Ciao scuola…

Inutile negarlo, mi manca un po’ la scuola. Non tantissimo, ma abbastanza. Non si può dimenticare quello che è stato il proprio lavoro per quasi 40 anni. Ci ho creduto molto nella professione di insegnante e l’ho portata avanti con passione.

Penso che, nonostante le giornate uggiose in cui vai al lavoro col mal di testa, le faticacce delle riunioni, le arrabbiature con i ragazzi, i mille problemi con le teste dei genitori e le migliaia di pacchi di compiti di matematica da correggere… nonostante tutto ciò, se potessi ricominciare da capo ripartirei, con tutto quell’entusiasmo che ho sempre avuto.

Non mi ci voleva di andare in pensione con il lockdown, mollare le classi e subito dopo privarmi della libertà di muovermi e non mi ci volevano tutti gli altri problemi che quest’inverno mi hanno massacrato la vita, ma è andata com’è andata ed è inutile fermarsi a riflettere su ciò che potrebbe essere e non è. E allora, oggi è terminato un altro anno scolastico e io voglio augurare una buona estate agli studenti e ai docenti e spero che questo che è appena trascorso, sia l’ultimo delle lezioni in dad e della paura del contagio. Auguro vivamente a tutti che da settembre prossimo si possa ripartire serenamente e che la scuola possa assolvere di nuovo e a pieno al proprio ruolo importantissimo della formazione dei futuri cittadini.

Lascio qui sotto, un pensiero di Rodari, una riflessione sempre attuale sul ruolo dell’insegnante in special modo della scuola primaria, che poi, a parer mio, forse è la più importante di tutte.

Bello, vero? A parer mio è magnifico.

Ci voglio credere

E’ dura in questo periodo. I numeri del covid proiettati a grandi schermi tutti i giorni sono uno stillicidio. Sembra un’eternità che non ci si abbraccia più, che non si fanno gite, che non si festeggia e che la vita non scorre tranquillamente come succedeva un anno fa.  Ora si avvicina novembre con le festività che passeranno inosservate e continueremo  a seguire i notiziari in tv, scuotendo il capo mestamente, senza intravedere una via di uscita da questa situazione da incubo. Mi mancano le nipotine e le tavolate di famiglia tutti insieme e sento dentro di me il timore cupo di ciò che potrebbe accadere da un momento all’altro, una malattia per cui potrebbero sbattermi in prima linea tra i tanti moribondi che non si sa  che hanno fatto di male nel loro mondo per meritarsi una fine tanto brutta e altrettanto assurda.

Novembre è sempre stato per me un mese buio e triste, il più brutto dell’anno anche se è proprio in novembre che ho avuto due delle gioie più grandi: ho messo al mondo due figli. Ma è in mese delle giornate corte e dei primi freddi davvero fastidiosi. Forse quando cominceremo a vedere due lucine di Natale andrà meglio, non so, ma forse finché non tireranno fuori dai laboratori farmaceutici un qualsiasi prodotto che ci salvaguarderà la salute contro il maledetto virus non ci riprenderemo affatto. Non lo so.

Io so che non mi sono mai sentita stanca, depressa, pessimista … esaurita.. come adesso. Forse semplicemente mi sento così perché ho addosso un po’ di senso di colpa. Sembra che tutto si fermi per salvaguardare la vita dei più anziani… gli over 65… e tra quelli quest’anno ci sono anch’io, quindi è anche colpa mia se alla gente viene impedito di lavorare e gli si impongono sacrifici enormi.  Poi penso che sono neo-pensionata e che in vita mia ho sempre lavorato duramente aspettando questa pensione come un magico miraggio, di quelli che mi avrebbe cambiato la vita permettendomi di spassarmela un po’ andando in giro per il mondo, cosa che prima non mi sono mai potuta permettere. Adoro viaggiare ma non l’ho mai potuto fare perché il lavoro e la famiglia non me lo hanno mai permesso. Ora avrei potuto realizzare il sogno, tanto più che i colleghi, per il pensionamento mi avevano anche regalato un bel viaggio..che poi è svanito in un puff di un attimo quando hanno detto che andare in giro era diventato pericoloso.

Allora mi chiedo come mai, stupidamente, mi devo anche sentire in colpa, eppure ho lavorato ben più dei miei predecessori che a 60 anni erano già in pensione tranquillamente da tempo. Io mi sono sacrificata molto di più di chi mi ha preceduto, e non mi merito niente? Vi dirò in verità che da un lato mi sento orgogliosa di uno Stato che si preoccupa della mia salute e cerca di aiutare chi, come me, ha speso una vita lavorando per il bene della propria Nazione… quest’idea mi fa sentire parte della civiltà. Noi italiani non facciamo come la Svezia o la grande America (tanto per dirne 2)… noi ce la mettiamo tutta per stare compatti sulla stessa barca e cercare di salvarci tutti insieme. Passerà, dai… abbiamo fede e stringiamo di denti… crediamoci… passerà. Ci voglio credere. E se tante le volte qualcuno passa di qui e nei commenti mi dice il contrario giuro che lo banno. Ecco! 🙂

Pensioni

pensioni

Ragazzi, apro il portale di Libero per leggere la mia casella di posta e guarda  cosa mi trovo in primo piano! Sono rimasta a contemplare questa immagine per qualche minuto pensando che potrebbe essere la mia foto nel mentre me la rido in quel modo sentendo la notizia che finalmente siamo ritornati a quota 100 per le pensioni. Oh, se questo governo mantiene le sue promesse piano piano ci si arriva e allora … CIAONE!!! … Alidada potrà godersi finalmente il meritato riposo! Speriamo…

#abbassolafornero