Buon rientro a scuola!

Buon rientro a scuola a tutti quanti…ma proprio a tutti tutti, anche a chi non rientrerà domani ma nei prossimi giorni.

Non sarà facile, lo so, ma il comparto scuola ha sempre dimostrato di saper fare miracoli anche con le poche risorse che negli anni gli sono state destinate. Insegnanti volenterosi e capaci di organizzarsi velocemente. Ricordo quando facevo lezione di matematica con 37 adolescenti in classe perché qualche collega era ammalato e i supplenti non si dovevano chiamare perché i soldi andavano risparmiati, allora dividevano le classi e i tuoi 28 diventavano in un attimo 37. Una mission impossible, ma quel che doveva essere fatto si faceva. E così ora, è indispensabile seguire delle procedure e quella è la strada da percorrere e va percorsa.

Auguri agli insegnanti, ma anche ai ragazzi, che sono l’anima della scuola. Fate i bravi, mi raccomando e dimostrate a tutti che siete i migliori!

Forza, dai…. 😉

La scuola è il nostro passaporto per il futuro, poiché il domani appartiene a coloro che oggi si preparano ad affrontarlo.


[Malcom X]

Il supplentino

supplenteNon è mai successo che a scuola ci fosse un caos come quest’anno.  Fino a qualche giorno fa eravamo pochissimi al lavoro, perché molti insegnanti non erano ancora stati nominati e badare tutti i ragazzi è stata un’impresa ardua. Poi, finalmente, i nuovi docenti sono arrivati e sono tantissimi, in quanto le cattedre di 18 ore sono state suddivise tra più persone, per cui sono stati assegnati degli spezzoni orari, con conseguente disagio di tutti.

Stamani sono arrivata a scuola e mi sono trovata davanti un ragazzo, che mi è venuto incontro e si è presentato: “Sono il nuovo supplente di matematica” Ha detto.. e io non ho potuto fare a meno di sorridergli dicendo: “Ma il liceo lo hai terminato vero?” e gli ho stretto la mano, che ho sentito ne’ più ne’ meno come quella di un alunno: debole, fredda e un po’ sudaticcia.  “Si comincia bene…” mi son detta tra me e me, “questo lo sbranano!” ho pensato, “è troppo intimorito”.

Poi ci siamo lasciati dirigendosi ognuno verso la rispettiva porta dell’aula. Alle 10:20 è suonata la ricreazione e sono andata sulla porta per sorvegliare la scolaresca, ma chi ti trovo nel corridoio proprio lì dietro? Lui! Il supplente giovincello. Mi ha guardata un po’ smarrito e mi ha sorriso dicendo che aveva fame e che da ora in poi si sarebbe portato la merenda. “E’ proprio un ragazzo… gli è venuta voglia di un panino a vedere gli scolari che sgranavano focaccine imbottite”, ho pensato sorridendo tra me e me.

Alla terza ora avevo del tempo libero e sono andata in sala insegnanti e mi sono ritrovata in mezzo ad un gruppo di docenti sì e no  trentenni, tutti indaffarati a cercare di capire come funziona il carrozzone scolastico. Anche il supplentino era lì e mi si è messo a fare l’interrogatorio: il programma dove lo trovo?.. La valutazione delle verifiche come la faccio? …  Per l’uscita da scuola dei ragazzi come mi devo regolare?… I libri di testo dove li trovo?.. e via via, una dopo l’altra tutte le richieste. Io mi sono chiesta da dove arrivasse quel giovane che di scuola non sapeva nulla e alla fine non ho retto e gliel’ho chiesto: “ Ma tu fino ad ora che lavoro facevi?” ..e lui angelico: “Facevo il supplente del postino.. di scuola non so assolutamente niente!”. Chissà come me lo ero immaginato 😉 Chiacchiera dopo chiacchiera è suonata la campanella e siamo corsi nelle nostre rispettive classi.

Alle 13:20, alla fine della mattinata, abbiamo accompagnato i ragazzi al portone dell’uscita e ci siamo incontrati di nuovo..ormai eravamo diventati quasi amici. “Allora, com’è andata?” gli ho detto sorridendo..e lui: “Non credo di farcela…” mi ha risposto tutto triste, “…forse rinuncio”.

Sì, penso proprio che oggi il povero malcapitato nelle classi lo abbiano sbranato. Gli adolescenti quando ci si mettono sono terribili. Lo so per esperienza, è così che va il mondo, d’impatto, appena arrivi in mezzo ad un branco di adolescenti ti penti di essere lì e maledici il momento in cui ti è balenato per la testa di scegliere quel  lavoro. Ci vogliono anni di gavetta e imparare un oceano di cose prima di diventare un discreto prof. Ripensandoci bene, forse quel che si impara non basta mai, perché mentre lo fai la società cambia e anche il tuo modo di porti deve cambiare. Il lavoro del prof è tutto in divenire e niente è mai com’era prima. Chissà se anch’io, ai miei tempi, ho dato la stessa impressione di neo-prof-imbranata scherza