Ciao scuola…

Inutile negarlo, mi manca un po’ la scuola. Non tantissimo, ma abbastanza. Non si può dimenticare quello che è stato il proprio lavoro per quasi 40 anni. Ci ho creduto molto nella professione di insegnante e l’ho portata avanti con passione.

Penso che, nonostante le giornate uggiose in cui vai al lavoro col mal di testa, le faticacce delle riunioni, le arrabbiature con i ragazzi, i mille problemi con le teste dei genitori e le migliaia di pacchi di compiti di matematica da correggere… nonostante tutto ciò, se potessi ricominciare da capo ripartirei, con tutto quell’entusiasmo che ho sempre avuto.

Non mi ci voleva di andare in pensione con il lockdown, mollare le classi e subito dopo privarmi della libertà di muovermi e non mi ci volevano tutti gli altri problemi che quest’inverno mi hanno massacrato la vita, ma è andata com’è andata ed è inutile fermarsi a riflettere su ciò che potrebbe essere e non è. E allora, oggi è terminato un altro anno scolastico e io voglio augurare una buona estate agli studenti e ai docenti e spero che questo che è appena trascorso, sia l’ultimo delle lezioni in dad e della paura del contagio. Auguro vivamente a tutti che da settembre prossimo si possa ripartire serenamente e che la scuola possa assolvere di nuovo e a pieno al proprio ruolo importantissimo della formazione dei futuri cittadini.

Lascio qui sotto, un pensiero di Rodari, una riflessione sempre attuale sul ruolo dell’insegnante in special modo della scuola primaria, che poi, a parer mio, forse è la più importante di tutte.

Bello, vero? A parer mio è magnifico.

Regalini ne vuoi?

Non so se usa anche lì da voi, ma qui va di moda regalare la roba mettendola su delle pagine Facebook dedicate. Io, per esempio, uso “Te lo regalo se lo vieni a prendere- Toscana”, ma non è nemmeno l’unica, ce ne sono tante intitolate più o meno in modo simile. Nel tempo ho regalato lampadari, materassi, lettini da bambini, libri… tutte cose che non usavo più e che mi dispiaceva buttare via.

Negli ultimi tempi, è nata una nuova pagina Facebook, frequentata da gente di qui, del posto in un raggio di nemmeno 10 chilometri e vi farei vedere cosa non mettono in regalo. Tante sono anche cose nuove, ancora imballate, che io mi chiedo come mai non provino a rivenderle oppure, se sono acquisti sbagliati, perché non provano a riportarle indietro, al negoziante. A differenza delle altre pagine Facebook dedicate ai regali, “a te può servire…” ( si chiama così) è piena anche di offerte di vestiario e accessori di tutti i tipi. Fatto sta che io ieri sera ho voluto provare e, siccome avevo due borse datate, che avevo portato a lungo e che avrei dovuto gettare via, le ho fotografate e le ho postate su quel sito dicendo che le avrei regalate.

Appena ho finito di scrivere il messaggio ho visto che già si erano prenotate una ventina di persone. Io mi son detta: “E ora come scelgo a chi darle?” … arduo compito.. ho preso una persona a caso e ho scritto che assegnavo a lei. Lei mi ha risposto subito contentissima, mentre altra gente continuava a prenotarsi come se niente fosse.

Insomma, oggi la signora è venuta a casa mia, … chiamarla signora è eccessivo, diciamo che era una ragazza minuta, bionda, tutta sorridente, che dal profilo social ho visto che ha già due figli. Io le ho consegnato le borse sulla soglia della porta d’ingresso di casa mia e lei ha allungato una mano e mi ha porto una borsa di carta, dicendomi che quello era un piccolo pensiero per me.

Eccolo:

Daiiii…ma che carinaaaaa! Non avevo ai ricevuto niente in cambio di un regalo che offrivo. Poi mi ha anche mandato un messaggino dicendomi che era contentissima che le borse erano bellissime.

Insomma, sono felice, ho fatto del bene a me perché il gesto carino mi ha riempito il cuore, sono contenta per lei perché le borse le sono piaciute molto e infine sono contenta per Madre Natura che a questo giro ha potuto essere risparmiata di rifiuti indistruttibili.

Dai, tutto è bene quel che finisce bene 🙂 ❤

Roselline vintage

In questi giorni ho fatto diversi lavoretti, ora ve ne mostro qualcuno. Cominciamo dal primo.

Lo scorso anno avevo messo ad essiccare delle rose che poi mi erano rimaste lì appese a testa in giù, in garage, in attesa di essere sistemate. Era un mazzo di rose che avevamo regalato a mia figlia per la laurea, quindi un bel ricordo.

