le storie della prof

Un mondo strano

“Non vogliguarda fuorio sapere i risultati degli esercizi per il semplice motivo che non voglio preoccuparmi fin da adesso sapendo che ho sbagliato delle cose!” e così dicendo si è girata di là, verso il finestrino del treno e ha chiuso il discorso; anzi, ha fatto di più, si è messa pure le cuffie alle orecchie per ascoltare la musica e non sentir dire più niente. Su quel treno oggi eravamo in pochi a rientrare a casa dopo aver sostenuto una competizione scientifica dedicata agli alunni più bravi della scuola. E lei era una di quelli. Gli occhi piccoli, verdi, un po’ sfuggenti in un viso minuto da tredicenne in crescita. Una cascata di ricci castani sciolti sulle spalle e  un corpo alto, smilzo e longilineo, un po’ dinoccolato ma anche un po’ troppo dritto come se, con il suo atteggiamento, volesse far capire  al mondo che lei non è più una bambina e che sa essere una tipa tosta, quando vuole. Nessuno comunica facilmente con una così e nessuno riesce mai a capire fino in fondo cosa le stia passando per la testa. Nemmeno la mamma dice di comprenderla e spesso scuote il capo come fa chi è rassegnato e non ce la fa più a lottare per cambiare le cose; se poi però questo sia vero o falso nessuno lo saprà mai. Dei giochi scientifici,  invece, il risultato si saprà presto e vedremo come andrà a finire, se questo qualcosa può valere, in questo mondo strano in cui sempre più spesso è così difficile comunicare.

sfondoni

diaframma

In classe.

“Michele, guarda l’immagine e dimmi come si chiama quel muscolo che divide la cavità addominale da quella toracica e che è molto importante per la respirazione…”

“Lo so prof!!! Si chiama diaframma cartesiano!

14… no no… interdisciplinarità matematica e scienze raggiunta!…32

 

Senza esagerare ehhh

campana a vuoto.JPGA volte la prof è troppo poco prof ed è come una ragazzina giocherellona e curiosa. Stamani, in laboratorio di scienze insieme ad una trentina di bimbi, armeggiava con una pompa a vuoto per far vedere gli effetti della pressione atmosferica, quando le è venuto in mente di far sentire agli alunni che nel vuoto non si trasmette nemmeno il suono.  Detto fatto ha preso una campana in plexiglas che ha posizionato sulla pompa a vuoto e ha cominciato a chiedersi cosa poterci sistemare in modo che suonasse o almeno che facesse rumore. E’ passato qualche attimo e non le veniva in mente niente: non aveva sveglie e nemmeno campanelli elettrici… e allora perché non metterci il proprio cellulare e farlo squillare?  Di primo acchito sembrava un’ottima idea, sarebbe bastato inserire la suoneria della sveglia e il gioco era fatto! E così è stato…suoneria inserita …pochi attimi e il cellulare si è messo a suonare, … subito ha chiuso la campana di plastica ed ha azionato lo stantuffo per far uscire l’aria. Silenzio completo nella stanza, i ragazzi ascoltavano il suono della sveglia che man mano affievoliva.. a quel punto la prof ha avuto un attimo di ripensamento: ” E se il cellulare fosse esploso? ” Ha pensato.. Ehhh… magari nel cellulare è contenuta dell’aria e mettendolo nella campana a vuoto sarebbe potuto esplodere..  Si è immaginata nella prima pagina dei giornali: “Prof sconsiderata fa esplodere una scuola!” O mio diooooo… In un attimo si è resa conto che forse faceva una cavolata (o forse no, chissà) e quasi quasi le è entrato addosso un leggero tremore di paura; fatto sta che ha smesso subito di armeggiare con la pompa a vuoto farfugliando che l’esperimento era “quasi” riuscito e che finiva lì… I ragazzi erano a bocca aperta e si chiedevano come mai la prof avesse smesso l’esperimento così alla svelta, non capendo quella reazione così affrettata. A quel punto la prof si è limitata a dire che in fin dei conti avevano avuto modo di sentire che il suono era sparito (o quasi) e che bastava quello e che a quel punto avevano altro da fare perché era tardi ed era quasi l’ora di uscire.  Poi lei si è girata per riprendersi il cellulare ma il rubinetto che bloccava i flusso dell’aria della campana a vuoto si era bloccato sicché il cellulare non era possibile riprenderlo e doveva rimanere segregato in quel contenitore senz’aria. Lei ha pensato che piano piano si sarebbe sbloccato e così si è messa a ingannare il tempo: intanto ha animato la discussione, ha fatto scrivere sui quaderni, ha pure fatto leggere la teoria sul libro di testo, finché alla fine l’aria era rientrata sotto la campana e finalmente poteva togliere di mezzo il suo telefono, senza che si fosse rotto.

