo in classe tanti bimbi che, nonostante venissero dalle campagne e che d’inverno odoravano del fumo delle stufe a legna, di solito studiavano tanto e s’impegnavano con volontà.

A quel tempo i genitori, dal canto loro,  erano rispettosi degli insegnanti e della scuola, lavoravano sodo e facevano sacrifici ma erano felici e ottimisti perché erano convinti che i loro figli sarebbero stati educati al meglio.  In classe si affrontavano compiti spesso difficili e non c’erano alternative: si doveva studiare e basta.

Io, sognatrice spudorata, pensavo che nel futuro lo sviluppo della scienza e della tecnologia avrebbero portato chissà quale miglioramento nel livello di apprendimento, specialmente della matematica. Immaginavo le calcolatrici..i computer… le nuove scoperte.. e sognavo ad occhi aperti un nuovo mondo pieno di studenti super-bravi e stra-interessati.

Poi non so cos’è successo… proprio non lo so davvero…. ma qualcosa deve essere andato storto, anche se non ho capito che cosa…

evoluzione pedagogica

Ebbene, le cose sono andate proprio così, come in questa vignetta, fatto sta che adesso trascorrere le serate festive a correggere le verifiche scritte io non lo sopporto proprio più..e questo è tutto. 😦

#poveramatematica, #wquotacento #pensionetibramo

 

 

 

Cavolata variopinta

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Oggi ho voluto fare un esperimento 😉 Avevo dei broccoli e una vaschetta di cavolfiore di 3 colori: viola, giallo e bianco. Ebbene, ho scottato per pochi minuti le cimette di cavolfiore e broccoli in acqua bollente salata, poi le ho lasciate raffreddare, intanto ho steso una confezione di pasta sfoglia in una teglia, l’ho salata e bucherellata con i rebbi di una forchetta, poi ho aggiunto le verdure e ho insaporito il tutto con una grattata di noce moscata, una spolverata di parmigiano grattugiato, qualche pezzettino di pomodoro secco sottolio e infine l’ho messa in forno caldo ventilato a 180° per qualche minuto, solo il tempo di far gonfiare la pasta sfoglia. E’ stata davvero una bella pensata e i commensali hanno gradito molto. Un piatto salutare e anche molto scenico 😉

Ecco fatto! yes

Buon venerdì a tutti

Flower X

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[foto @ Alidada]

Casualmente, passeggiando per le vie di paese, ho visto questa pianta e subito, presa dalla curiosità, l’ho fotografata. Trovo che sia stupenda nella sua “semplicità”.

Sì, ma è una pianta “semplice”? Non saprei… Io dico “semplice” perché mi sembra “poco evoluta”. Intanto non so se è un fiore o una infiorescenza, so che è un arbusto enorme e coloratissimo e che sotto le luci dell’imbrunire faceva un effetto straordinario.

Sono convinta che sia una pianta antica e che si vede di rado.  Il signore che aveva messo fuori il vaso perché la pioggia lo irrorasse mi ha detto che non sa di cosa si tratti ma che anno dopo anno raccoglie i semi e a marzo li risemina nei vasi.. dopodiché le piante crescono a dismisura raggiungendo quasi due metri di altezza.

Mi hanno promesso i semi…staremo a vedere 🙂 intanto l’ho chiamata Flower X

 

 

Torta di mele senza burro né latte

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[Torta di mele senza burro e senza latte]

Ingredienti:

2 uova

12 cucchiai di zucchero

12 cucchiai di farina

12 cucchiai di olio di semi

12 cucchiai di latte di soia (o di riso)

una bustina di lievito

una scorzetta di limone grattato

1 bustina di vanillina

2 mele tagliate a dadini e una mela tagliata a fettine.

Procedimento.

Mescolare bene tutti gli ingredienti, cominciando da uova e zucchero e aggiungere via via il latte, l’olio, la farina, il lievito, la scorza di limone, la vanillina e infine la farina.

Quando l’impasto è ben omogeneo inserire la mela a cubetti e travasare in una tortiera rivestita di carta forno.  Le fettine di mele vanno sistemate sopra l’impasto, per decorazione e vanno cosparse con un pochino di zucchero (io uso quello di canna).Cuocere in forno per una quarantina di minuti a 180°.

Semplicissima, salutare e molto buona. Non serve nemmeno la bilancia e gli ingredienti sono sempre a portata di mano in tutte le dispense, non c’è da andare a fare spesa..

Indicata in special modo per chi è intollerante al lattosio, ma anche per le merende dei bambini e per la colazione dei grandi..oltre che per accompagnarla ad una tazza di the nel pomeriggio. 16

Io l’ho appena sfornata, eccola lì 😉

Buon giovedì a tutti.