Non tutto il male viene per nuocere

Quando avevo diciott’anni facevo il giudice di gara alle competizioni di atletica leggera. Era un mio professore di educazione fisica che mi ci portava e che mi insegnava. Io ed un paio di  compagni di classe montavamo in auto con lui e si andava a Pisa, allo stadio del Cus-Pisa.  Fatto sta che tutte le volte che facevamo quel viaggio di una quarantina di chilometri, il vecchio prof accelerava la sua vecchia auto scarcassata finché i pistoni non gli uscivano dal cofano.  Noi ragazzi ci guardavamo sott’occhi e ci scappava da ridere pensando che prima o poi saremmo rimasti a piedi. Ma il grande vecchio, imperterrito faceva sempre quella manovra dicendo in dialetto toscano stretto: “ Boni bimbi… ora si spiomba le ‘andele!” Intendendo dire che l’accelerata in terza avrebbe ripulito le candele dalle ossidazioni.

Mi sono sempre ricordata quella cosa e ogni tanto ci ho ripensato per analogia, quando facevo lezione agli adolescenti, nel senso che le grandi arrabbiature pensavo mi avrebbero stasato le vene.  E di arrabbiature me ne sono fatte tantissime…quasi tutti i giorni. Come si fa ad insegnare matematica ad una trentina di tredicenni senza urlare un po’?

Ora però sono in pensione e sono pure chiusa in casa un più di un anno e in pratica non mi arrabbio mai. Non ci avevo pensato fino ad oggi, ma è proprio così, non mi arrabbio mai. Perché mai mi dovrei arrabbiare fino ad urlare se vivo in pace, in un eremo dimenticato da Dio? Ebbene oggi però non è andata come al solito.

Dovete sapere che la mia vicina sta facendo dei lavori sulla facciata di casa sua e gli operai hanno montato l’impalcatura fino al confine di casa mia. Le due case sotto attaccate. Ebbene, casa mia ha una bella facciata, in stile liberty toscano e siccome è anche la mia casa natia, le voglio un bene dell’anima e guai a chi me la tocca. Detto questo, che cosa ho notato oggi a mezzogiorno mentre spazzavo il marciapiede? Ho visto..nientepopodimeno.. che scalpellando sul confine mi hanno rovinato le bozze del mio intonaco. Giuro che non ci ho visto più e ho detto agli operai che avrebbero dovuto usare il flessibile tagliando l’intonaco e poi togliere solo quello dalla loro parte, stando attenti a non far danni.

Oddio, non è che proprio gliel’ho detto.. diciamo che gliel’ho urlato, che nemmeno mi avessero investito con un auto in mezzo alla strada. L’operaio, da dietro al telo dell’impalcatura mi ha risposto timidamente, con un misto di albanese/italiano, che non mi dovevo preoccupare perché tanto alla fine avrebbe risistemato tutto lui. Io continuavo a vedere rosso e ho esclamato che mi sembrava impossibile che dovessi essere io ad insegnare a loro come si lavora!. Non so bene poi cos’altro gli ho sbraitato, avevo proprio perso il controllo, spero di non aver detto parolacce, ma non ci giurerei. Comunque sia, una volta rincasata,  dopo qualche minuto ho sentito il rumore del flessibile… Ecco, aveva inteso!

Detto questo, ora credo di avere le vene tutte ben stasate e il mio sistema cardiocircolatorio (al contrario della facciata di casa mia) ringrazia 🙂

Sapete che vi dico? A questo punto penso che potrò anche farmi l’Astrazeneca senza troppi problemi …Della serie, non tutto il male viene per nuocere. 😉

Alla cena paesana

Un paio di giorni  fa, in un paese qui vicino, avevano organizzato una cenetta toscana con un menù a prezzo fisso. Io e mio marito abbiamo deciso di andarci, tanto si svolgeva all’aperto ed erano garantite tutte le misure di sicurezza covid. Fatto sta, dopo aver prenotato telefonicamente, siamo arrivati lì puntuali all’ora di cena e subito la cameriera ci ha accolti e accompagnati al nostro tavolo. Mentre aspettavamo che ci portassero il pane e le bevande, ci siamo messi a parlare e confrontandoci abbiamo deciso di non prendere tutte le portate del menù a prezzo fisso (quello della foto sopra, da 15 euro tutto compreso) perché avremmo mangiato troppo, quindi antipasto, primo di lasagne e dessert per me, invece antipasto, arista con le patate e dessert per mio marito.

