alid-racconta

Polvere di stelle

fatina.jpg

Il mio nipotino è un bimbo come tanti. Naturalmente per me è stupendo, ma si sa che per le nonne l’effetto è questo  😉 .. Ha gli occhioni neri e profondi e quando ti guarda ti accorgi subito che ha uno sguardo magnetico e furbo; “curioso e furbo come un gatto nero” si suol dire qui 😉 . E’ splendido quando si scioglie nel suo  sorriso dolcissimo che ti apre il cuore e poi ti abbraccia e ti inonda col suo profumo buono di pulito e senti subito che gli regaleresti il mondo. E’ grande per la sua età, ma  per l’anagrafe è ancora piccolo 🙂 Quella sera era lì titubante davanti alla fatina e non sapeva se avvicinarsi o no, ma non so come, ha trovato il coraggio ed è avanzato in avanti fino proprio ad arrivare ai suoi piedi.  Lei, magica e leggera come solo una fata della notte può esserlo, si è spostata lentamente in avanti e allungando la sua mano su di lui gli ha inondato la testa di polvere di stelle. E’ stato un momento, …solo un attimo, ma l’emozione è stata intensa anche per noi che stavamo a guardare.  Lui è rimasto in silenzio e poi è tornato piano piano indietro, tra di noi; teneva le sue mani vicine alla testa come se avesse avuto una corona, ma non si toccava i capelli perché aveva paura di sciupare e perdere un dono prezioso. Era come se custodisse un portafortuna per il futuro 🙂

Io penso che, al di là  dell’età che abbiamo, credere un po’ alle favole fa bene alla nostra anima. Che importa se sono vere o no, ogni tanto ci vuole.. ed è bello! Non credete anche voi?  scherza

Buona domenica a tutti.

 

Annunci

dal dott. House

dottoreIo non capisco, Mick Jagger a 73 anni, dopo droga, alcol, arresti, eccessi di ogni tipo e casini vari è capace ancora di cantare dal vivo e mandare in delirio le folle (sarà anche a Lucca a settembre prossimo)  e io, che sono un bel po’ più giovane di lui e molto più morigerata nel mio vivere quotidiano, dopo poche ore passate a sedere al tavolo degli esami a scuola, mi ritrovo con un mal di schiena che non mi muovo! Questa non la capisco proprio. Si vede che siamo davvero tutti diversi e che nel mondo va bene osare e puntare sempre un po’ più in là rispetto a ciò che siamo certi si possa ottenere. A parte questo, con il mio mal di schiena assurdo, ieri proprio non ne potevo più e ho deciso di andare dal mio amatissimo dottor House. Reperire il dott. House è diventata un’impresa perché nei suoi orari non ci si capisce niente infatti li cambia di continuo e poi, spesso  va via a non si sa a far che cosa (lui dice che si aggiorna)  e lascia come supplenti delle ragazzine che a malapena hanno finito gli studi universitari. Fatto sta che ieri mattina ho cominciato alle 9 a telefonare alla segretaria che prende gli appuntamenti delle visite ma o il telefono squillava a vuoto o dava l’occupato; comunque sia lei non rispondeva mai. Non è una novità che la segretaria dell’ambulatorio medico non risponda infatti qui sono tutti arrabbiati e riempiono di lamentele le bacheche di facebook, come se servisse a qualcosa. A parte questo alle 10.45 la segretaria mi ha risposto e mi ha detto che gli appuntamenti erano terminati e che se volevo una visita avrei dovuto richiamare il giorno dopo. Io, che di pazienza ne ho tanta, ma non infinita e di salute in questo periodo ancora meno, non ho fatto storie e dopo aver riagganciato il telefono ho chiamato direttamente il dott. House che mi ha risposto e ha capito quanto stessi male e così mi ha detto che potevo andare in ambulatorio a farmi visitare alle 11:30. In pratica mi restava solo il tempo di cambiarmi e prendere l’auto (strisciando per strada perché il mal di schiena era terribile)   e andare allo studio medico che da qui dista più o meno 2 chilometri. In qualche modo sono riuscita a fare tutto il percorso sotto il cielo torrido del mezzo del giorno e una volta arrivata lì mi sono ritrovata una fila interminabile di gente in attesa: “Chi è l’ultimo?” ho chiesto e una signora mi dice: “per quale dottore?” e io: “Il dott. House!” e loro in coro: “No, allora può andare, per lui non c’è nessuno, noi stiamo aspettando da ore per gli altri medici di base…, il dott. House è nel suo ambulatorio, da solo, in fondo al corridoio, con la porta accostata, la musica in sottofondo e l’aria condizionata!”. Beh, nessuno poteva essere più felice di me in quel momento, ..ma alcune domande mi sorgono spontanee: (dopo quella di Mick Jagger in cima a questo post 23)

