Elezioni in Toscana

Oggi giornata di elezioni. Sono andata al seggio stamani verso le 11, munita dei documenti e di ombrello perché qui in Toscana sembra sia davvero cominciato il periodo delle piogge.  Dovete sapere che nei piccoli paesi anche questo evento elettorale è un’occasione per incontrarci tra paesani, salutarci e scambiare qualche chiacchiera tra noi. Di solito ci vuole un’oretta abbondante per espletare le procedure di voto, di cui tre quarti d’ora sono di solito dedicati alle chiacchiere .

Fatto sta che mi sono avvicinata alla scuola e ho visto una lunga fila di gente in attesa, a quel punto mi sono detta: “ Oh… ma guarda che confusione c’è oggi!”, poi però, una volta varcato il cancello di accesso alla piazzetta antistante la scuola ho visto un carabiniere  in uniforme, che con voce decisa mi ha detto: “Lei in che seggio va?” e io : “nel seggio 2…” e lui: “Allora può passare!” .. infatti la fila era formata da gente tutta destinata al seggio uno; sono solo due i seggi elettorali in quella sede.  Beh,  seguendo l’incitamento del carabiniere, ho fatto la splendida e ho transitato con passo andante con brio verso il portone d’ingresso dell’edificio.

Ho sorriso a tutti gli individui in fila e li ho sentiti mormorare all’unisono: “Guarda come sei fortunataaaa! Sei raccomandata ehhh!”   Senza indugi, comunque, sono entrata nell’androne della scuola, mi sono igienizzata le mani e in quel mentre mi sono trovata davanti a dei parenti che stavano uscendo. Io, con garbo ho fatto un passo per avvicinarmi a salutarli, ma il carabiniere mi ha subito brontolata dicendo che stavo ingombrando il percorso segnato  e che dovevo subito muovermi da lì ed andare oltre.  Allora ho proseguito il camminamento nell’ingresso della “mia scuola” (quella in cui ho insegnato per una quarantina di anni e che oggi era seggio) ed ho rallentato un pochino il passo guardando in qua e là per vedere i cambiamenti da che io sono andata in pensione ma il carabiniere mi ha richiamata all’ordine dicendo che dovevo proseguire spedita, seguendo le frecce sul pavimento e non dovevo perdere tempo.

Dopo un minuto ero già entrata in un’aula dedicata alle procedure elettorali e mi sono trovata di fronte i membri del seggio che tra l’altro erano miei ex alunni, ma ho capito subito che se uno si soffermava a salutare erano guai seri, quindi ho preso le schede e il lapis e sono andata zitta zitta dentro alla cabina. Fare le crocette è stato semplice, ma quando sono andata a piegare la scheda grande è stata un’odissea, non c‘era modo di seguire le pieghe iniziali e comunque la mettessi gonfiava e non ne voleva sapere di spianarsi. Intanto sentivo l’ansia crescermi nello stomaco e ogni attimo che passava mi sembrava un’eternità. Quel maledetto lenzuolo enorme rosato, non voleva essere piegato e immagino la mia figuraccia se mi fossi affacciata a chiedere spiegazioni per la piegatura.. ma a quel punto qualche santo mi ha aiutata infatti ho sentito il chiacchiericcio tra il presidente di seggio e un  signore che era prima di me e che era entrato nella cabina accanto alla mia e poi, dopo uscito, al momento di imbucare la scheda rosata nell’urna aveva mostrato a tutti le sue segnature perché erano rimaste allo scoperto avendo sbagliato a piegare la scheda. A me a quel punto è scappato da ridere ma ho colto l’occasione di ascoltare il presidente di seggio che ha spiegato che si doveva proprio partire da lì a piegare, cioè dalle segnature, che piano piano dovevano essere avvolte tra i lembi esterni della scheda. “Allora un metodo c’è, mi sono detta! Sia lodato il presidente di seggio!” e detto fatto ho terminato il mio compito. 