Ci sembrava di esagerare prendendo tutto quello che offrivano e avremmo mangiato troppo e allora, anche per evitate sprechi di cibo lasciati nel piatto abbiamo tagliato via qualcosa. Quando è tornata la cameriera le ho detto testualmente:  “Allora, guardi, noi prendiamo il menù a prezzo fisso che avete proposto stasera, ma siccome ci sembra troppo abbondante e vogliamo evitare sprechi, lei porti 2 antipasti, una lasagna, un’arista con patate e due dessert, più acqua e vino, aggiunga due caffè e questo basta per noi due”. Lei ci ha messo un po’ a capire, ma dopo averglielo ripetuto un paio di volte si è segnata tutto e si è diretta verso la cucina.  Dopo circa una ventina di minuti le pietanze sono arrivate una dopo l’altra ed erano proprio buone, alla fine abbiamo preso anche il caffè.

Abbiamo mangiato bene e a sazietà, ascoltando la musica in sottofondo e parlando del più e del meno, insomma, una piacevole serata. Verso le 22:30 abbiamo deciso di andarcene e allora ho preso dal borsello le 30 euro e ci ho aggiunto 4 euro che più o meno dovevano bastare per i caffè, cioè due menù a prezzo fisso di 15 euro più l’extra del caffè.  Mi sono recata al bancone dov’era situata la cassa per pagare e ho aspettato che la cameriera desse il foglio del conto alla cassiera. A quel punto click…clock…clock…click…dlin.. la cassa si apre e la cassiera mi fa: “Sono 46 euro.” Al che io ho subito pensato: “Boia..o quanto costa un caffè? 8 euro? Avrei dovuto spendere 30 a cui vanno aggiunte al massimo 4 euro…quindi al massimo 34 euro, invece mi chiede 46! 12 euro in più ed ho mangiato meno”

Allora le ho detto gentilmente:

“Scusi, non capisco, pensavo di spendere meno, infatti abbiamo preso due menù a prezzo fisso da 15 euro e poi 2 caffè, abbiamo anche tolto due pietanze, perché spendiamo 46 euro?”

e lei:

“No, signora, non avete preso due menù a prezzo fisso, ma 2 antipasti, una lasagna, un arrosto con le patate, due dessert, acqua, vino e due caffè”

ed io:

“Guardi che avevamo detto alla cameriera che non volevamo fare sprechi quindi non le abbiamo fatto portare una portata di lasagne e nemmeno un arrosto  con le patate, perché poi sarebbero rimasti nel piatto…”

e lei:

“Vede? Mi conferma… Non avete preso il menù fisso, avete preso delle portate alla carta e allora il prezzo è diverso: pane e coperto  2,50, antipasto misto  5 €, lasagne 5 €, arista   5€, patate arrosto  3€, dessert  4€, acqua 2€, vino  della casa  4€, caffè  2€  se fa il conto viene 46 euro!”

Ed io:

“Cioè mangio meno e spendo di più? …allora se credevo mi facevo portare anche il resto del menù…”

e lei:

“Poteva farlo, come fanno tanti nostri clienti qui, quello che non mangiano se lo fanno incartare e lo portano a casa”

ed io allora:

“ Ok, va bene, incartatemi lasagne e arrosto con patate e non ne parliamo più!”

e così, dopo 5 minuti sono uscita con i sacchetti degli avanzi risparmiando 12 € che avrei dovuto pagare in più se non avessi preso gli avanzi.

