…i ricordi della prof

[Stonehenge]

… e solstizio sia 🙂

Il solstizio, come evento astronomico, è una delle conseguenze del moto di rotazione che effettua la Terra ruotando sul suo asse (inclinato sul piano dell’eclittica) e del moto di rivoluzione che il nostro pianeta compie intorno a Sole. Quest’anno il 21 Giugno è il giorno fatidico in cui, alla nostra latitudine, comincia l’estate.

Si potrebbe parlare chissà quanto delle storie e delle leggende legate a tutto questo, (ivi compreso dello gnomone del duomo fiorentino… e sarebbe una chicca) ma basta fare un giro sul web e ci si può togliere la curiosità, motivo per cui non lo farò. Quelle che invece a me viene in mente e che vi voglio raccontare è legato alla mia esperienza di insegnante di materie scientifiche.

Incredibile ma vero: era più difficile far capire ai ragazzi questo concetto di astronomia di quanto non fosse far loro imparare la formula di Erone. (tanto per fare un esempio).

Tanto per cominciare la posizione del Sole rispetto all’orbita della Terra non è questa:

moto di rivoluzione della Terra

Perché l’orbita è sì ellittica ma la Terra occupa la posizione di uno dei due fuochi (F1 oppure F2):

ellisse

Quindi la situazione corretta è questa qui sotto, con il Sole in posizione decentrata (beh, più o meno… semplificando le cose):

Guardando bene l’immagine si capisce che noi ci troviamo nella posizione a sinistra (è una sinistra relativa alla nostra posizione di osservatori della foto, logico che “sinistra” non ha senso nella realtà). E poi, considerando la nostra latitudine, i raggi del Sole al solstizio, arrivano fino a noi in questo modo (nell’immagine qui sotto):

Così i raggi arrivano pressoché perpendicolari alla nostra testa, quindi con la maggiore potenza rispetto a quando sono inclinati.

Stando così le cose, da noi è più caldo quando la terra è più lontana dal Sole, mentre è inverno pieno quando essa è più vicina al Sole.

Ecco, ora vallo a spiegare ai tredicenni! Loro sono cosmo-centrici che nemmeno Tolomeo era a questo livello. Hanno le loro convinzioni e guai a smontargliele. Quindi per un tredicenne per forza da noi è più caldo quando la Terra è più vicina al Sole, non può essere diversamente nemmeno se gli fai vedere 1500 documentari, se lo fai partecipare a una decina di simulazioni in laboratorio e nemmeno se lo carichi a forza su un pulmino e lo porti fino all’osservatorio di Arcetri, sopra a Firenze, dove le cose te le spiegano che anche un idiota lo capirebbe. I tredicenni possono anche capire bene il concetto, ma i loro misconcetti sono talmente radicati che poi, dopo poco, se ne dimenticano e ritornano alla loro idea. I tredicenni se li fai parlare ti accorgi che hanno delle idee che seguono una logica tutta sua. Ad esempio pensano che gli individui che abitano nell’emisfero sud stanno a testa in giù perché sfortunati loro, si trovano “di sotto”..e c’è ancora qualche tredicenne che pensa che gli inglesi parlano inglese ma pensano in italiano e poi traducono. Pensano così, gli viene naturale, il problema è che tanti non li convinci che la loro idea è sbagliata. Se glielo chiedi, il 90% delle volte ti rispondono sbagliato. Provate a chiederlo ai vostri amici o familiari: “Alla nostra latitudine, dove si trova la Terra rispetto al Sole quando è estate? Più vicina al Sole o più lontana dal Sole?” Chiedeteglielo e poi se ne riparla 🙂

Un paio di anni fa, in una classe, nonostante gli avessi spiegato il concetto per bene, mi dissero che ero io a sbagliarmi, perché anche la loro prof di geografia aveva detto che nel solstizio d’estate il nostro clima è più caldo perché la terra si trova più vicina al Sole.