A quel punto mi sono accorta che la mia pazienza infinita era terminata e  davvero ne avevo fin sopra ai capelli di tutto quanto: del carabiniere brontolone, delle righe in terra con le frecce anda e rianda, delle schede dalle piegature assurde, dei lapis  anticovid, dei dispenser con i gel da usare di continuo ogni tre passi e ne avevo abbastanza pure della mia vecchia scuola che nonostante io mancassi da più di un anno non era stata migliorata in niente e continuava a trasudare dei problemi irrisolti e in più mostrava i segni dei nuovi problemi da risolvere.

Speriamo che i nuovi eletti alle elezioni portino alla Toscana quanto di meglio si possa sperare, che noi cittadini ne abbiamo davvero bisogno… ma davvero tanto.

Ciao festa

Oggi avrebbe dovuto esserci la festa. L’unica grande festa del paese. Una rievocazione storica che si svolge ogni anno nella seconda domenica di settembre.

A quest’ora avremmo sentito il doppio delle campane ad annunciare l’arrivo delle delegazioni provenienti dai borghi storici della Toscana. Vernio, l’Isola d’Elba, Santa Croce, Vicopisano..e poi Pisa con i suoi sbandieratori e Firenze, con i suoi figuranti stupendi. I cavalieri a cavallo e le dame tutte imbellettate, senza un capello fuori posto. Tutti gli anni una commemorazione diversa dei tanti accadimenti storici del medioevo. In queste zone, tra pisani, fiorentini e lucchesi erano botte da orbi e poi venivano siglati atti di pace che erano veri e propri eventi storici di sommo rilievo. Oggi avremmo sentito i tamburini e l’echeggiare delle trombe.. avremmo visto le disfide del tiro con l’arco e passeggiando per le vie del borgo avremmo incontrato il notaio, le popolane a fare il mercato, gli armigeri con il podestà, e allo sventolio delle bandiere con i colori dei rioni, avremmo brindato, danzato, mangiato e salutato gli amici. Avremmo fatto un sacco di cose magnifiche…sì, le avremmo fatte tutte.. con lo stesso entusiasmo di ogni anno, da che mondo è mondo…

Oibò…

Tutto il mega-negozio pieno di quei cartelli ad indicare gli sconti. Cartelli enormi per richiamare l’attenzione dei clienti. Lui, il padrone del grande magazzino di vestiario, è in tv tutte le sere per farsi la pubblicità e ci ipnotizza con i suoi discorsi, e così, qui in zona, corriamo tutti a fare acquisti. Tanta roba, insomma! Però il sig. Mangini la grammatica non la sa mica tanto, tant’è vero che tutte le volte piazza accenti e apostrofi a casaccio.

Beh, io stamani non ho resistito e da brava prof, quando nessuno mi vedeva, qualche cartellone l’ho corretto. Peccato non avessi la penna rossa a portata di mano, sarei stata più incisiva!

Mi chiedo com’è che ultimamente, a parte qualche “elle” al posto della “erre”, trovo meno errori nei cartelli dei negozi dei cinesi rispetto a quelli degli italiani.

Alla cena paesana

Un paio di giorni  fa, in un paese qui vicino, avevano organizzato una cenetta toscana con un menù a prezzo fisso. Io e mio marito abbiamo deciso di andarci, tanto si svolgeva all’aperto ed erano garantite tutte le misure di sicurezza covid. Fatto sta, dopo aver prenotato telefonicamente, siamo arrivati lì puntuali all’ora di cena e subito la cameriera ci ha accolti e accompagnati al nostro tavolo. Mentre aspettavamo che ci portassero il pane e le bevande, ci siamo messi a parlare e confrontandoci abbiamo deciso di non prendere tutte le portate del menù a prezzo fisso (quello della foto sopra, da 15 euro tutto compreso) perché avremmo mangiato troppo, quindi antipasto, primo di lasagne e dessert per me, invece antipasto, arista con le patate e dessert per mio marito.