Boh, valli a capire…  Comunque sia io non ci tornerò mai più in quel posto perché se in cucina fanno da mangiare  con la stessa testa con cui fanno questi ragionamenti, non voglio nemmeno sapere cosa combinano ai fornelli. 😦

al cinema sotto le stelle

Cosa c’è di più piacevole del cinema sotto le stelle per riempire le serate di chi resta a casa senza andare nei luoghi di villeggiatura? Ieri sera sono salita in cime alla collina del paese qui vicino e mi sono goduta per un paio di ore l’aria fresca proveniente dal mare… pensate che mi sono dovuta mettere pure il giacchetto. 

cinema sotto le stelle
[immagine di repertorio, scattata in periodo pre-covid]
Prima che iniziasse lo spettacolo mi sono gustata un gelatino di frutta, in tutta calma e mi sono messa a guardare qua e là, mentre ascoltavo la musica di sottofondo, messa per ingannare l’attesa. Alla mia destra il campanile del duomo …

San Miniato1
[campanile del duomo di San Miniato]
Davanti a me,  bucava il buio della notte la punta della torre della Rocca; una presenza misteriosa e imponente su cui sventolava la bandiera pisana

San Miniato2
[la torre della Rocca di San Miniato]

 Poi è iniziato il film: “Veloce come il vento”, è un pochino datato ma è un piacere vederlo. Uno stupendo Stefano Accorsi che dà il meglio di sé.  Un film ricco di significato… voto 10 sia al film che alla serata!

Veloce come il vento

Buon inizio settimana a tutti 🙂

 

Semplicemente noi

Quella che voglio raccontarvi stasera è una storia semplice. Una storia da leggere se si ha qualche minuto da dedicarci. Non è una storia da un “like” e via… prima di leggere bisogna sintonizzare il cuore Ecco, ve la regalo…

E’ da un annetto che conosco Moira. Come dite?  “Chi è Moira?”. Eccola!

Moira

Dai, però, un attimo che vi racconto! 😉 Moira è una paesana, ma sebbene il paese sia piccolo, io non l’avevo mai conosciuta ed è per caso che un annetto fa l’ho incontrata.  Ci siamo trovate gomito a gomito ad un evento che si svolgeva vicino a casa mia e di punto in bianco è nata un’amicizia. Moira non è altissima, ma nemmeno bassa, direi che è un po’ tipo la Ferilli, ma è toscana e forse…o meglio, sicuramente, è un po’ più alla buona rispetto a lei 🙂 però ha un sorriso che le assomiglia, questo è poco ma sicuro. Quella sera eravamo davanti ad un tavolino imbandito per un rinfresco e i nostri sguardi all’improvviso si incrociarono: fu allora che vidi due occhioni verdi come l’acqua limpida di un lago di montagna, illuminato dalle prime luci del mattino. I capelli neri, arricciati e un po’ arruffati  come quelli di chi, sebbene non dedichi troppo tempo alla loro cura, li aggiusta con la consapevolezza di chi sa che devono incorniciarle bene il viso, valorizzandolo. Ebbene sì, Moira ha carisma… sarà perché a scappa tempo fa l’attrice, ma sarà anche perché è un counselor  ed esercita questa professione da qualche parte, a ben pensarci io non ho mai saputo dove, ma questo poco importa, è una counselor e basta. Quella sera mi disse: “Strano non esserci conosciute prima” e me lo disse sorridendo e alzando il bicchiere con il frizzantino che spumeggiava allegramente sull’orlo del calice. Beh,era vero, non ci eravamo mai viste ma fin da quel momento sentivo un feeling con lei. Tra me e me mi dissi che era normale sentire un feeling con una che di mestiere cura le relazioni interpersonali e giuro che in quell’attimo quasi quasi mi sentii a disagio, come fossi sdraiata nella sedia di uno psicanalista. Io, a dire il vero, non sono una che coltiva amicizie, aspetto sempre che la gente mi cerchi, allora rispondo, altrimenti sono un po’ “orsa” e resto nella mia tana senza soffrire mai la solitudine.  Ma la nostra amicizia al femminile è stata così, leggera come una bollicina del prosecco, è stata un “Come stai?” spedito via whatsapp qualche volta sul cellulare, è stata un abbraccio dopo una bellissima rappresentazione teatrale in cui Moira era una dei personaggi principali, è stata un sorriso alle riunioni delle consulte in comune, mentre i nostri occhi ammiccanti si capivano e condividevano in modo tacito le stesse idee.  Una volta, durante il lockdown, Moira mi telefonò, mi disse che partecipava ad una iniziativa che aveva l’intento di far sentire meno sole le persone e che per far ciò bisognava dedicarsi del tempo e raccontarsi storie. L’iniziativa si chiamava: “Una storia al telefono”.  Beh, io le raccontai una delle mie storie; una storia di ricordi di paese, …un racconto di uno spaccato di vita quotidiana in un paese di altri tempi. Lei mi ascoltava in silenzio e ogni tanto mi chiedeva qualcosa in modo empatico,  accompagnandomi nella narrazione. Poi alla fine mi ringraziò e lo fece col cuore, io lo sentivo, era davvero contenta di aver passato del tempo con me…in quella sera di fine febbraio quando nei nostri cuori si sentiva la paura anche di vivere. Piccola grande Moira!