Morale della storia: va bene stimolare la curiosità degli studenti e coinvolgerli in esperienze belle e accattivanti, ma senza esagerare ehhh….

Buona domenica a tutti 🙂

Mai ‘na gioia!

pasticcini

La prof ieri aveva avuto un’idea che a lei sembrava geniale: fare dei regalini dolci alle sue colleghe e magari portare qualche caramella ai bimbi delle sue classi. Detto fatto era partita sparata con la sua auto, decisa a comprare qualche confezione di biscotti, pasticcini, caramelle e cioccolatini. Era un freddo cane, ma non importava…avrebbe avuto anche altro da fare invece di andarsene in giro, ma non aveva saputo rinunciare a quell’idea carina per addolcire un Natale che era alle porte. E così percorse una decina di chilometri e si recò in un grande negozio dove effettuò gli acquisti, pensando anche a qualche bigliettino  colorato di rosso e oro con le scritte augurali e poi anche a dei vassoietti dorati dove poter sistemare le leccornie.

Stamani la prof si è levata all’alba per preparare tutto ciò che voleva portare e ha fatto una gran fatica a camminare con le borse pesanti cariche di roba; fatto sta che arriva a scuola e trova già le sue colleghe sul piede di guerra, come sempre, arrabbiate per una qualche questione che puntualmente affligge le sale insegnanti… ma lei, imperterrita si è detta che Natale è Natale e bisogna ripulirsi anche l’anima e diventare più buoni e più dolci…e con quell’intento ha fatto buon viso a cattiva sorte e ha spostato polvere e scartoffie dal tavolo di sala docenti e ha piazzato i suoi dolcetti in bella mostra, con tanto di bigliettini di auguri..e poi, con il sorriso a 64 denti ha esclamato: “Ecco qua, vi ho portato qualche dolcetto… tanti auguriiii!” e si è fermata lì ad aspettare i sorrisi e le esclamazioni di stupore e di gratitudine…esclamazioni che invece non sono arrivate. Le colleghe erano talmente prese dalle loro seghe  paturnie mentali che l’unica cosa che hanno esclamato è stata: “Tu ci vuoi far ingrassare….” … frase accompagnata da una risatina sarcastica. E poi basta… boh… che delusione!

Io non credo che ce l’abbiano con la prof, credo che ce l’abbiano con il mondo intero e che con gli anni che passano e la vecchiaia che incalza, non sia rimasto niente altro nei loro animi che acidità e amarezza… con qualche punta di invidia e di demenza.  Forse ora è così  perché siamo più amareggiati del solito o forse, a pensarci meglio,  è sempre stato così: in fin dei conti siamo pisani e …aveva ragione Dante: “Ahi Pisa, vituperio de le genti!…” ovvero la vergogna dell’Italia [XXXIII canto dell’Inferno]. Non sia mai che un pisano saluti con un “buongiorno” alla mattina o che dimostri gratitudine a qualcuno.. il pisano verace è rozzo e arrogante…e  per questo è odiato da tutti i toscani.

