sei pisano..

Pisa1sei pisano se  vai a DESINA’ rigorosamente ar TOCCO!

sei pisano se… il re lo chiami REGIO, il settebello lo chiami GEPPINO e il fante lo chiami GOBBO

sei pisano se… il fango lo chiami MOTA

sei pisano se… tu ma’ ti dice FAI AMMODINO!

sei pisano se … quando prendevi l’autobus prendevi il PURMA

sei pisano se… la mortadella la chiami MELONE

sei pisano se… la mollica la chiami MIDOLLA

sei pisano se… il tallone lo chiami CARCAGNO

sei pisano se… costa ‘na cea…

Potrei andare avanti all’infinito, ma penso che non ci avete capito quasi nulla…ma se volete ve le spiego! ahahahahaha…

Abbiamo un vocabolario noi pisani (nel senso di ricchezza lessicale) che di ogni vocabolo possiamo dare almeno 4 o 5 variazioni sul tema 🙂 e la cosa curiosa è che quasi tutte si trovano sullo Zingarelli 😉

Buon mercoledì a tutti

un se n’ha più..

Un anno fa, in questi tempi, qui in Toscana eravamo più o meno nella stessa situazione, tra neve, gelo e freddo polare. Allora dissero che era capitato tutto all’improvviso e non erano riusciti ad organizzarsi e così scuole mezze aperte e mezze chiuse, strade impercorribili con neve ghiacciata da ogni parte.. insomma, tutto bloccato! Fatto sta che quest’anno ci hanno pensato per tempo e già da Agosto ci hanno obbligati (dico..noi toscani) ad acquistare le catene per le auto e a tenerle sempre in macchina e ci hanno tenuti sul chi vive attimo dopo attimo.

Negli ultimi tempi, diciamo da una settimanetta in qua, assistevamo nei vari tg alle funeste previsioni meteorologiche e dicevamo tra noi: “Che Iddio ce la mandi buona..” e devo dire che in effetti la bomba siberiana che ci è piombata addosso è stata proprio “buona” ovvero di qualità e quantità sopra del comune (permettetemi un pizzico d’ironia)…. sì, oserei dire proprio al di sopra del Comune …ovvero dell’Amministrazione Comunale.

Ieri alle 14,45 alla tv annunciarono che nel giro di un quarto d’ora sarebbe nevicato a Firenze e io, che (disgraziata) sono a letto influenzata, mi son detta: “Eccoci.. cominciano le danze!” e ..non ci crederete, alle 15,05  la neve è arrivata anche davanti alla mia finestra, in perfetto orario!

Alle 18 è stata attuata l’ordinanza del Sindaco sulle scuole chiuse.. ordinanza che era stata preparata già il giorno prima (vedi te che efficienza in questo paese medievale?!) e poi hanno cominciato a trafficare le ruspe con la pala per la neve e gli spargi sale della Protezione Civile e tutto questo viavai di mezzi di soccorso è durato fino alle 2 di notte. “Ammappete.. vuoi vedere che stavolta se ne esce con dignità!” Non ero arrivata nemmeno ad accentare la “a” della parola dignità che si è scatenato il finimondo!

Tempo zero è andata via la luce.. vi chiederete: “Senza luce alle 2 di notte che problemi ci sono?”.. e allora ve lo dico io: pensate ai riscaldamenti, alle caldaie ferme, alle stufe a pellets inutilizzabili, alla casa esposta al vento siberiano ..al freddo e al gelo… al telefono e al modem ko,,che non puoi nemmeno avere comunicazioni perchè i numeri di telefono ce li hai su internet…