Non sapevo proprio cosa farci, poi però mi sono impegnata e ho avuto un’idea: ho preso un sacchettino di iuta, l’ho bagnato bene nella colla vinilica e poi l’ho lasciato essiccare completamente, dandogli la forma che vedete in foto. Quando il sacchetto si è indurito ci ho inserito all’interno della spugna da fiorai, di quella che serve a sostenere dritti i fiori dentro ad un vaso, infine ho tagliato i gambi delle rose e ce le ho sistemate, dando forma alla piccola composizione.

Non è una cosa splendida, ma è carina e poi è un bel ricordo.

Buon fine settimana a tutti 🙂

per un ozioso lockdown

casa dolce casa

Scendo le scale di casa mia e, ferma sull’ultimo gradino, fotografo le mattonelle dell’ingresso al piano terra. Strano, non mi sembravano così belle come in foto. Noto che il piastrellista, nel lontano 1908, non si era posto tanti problemi con le simmetrie. Era di certo un muratore avanguardista e aveva giocato di fantasia con i decori.

E pensare che qualche anno fa mi ero decisa a sostituire questo pavimento mettendone uno più moderno. Meno male che non l’ho fatto perché adesso mi piace molto.

In questa giornata cupa, fredda e monotona non c’è molta voglia di chiacchierare e raccontare. O almeno, per me è così. Fuori dai vetri della finestra poco fa osservavo il cielo che appariva uniforme, color grigio plumbeo e non prometteva niente di buono. Fuori ora tutto tace come se il mondo fosse in apnea in attesa di chissà cosa. Non si sa se è più colpa del covid che ci riduce in questo stato di letargo apparente o la pesantezza di questo inverno piovoso e opprimente, fatto sta che qui siamo tutti rinchiusi in casa e si passa il tempo come si può, anche fotografando i pavimenti più banali del mondo. Poco fa ha telefonato di nuovo la protezione civile ricordandoci il rischio neve e raccomandandoci di stare in casa stanotte. Io mi sto chiedendo se volendo, stanotte avrei potuto uscire di casa o no, perché ero rimasta al coprifuoco dalle 22 in poi, ma può essere che qualche Dpcm me lo sia perso o me lo sia dimenticato, comunque sia non uscirò di certo, questo è poco ma sicuro. Starò qui ora, stanotte, domani e domenica..e poi e poi ancora.. ho da fotografare tanti altri pavimenti, che la mia casa è grande e hai voglia a scattare foto!

no comment!

Tempo fa comprai una cosa su Amazon, mi è stata consegnata qualche giorno dopo, ma puta caso ero uscita e allora il corriere che fa, suona alla vicina di casa e consegna la merce a lei dicendole che avrebbe dovuto darmela non appena mi avesse vista. E su questo niente da eccepire, infatti la mia vicina appena mi ha incontrata sul marciapiede mi ha chiamata e mi ha dato il pacchetto. Io l’ho ringraziata molto per la disponibilità e con un paio di sorrisi cordiali la questione si è chiusa lì. Però io dopo ho fatto presente al corriere che non era bene lasciare le mie cose suonando il campanello alle vicine di casa e che sarebbe stato meglio evitare di disturbare.

Qualche giorno dopo ho comprato un’altra cosa sempre su Amazon e guarda caso alle 11 di mattina, alla consegna, al passaggio del corriere, ero assente perché uscita a prendere il pane e allora anche stavolta il giovane fattorino quando nessuno ha risposto al suono del campanello, ha dovuto mettere al lavoro tutti i suoi neuroni e così si è recato al bar che si trova nella piazza ad un centinaio di metri da casa mia e ha recapitato il pacchetto al barista chiedendogli di consegnarmelo non appena mi avesse visto. Anche stavolta è andata bene perché conosco il barista e non appena lui mi ha visto transitare davanti al suo locale, mi ha chiamata e mi ha dato il pacchetto. E anche qui ringraziamenti e sorrisi…e pure un caffè macchiato con tanto di pastarella, per ripagare del disturbo. Poi però anche a questo giro ho contattato il corriere egli ho detto che se magari mi avesse avvisata dell’orario in cui effettuava le consegne, mi sarei fatta trovare… in fin dei conti avrei preferito controllare in sua presenza certa merce in arrivo che poi, se l’avessi trovata rotta, reclamando con chi me l’aveva spedita, non avrei saputo a chi dare la colpa. Beh, lui ha detto che avrebbe fatto il possibile per venire incontro alle mie richieste.

Ed oggi, dopo tanto raccomandarsi, il corriere è venuto incontro alle mie richieste…

casa mia

Indovinate un po’ cosa c’è nascosto dietro allo zerbino?

…e gli acquisti?

Io non credo che potremo mai sostituire la nostra modalità di fare spesa per negozi con il dilagante shopping online.