Della serie: “…mai ‘n gioia…” 2014ae

[immagini dal web]

 

 

Brutta storia

maniLa prof era tutta intenta  a firmare il registro prima dell’inizio delle lezioni e non si era nemmeno accorta che una ragazzina le si era avvicinata e la stava fissando dal lato della cattedra. Era lei, Cecilia, la ragazzina difficile che per 3 anni non aveva fatto altro che combinare malestri e prendere rapporti. La prof ci aveva parlato tante e tante volte per cercare di farle capire che combinando guai ci avrebbe rimesso solo lei e che se avesse continuato così  avrebbe condotto una vita difficile, ma a niente erano valse le parole, tant’è che le annotazioni e i rapporti si contavano spessissimo. A parte questo Cecilia era ferma lì e approfittando che in classe tutti controllavano i compiti per casa, aspettava tranquillamente che la prof le desse un minimo di considerazione  per raccontarle la sua storia. Dopo qualche istante, appena si è accorta che la prof aveva smesso di scrivere e la stava fissando, ha esordito dicendo: “Sa prof…mio padre allora se n’è andato, non c’è stato niente da fare per fermarlo…ha scelto di lasciare me, mio fratello e mia mamma per andare con un’altra donna, che abita nel paese vicino!…Vedesse com’è brutta! Ha anche due figli grandi ma io non ci andrò mai d’accordo e nemmeno voglio averci niente a che fare con quella gente lì… con quel “tegame”, come la chiama mia mamma!”..E mentre parlava sorrideva di un sorriso mesto e triste come sorridono i bambini piccoli alla mamma dopo che il dottore magari gli ha dato una puntura. Si massacrava le mani e girava gli occhi qua e là cercando di evitare il pianto e in quel momento era lì, messa a nudo in una realtà che le faceva male da morire e di cui lei non riusciva a  farsene una ragione. La prof era spiazzata e cercava le idee per ribattere con qualche parola buona ma  stentava a trovarle e nel frattempo sentiva il suo cuore stringersi in una morsa.  Che delusione per quella povera piccola, pensava, forse era proprio quella la causa del suo disagio.  “Cecilia, che dire… che delusione,…mi dispiace molto per te…è una brutta storia che fa male ascoltare… vedi, non capisco come mai a volte le donne si avvicinano agli uomini sposati e li portano via dalle loro famiglie…”. La prof, cercando di dire qualcosa di sensato aveva detto una cosa idiota, ma le era venuta detta in quel modo e ormai era fatta 😦 tra l’altro nemmeno sapeva se “la colpa” era stata della donna o del babbo di Cecilia.. Nel mentre si era svolto questo breve dialogo si era avvicinata alla cattedra anche Rosa, un’altra ragazzina che tempo addietro aveva visto il proprio padre mollare la sua mamma per andare ad abitare con la zia, sorella ventenne di sua madre.. e, ascoltato il discorso della prof ha subito esclamato sorridendo ironicamente: “Guardi prof, lasci stare quel discorso lì… che è meglio!” e così dicendo agitava nell’aria una mano e scuoteva il capo come chi la sa davvero lunga e vuole tagliar corto. A quel punto Cecilia e Rosa si sono guardate con uno sguardo complice e sornione ed hanno esclamato: “Dai stasera andiamo a fare un giro nel paese vicino, sotto casa di quelle “due tegami” e ci mettiamo a fare un po’ di baccano!”

Beh, la storia finisce qui, in tutti i sensi, due famiglie rovinate e due ragazzine a disagio… brutta storia a mio parere… e anche la prof la pensa come me… brutta storia!