Qualcuno in casa mia (leggasi “mia figlia”) ha pensato che in fin dei conti anch’io, con la mia febbretta,  rappresentavo un tiepido approdo e detto fatto si è venuta a rintanare nel lettone, alle mie spalle, quatta quatta come se avesse trovato il bue e l’asinello della capannuccia.  A quel punto, come se tutto ciò non bastasse, il mio impianto di allarme casa,  supertecnologico che comunica con me via sms, si è messo a smattare e ha pensato bene di dirmelo sul cellulare in tutti i modi possibili e immaginabili.  Gli sms si susseguivano a raffica e la centralina mi diceva: “assenza di rete!” (voleva dirmi che qualcuno, forse qualche abile ladruncolo, aveva tolto la corrente), poi, dopo poco: “Ritorno rete!” (evidentemente era felice che tutto era tornato a posto) e dopo poco di nuovo  “assenza di rete!” .. e poi ha cominciato con i piagnistei: “Ho la batteria un po’ scarica”..  mi sembrava quasi di percepire il “sob” di chi sta male! Ogni volta il monitor del cellulare (silenzioso) si illuminava e rischiarava il soffitto della camera così che io pensavo che tutto era tornato normale e che era la luce della lampada sul comodino, ..ma mi sbagliavo. Nulla tornava normale. Alla fine il cellulare è morto per via che aveva finito la carica (ufficialmente è così ma forse l’ho scaraventato da qualche parte..) e io, in quel delirio, ho cominciato a pensare che l’anda e rianda della corrente mi avrebbe bruciato il frigorifero e non sopportando quell’idea mi sono alzata, al freddo, al buio, con la febbre,..e, a tastoni, ho cercato di raggiungere l’interruttore e staccarlo e non so come, ce l’ho fatta. A quel punto era l’alba e il chiarore che penetrava da qualche spiraglio della persiana un po’ mi rassicurava, tant’è che penso di aver sorriso all’idea di tornare al calduccio del mio giaciglio. Però prima di tornare a rincattucciarmi nell’angolino del mio letto,ho pensato bene di andare al bagno…e della serie “le sventure non vengono mai sole” dalle tubature non usciva più nemmeno una goccia d’acqua! … Gulp.. naaaaaaaaaaaaa,,, pure l’acqua manca! Mavvafff……..

Paese medievale,… organizzazione del giurassico!

boia dehhh..

 

vernacoliere

 

Qui in Toscana abbiamo un giornale scritto in vernacolo e si chiama appunto così: "Il vernacoliere".

Ogni volta che si passa davanti all’edicola non si può fare a meno di dare un’occhiata alla bacheca dove sono esposte le prime pagine dei giornali e così, spesso e volentieri ci scappa la prima risata della giornata ..

Questa notizia non è stata pubblicata in questi giorni altrimenti forse invece che "opposizione" ci sarebbe stato scritto il nome di Fini… ma tant’è….

 

modi di dire

In Toscana usiamo questo modo di dire:

"Andare in brodo di giuggiole"
 


Un quesito interessante è quello relativo all’espressione “andare in brodo di giuggiole”, cioè uscire di sé dalla contentezza.
In realtà l’espressione corretta e originale sarebbe “andare in brodo di succiole”, che niente hanno a che vedere con le “giuggiole”, visto che le “succiole”, in toscano antico o popolare, erano le castagne cotte con la buccia.
Si sa che la lingua a volte ci gioca degli scherzetti, per cui uno dice una cosa, l’interlocutore ne capisce un’altra e ne trasmette un’altra ancora, e così si passa dalle “succiole” alle “giuggiole”. Il caso è che entrambi i frutti, o sono quasi dolci, come la castagna, o vi si aggiungeva zucchero e gomma arabica (come alle giuggiole) per farne pastiglie o decotti contro la tosse.
Riferirsi quindi ad un “brodo di giuggiole” significa avere a che fare con qualcosa di estremamente dolce e il dolce, si sa, provoca piacere.

fonte: qui

Buona giornata a tutti!

vita di paese

Oggi inauguro un nuovo tag (ovvero una nuova categoria), la intitolo "vita di paese" e credo che non ci sia bisogno di spiegazioni, intendo raccontare un po’ come si svolge la vita in un vecchio paesino toscano, dove le tradizioni sono radicate e dove tutti si conoscono e si salutano per strada. Bene… detto questo, ecco il primo raccontino, è una storiella ambientata in uno dei negozietti di qui.. raccontino che ha anche una sua morale, che sicuramente capirete da soli.