Ebbene, questa è una storia semplice e ve l’ho voluta raccontare così, semplicemente.

A buon intenditor…

bla bla blaCon il tempo sono diventata una buona ascoltatrice. Anni fa credo di non aver avuto questa “virtù” ( “virtù” rara al mondo d’oggi) ma con gli anni ho imparato come si ascoltano gli altri.  Ho anche studiato un pochino di psicologia e  mi sono (abbastanza) ferrata in “empatia” migliorando questa dote. Poi, con il tempo, sono anche diventata più gentile ed educata, per cui raramente mando la gente a quel paese, anche se non vado d’accordo con tutti e soprattutto tutti non vanno d’accordo con me J . Prima avevo un carattere “fumino” (come si dice qui…) ora sono diventata molto più paziente e pacata. Beh, veniamo al punto: giorni fa, passeggiavo in un paese qui vicino dove stavano facendo una festa e chi t’incontro? Incontro Franco,  un mio ex-ex-ex-collega. Nel senso che quel prof lì era stato (nel giurassico) mio prof di arte quando frequentavo le superiori e poi lo incontrai di nuovo come collega quando anch’io entrai come prof di ruolo. Un tipo strano, chiacchierone… con un evidente strabismo che faceva sì che mentre ti parlava, un occhio gli guardasse a ponente mentre l’altro puntava a levante.  Sempre sorridente Franco, e affabile… anche troppo. Non si sa come, ma una quindicina di anni fa aveva allegramente lasciato l’insegnamento alle scuole medie per poi approdare all’accademia e farsi onore come grafico a livello internazionale.   Evidentemente aveva del talento non da poco e non era poi quel tipo scanzonato e goliardico che (mi) sembrava.

Insomma, Franco a quella festa si piazzò davanti a me e monopolizzò la mia attenzione per un’oretta, raccontandomi come un fiume in piena, tutte le sue gesta degli ultimi due anni. “Sai…” sono stato in Macedonia… e ho vinto il premio X, il premio Y e anche il premio Z… poi sono andato in Giappone e mi hanno premiato con il premio K..e poi a Dubai… con il premio XY…” Io, nel frattempo, annuivo e sorridevo partecipe mentre pensavo cosa avrei fatto per cena 😉 La mia dote di ascoltatrice educata e gentile non poteva venir disattesa, per cui stavo lì…e avrei accettato passivamente il turbinare di quei discorsi (noiosi). Era un monologo, non un dialogo. Non mi dava un attimo per interloquire. Alla fine era l’imbrunire e stavo per svenire e lui continuava ancora con quella tiritera, quando, allo stremo delle mie forze,  lo interruppi e gli inventai che mi ero dimenticata di avere un appuntamento per cui dovevo correre via. Sorridendo svanii da quella scena nebulizzandomi e andai a riprendermi altrove, ben lontano da lui.