Eccoli là

gianni

Eccoli là, vi parlo spesso di loro, dei grandi piccoli uomini con cui passo le mie mattinate. Sono loro, Gianni  i suoi compagni. Ragazzi con il ciuffo come va di moda ora, con le scarpe da ginnastica firmate o taroccate, chissà… e i pantaloni a vita bassa che bisogna stare sempre lì a dirgli di tirarli su per non rimanere in mutande. Scoordinati, chiassoni, esuberanti e a tratti irriverenti… foruncolosi come si addice ad ogni adolescente che si rispetti. 🙂 Piangono di nulla e ridono di nulla, mangiano tutto ciò che gli capita a tiro, dalle gomme alle focaccine, alle cioccolate e perfino i tappini delle penne. Loro…i primi amoretti con le bimbe e i primi conflitti con i genitori perché si sentono grandi. Loro che ti chiamano “prof” ogni 3 secondi e mezzo. Loro che appena manchi un’ora ti chiedono come mai e poi aggiungono tutti afflitti che hanno sentito la tua mancanza anche se lì per lì hanno esultato quando hanno saputo che mancavi esclamando “URRA’!” 🙂 Ma non sono cattivi, lo fanno perché ti vogliono bene..e hanno la coerenza che contraddistingue un tredicenne che vede il mondo tutto complicato, a volte facilissimo e a volte difficile da morire.  Che vuoi farci… è così… e la prof vuole loro un bene grande…e questo è tutto ❤

La prof e la #coerenza

grilloStamani la prof era in classe a fare lezione di scienze, quando guardando al lato della cattedra ha visto un bel grillo che se ne stava rincantucciato e impaurito in un angolino riparato, sotto al ripiano del tavolo. Chissà da quanto tempo era lì e da quanto non mangiava…poveretto! I ragazzi si sono accorti che la prof fissava in quel punto e hanno subito inquadrato il grillo facendo i loro commenti: “Guarda lì che insetto gigantesco, ora si chiappa!” ..”No, ammazzalo alla svelta che a me fa schifo”!” .. “A me fa schifo anche ammazzarlo!”..e così via.. La prof a quel punto ha alzato la voce e ha urlato: “State un po’ zitti, che non vi si può sentire… voi che ammazzate gli animali! Vergognatevi! Gli animali vanno rispettati!” e poi ha aggiunto: “Chi si offre di prendere delicatamente il grillo, senza fargli male e lo fa uscire dalla finestra?.. A chi lo fa darò una bella super-nota positiva a scienze!” A quel punto si sono elettrizzati tutti, perché sapevano che la super-nota positiva equivale ad un bel voto;  il più veloce è stato Mohammed, un bimbo senegalese, alto, snello e sciolto nei movimenti, si è avvicinato al grillo, delicatamente lo ha fatto salire sul suo astuccio e tenendolo in bilico senza toccarlo, si è avvicinato alla finestra e lo ha fatto uscire fuori, in giardino.  Tutti hanno mormorato: “Ohhhh “ di ammirazione verso Mohammed, ma poi si sono un po’ risentiti e hanno cominciato a mormorare; “Perché proprio Mohammed? Lo avremmo potuto fare noi…” e si sono messi a far polemica sulla questione – grillo. La prof che non vuol sentire polemiche, a quel punto si è messa a fare un partaccione agli alunni: “Vedete ragazzi, a voi sta bene studiare il rispetto dell’ambiente sui libri  di scienze, ma quanti di voi mettono in pratica gli insegnamenti ricevuti?  Ad esempio si dice di separare le bottigliette di plastica nel cestino dei rifiuti, rispetto a quello dalla carta e quello dei resti delle merende, ma poi, tutti i santi giorni buttate tutti gli scarti nello stesso cestino e dopo bisogna risepararli.! Non volete imparare i comportamenti corretti: e così con gli animali.. sapete che tante specie sono in via di estinzione? Tanti anno fa, qui in campagna, era pieno di grilli.. e di farfalle… di uccelli… e ora non se ne vedono quasi più… e allora, se c’è un grillo nella stanza, bisogna averne rispetto, osservarlo e poi aiutarlo a liberarsi. Gli animali vanno salvaguardati!”   Silenzio totale nell’aula e tutti gli alunni pensavano, sbarrando gli occhi.. su certe cose evidentemente avevano riflettuto poco in precedenza. Ad un tratto si alza una mano, era Gianni che voleva fare una domanda; “Ha ragione professoressa, dobbiamo rispettare la natura e gli animali… ma, mi dica, lei è vegana?” . La prof, si è sentita arrivare addosso una doccia fredda e della serie hashtag-coerenza  #coerenza … “No, a dire il vero non sono proprio vegana…” e Gianni, con lo sguardo interrogativo: “Che vuol dire che non è PROPRIO vegana.. vuol dire che è vegetariana?.. e la prof che sarebbe sprofondata prima di rispondere a quella domanda: “No, in effetti non sono nemmeno vegetariana… un po’ di carne la mangio… ma poca poca..che tra l’alto fa anche male mangiare molta carne…” … (si poteva sentire nella stanza lo stridio delle unghie di chi si sta arrampicando sugli specchi e non ce la fa a risollevarsi piange) .. “Insomma professorezza, non si devono uccidere gli animali ma poi gli si taglia la gola e con le loro carni si fanno bistecche che ci gustiamo arrostite sui carboni…è un controsenso, non crede?” Non c’era polemica nelle parole di Gianni, era solo una riflessione ad alta voce e il ragionamento non faceva una piega… tutti ascoltavano e non fiatavano…e meno male che a quel punto è suonata la ricreazione e i ragazzi si sono distratti …  così tutti vissero felici e contenti facendo merenda con la focaccina farcita   di mortadella e nessuno pensò più al grillo e alla prof contradditoria. al passo coi tempi