La neve sconvolge le consuetudini del paese e ci fa ripiombare indietro negli anni, tutto in una volta. Ci si ritrova a camminare a piedi lasciando ferme le auto e si va a fare spesa nei negozietti che altrimenti sarebbero quasi deserti. All’inizio della via che porta alla parte più alta del centro abitato, c’è un alimentari che quando ci si entra sembra di essere in una combriccola di Panarielli e Benigni messi insieme. Qui si dice: "Si va da Gianni!", come se Gianni fosse il nome del negozio!

 Il dialetto usato in quel contesto è rigorosamente toscano e, tanto per dirne una, ieri pomeriggio, davanti alla cassetta dell’uva c’è un cartello dove ci si leggeva: “non rufolare con le mani!” che è tutto un dire…

Quando entrai a comprare il pane c’era una fila lunghissima di gente infreddolita che conversava del tempo e rideva del cartello che il negoziante scherzosamente aveva messo sulla porta d’entrata: “Impianti di risalita aperti!”.. Beh, siamo a cento metri sul livello del mare e vicini alla Versilia .. quindi un cartello del genere non può far altro che farci ridere. Tra le persone della fila, in attesa di essere serviti, c’era pure la barista del bar del centro. Si era messa anche a sedere su una seggiola per stare più comoda e si vedeva lontano un miglio che era tutta contenta anche perchè rideva mentre parlava a Giannii: “Sai.. stamattina alle 10 avevo già venduto 2 vassoi di paste…!.. Vedi, la gente oggi non può prendere l’auto per andare al supermercato, quindi va bene a noi dei negozietti di paese!”.. Gianni ascoltava mentre tagliava il salame di cinta senese e annuiva sorridendo.. “ E’ vero, Franchina, questa neve ci voleva proprio..e speriamo che nevichi un po’ più spesso! Alla faccia dei mercati, dei supermercati e degli ipermercati!”. 

Come dice il proverbio: a buon intenditor poche parole!

 

 

 

a proposito di vie..

(Ore 13,15 di mercoledì 15 Aprile: ho aggiunto qualche foto al post originale, così è più completo.)

La prima foto l’ho scattata a Siena. Mi fa sorridere quel "diacceto"    Non so di preciso se il significato di quel vocabolo è quello che noi toscani gli si dà di solito, ma penserei che sì, è proprio quello: "diaccio" sta per "ghiaccio" e "diacceto" sta per "ghiacciaia".

Spesso d’inverno ci si saluta dicendo: "Ehi, hai sentito stamani che diaccio marmato?" volendo dire: " Hai sentito che freddo stamattina? … ghiaccio come il marmo"

diacceto

 

Anche questa seconda foto l’ho scattata a Siena e anche qui.. "coltellinaio".. direi che è bellissimo

coltellinaio

 

questa terza foto invece l’ho scattata ad Anghiari (Arezzo)…  e anche il nome di quella strada  direi che è molto originale 

maestre_pie

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  questa foto qui sotto invece è scattata dalle mie parti. Via "dell’inferno" ..come nome di strada mette un po’ a disagio.. ma poi, sotto alla scritta del nome del paese, si può leggere un’altra indicazione, in un cartello più chiaro e carino: "Madonna del Soccorso".. beh.. che dire di più?

via_inferno

 


Chiedo scusa a chi ha già commentato se nel frattempo ho modificato il post, ma come ho già detto, l’idea che volevo trasmettere era questa.  Come avete capito i nomi delle strade e i cartelloni con le scritte mi incuriosiscono.. ve ne mostrerò degli altri..