1) come mai la segretaria diceva di aver finito gli appuntamenti invece il dottore era libero?

2) come mai tutte le altre persone aspettavano gli altri medici e dal mio non c’era nessuno?

Io non so le risposte, posso solo fare delle ipotesi, comunque sia non pensate che il dott. House non sia bravo, infatti mi ha dato da prendere delle pasticche e appena ne ho assunta una il mal di schiena è subito passato scherza

Ultima domanda: di che parlerò qui nel blog quando dott. House se ne andrà in pensione tra due o tre anni? perplesso2

Cagnolino singolare

Tornavo dal lavoro a piedi e guardate che simpatico incontro ho fatto 🙂

barboncino 2

barboncino1

barboncino3

Era lì zitto zitto e faceva finta di non vedermi… si è messo in posa e si è lasciato fotografare come fosse un vera star. Io non lo avevo mai visto prima, evidentemente uscirà fuori in orari diversi dai miei e magari  la sua padrona lo terrà nel retro della casa dove c’è un bel giardino e c’è più sole.  Io l’ho chiamato per accarezzarlo ma non si è mosso; lo sguardo lontano a puntare il niente e il muso dritto nella direzione della brezza primaverile. Un ciuffetto bianco si muoveva su un orecchio, come se fosse un ricciolo di una capigliatura lunga e canuta di chissà quale filosofo dell’antichità 🙂  Tutto era silenzio e tale è restato per  quei pochi minuti in cui io ho rallentato il passo…poi l’ho lasciato lì, in posa come lo avevo trovato e ho ripreso il mio cammino in salita, per rientrare a casa, sorridendo tra me e me 😉

Diapositive colorate

Oggi mi è arrivata la notizia che è morta una cara amica. Più che “cara amica” dovrei dire che era una donna speciale, una collega che stimavo e dalla quale, in ambito professionale, ho imparato tantissimo.  Capita a volte nella vita di incontrare delle persone-meteore, che attraversano il nostro cielo affascinandoci con il loro splendore e che dopo qualche tempo si eclissano e spariscono per rifugiarsi chissà dove, più o meno lontano o forse semplicemente si trovano in qualche zona d’ombra, che a noi non è dato di vedere.  Passano gli anni velocemente, quasi non ce ne rendiamo conto, ma non sappiamo niente di loro e questo fa supporre che stanno bene e che conducono la vita di sempre.  Per quel che mi riguarda è successo proprio così e da diversi anni non avevo avuto più contatti con Lucia ed ho continuato a pensarla così come l’avevo vista l’ultima volta, piena di grinta, carisma ed energia.