Io dalla disperazione sbattei la testa per 3 volte sul cemento armato della colonna portante della scuola e poi cercai la collega e le dissi che lei non era più tredicenne e che era l’ora che la smettesse con quell’idea da ragazzina pressapochista e che si doveva ricordare che era insegnante 🙂 … (e magari ripassarsi le materie prima di spiegarle… ma questo non gliel’ho detto, ehhh 😉 )

Comunque sia, giuro che mi ci volle una pazienza infinita per convincerla 😦 Fu una missione ardua più che con i ragazzi 😀

Marte, questo (s)conosciuto

Curiosity
Ingenuity
Perceverance

Che meraviglia queste nuove missioni spaziali alla scoperta di informazioni su Marte!

l’orbita di Marte e della Terra

  1. Come si differenzia la composizione di Marte da quella delle Terra e perché i due pianeti si sono evoluti in modo così diverso?
  2. Quali risorse naturali sono disponibili sulla superficie per un futuro per l’uso da parte dell’uomo?
  3. Nel passato erano presenti oceani?
  4. Se una volta si formò la vita, è possibile trovarla oggi da qualche parte?

Ecco alcuni tra gli interrogativi che gli scienziati si pongono.

Le missioni spaziali da sempre ci hanno incuriosito, anche perché si va sempre più in là, in mondi a noi sconosciuti.

Ora il nostro sguardo è rivolto a Marte, “il pianeta rosso”, chiamato così  per via del suo colore caratteristico causato dalla grande quantità di ossido di ferro che lo ricopre, rosso come il sangue…. e perciò il pianeta prese il nome dall’omonima divinità della mitologia romana, Marte, il dio della guerra!

I satelliti (come si suol dire, le sue “Lune”) si chiamano Fobos e Deimos, italianizzati diventerebbero Paura e Terrore e richiamano la mitologia greca secondo la quale accompagnavano il padre Ares, Marte per i Romani, in battaglia.

Belle queste storie collegate alla scienza, vero? Ora però una cosa mi sfugge: ma a Curiosity, Ingenuity e Perceverance, chi ha messo il nome? … Topolino?

Piranha

Piranha - acquario della Certosa di Calci
piranha – acquario della Certosa di Calci

Fermi, immobili, sospesi nell’acqua nitida dell’acquario, sembrano pronti a scattare mostrando ad uno sprovveduto intruso la loro aggressività. Presenze solo a prima vista tranquille, ma a ben guardare alquanto inquietanti, i piranha sono pesci che incuriosiscono per le storie che si raccontano su di loro.

Sono celebri per i loro denti affilati, capaci di tranciare un amo e un appetito vorace per la carne.La caratteristica più distintiva della specie è senza dubbio la bocca, simile ad una tagliola. La mandibola, molto pronunciata, è armata con una fila di grandi denti triangolari, molto affilati, i cui margini coincidono perfettamente con quelli dei denti nella mascella superiore, più piccoli ma ugualmente affilati. Questa struttura, assieme ai potenti muscoli delle mascelle, rende la bocca del piranha uno strumento oltremodo efficiente, in grado di tranciare di netto e con un solo morso un boccone di carne dalla preda.

I piranha (o piragna) si trovano di norma nel Rio delle Amazzoni e nei fiumi della Guyana (dove viene chiamato Pirai) e del Paraguay. Tuttavia sono diffusi anche in tutti i sistemi lacustri dal bacino amazzonico, dell’Orinoco e del Rio della Plata. Gli indios del bacino del Rio delle Amazzoni lo chiamano anche Caribe perché lo accomunano ai popoli dell’etnia Caribe, noti per la loro ferocia e per la pratica del cannibalismo.  La pericolosità del piranha sta nel numero; un banco medio-grande di alcune centinaia di individui può spolpare in pochi minuti una pecora o un cavallo.

A dispetto però della sua cattiva fama, il piranha svolge un’importante funzione di “spazzino” del fiume, eliminando le carcasse di animali morti, evitandone la putrefazione e mantenendo pulite le acque. Come dire che non tutto il male viene per nuocere 🙂