Ci sembrava di esagerare prendendo tutto quello che offrivano e avremmo mangiato troppo e allora, anche per evitate sprechi di cibo lasciati nel piatto abbiamo tagliato via qualcosa. Quando è tornata la cameriera le ho detto testualmente:  “Allora, guardi, noi prendiamo il menù a prezzo fisso che avete proposto stasera, ma siccome ci sembra troppo abbondante e vogliamo evitare sprechi, lei porti 2 antipasti, una lasagna, un’arista con patate e due dessert, più acqua e vino, aggiunga due caffè e questo basta per noi due”. Lei ci ha messo un po’ a capire, ma dopo averglielo ripetuto un paio di volte si è segnata tutto e si è diretta verso la cucina.  Dopo circa una ventina di minuti le pietanze sono arrivate una dopo l’altra ed erano proprio buone, alla fine abbiamo preso anche il caffè.

Abbiamo mangiato bene e a sazietà, ascoltando la musica in sottofondo e parlando del più e del meno, insomma, una piacevole serata. Verso le 22:30 abbiamo deciso di andarcene e allora ho preso dal borsello le 30 euro e ci ho aggiunto 4 euro che più o meno dovevano bastare per i caffè, cioè due menù a prezzo fisso di 15 euro più l’extra del caffè.  Mi sono recata al bancone dov’era situata la cassa per pagare e ho aspettato che la cameriera desse il foglio del conto alla cassiera. A quel punto click…clock…clock…click…dlin.. la cassa si apre e la cassiera mi fa: “Sono 46 euro.” Al che io ho subito pensato: “Boia..o quanto costa un caffè? 8 euro? Avrei dovuto spendere 30 a cui vanno aggiunte al massimo 4 euro…quindi al massimo 34 euro, invece mi chiede 46! 12 euro in più ed ho mangiato meno”

Allora le ho detto gentilmente:

“Scusi, non capisco, pensavo di spendere meno, infatti abbiamo preso due menù a prezzo fisso da 15 euro e poi 2 caffè, abbiamo anche tolto due pietanze, perché spendiamo 46 euro?”

e lei:

“No, signora, non avete preso due menù a prezzo fisso, ma 2 antipasti, una lasagna, un arrosto con le patate, due dessert, acqua, vino e due caffè”

ed io:

“Guardi che avevamo detto alla cameriera che non volevamo fare sprechi quindi non le abbiamo fatto portare una portata di lasagne e nemmeno un arrosto  con le patate, perché poi sarebbero rimasti nel piatto…”

e lei:

“Vede? Mi conferma… Non avete preso il menù fisso, avete preso delle portate alla carta e allora il prezzo è diverso: pane e coperto  2,50, antipasto misto  5 €, lasagne 5 €, arista   5€, patate arrosto  3€, dessert  4€, acqua 2€, vino  della casa  4€, caffè  2€  se fa il conto viene 46 euro!”

Ed io:

“Cioè mangio meno e spendo di più? …allora se credevo mi facevo portare anche il resto del menù…”

e lei:

“Poteva farlo, come fanno tanti nostri clienti qui, quello che non mangiano se lo fanno incartare e lo portano a casa”

ed io allora:

“ Ok, va bene, incartatemi lasagne e arrosto con patate e non ne parliamo più!”

e così, dopo 5 minuti sono uscita con i sacchetti degli avanzi risparmiando 12 € che avrei dovuto pagare in più se non avessi preso gli avanzi.