E’ un rapporto strano quello che io ho con le amicizie, ma ancor di più quello che ho con i miei ricordi: non so se anche per voi è così, direi che stranamente essi si fissano nel mio pensiero come se fossero diapositive colorate che  non si usurano con gli anni e le persone diventano quasi immortali, come se il tempo per loro non passasse, come se non invecchiassero, non si ammalassero e come se non dovessero mai morire.  E poi mi stupisco fortemente quando mi arriva la notizia che invece il destino è diverso e che niente sarà più come prima perché è successo qualcosa di irrimediabile e adesso è ormai troppo tardi per rivedersi e per parlare di nuovo insieme.  E’ come se un libro non venisse sfogliato pagina per pagina ma d’un tratto una ventata portasse avanti la storia di qualche capitolo, senza darci la possibilità di leggere quello che è stato scritto nelle pagine saltate.  E allora finisce che mi chiedo che cosa mai sarà successo alla mia amica e come avrà vissuto questi ultimi anni e poi mi domando se la vera storia è quella che sto vivendo o quella storia che vivevo anni fa e che mi vedeva interprete e protagonista in altre avventure di vita, con altre persone, che ora non mi sono più accanto.  A volte i ricordi mi fanno compagnia, altre volte gli stessi ricordi mi fanno male…e poi per quale assurdo motivo stasera mi faccio così tante domande che in fin dei conti mi fanno così male?  …

Ieri a Venezia

Ieri sono stata al Carnevale di Venezia, con una gita organizzata. Prima di partire ero titubante perché mi avevano detto che probabilmente avrei trovato fin troppa confusione e che il tempo sarebbe stato incerto, invece ho trovato una città splendidamente accogliente illuminata da un tiepido sole primaverile che meglio non si poteva sperare.

Venezia 2017

Ho un’infinità di belle foto da farvi vedere e di cosa piacevoli da raccontarvi e sicuramente nei prossimi giorni, con calma, lo farò.  Oggi però risento del viaggio, delle ore di sonno perse, del lavoro faticoso di oggi e di un po’ di strapazzo per le lunghe camminate, per cui mi limito solo a  mostrarvi qualche scatto, che di più proprio non ce la faccio.

Non immaginavo un carnevale così diverso da quello di Viareggio, che conosco benissimo. Ieri, in pratica, ho visto pochi bambini, ho udito pochi schiamazzi,  non molte stelle filanti e coriandoli e nemmeno un po’ di quella odiosa schiuma che in Versilia ogni anno imbratta soprabiti e capelli di tutti i malcapitati passanti.  Ieri a Venezia le maschere erano delle vere e proprie opere d’arte; figuranti che si spostavano con movimenti da bradipo, mettendosi in posa al meglio, per i numerosissimi fotografi…tra cui c’ero anch’io scherza.. Ma di questo ve ne parlerò poi…

Bene, intanto qualche foto, poi domani sera tornerò da voi…

Buonanotte e buon martedì a tutti. 3

 

dal parrucchiere

parrucchiereChe ci si fa dal parrucchiere di paese per ingannare il tempo? Ci si chiacchiera! Io seduta davanti agli specchi, con le luci puntate addosso e lui  che mi gira intorno con le forbici in mano e taglia…piega… sforbicia e pettina … io lo guardo lavorare e nel mentre ci scambio due discorsi parlando del più e del meno.  Lui inclina la tasta qua e là per vedere  se il  suo lavoro procede bene e via via mi raddrizza il volto con u tocco della mano sulla mia nuca,  in modo che io sia posizionata  ben dritta sulla sedia.  L’argomento della serata era “la vita di paese”.  Iniziò lui chiedendomi se avessi visto il nuovo negozio di abbigliamento che avevano aperto lì vicino, dove prima c’era una pasticceria. Ne seguì una riflessione di come ci fosse una continua alternanza di negozianti che aprono e chiudono, vittime di eccessive tassazioni, …di affitti esosi e della scarsità di acquirenti che, per via della crisi, comprano sempre meno.  Un vero peccato aver perso la possibilità di passeggiare per le vie di paese guardando le vetrine, adesso i negozi sono pochi e spesso è tutto buio e silenzioso e non passa anima viva. Chi investe più aprendo un negozio? A quel punto il parrucchiere mi si è messo a raccontare che al suo paese, situato vicino al mio, l’amministrazione comunale ha fatto un bell’investimento e  ha deciso di contribuire pagando l’affitto per un anno ai giovani che intraprendono un’attività commerciale. “Bellissima iniziativa!” ho commentato io, dando tutta la mia approvazione a quell’amministrazione così partecipativa all’imprenditorialità dei giovani. Lui, il parrucchiere, annuiva con la testa mentre continuava  a chiacchierare e sforbiciare: “Sì,..” ha esclamato, ” aiutare la gente in questo modo non dà alito a  nessuna incomprensione tra l’amministrazione comunale e i giovani, che così possono inventarsi un lavoro e provare a costruire il proprio futuro!” …