Passano due giorni e stamani, sono uscita a prendere il pane… esco tutta carina per la via di paese  godendomi l’aria del mattino, quando sento un’auto fermarsi, inchiodando accanto a me e… indovinate chi era? ERA FRANCO! “Cavolo!” mi son detta, stamani esiste un piano B? 😦  . Io, che ancora cercavo di non dar segno della mia disperazione gli faccio: “Ciao Franco… che giri di bello al mio paese…?” e lui: “Ciao cara, sai, sono rientrato pochi giorni fa dalla Macedonia dove mi hanno premiato con il premio X….” Non è possibile! Stava ricominciando la tiritera! Io allora ho mandato a quel paese (non mi fate dire parolacce!) tutte le mie virtù di brava ed educata ascoltatrice e ho girato sui tacchi dicendo:  “… se arrivato dalla Macedonia e ora sei qui…goditi il mio paese e se vuoi vai a quel ristorantino che la macedonia te la servono fresca fresca!” e abbozzando un sorriso splendido l’ho mollato lì, a riflettere su quello che gli avevo detto 🙂 e detto fatto sono andata altrove, a comprare il pane 😉

E bastaaaa! A buon intenditor poche parole!

un se n’ha più..

Un anno fa, in questi tempi, qui in Toscana eravamo più o meno nella stessa situazione, tra neve, gelo e freddo polare. Allora dissero che era capitato tutto all’improvviso e non erano riusciti ad organizzarsi e così scuole mezze aperte e mezze chiuse, strade impercorribili con neve ghiacciata da ogni parte.. insomma, tutto bloccato! Fatto sta che quest’anno ci hanno pensato per tempo e già da Agosto ci hanno obbligati (dico..noi toscani) ad acquistare le catene per le auto e a tenerle sempre in macchina e ci hanno tenuti sul chi vive attimo dopo attimo.

Negli ultimi tempi, diciamo da una settimanetta in qua, assistevamo nei vari tg alle funeste previsioni meteorologiche e dicevamo tra noi: “Che Iddio ce la mandi buona..” e devo dire che in effetti la bomba siberiana che ci è piombata addosso è stata proprio “buona” ovvero di qualità e quantità sopra del comune (permettetemi un pizzico d’ironia)…. sì, oserei dire proprio al di sopra del Comune …ovvero dell’Amministrazione Comunale.

Ieri alle 14,45 alla tv annunciarono che nel giro di un quarto d’ora sarebbe nevicato a Firenze e io, che (disgraziata) sono a letto influenzata, mi son detta: “Eccoci.. cominciano le danze!” e ..non ci crederete, alle 15,05  la neve è arrivata anche davanti alla mia finestra, in perfetto orario!

Alle 18 è stata attuata l’ordinanza del Sindaco sulle scuole chiuse.. ordinanza che era stata preparata già il giorno prima (vedi te che efficienza in questo paese medievale?!) e poi hanno cominciato a trafficare le ruspe con la pala per la neve e gli spargi sale della Protezione Civile e tutto questo viavai di mezzi di soccorso è durato fino alle 2 di notte. “Ammappete.. vuoi vedere che stavolta se ne esce con dignità!” Non ero arrivata nemmeno ad accentare la “a” della parola dignità che si è scatenato il finimondo!

Tempo zero è andata via la luce.. vi chiederete: “Senza luce alle 2 di notte che problemi ci sono?”.. e allora ve lo dico io: pensate ai riscaldamenti, alle caldaie ferme, alle stufe a pellets inutilizzabili, alla casa esposta al vento siberiano ..al freddo e al gelo… al telefono e al modem ko,,che non puoi nemmeno avere comunicazioni perchè i numeri di telefono ce li hai su internet…