Boh, valli a capire…  Comunque sia io non ci tornerò mai più in quel posto perché se in cucina fanno da mangiare  con la stessa testa con cui fanno questi ragionamenti, non voglio nemmeno sapere cosa combinano ai fornelli. 😦

Parigi val bene una messa

Stamani avevo programmato di andare a farmi il prelievo del sangue per delle analisi, avevo anche preso l’appuntamento per l’accesso al laboratorio alle 8:41. Ho rimesso la sveglia per le 7:40 per essere puntuale, ma poi, mentre mi vestivo, ho avuto il dubbio amletico se insieme alle analisi del sangue avrei dovuto portare anche la provetta delle urine, per cui, sono corsa a prendere la prescrizione e ho preso atto che il fatidico esame delle urine era richiesto eccome. Al che, mi sono detta: “Che contenitore uso?” Non ne avevo nemmeno uno! Dramma. Dopo aver scartato l’idea di utilizzare un barattolo di vetro della marmellata, ho avuto il lampo di genio di risolvere il problema recandomi a fare l’acquisto alla farmacia del paese vicino. Allora di corsa a prendere l’auto e durante il viaggio lì a chiedermi se avrei potuto fare in tempo, visto e considerato che quella farmacia in cui mi stavo recando, è rinomata per servire la clientela in modo lento. Perché lento, dite? Beh, non certo perché le farmaciste sono poche, a servire di solito dietro il banco ci stanno almeno in quattro, ma ognuna di loro si prodiga in gentilezze e chiacchiere inerenti le cure anche omeopatiche. Senza dire che quando consegni loro una ricetta, le tipe ogni santa volta partono di volata dirette nel retrobottega alla ricerca dei prodotti richiesti e spariscono per un tempo indefinito, come se andassero ad una caccia al tesoro. Io mi chiedo sempre se non capita mai che qualche cliente disonesto, lasciato solo in mezzo a tanta mercanzia in vendita, magari non si accaparri qualcosa mettendoselo in tasca… chissà. A parte questo, tornando al discorso di prima, dopo pochi minuti di tragitto sono arrivata a destinazione e con sommo gaudio ho notato che il parcheggio antistante era vuoto, per cui quasi sicuramente all’interno si poteva prevedere che a quell’ora non ci fosse nessuno. Di volata ho salito i tre gradini del marciapiede e mi sono catapultata dentro. A quel punto ho potuto vedere che c’era un’unica cliente e parlava fitto fitto con la farmacista che si trovava al di là del bancone. L’argomento della conversazione non era una tipologia di farmaco ma l’iscrizione ad una promozione con tanto di tesserina per la raccolta punti. La farmacista voleva far capire che in fin dei conti era conveniente aderire a quella iniziativa e per far ciò argomentava ad una ad una tutte le clausole a cui si doveva ottemperare per aver diritto ad un premio. La cliente io la vedevo di spalle, età direi circa 45 anni, vestito con i colori abbinati in modo random, capelli colore indefinito tra il biondiccio e il castano chiaro, ricci, raccolti con una passata di plastica. Ho avuto modo di osservarla alquanto bene visto che aveva messo le radici nel terreno davanti al bancone della farmacia. Dopo la serie interminabile di chiacchiere, la tizia si è convinta ed è partita la pratica per l’iscrizione alla promozione.
La farmacista: “Lei è sposata..o convivente?..Insomma, ha un compagno?”
Risposta: “No!”.
Farmacista: “Lei ha dei figli?”
Risposta: “No!”.
Farmacista: “…lavoro?”
Risposta: “Disoccupata!”
Farmacista: “…Interessi?”