Vita da prof

la-profDice: “Inizia la scuola…”. No, non è così, la scuola non inizia, la scuola TI PIOMBA ADDOSSO nel giro di poche ore.  Tu sei lì che ti godi l’ultimo scorcio dell’estate, magari ti sorseggi una bibita dolce  in santa pace mentre guardi il tramonto rosato e pensi al nulla cosmico e di punto in bianco ti ritrovi nel bel mezzo di una masnada di marmocchi caotici e chiassosi.

 “Hai potato il quaderno a quadretti?”…

“No, la mi’ mamma ancora non me l’ha comprato, me lo prenderà sabato!”…

 “Sabatooooooo? Per comprare un benedetto quaderno?….” e nel mentre cerchi di spiegare a Pierino che sarebbe andata bene anche se avesse portato, se ne avesse avuto voglia,  anche il quaderno dello scorso anno, ti arriva Carletto alla cattedra con la mano alla bocca e gesticolando chiede di poter uscire perché gli butta sangue il naso…. ommioddio… tutto il sangue in terra, chiami il custode ma con la buona scuola i custodi sono una specie in via di estinzione, allora ti metti chinata a terra a cercare di pulire con i tuoi fazzoletti,  le macchie sul pavimento, ma nel frattempo suona la campanella… ma come la campanella se manca mezz’ora alla fine della lezione? E allora molli tutto lì e ti affacci al corridoio perché hai il dubbio che sia necessario evacuare la scuola per qualche motivo, ma poi senti una voce al piano di sotto che urla: “Non ci fate caso, stiamo rimettendo l’orologio e suona a vanvera!”. A quel punto entra il ricercatissimo custode che si scopre essere stato sequestrato ad interim dalla segreteria per cercare di organizzare l’orario. Il custode indica il libro (nero come un libro dannato) delle sostituzioni dei colleghi assenti e si mette ad implorare che tu gli faccia un paio di supplenze al giorno perché il ministero ancora non si deve essere accorto che è iniziata la scuola e ancora non ha nominato i prof  necessari a coprire le classi. A quel punto inizia la tiritera del: “No, dai icchellè ‘sta storia, non posso fare dalla prima all’ultima ora tutti i giorni, senza nemmeno un minuto per bere un bicchiere d’acqua!” e il custode che si  prostra e ti prega anche in turco perché tu vada in classe … sai, fosse mai che ci mandino lui…il custode lo sa che in quel caso verrebbe sbranato entro i primi dieci minuti dai pargoli inferociti. Che rispetto hanno gli alunni di oggi verso un custode? 14