Qualcuno in casa mia (leggasi “mia figlia”) ha pensato che in fin dei conti anch’io, con la mia febbretta,  rappresentavo un tiepido approdo e detto fatto si è venuta a rintanare nel lettone, alle mie spalle, quatta quatta come se avesse trovato il bue e l’asinello della capannuccia.  A quel punto, come se tutto ciò non bastasse, il mio impianto di allarme casa,  supertecnologico che comunica con me via sms, si è messo a smattare e ha pensato bene di dirmelo sul cellulare in tutti i modi possibili e immaginabili.  Gli sms si susseguivano a raffica e la centralina mi diceva: “assenza di rete!” (voleva dirmi che qualcuno, forse qualche abile ladruncolo, aveva tolto la corrente), poi, dopo poco: “Ritorno rete!” (evidentemente era felice che tutto era tornato a posto) e dopo poco di nuovo  “assenza di rete!” .. e poi ha cominciato con i piagnistei: “Ho la batteria un po’ scarica”..  mi sembrava quasi di percepire il “sob” di chi sta male! Ogni volta il monitor del cellulare (silenzioso) si illuminava e rischiarava il soffitto della camera così che io pensavo che tutto era tornato normale e che era la luce della lampada sul comodino, ..ma mi sbagliavo. Nulla tornava normale. Alla fine il cellulare è morto per via che aveva finito la carica (ufficialmente è così ma forse l’ho scaraventato da qualche parte..) e io, in quel delirio, ho cominciato a pensare che l’anda e rianda della corrente mi avrebbe bruciato il frigorifero e non sopportando quell’idea mi sono alzata, al freddo, al buio, con la febbre,..e, a tastoni, ho cercato di raggiungere l’interruttore e staccarlo e non so come, ce l’ho fatta. A quel punto era l’alba e il chiarore che penetrava da qualche spiraglio della persiana un po’ mi rassicurava, tant’è che penso di aver sorriso all’idea di tornare al calduccio del mio giaciglio. Però prima di tornare a rincattucciarmi nell’angolino del mio letto,ho pensato bene di andare al bagno…e della serie “le sventure non vengono mai sole” dalle tubature non usciva più nemmeno una goccia d’acqua! … Gulp.. naaaaaaaaaaaaa,,, pure l’acqua manca! Mavvafff……..

Paese medievale,… organizzazione del giurassico!

tutto è bene..

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Una volta, un bel po’ di anni fa, in pieno inverno, mi capitò di alzarmi presto la mattina e di non trovare un gambaletto, ossia una delle due calze che si indossano sotto ai pantaloni e che arrivano al ginocchio. Nella fretta perchè era tardi, ne presi un altro paio e uscii di casa di corsa per andarmi a prendere un caffè al bar e recarmi al lavoro.  

Fuori pioveva ed era una giornata proprio uggiosa. Sorseggiai velocemente il caffè al bancone del bar e uscii, ma appena fuori mi accorsi che avevo dimenticato l’ombrello e rientrai nel bar per riprenderlo.. fu allora che vidi la barista che se la rideva a crepapelle con una mia  “cara” conoscente e. notai il loro imbarazzo nel vedermi tornare indietro..
Non ebbi dubbi…ridevano di me ..allora uscii di nuovo e mi guardai con attenzione cominciando dalle scarpe.. fu a quel punto che vidi il maledetto bambaletto uscirmi dal fondo del pantalone.. a mo’ di strascico .. che imbarazzo! Sarei sprofondata .. Perchè non me l’avevano detto? Sapevano che sarei andata in mezzo alla gente e tutti avrebbero riso di me.. Eppure le credevo amiche! 

Ecco perchè, memore di questo fatto, ieri mi sono avvicinata all’orecchio della mia conoscente con il vestito al rovescio e le ho sussurrato: “..mi sa che il suo vestito oggi è al rovescio “. Lei in un attimo si è girata verso di me e mi ha sorriso e poi si è guardata mormorando: “ohhh… nooooo…. meno male che se ne è accorta!” e poi si è girata verso la negoziante che sussurrava: “Capìta…capìta…” e le ha detto: “Vado un attimo nel retrobottega e me lo aggusto”. Senza nemmeno aspettare il consenso, in un batter d’occhio l’anziana e arzilla signora è sparita dietro al bancone e si è volatilizzata in una stanzetta nel retro, tornando in men che non si dica, con un vestito coloratissimo e con le gale sul collo… uno schianto da tanto era bella 

Mi ha ringraziato un’infinità di volte ed è uscita per andare a passeggiare nelle vie di paese dove probabilmente avrebbe incontrato amiche a cui avrebbe raccontato l’accaduto.. o forse non avrebbe detto nulla e avrebbe mantenuto il segreto..chissà.. di certo non sarebbe apparsa ridicola agli occhi degli altri.