 Risposta… Risposta non pervenuta!..
Farmacista di nuovo, gentilmente, sorridendo in modo accondiscendente: “ Ha degli interessi?”
Risposta: “mi faccia degli esempi…”
Farmacista: “Non so, la lettura..la cucina..gli animali…lo sport..il cinema… la politica.. i viaggi…”
e la cliente: “Beh, non so, metta qualcosa lei, l’uno vale l’altro!”
…Oh..a quel punto non ci ho visto più..e nemmeno la mia vescica non ne poteva più! Caspita, stavo perdendo il mio tempo dietro ad una persona il cui unico obiettivo nella vita era possedere una tessera punti per avere un premio da una farmacia. Ehhh…no, a quel punto mi sono fatta avanti e mi sono imposta: “Senta, scusi farmacista, ma non c’è oggi una sua collega, perché vorrei prendere una provetta per la raccolta delle urine e avrei una certa fretta perché ho appuntamento col laboratorio”..e lei.. “Oggi sono sola, un attimo di pazienza ed ho finito”. Alla fine ha finito per davvero ma era tardissimo, ..la provetta me l’ha data nel giro di un paio di minuti, ma poi mi sono ricordata che volevo anche un integratore e quando gliel’ho chiesto mi sono sentita dire: “Ahhh..ma per l’integratore ci vuole il tempo per la ricerca, sarà meglio che mi lasci la prescrizione e torni dopo che è stata al laboratorio!”. Io non ne potevo più, ho preso la provetta e ho fatto quel che dovevo fare per le analisi, fatto sta che dopo un’oretta sono tornata in farmacia per l’integratore. Ecco che rientro e questa volta le farmaciste erano 3 ma io mi sono indirizzata verso quella a cui avevo lasciato la prescrizione: “Volevo l’integratore di cui si parlava prima, si ricorda?” …”Ah, sì, certo, ecco qua, gliel’ho preparato”.. “Ullallà, andiamo di lusso!” Ho pensato.. Poi si è messa  a trafficare con il lettore ottico per sapere il prezzo e mi fa: “28 euro e 50..lei ha la tessera punti per le promozioni vero?” e io sorridendo: “certo che ce l’ho!” ed ho tirato fuori dal borsello una cartoncino con tutti i timbrini. Dice lei “ma no, questa è quella vecchia, gliela rifaccio nuova” ..Io mi sono data un’occhiata alle spalle e ho visto che c’era già la fila di clienti fino alla strada, ma adesso era il mio turno ed è come quando giochi a Candy Crush Saga e ti arriva la bomba colore… un gusto un po’ sadico che ti fa sentire un ganzo! Mi son detta: “Dai, è il tuo momento, fatti ‘sta benedetta tessera punti e goditi la vita 😉 Regalati questo attimo di super-poteri alla Wonder Woman e rilassati!”…ed è cominciata la sequela: “Lei è sposata?” Risposta “Eccome!” … e via una dopo l’altra le domande di prima, fino all’indagine sugli interessi. Dice: “Interessi ne ha?” ed io: “Caspita, ne ho una quantità industriale… musica, internet, giardinaggio, bricolage, viaggi, lettura, pittura, fotografia, cucina, lavoro a maglia, enigmistica, politica, scrivere, prodotti per il benessere, …poi che altri? Ci ho pensato un attimo e ho aggiunto: “Ho anche animali perché ho i pesci!” ..Lei mi ha guardato e mi ha sorriso annuendo e mormorando: “…Ha anche i pesci, già, è importante questo!” e mi ha guardata negli occhi sorridendo, sollevando la penna dal foglio .. non saprò mai se mi stava prendendo in giro o no, ma in fondo che importanza ha? Io mi sono presa la nuova tessera punti plastificata e pagando ho scoperto che riscattando i punti avevo ricevuto uno sconto di ben 8 euro per l’acquisto dell’integratore! Wow, in fin di conti “Parigi val bene una messa”, non trovate? 😉