Buona giornata a tutti 

 

Una lettera che deve far riflettere

Lettera di una classe a Napolitano dopo la visita-choc a Roma
QUINTA A LICEO SCIENTIFICO «XXV APRILE»
PONTEDERA

Egregio signor Presidente della Repubblica,
a scriverle sono venti ragazzi che quest’anno sosterranno l’esame di maturità, studenti e studentesse del liceo Scientifico «XXV Aprile» di Pontedera. Ci rivolgiamo a Lei per la prima volta, ma l’argomento di cui vorremmo renderla partecipe ci sembra alquanto importante. La questione riguarda una visita che la nostra classe, insieme a due insegnanti, ha effettuato il 2 dicembre al Senato della nostra amata Repubblica.

Avremmo tanto voluto dimostrarle il riconoscimento verso le Nostre istituzioni e la felicità per aver avuto la possibilità di partecipare a tale visita, ma purtroppo i sentimenti che ci spingono a scriverle sono decisamente altri.

Siamo da poco maggiorenni, alcuni di noi hanno già avuto l’onore, nonché il dovere, di votare alle ultime elezioni. Tutti ci interessiamo alla politica, chi più e chi meno. Tutti, a scuola, seguiamo le lezione di educazione civica. Tutti studiamo gli articoli più importanti della nostra Costituzione e tutti crediamo nei suoi Principi Fondamentali. Ci stanno insegnando che non bisogna cedere a quella malattia, diffusa fra molti giovani, che è l’«indifferentismo». Ci stanno insegnando quel principio che un certo signor Piero Calamandrei insegnò agli studenti milanesi nel ’55 e cioè che sulla libertà bisogna vigilare ogni giorno, vigilare dando il proprio contributo alla vita politica.

Dopo aver letto queste parole si immagini dunque con quale entusiasmo e aspettativa attendevamo la visita al Senato. Nel primo pomeriggio siamo stati alla Libreria del Senato, dove una cortese signorina ci ha parlato di quest’importante organo di Stato: il ruolo, i poteri, la fisionomia. Dopo aver chiarito alcune curiosità ci ha esposto che cosa avremmo sentito alla seduta pubblica. L’ordine del giorno prevedeva la conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 9 ottobre 2008, n. 155, recante misure urgenti per garantire la stabilità del sistema creditizio e la continuità nell’erogazione del credito alle imprese e ai consumatori, nell’attuale situazione di crisi dei mercati finanziari internazionali. Visto il tema molto attuale, la signorina ci ha anche spiegato che eravamo fortunati, in quanto avremmo assistito ad un’importante, se non accesa, discussione parlamentare.

Un po’ intimoriti, ma molto emozionati, siamo entrati a Palazzo Madama e, scortati dai commessi, siamo finalmente entrati per assistere alla seduta. Il presidente del Senato stava già introducendo la relazione del disegno di legge e si immagini il nostro stupore, mettendoci seduti, nel vedere che decine di posti erano vuoti, che le tribune a sbalzo erano pressoché deserte e che nessuno di quei pochi signori presenti stava ascoltando il Presidente. Ci è venuto spontaneo chiedere spiegazioni ai commessi, i quali ci hanno cortesemente rassicurati, spiegandoci che ogni senatore conosceva già il disegno di legge e la lettura da parte del Presidente era pura formalità. La situazione e soprattutto il grado di attenzione sarebbero sicuramente cambiati da lì a poco.

Ma ancora più stupore lo abbiamo provato nel momento in cui ci siamo resi conto che la situazione, con il passare dei minuti, non solo non cambiava, ma degenerava: i senatori parlavano fra di loro ed al cellulare con estrema naturalezza, generando un fastidiosissimo brusio di sottofondo, per altro non captato dal Presidente, che neppure tentava di richiamare all’ordine tali senatori. Ai più sfrontati con il cellulare alla mano si contrapponevano però i senatori più pacati: non conversavano, non interagivano, ma sfogliavano semplicemente le pagine dei quotidiani o dei giornali di gossip. Non dimentichiamo poi coloro che usavano con naturalezza il computer, aperto in bella vista davanti ai loro scanni. Dalla nostra tribunetta, esterrefatti, scrutavamo tutto e tutti. La situazione stava per toccare il fondo: alcuni senatori cominciano a esporre i loro discorsi e le loro opinioni riguardo il decreto-legge, ma il brusio ovviamente non si placa neppure adesso.