Ecco la storia, ma è pur vero che siamo in un paese piccolo e non in una grande città… che il negozio era vuoto, senza altre persone, e la negoziante si sa che non è pettegola e maldicente, anzi, molto collaborativa.. E’ pur vero che io quell’anziana signora la conosco molto bene.. ed è anche pur vero che quella scena del bar e del gambaletto non me la dimenticherò mai e me la sono legata al dito come di più non si potrebbe fare!  Che cattive quelle due.. avrebbero permesso che mi rendessi ridicola al resto del mondo senza darmi una mano …sgrunt ..

Buona giornata amici miei..ed è bene quel che finisce bene.. o almeno, così si spera che sia!

tra un filino e una frusta

Il paese è ancora più tranquillo e silenzioso del solito: i pochi negozi  sono quasi tutti chiusi per ferie e il caldo eccessivo fa sì che la gente stia in casa e non esca se non per procurarsi il minimo indispensabile per tirare avanti. 
 Qui vicino a casa mia c’è una bottega del pane che sta aperta nonostante l’agosto inoltrato e la mattina c’è una fila di persone che vengono anche dai paesi vicini. Stamani ero in religiosa attesa del mio turno e guardavo qua e là, rovistando con lo sguardo tra le fette biscottate e le marmellate, chiedendomi cosa avrei potuto acquistare oltre al pane.

 La gente non era sconosciuta e mi salutava via via che usciva, si sa, il paese è piccolo e tutti si conoscono. Un sorriso a destra e un tocco leggero sulla spalla a sinistra (omammamia quanto siamo sudati!) e il tempo passava. Quando al bancone si è avvicinata la cliente prima di me il negozio era momentaneamente vuoto e  lei si è messa  a  parlottare con la negoziante che nonostante la giovanissima età, sapeva comportarsi e si mostrava gentilissima e sorridente (davvero molto carina.. ) e la assecondava servizievole.
  Il dilemma era sulle pastine, se sceglierle con la marmellata o preferire quelle ai cereali..poi non andavano bene ne’ le prime e nemmeno le seconde e le prescelte sono state le fette biscottate. Poi punto e a capo con la scelta del pane.. il toscano no perché ha troppa crosta (la signora era anziana e magari aveva problemi di masticazione) e nemmeno le fruste .. ma nemmeno i panini.. alla fine un mezzo filino senza sale era più che giusto..

  Parla che ti parla io avevo finito di rovistare con la vista il negozio e guardavo l’anziana signora  appoggiata al bancone, proprio davanti a me: i capelli grigi curatissimi e il corpo esile di chi è magro più del solito, forse troppo. Le gambe magre con i piedi infilati in delle comode ciabatte rialzate, di quelle che costano un tot, ma  ti fanno sentire come se camminassi in paradiso e poi il vestito, tutto colorato, proprio estivo.. ma con i colori con delle tonalità che si vedeva che gli mancava un po’ di contrasto. Lì per lì ho pensato: “questi cinesi stanno peggiorando con la colorazione.. guarda com’è sbiadito!” ..poi però ho visto una cosa che sbucava da sotto al suo braccio.. mi sono concentrata incuriosita per vedere cosa fosse.. ebbene sì.. ommioddioooo. era la marca!  Ohhh…nooooo..  il vestito era da rovescio!  Occhi sbarrati e dubbio amletico: “Glielo dico o non glielo dico?” .. Voi che avreste fatto?