Io mi sono detta: “alitooooo?”  Evidentemente voleva dire “adito“..e d’un tratto mi sono immaginata tutte le “fiatelle” della gente che va a brontolare in comune per avere un po’ di sostegno alle proprie finanze. perplesso1Non sapevo più se ridere o piangere… nel dubbio non ho fatto né l’uno né l’altro e mi sono concentrata sulla mia capigliatura tralasciando i significati reconditi della nostra meravigliosa lingua italiana che forse, nel nostro amato bel paese rappresentano il male minore, tanto in qualche modo ci si capisce sempre scherza

Buon venerdì a tutti.

Senza esagerare ehhh

campana a vuoto.JPGA volte la prof è troppo poco prof ed è come una ragazzina giocherellona e curiosa. Stamani, in laboratorio di scienze insieme ad una trentina di bimbi, armeggiava con una pompa a vuoto per far vedere gli effetti della pressione atmosferica, quando le è venuto in mente di far sentire agli alunni che nel vuoto non si trasmette nemmeno il suono.  Detto fatto ha preso una campana in plexiglas che ha posizionato sulla pompa a vuoto e ha cominciato a chiedersi cosa poterci sistemare in modo che suonasse o almeno che facesse rumore. E’ passato qualche attimo e non le veniva in mente niente: non aveva sveglie e nemmeno campanelli elettrici… e allora perché non metterci il proprio cellulare e farlo squillare?  Di primo acchito sembrava un’ottima idea, sarebbe bastato inserire la suoneria della sveglia e il gioco era fatto! E così è stato…suoneria inserita …pochi attimi e il cellulare si è messo a suonare, … subito ha chiuso la campana di plastica ed ha azionato lo stantuffo per far uscire l’aria. Silenzio completo nella stanza, i ragazzi ascoltavano il suono della sveglia che man mano affievoliva.. a quel punto la prof ha avuto un attimo di ripensamento: ” E se il cellulare fosse esploso? ” Ha pensato.. Ehhh… magari nel cellulare è contenuta dell’aria e mettendolo nella campana a vuoto sarebbe potuto esplodere..  Si è immaginata nella prima pagina dei giornali: “Prof sconsiderata fa esplodere una scuola!” O mio diooooo… In un attimo si è resa conto che forse faceva una cavolata (o forse no, chissà) e quasi quasi le è entrato addosso un leggero tremore di paura; fatto sta che ha smesso subito di armeggiare con la pompa a vuoto farfugliando che l’esperimento era “quasi” riuscito e che finiva lì… I ragazzi erano a bocca aperta e si chiedevano come mai la prof avesse smesso l’esperimento così alla svelta, non capendo quella reazione così affrettata. A quel punto la prof si è limitata a dire che in fin dei conti avevano avuto modo di sentire che il suono era sparito (o quasi) e che bastava quello e che a quel punto avevano altro da fare perché era tardi ed era quasi l’ora di uscire.  Poi lei si è girata per riprendersi il cellulare ma il rubinetto che bloccava i flusso dell’aria della campana a vuoto si era bloccato sicché il cellulare non era possibile riprenderlo e doveva rimanere segregato in quel contenitore senz’aria. Lei ha pensato che piano piano si sarebbe sbloccato e così si è messa a ingannare il tempo: intanto ha animato la discussione, ha fatto scrivere sui quaderni, ha pure fatto leggere la teoria sul libro di testo, finché alla fine l’aria era rientrata sotto la campana e finalmente poteva togliere di mezzo il suo telefono, senza che si fosse rotto.

Morale della storia: va bene stimolare la curiosità degli studenti e coinvolgerli in esperienze belle e accattivanti, ma senza esagerare ehhh….