Ma vuoi mettere il poter vedere dal vivo i prodotti in vendita, curiosare tra la merce esposta, toccare i materiali, parlare con i commessi, chiacchierare con gli altri acquirenti e prenderci del tempo per noi, comprando senza fretta ciò che più ci piace e che magari desideravamo da tempo rispetto a stare lì, inebetiti, davanti al monitor di un pc a scorrere foto per poi procedere in tutta fretta ad acquistare con un click del mouse.

Io, con questi lockdown ho riscoperto i negozietti di paese e, anche se spendo un pochino di più, ricevo tante più soddisfazioni. Mia figlia intanto ha comprato un prodotto sul sito di Ikea online e oggi lo ha ricevuto uno scatolone a casa, in quello stato…

…ma chi?

Avete presente quando una si prende qualche minuto per sé, per darsi una sistemata e poi scopre che era l’unico momento sbagliato nell’arco di una giornata? Beh, ecco, ora vi racconto…

Ieri mattina verso le 11 dico a mio marito che stavo andando a farmi una doccia e che per darmi una sistematina mi sarei assentata una mezz’oretta, tanto non aspettavo nessuna visita quindi il mondo poteva fare a meno di me per un po’. Dopo una ventina di minuti, però, mentre ero lì con l’accappatoio e l’asciugamano il testa, sento una scampanellata. Nel dubbio che mio marito non avesse sentito gli ho letteralmente urlato dal bagno che rispondesse guardando chi ci cercava. L’ho sentito scendere le scale e incuriosita ho origliato e ho sentito che parlava con qualcuno giù al portone di casa; una chiacchierata breve, di qualche attimo poi lui è tornato di sopra con un sacchettino sbrilluccicoso con all’interno due flaconcini di Yves Rocher con qualche perlina natalizia e me lo ha porto. Io ho guardato il regalino sorridendo mentre me lo rigiravo tra le mani, sicuramente avevo gradito il pensierino, non rimaneva che sapere chi lo avesse portato. A quel punto ho guardato il marito e gli ho detto: “Carino! Chi lo ha portato?” e lui: “Mah, non so, non gliel’ho chiesto…era una ragazzina!” . A quel punto ho pensato che mi prendesse in giro e ho cominciato a guardare meglio se ci fosse stato inserito qualche bigliettino, ma niente, non c’era alcuna indicazione del mittente. Allora ho guardato di nuovo il marito e ho cominciato a incupirmi: “Senti,..ti trovi davanti una che porta un regalo e tu oltre a non sapere chi fosse, nemmeno le chiedi il suo nome o qualche altra cosa?”..e lui: “Ha detto che era un pensierino per te e io le ho detto “grazie” che altro c’era da sapere?”. A quel punto giuro che ho pensato al divorzio come rimedio estremo ai miei problemi! Ma poi, siccome ormai il periodo del “soddisfatti o rimborsati” con il marito è scaduto da tempo, ho pensato ad un altro modo di risolvere il problema senza litigare e così ho iniziato con le domande come si fa quando si gioca ad “Indovina chi”.

“giovane o vecchia?”… “giovane!”

“capelli mori o biondi?”… “mori”

“lunghi o corti?”…corti

“lisci o ricci?”… lisci

“alta o bassa?… piccoletta ed esile

e via via con gli altri particolari .. sui modi di parlare.. sul vestito.. sullo sguardo..

Alla fine il campo si è ristretto e allora, continuando con il metodo “indovina chi” ho preso due fotografie tra quelle degli amici che ho su facebook, le foto di due ragazze, mie conoscenze, “papabili” e gliele ho mostrate dicendo: “è una di queste due?” e scoprendo che l’artefice di quel gesto gentile era una mia ex colleghina carinissima alla quale anni fa ho fatto da tutor. A quel punto ho sorriso pensando al bel pensiero che lei aveva avuto nei miei confronti e ho riflettuto qualche minuto pensando a come contraccambiare 🙂 Non ci ho messo più di due minuti per decidere.

Dopo pranzo, in cucina, mi sono armata di buona volontà e ho preparato una teglia di biscottini ai corn flakes, di quelli che piacciono tantissimi ai bimbi e poi, detto fatto, ho preparato un bel vassoio dorato e ce li ho posizionati in bella mostra con lo zucchero vanigliato e così, dopo aver confezionato un bel pacchetto, ho preso l’auto e sono corsa a consegnare il regalino. Quando le ho suonato alla porta, lei mi ha aperto insieme ai suoi tre bimbi piccoli e non potete immaginare come le si sia illuminato il sorriso per la sorpresa.

Natale è anche questo, una doppietta di bei pensierini profumati, a sorpresa, che poi anche se non ti abbracci e non chiacchieri ore ed ore, capisci lo stesso che ti vuoi un gran bene .. così mi piace.