Il ponce al bar Civili

il ponce al mandarino

A tutti i bambini piace collezionare qualcosa: io quando ero piccola collezionavo le bottigliette mignon, che tanti anni fa andavano di moda. Negli anni ne misi da parte più di 200, di tutti i tipi diversi.

Un centinaio di bottigliette, quelle più simpatiche e “preziose” (per i collezionisti) tempo fa le posizionai in una vetrinetta che sistemai in salotto, le altre le avevo lasciate in un paio di cassette in garage, dicendo che prima o poi le avrei scelte per bene e quelle che mi piacevano meno le avrei vendute o regalate. Ebbene, ieri sera mi sono messa all’opera, (complice il lockdown che ti porta a fare in casa quel che non avresti mai pensato di fare) e allora le ho tutte spolverate e scelte con molta pazienza. Molte delle mignon le ho associate ai miei ricordi e ho sorriso ripensando a quei tempi. Una bottiglietta singolare è sicuramente quella fotografata lì sopra: il ponce al mandarino. Ricordo che nel tempi passati era molto in voga quel liquore: chi non assaporava un bel ponce al rum e caffé..o al mandarino, dopo i pasti o al bar, magari per scaldarsi un po’ o per trattenersi a fare due chiacchiere con gli amici. Era buonissimo, bevuto bollente, ti rimetteva al mondo! Non so da quanti secoli non l’ho più bevuto. Noi pisani, quando si voleva sorseggiare un ottimo ponce si prendeva la macchina e si andava a Livorno, al bar Civili… si sapeva che lì il ponce era davvero un’altra storia 🙂

Oggi tenevo in testa questi pensieri e, non immaginerete quel che mi è successo: strano caso della sorte, poco fa mi sono trovata davanti questo articolo di giornale Il Telegrafo: “Bar Civili, il tempio del ponce compie 130 anni: “Siamo livornesi, non molliamo mai”

“Livorno, 19 febbraio 2021 – Il lockdown da coronavirus ammanta di malinconia anche le vecchie tradizioni, ma non le annienta. Sono forti come il vento di libeccio che quando vuole picchia duro, ma tempra, rinnova, fortifica. E così è anche per il culto del ponce, che va giù rovente di pari passo con il cacciucco, altro pezzo forte della livornesità doc.  Dietro al banco del locale di via del Vigna 55, fra gagliardetti delle squadre di calcio e quadri originali di Renato Natali, Cafiero Filippelli e altri pittori macchiaioli, la macchina del caffè sputa vapore bollente e l’odore del rhum si mescola a quello del caffè, per nebulizzare le inquietudini della pandemia tuffandole nella scorza di limone, la “vela”. Due cucchiaini di zucchero nel gottino di vetro e poi giù, “a bollore”.

Niente di meglio, ve lo garantisco io 🙂

Bar Civili – Livorno
Bar Civili- Livorno
Bar Civili – Livorno

Oh, ai livornesi qualche merito gli va dato, via… 😉

La cedrina

La Cedrina della “nonna di Cadimore”.

La  cedrina (che poi è un liquore tipo limoncello) si fa con le foglie di Lippia Citriodora (Limoncina, Erba Luisa o Erba Luigia) che è molto comune (almeno qui). Io lo faccio ed è buonissimo.

Citriodora

 

Ingredienti:

500g d’alcool a 90°, 60 foglie d’erba cedrina, 500g di zucchero, 500g d’acqua.

Esecuzione

Mettete le foglie di erba cedrina in un vaso con l’alcool e lasciatele in infusione per 20 giorni. Trascorso il tempo filtrate e versate in un recipiente. Preparate uno sciroppo facendo bollire acqua e zucchero per 10 minuti, lasciate intiepidire. A questo punto filtrate tutto e mescolate con l’alcool. Dopo averlo imbottigliato lasciatelo riposare per due mesi prima di consumarlo