Buona domenica a tutti 🙂

Tempi moderni

benjamin-buttonParliamo di Facebook e delle foto che alcuni uomini amano mostrare di se stessi. Io ne vorrei parlare qui perché è un modo per discuterne come se fossimo in un confessionale, dove non ci si conosce e si può parlare soprattutto in modo anonimo delle cose. Direttamente a loro non lo direi mai!  Io non capisco quale sia la spinta psicologica che porta un uomo attempatotto a togliersi la camicia e a farsi un selfie in cui si riprende a mezzo busto davanti ad una fotocamera digitale e poi a mostrarla a tutti i suoi amici.  Ma uno non si vede in che stato è? Il capello bianco (se c’è), le rughette a mostrare gli anni che passano, l’occhio da pesce lesso…e lo sguardo ammiccante come a dire: “Guarda che sono ancora un fustaccio nonostante la mia età!”. Io mi chiedo allora se è il suo cervello che mette in moto meccanismi strani per cui uno si vede come se una pozione magica avesse portato indietro il tempo di una trentina di anni, oppure se non ha proprio capito come funziona facebook e pensa che dall’altra parte di quel benedetto monitor non ci sia nessun altro che grandi ed entusiaste ammiratrici che nonostante tutto vedranno sempre il te il George Cloney di noartri. Tempo fa pubblicò questo tipo di foto il pediatra di qui, del mio paese ..e non vi dico lo strano effetto che mi fece vederlo com’è, pelato e con quegli occhietti da miope, ma scamiciato con i peletti del torace in bella mostra..mi dissi tra me e me: “ma che ha perso il capo? ..Sarà meglio stare attenti a portarci i nipoti alle visite mediche!” Poi però dopo un po’ forse si è reso conto delle situazione o forse qualcuno gliel’avrà fatta notare (sarà mica stata sua moglie?), fatto sta che la foto è sparita dalla sua bacheca di Facebook. Come lui anche colleghi (un prof scamiciato su facebook? Orrore!) e altri paesani.. ma che sarà un virus che porta alla demenza velocemente? Poi ci sono altri, sempre uomini, che non fanno altro che mostrare le foto da giovani: tipo durante il sevizio militare nel 1970 o quando erano con gli amici in vacanza all’Elba nel 1980..o, meglio ancora, quando frequentavano l’università nel 1968. Io non voglio dire che non si debba fare, no, .. dico che a me queste persone fanno …. aspettate che cerco un termine nella mia testa… ecco, sì, fanno TENEREZZA. Naturalmente il termine “tenerezza” è il modo più affettuoso e meno duro con cui io posso esprimermi… mi verrebbe fatto di dire che mi sembrano patetici, …un po’ frustrati… insicuri… vecchi fuori e anche dentro…ridicoli ..anacronistici e un po’ schizzati! ma questo non lo dirò, dico solo che mi fanno tenerezza  … e questo è tutto. pensieroso

il gran freddo

freddo


Stamani sono rientrata a scuola! Alzarsi presto la mattina è un dramma dopo una quindicina di giorni che rimanevo a letto fino a più delle 9, ma so già che dopo un paio di giorni tutto rientrerà nella normalità e anche gli orari di sonno e di veglia si adegueranno presto ai ritmi del lavoro. Quello che invece non è stato per niente concepibile è il freddo con cui ci ha accolto l’edificio scolastico. Stamani, per tutta la mattinata e anche nel pomeriggio in cui c’erano le riunioni, il termometro solo in alcuni momenti ha superato i 13 gradi. E tenete presente che le aule sono sovraffollate perché si contano 27/28 alunni più il professore, quindi una trentina di persone a stanza. (più di 500 ragazzi nell’edificio scolastico)… soltanto con il calore dei nostri corpi avremmo dovuto raggiungere facilmente almeno 16 gradi. Invece oggi pomeriggio nelle aule c’erano solo 11 gradi! (misurata con il termometro)  Non vi dico i ragazzi in che condizioni erano..  basta vedere la foto che ho scattato e capite il disagio.  Hanno detto che nella scuola il riscaldamento era stato chiuso quindi…che ci si vuol fare… se è freddo è freddo! Cavolo, dico io, allora come mai in comune, nelle poste, nelle banche …ma anche nelle segreterie scolastiche c’è sempre così tanto caldo? I ragazzini non contano niente? Io sono rientrata a casa che ero un ghiacciolo e il freddo mi aveva attanagliato le ossa. Ora ho mal di testa e mi fa già un po’ male la gola. Speriamo bene…  Maledetta burocrazia..ma che mondo è?