[foto dal web]

Dalla parrucchiera


E poi vai dalla parrucchiera… anzi, dalle parrucchiere, perché sono due: due ragazze giovani tutte pimpanti, con i capelli sempre tinti in modo diverso, sempre acconciati alla moda e le vestagliette nere con le scritte fluo Hair Fashion. Zampettano qua e là per il negozio giocando a tetris con le clienti, nel senso che mentre la seduta al  lavaggio è occupata da una signora indicano alle altre donne dove devono disporsi per mantenere il distanziamento sociale, quindi ogni cinque minuti si assiste ad una specie di balletto di cui loro due sono le coreografe.

Non è solo il balletto che caratterizza questo periodo ma anche tutta una serie di rituali a cui ci siamo abituati e che non so come faremo a sopravvivere quando finirà il covid (se finirà! 😦 ) ..mascherine e mascherine di ricambio, già, perché se non ne hai una di ricambio quando ti tingi i capelli si macchiano tutti gli elastici e poi ti si macchia la pelle e diventi zorro con i baffi  neri a punta.. e poi guanti su..guanti giù.. pettini e spazzole a disinfettare.. a volte si mettono ad igienizzarti pure la poltroncina prima che tu ti ci sieda dopo che ci si era seduta un’altra persona.

Oltre a ciò niente riviste.. quindi niente gossip..e allora ti metti lì e ascolti la musica di Avril Lavigne distribuita a manetta sui nostri timpani sofferenti..e ti metti ad ascoltare quello che dicono le due parrucchiere mentre armeggiano tra i ricci e le ciocche delle loro clienti. Lavorano concitate, non hanno tempo da perdere e sono sempre agitate.

Io qui in casa le chiamo “le matte”..nel senso, “Ciao, ci vediamo dopo, vado un’oretta dalle matte!” ..e tutti qui capiscono dove sono diretta. “Matte” non è un termine dispregiativo, intendiamoci, è affettuoso e lo trovo davvero esplicativo per delineare il carattere delle due parrucchiere che di fatto da sempre sono un po’ schizzate…e non solo ora col covid.

Fatto sta, che mentre attendevo il mio turno di asciugatura, stavo lì con l’asciugamano in testa e guardavo loro che lavoravano e parlottavano e un po’ guardavo fuori dalla porta a vetri che dà sulla strada di paese. Ad un certo punto una delle due parrucchiere alza gli occhi dal suo lavoro,  guarda fuori e vede che si avvicina alla porta del negozio una donna corpulenta vestita tutta sgargiante e in quel mentre si sente che dice all’altra sua compagna: “Noooo…guarda chi sta arrivandooooo… Nooooo..ma è Anna e sta venendo qui… mamma mia scappiamooooo! E’ insopportabile…”” Sembravano disperate e io credo di aver sgranato gli occhi per lo stupore. Mi son chiesta: “Che cosa avrà mai fatto di male questa Anna per essere tanto indesiderata!?”..Ma non ho fatto in tempo a darmi una spiegazione che Anna ha varcato la soglia ed è entrata con un sorriso smagliante e le braccia spalancate in un abbraccio enorme, dicendo: “Ciao bimbeeee, vi sono mancata?” e loro, le due parrucchiere raggianti di felicità, in coro: “Annnnaaaaaa…tesoroooo… quanto ci sei mancata, come stai?” ..e quel che segue è sorrisi, gentilezze, lusinghe..e falsità…


Della serie, con il Covid, tutto cambia e niente cambia ;-)..

[immagine dal web]

al cinema sotto le stelle

Cosa c’è di più piacevole del cinema sotto le stelle per riempire le serate di chi resta a casa senza andare nei luoghi di villeggiatura? Ieri sera sono salita in cime alla collina del paese qui vicino e mi sono goduta per un paio di ore l’aria fresca proveniente dal mare… pensate che mi sono dovuta mettere pure il giacchetto. 

cinema sotto le stelle
[immagine di repertorio, scattata in periodo pre-covid]
Prima che iniziasse lo spettacolo mi sono gustata un gelatino di frutta, in tutta calma e mi sono messa a guardare qua e là, mentre ascoltavo la musica di sottofondo, messa per ingannare l’attesa. Alla mia destra il campanile del duomo …

San Miniato1
[campanile del duomo di San Miniato]
Davanti a me,  bucava il buio della notte la punta della torre della Rocca; una presenza misteriosa e imponente su cui sventolava la bandiera pisana

San Miniato2
[la torre della Rocca di San Miniato]

 Poi è iniziato il film: “Veloce come il vento”, è un pochino datato ma è un piacere vederlo. Uno stupendo Stefano Accorsi che dà il meglio di sé.  Un film ricco di significato… voto 10 sia al film che alla serata!

