8 Dicembre 2009

Oggi sarebbe stato il compleanno di mia madre e io non me lo sarei mai potuto dimenticare. Ho comprato dei fiori chiari e dei ramoscelli con delle piccole bacche rossastre e di prima mattina sono andata al cimitero. Le due tombe, di mio padre e di mia madre, sono una accanto all’altra e io di solito divido il mazzo in due, un po’ di fiori per mio padre e altrettanti per mia madre. Ero lì tutta sola, intenta a sistemare le fioriere ed assorta nei miei pensieri, quando mi sento salutare: “Buongiorno..”.. Era una signora che conosco e di cui anni fa ho avuto la figlia a scuola.
“Buongiorno..”
rispondo io con un sorriso,
“come sta?.. E Chiara come sta?”
Chiara è sua figlia, una ragazza che adesso dovrebbe avere circa 20 anni. Era bravissima a scuola, quando faceva le medie, ma sapevo che anche dopo si era distinta per le ottime votazioni riportate alla scuola superiore. La ricordavo molto bene con quei suoi occhi verdi, i capelli chiari fin sulle spalle e quelle guance rosate, di quel rossore un po’ innaturale di cui si orna il viso colui che è timido oltre misura.
Mi immaginavo Chiara in mezzo a qualche gruppo di universitari immersa negli studi accademici.. Invece no, la mamma scuoteva il capo e parlava di problemi:
“ Chiara è diventata sempre più chiusa e con il tempo la situazione è peggiorata ogni giorno di più. Adesso prova a fare l’estetista perché non vuole più sentir parlare di studio. Stiamo provando ad andare dallo psicologo…sa .. anoressia.. e poi bulimia.. “ e mentre lo dice un velo di lacrime le copre gli occhi. 
Lei racconta e ogni sillaba che dice trasmette sofferenza. La discussione a breve si fa intensa e profonda, come tra chi si vuol bene ed è alla ricerca del conforto altrui. 
A me viene fatto di risponderle dicendo che i motivi di tutto ciò andrebbero ricercati in questa società depauperata dei valori veri e saldi, che non fa che mostrarci frivolezze sciocche. La cultura non basta più ad appagare e l’intelligenza  dota di quel senso critico che fa sentire inadeguati.. e di lì alla crisi profonda il passo è breve.
E’ il male di vivere che contagia sempre più spesso le ragazzine più brave.
Ed è amaro constatarlo.
Per me che sono insegnante è davvero amaro.
Anni fa la cultura dispensava piacere e orgoglio, adesso sembra che a dispensare piacere e orgoglio sia l’aspetto fisico e l’indossare vestiti firmati.

Il cielo plumbeo assisteva a tutto questo finchè poi, d’un tratto, ha cominciato a piovere.

Gingy

Se n’è andata Gingy , l’amica dei tempi belli del blog, di quando eravamo pochi e condividevamo ogni sera i nostri pensieri. La sua ironia (come dimostrava anche il nome del suo blog), l’arguzia e la sua saggezza erano uniche.

Quante risate e quanti racconti dalla sua cara terra adottiva di Israele..  se n’è andata troppo presto..

Ciao Gingy, resterai sempre nei miie ricordi più cari..

tristezza infinita

 fiore-chiaro-scuro
L’insegnante non è un genitore. Un’insegnante donna non è una mamma.. lei non fa che svolgere il suo lavoro usando il suo buonsenso al meglio e cercando di trasmettere un po’ di cultura. E’ questo  il ruolo di cui da tanto tempo mi sono sentita investita. Un pochino di distacco è necessario tra il docente e i discenti.. sì, ma quando si cominciano a passare 8 o 9 ore a settimana in  una classe,  le relazioni affettive diventano forti e finisce che l’aula diventa quasi un soggiorno familiare..
E’ stata una brutta giornata. 
La mia domenica è iniziata con una telefonata di un collega e poi è stato un susseguirsi di squilli di telefono. La notizia è esplosa come se un tam tam la trasmettesse inesorabilmente. Uno dei ragazzini della mia classe ieri è affogato nel mare di Sarzana.. mentre era a godersi qualche giorno di vacanza con i genitori. 
A scuola si sapeva che era un ragazzo vivace e che ogni tanto andava brontolato perché  doveva stare  un po’ più calmo.. Ma in quel mare ligure lui non stava facendo nulla di male. Giocava con un amico. Aveva messo la maschera da sub e giocava in uno specchio d’acqua di mare calmo come l’olio. Ecco com’è finita la sua vita, in uno dei primi giorni liberi dallo studio..
E’ finita in modo assurdo. E noi tutti abbiamo pianto con il cuore stretto in un dolore cupo e lancinante. 
La sua storia è finita ieri sera, in modo ingiusto per un ragazzo di 13 anni che ha tutta la vita davanti a se’.

Non ditemi “condoglianze”.. io ero solo la sua insegnante.. so che capite..  scusatemi ma stasera non potevo scrivere niente di diverso. Non potevo mettere musiche.. il mio cuore adesso è lì..

marzo maledetto

 
Il 19 e il 20 marzo sono stati i giorni più brutti della mia vita. Sono passati diversi anni ma la tristezza è la stessa. Non vorrei buttarvi addosso la malinconia ma sappiate che oggi mi si addice solo il silenzio.
Del  19 marzo 1990  ricordo quelle parole: “Non piangere per me.. io la mia vita l’ho vissuta ed ora è giunto il momento di andare…Pensa a tua madre. Te l’affido..”  Mio padre era lì sul letto d’ospedale con il suo cuore matto che lo stava tradendo. Dopo due anni di corse forsennate dietro alle ambulanze a sirene spiegate.. un infarto dopo  l’altro.. sempre in bilico tra la vita e la morte… dopo i pacchetti di ms che mi ero fumata a raffica per smaltire il nervosismo,.. ecco,  tutto finì lì,  nel giorno della festa del babbo lui se ne andò. Mio padre era il mio idolo..
 Del 20 marzo 2002 ricordo bene lo squillo del telefono e ricordo quella voce che mi diceva che mio fratello aveva avuto un terribile incidente..  e in quel momento seppi che tutto era già stato segnato dal destino e non c’era nulla da fare.  Ad anni di distanza una strana sorte legò due giorni successivi.

…. maledetti giorni di marzo!