Miracolo…!

Un annetto fa andai in Polonia per uno scambio culturale del progetto Erasmus: in pratica era uno scambio tra scuole ed io ero molto incuriosita di visitare quei luoghi lontani a me sconosciuti. Fatto sta che partii da Pisa con l’aereo e mi feci diverse ore di volo, una volta arrivata presi la corriera e di nuovo ore ed ore di viaggio… una cosa interminabile. Al mio arrivo a destinazione, mi accorsi di avere i piedi gonfi e mi dissi che era normale dopo tutto quel viaggio; pensai che dopo una bella dormita tutto sarebbe passato e sarei stata bene.  Arrivò il giorno dopo e punto e a capo, appena misi i piedi in terra notai che  le scarpe (da ginnastica) cominciavano a starmi strette e, anzi, anche le caviglie (le mie caviglie sono magrissime per natura) erano  fuori misura.. A quel punto pensai che avrei dovuto camminare, così la circolazione sanguigna si sarebbe messa in moto e i liquidi trattenuti nella parte bassa del mio corpo, sarebbero stati assorbiti..e mi misi in moto fiduciosa. I polacchi che ci ospitavano, nemmeno mi avessero letto nel pensiero, quel giorno ci fecero camminare in lungo e in largo, perfino in mezzo ai boschi e poi in città e ancora su e giù per le vie di quel paesino sperduto dove alloggiavamo.  Io sentivo un po’ di fastidio ai piedi e alle caviglie ma non avrei immaginato di aver due palloni alle estremità inferiori del mio corpo. Era così, …panico… Passarono i giorni e la situazione non migliorò per niente e io, che ero piuttosto preoccupata, non vedevo l’ora di rientrare per cercare qualche cura e rimettermi in sesto. La sera prima di partire ci fu in colpo di grazia, dal ginocchio al piede di tutte e due le gambe, mi comparvero due enormi macchie rosse color sangue…a quel punto pensai che ero prossima alla morte e chiamai a casa per disporre le mie esequie.piange

Poi, il giorno dopo, in quelle condizioni drammatiche, ripartii.. di nuovo corriera.. di nuovo aereo.. di nuovo il viaggio a casa. Quando i miei familiari videro le mie gambe si sentirono male anche loro e mi portarono a diritto dal dott. House, che appena mi vide diagnosticò un problema di circolazione e mi dette dei farmaci da prendere. Io mi curai per qualche giorno ma le cose non miglioravano per niente, allora tornai dal dott. House che mi confessò che non ci capiva nulla di cosa avessi e ipotizzò un’infiammazione a qualche articolazione della caviglia; altri farmaci, stavolta gli antiinfiammatori..altra cura.. stesso risultato di prima: nulla! Non guarivo!  Terzo viaggio dal dott. House che a questo giro scosse la testa confessandomi che non sapeva proprio come aiutarmi.. si mise lì a pensare..tutto assorto… e poi esordì dicendo: “ Via.. ti do un preparato che di certo ti farà bene, prendi queste pasticche mattina e sera e vedrai che guarisci!”.. Ecco qui la foto della scatola delle pastiglie.

curcuma1

In effetti dopo la seconda pasticca io guarii… Tutti i malanni per incanto passarono! Miracolo! Oddio, non ho mai saputo che malattia avessi avuto, ma in fin dei conti che importa, guarire son guarita e questo è l’importante.

Beata curcuma! 23

[post dedicato ai miscredenti (come Sestante) che dubitano delle proprietà della curcuma]