Ecco, le mattinate passano così! Ed è così che la scuola ti piomba addosso da un momento all’altro ecchecavolo… e datemela ‘sta pensioneeeee… non so quanto ancora potrò reggere! tristezza

“aiutami prof” n.2

bambino-geloso-fratello-piccolo_200x200Forse vi ricorderete la storia di Samuele di cui parlavo qui, ma se non l’avete letta correte e leggerla perché ne vale la pena non importa, si riassume in due parole: Samuele è un ragazzino conteso tra babbo e mamma (giovanissimi) che si sono separati e litigano per mille motivi; una volta ha messo un bigliettino in tasca alla prof chiedendole aiuto.

Questo è il seguito della storia…

Ieri la prof era in classe e aspettava che i ragazzi facessero la ricreazione quando Samuele le è andato vicino e le ha detto sottovoce: “Lo sa prof che mi sta per nascere un fratellino?” La prof lo ha guardato un po’ stupita per quella dichiarazione. Samuele è un bimbo in crescita, un po’ foruncoloso, moro, con gli occhi nerissimi e profondi e con uno sguardo perennemente sorridente, di quei sorrisi che forse non lo sono realmente, ma sono atteggiamenti del volto che contrae in modo involontario certi muscoli, che fanno sembrare che uno stia sorridendo anche quando piange. Nemmeno conoscendo bene Samuele si poteva capire il suo vero stato d’animo, quello che un insegnante invece comprende bene è che il ragazzino è in difficoltà, sia nelle materie scolastiche, che nei rapporti con gli altri e forse anche nei rapporti con se stesso, infatti suo padre lo manda dalla psicologa (e lo stesso anche per il fratello che ha un anno meno di lui). Ma torniamo a noi e alla domanda che il ragazzo ha posto alla prof. “Lo sa che mi sta per nascere un fratello?”. “Tua madre ti dà un fratellino? E’ figlio del nuovo compagno, quello che ha conosciuto in primavera?” e lui: “Sì, nascerà alla fine dell’anno…” “… e tu sei contento,  vero?”, “Sì, ma con mio fratello grande dovrò andare a vivere da babbo per tanto tempo, finché il piccolo non sarà cresciuto.” E la prof, dopo aver cercato nei meandri del suo cervello un qualcosa di meno idiota rispetto a ciò che le veniva istintivo dire “ma tua madre (benedetta donna) non aveva niente di meglio da fare?” “… e tu sei contento, vero? Tua nonna e tuo padre ti faranno sfondare ai giochini elettronici e mangiare merendine quanto un bue giocare ai giochini e mangiare le merendine…” e lui: “Sì, sono contento… dai…” e la prof sapeva che su quel “dai” ci sarebbe stato da scrivere poemi, ma terminò la conversazione con uno dei suoi sorrisi più rassicuranti, facendo una carezza alla mano del ragazzo, mentre diceva: “Andrà tutto bene Samuele, …vedrai che andrà tutto bene…!”. Ma la prof mente quando serve, perché  non sarà affatto così, non andrà per niente bene e se fino a ora è stata dura, per lui lo sarà ancora di più.

Ecco, il racconto per ora finisce qui, ma della morale del racconto ne vogliamo parlare? Io mi chiedo come mai certe  donne che si sposano troppo giovani, mettono subito al mondo dei bambini anche se sono impreparate e non sanno crescerli e poi si levano dall’occasione mollando marito e prole e vanno a fare le frustrate altrove, finché non trovano (tempo zero perché sono carine e gli uomini sono dei coglioXX) un altro compagno e dimenticando la disastrosa esperienza di vita matrimoniale che hanno appena vissuto, non fanno nemmeno in tempo a conoscersi per bene che subito mettono al mondo un altro figlio! E’ come se volessero “ricompensare” il principe col cavallo bianco che è arrivato a salvarle da cotanto scempio di vita in cui la malcapitata si era ritrovata, donandogli un figlio nuovo. Ma i figli non sono regali da fare! Un orologio da polso è un regalo da fare ad un uomo, o una vacanza a Castiglioncello, ma mica un figlio!