Molti di loro, concluso il discorso, prendono la ventiquattr’ore e se vanno, senza nemmeno ascoltare la risposta degli altri parlamentari. Altri continuano insistentemente a conversare e come l’esponente del proprio schieramento conclude il discorso si girano e con estrema naturalezza applaudono, senza nemmeno aver ascoltato una virgola dell’arringa. Molti altri entrano ed escono, leggono e scrivono, ci guardano e sorridono.

Ma lo stupore provato fino ad adesso in un soffio si trasforma in profonda delusione e vergogna. Ad alcuni di noi infatti capita per caso di ascoltare alcune frasi frammentarie, ma purtroppo del tutto intelligibili, di un senatore che, salito sulla tribunetta, stava rispondendo alle domande di altri signori scandalizzati quanto noi. «E’ normale, è anni che è così», ripeteva tale signore alle loro domande riguardo l’assenteismo. «L’Italia ormai è un Paese che non può più essere riformato», sosteneva. «I senatori si presentano solo per le votazioni più importanti; il titolo ormai è acquisito», rimarcava.

L’entusiasmo di venti giovani cittadini si è cancellato al sentire queste frasi. L’unica cosa che provavamo uscendo da Palazzo Madama quel martedì era delusione, amarezza, vergogna. Tutte quelle belle aspettative di cui eravamo pieni la mattina sono sfumate in quella mezz’ora.

Come si può governare bene un Paese se non si siede quasi mai in quelle tribune? Come si possono risolvere i problemi dello Stato senza dar loro attenzione? Come si possono trovare compromessi senza ascoltare le opinioni altrui? Come si può aiutare un Paese che sta soffrendo, che ha molte lacune da sanare, che ha gravi problemi da affrontare, se si hanno radicate nella mente le convinzioni di quel senatore?

Nei giorni successivi abbiamo continuato a parlarne in classe e le nostre professoresse si sono sentite quasi in dovere di chiederci scusa. I loro intenti erano due: coltivare e cementare il nostro senso civico e il nostro interesse per la politica e formare la nostra fiducia nelle istituzioni. Quest’ultimo è crollato come un castello di sabbia, lasciando dietro di sé le fondamenta della delusione. Ma per quanto riguarda la coscienza civica, difficile a crederci, si è resa ancora più salda: di assenteismo, di disinteresse, di falsità nella politica italiana avevamo sentito solo parlare, adesso però li abbiamo visti con i nostri occhi. Vedere per credere. La presa di coscienza di una realtà che in pochi vogliono ammettere ha generato un’unica, ma forte, sicurezza: la politica non può e non deve essere quella che ci si è presentata davanti. «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione», così recita l’articolo 67 della nostra Costituzione, e, se noi siamo la Nazione, non siamo più così sicuri di voler essere rappresentati da chi non si ripete ogni giorno questa frase.

Come noi anche altri studenti potrebbero aver avuto, e a nostro parere è cosa certa che sia accaduto, la stessa reazione. Perciò, pur essendo consapevoli che questa nostra lettera non cambierà quello che abbiamo visto e sentito nell’aula del Senato, ci è sembrato doveroso doverla rendere partecipe della nostra esperienza, delle nostre sensazioni e delle nostre conclusioni.

In veste di garante della Costituzione e rappresentante dell’unità non le poniamo alcuna richiesta, né le formuliamo alcun appello, ma la ringraziamo soltanto di aver speso un po’ del suo tempo nel leggere questa lettera. In veste di cittadino italiano invece le chiediamo di far tesoro del pensiero, per non dire dello sdegno, di venti studenti, fieri cittadini italiani esattamente come Lei.

(Preso da Mauro Pucci che ringrazio..  la sottopongo anch’io alla riflessione di tutti.)