Veloce come il vento

Buon inizio settimana a tutti 🙂

 

non tutte le ciambelle riescono col buco!

    Vi avevo detto che avrei raccontato la mia avventura alle prese con il lievito madre e lo faccio, ma sicuramente sarebbe meglio stessi zitta. La storia cominciò a marzo, in piena pandemia, tutti compravano farina e si  cimentavano  a far dolci, pani e pizze come fossero provetti fornai. Che vuoi, il tempo era tanto e in qualche modo andava impiegato e allora, che c’è di meglio che dedicarsi a fare manicaretti da gustare con la famiglia e , perché no, da fotografare e mettere su internet? Dico la verità, io il pane e soprattutto la pizza li ho sempre fatti con il lievito di birra liofilizzato Mastro Fornaio Paneangeli e mi sono sempre venuti proprio bene, ma la curiosità era troppa quindi mi feci trascinare nell’avventura del lievito madre.

  Partii armata di buona volontà e mi misi d’impegno per creare il mio lievito madre: feci un panetto di acqua e farina nelle giuste dosi e seguii tutte le istruzioni alla lettera ma tutto quello che ottenni fu un impasto colloso, appiccicosissimo che nonostante le cure quotidiane, dopo una settimanetta buttai via perché non si era formata nemmeno una benedettissima bollicina d’aria. Allora mi feci dare da un’amica circa un etto di lievito madre già pronto e con quello andò decisamente meglio, ma le cure che gli dovevo dedicare erano in misura simile a quelle che si destinano ad un neonato appena nato. Il lievito andava tenuto al caldo, ma non troppo caldo altrimenti diventava rancido e nemmeno al freddo altrimenti non lievitava.

  Il lievito aveva bisogno d’aria perché l’ossigeno gli serviva, ma non voleva le correnti..in frigo sì, ma nell’ultimo ripiano e in un vasetto di vetro, tappato, ma non troppo. Ogni 4 o 5 giorni andava “rinfrescato” ossia impastato con pari quantità di farina (e anche sul tipo di farina si potrebbe scrivere un’enciclopedia, perché servivano farine con più proteine..tipo manitoba, mescolate ad altre) e metà peso di acqua. Insomma, tutto un rituale che guai a tralasciare qualche passaggio. Una puntina di miele..una puntina di sale.. acqua senza calcare please…recipiente grandino ma non troppo… elasticino per valutare i raddoppi. Non vi dico che caos in cucina tra bilance, cucchiai, farine spolverate qua e là.. Intanto il panetto lievitato, ogni volta  aggiungendo farina, aumentava moltiplicava il suo volume e così ogni 5 o 6 giorni, dolci,  pizze, panini…ma anche piadine e grissini con quel lievito che avresti dovuto buttare via perché era troppo. Morale della storia, il forno sempre acceso, le mani sempre in pasta e la bocca sempre aperta e pronta a mangiare di tutto di più (che poi con tutti questi carboidrati si diventa ippopotami grassi).

panini al sesamo
[panini al sesamo]
bomboloni
[bomboloni]

   Alla fine ho un po’ allentato cucinando di meno e a quel punto il pane e la pasta della pizza hanno preso un leggero sapore acidulo che ai miei familiari non piaceva più e così in casa mi hanno detto: “ Senti, non prendertela, ma perché non torni al buon caro Mastro Fornaio Paneangeli che era così buono?”.

   Alla fine mi sono arresa e ho messo la bandiera bianca ben alta sul mio piano cottura.. fine del lievito madre, che liberazione!  …diceva il proverbio: “non tutte le ciambelle riescono col buco!” pauroso