Ma che lo fai a fare un figlio nuovo se hai due figli che già non hai saputo crescere e che tutti i giorni fanno il viottolo dagli psicologi?

Certe vite sono vite di  corsa, in cui le esperienze non hanno il tempo di essere vissute e di quelle non si fa tesoro e non si impara niente. Vite in cui gli errori si ritrovano fitti fitti e le delusioni si susseguono alle illusioni a ritmo incalzante.

La prof vuole indire una petizione per promuovere una legge che preveda il superamento di un apposito corso di laurea propedeutico per diventare mamma! …sì, lo farà, vedrete che lo farà!

La prof è sui blocchi di partenza

profStamani, di prima mattina, ho acceso la tv e mi sono trovata davanti la Fornero; a quel punto mi son detta:”Guarda questa faccia tosta! Si comincia bene la giornata, non c’è che dire!” 😦 . Per me la Fornero è come il diavolo funesto e, credetemi, è meglio che chiuda qui il discorso prima che mi accalori mandando gli anatemi e le maledizioni a tutta la classe politica italiana. Parlano dell’Ape,  ovvero della “manovrina” per veder di cercarsi dei favori da parte degli elettori dare una svolta alla questione del lavoro, ma bisogna essere proprio ottimisti fino all’inverosimile per aspettarsi qualcosa di buono e di serio. A me sembra un ricatto bello e buono: “Vuoi andare in pensione?…Paga!”…”Ma, perché non mi rendete i soldi miei, che ho messo da parte in quasi 40 anni di lavoro?”… “No!!!! PAGA E FATTI UN MUTUO!”  Ecco come stanno le cose.no no

Comunque sia, visto che non c’è niente da fare, mi tocca tornare al trabajo, me ne sono fatta una ragione e da brava prof, ho preparato gli attrezzi del mestiere gli strumenti di lavoro che consistono in:

  1. l’orologio da polso (messo via a giugno, perché non serviva più a nulla)
  2. penna rossa (ovvero arma letale, usata sui compiti di matematica, adatta a terrorizzare lo stuolo dei discenti chiassoni)
  3. anello da mettere all’anulare della mano sinistra (ovvero la famosa “fede” che oltre a dare una certa “classe”, ha il pregio che “suona” quando si sbatte la mano sulla cattedra per richiamare all’ordine.
  4. registro del docente, ovvero nell’era dell’alta tecnologia dove si va avanti con il registro elettronico fascicolo debitamente fatto in proprio, ad uso e consumo personale, fotocopiato e rilegato alla Buffetti; costo 4 euri. Servirà per scriverci i famigerati votacci voti.
  5. occhiali da vista: e qui si apre una questione spinosa perché non servirebbero, ma con quegli esponentini…ini…ini… ahi ahi ahi… troppi errori di dettatura e allora gli occhialini dei cinesi da 5 euri a sconto, vanno più che bene, ci vogliono!
  6. borsellino con la chiavina per la macchinetta distributrice delle bottigliette d’acqua e qualche monetina per ricaricarla.
  7. agendina mignon, legata con un elasticino altrimenti si spagina sempre a giro per la borsa..e già che ci siamo all’elasticino ci si incastra pure la penna nera, che può servire.
  8. un paio di scarpe comode, che ad andare e tornare c’è da camminare un chilometro tondo tondo.

Beh, credo di aver finito! Domani ultimo  collegio dei docenti per l’organizzazione generale e poi… si torna in trincea al passo coi tempi