La carrozza di Gurdjieff

Il filosofo Gurdjieff compara l’uomo ad un veicolo destinato al trasporto di un passeggero e composto da carrozza, cavallo e cocchiere: la carrozza rappresenta il corpo fisico, i cavalli le emozioni, il cocchiere la mente, e infine il passeggero la coscienza, l’anima o il vero Sé.

I cavalli vanno controllati, altrimenti la carrozza verrà trascinata a caso senza alcuna meta, per questo esiste il Cocchiere che guida i cavalli lungo la giusta strada. Ma nemmeno il cocchiere, seppure molto bravo a condurre la carrozza, sa esattamente dove andare, l’unico a saperlo veramente è il Passeggero ed è l’unico che può indicare la via.

La metafora proposta da Gurdjieff fa ben capire come funziona l’essere umano: i cavalli (le emozioni) sono legati alla carrozza tramite delle staffe rigide, che quindi rendono la carrozza (il nostro corpo) estremamente sensibile al movimento dei cavalli. Il cocchiere (la mente) comunica ai cavalli con le redini, che non sono rigide, quindi il controllo dei cavalli non è sempre così ineccepibile. Ci vuole esperienza e coraggio per tenere a bada i cavalli.

Il problema è che il cocchiere riceve gli ordini dal passeggero (la coscienza) solo attraverso la voce, che è un collegamento sensibile alle interferenze. E’ proprio quello che succede nella realtà: spesso la mente agisce da sola, senza ascoltare la propria anima perché addormentata. La mente così si confonde col rumore di fondo rappresentato nella metafora dal chiasso causato dalle ruote e dagli zoccoli sul terreno, e nella realtà dai pensieri incontrollati che affollano la nostra mente.

E allora svegliamola la nostra anima, il nostro vero Sé . Chiediamoci quali sono i nostri schemi mentali e le abitudini che condizionano la nostra vita.

Successivamente possiamo iniziare un percorso di consapevolezza, di risveglio della nostra anima per ritrovare la nostra direzione e rimetterci alla guida della nostra carrozza!

[dal web]

Impariamo dagli errori2

via Impariamo dagli errori

Ieri sera, dopo cena, ero annoiata e allora ho deciso di fare un giro nei blog per leggere un po’; diciamo che sono andata un po’ fuori dal mio orticello 🙂 Per essere sicura di trovare cose interessanti sono andata nel blog di un’amica che a me piace tanto leggere e mi sono messa a cliccare sui commenti dei suoi amici aprendo così altri blog.  Ero sicura di trovare belle letture, perché io sono convinta che intorno a chi è intelligente ci sta gente intelligente..e così è stato. Debbo dire che il giro è stato davvero interessante. Mi è piaciuto soffermarmi e riflettere.. In particolare mi sono fermata su un post di un blog in cui l’autrice faceva un riflessione che a me sembrava un po’ amara su quelli che erano stati i suoi errori e su come tali esperienze fallimentari generassero il timore di andare oltre e di intraprendere nuove scelte.   Tra me e me mi sono chiesta fino a che punto è vero che il nostro vissuto, con gli errori commessi, pregiudichi il futuro. Ho pensato a me e alle mie esperienze, sia a quelle positive che a quelle sbagliate e sono giunta a conclusione che tutto quanto è stato, ha contribuito ad essere quella che sono e mi porta a vivere il futuro con una certa pacatezza e anche saggezza. Dagli errori si impara e guai se così non fosse! Lo ripeto un’infinità di volte ai miei studenti quando insegno matematica. C’è solo da stare attenti a quello che è stato l’errore, una volta capito entrerà a far parte del nostro bagaglio culturale e ci insegnerà molto per il futuro.  Un errore, dice giustamente Popper, non deve essere un freno, ma una molla che ci spinge ad andare oltre..ad effettuare nuove prove…un qualcosa che ci insegna… ed è così che si cresce.

Io convivo con i miei errori, come convivo con i miei difetti e al momento giusto, come se fossero una bisaccia piena di una bibita ricostituente, me ne servo.

Ricordatevi che i post dei blog vivono di commenti e non di like, altrimenti staremmo su Facebook, non qui. Io quando passo da un blog dico sempre qualcosa..anche sbagliato, ma dico.. solo con rarissime eccezioni mi limito ai like. Quello che ho scritto in precedenza, a parer mio, doveva stimolare la discussione, ma si vede che era troppo impegnativo per mettere in moto le cellule grigie in queste calde giornate di agosto.  Beh, adesso sto facendo la maestrina con la bacchetta e la sto picchiando sulla cattedra.. beh, il caldo dà noia anche a me, lo riconosco 😉 quello di fare la maestrina è un mio difetto 😉 io ci convivo bene, gli altri no 😉

Impariamo dagli errori

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” Evitare gli errori è un ideale meschino: se non osiamo affrontare problemi che siano così difficili da rendere l’errore quasi inevitabile non vi sarà allora sviluppo della conoscenza. In effetti è dalle nostre teorie più ardite, incluso quelle che sono erronee, che noi impariamo di più. Nessuno può evitare di fare errori; la cosa più grande è imparare da essi.”

 

[Popper]

 

 

elucubrazioni semplici

A volte si fanno delle cose senza senso. Presi da qualche impulso misterioso si decide che è l'ora di darsi una mossa e che è arrivata l'occasione da non lasciarsi scappare. Così ci si butta a capofitto su esperienze nuove, che non avremmo mai pensato che ci coinvolgessero così tanto… Poi ci si ripensa (dopo) e ci si chiede per quale assurdo motivo ci si è comportati in quel modo e perchè si è buttato via del tempo inutilmente..

A me è capitato più volte in vita mia. Forse è perchè ho un carattere impulsivo o forse è perchè sono giocherellona e mi metto sempre in gioco. Mi è capitato di intraprendere esperienze anche più grandi di me ed è capitato anche che col senno del poi mi sono detta: " Che diamine! Ma chi me lo ha fatto fare?" e ho ringraziato il cielo di essermi liberata degli impicci in cui mi ero cacciata. Ma è anche vero che a volte la via nuova ha portato a dei successi personali incredibilmente belli… delle vere e proprie "botte di vita"!
Io penso che ogni occasione per uscire dal torpore quotidiano vada accettata per quel che è e che comunque sia occasione di crescita personale e che serva ad imparare qualcosa di nuovo! E allora che ben venga il successo…e anche la sconfitta.
Stavolta ho toppato, per pochi punti non ho superato il test di ammissione al concorso. Ma si sa.. la mia età è quel che è, non sono più veloce come una volta e la mia memoria è più debole, quindi era prevedibile che non sarei riuscita a far bene quei 100 quesiti (imparati a mente in 20 giorni) in 100 minuti.. ma ora so un sacco di cose (imparate a mente!) più di prima .. che bello!  

Diciamocelo sinceramente, io penso che in fin dei conti, sia il Destino a scegliere ciò che è meglio per noi. Il mio destino da sempre mi ha legata e mi ha costretta a convivere con la Matematica e credo che ormai dovrei rassegnarmi .. e non perder più tempo in imprese perditempo.. Matematica e amen! 

E allora andiamo avanti…  a testa alta! E' meglio rischiare di inciampare che abbassare lo sguardo e guardare per terra  

tutto è bene..

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Una volta, un bel po’ di anni fa, in pieno inverno, mi capitò di alzarmi presto la mattina e di non trovare un gambaletto, ossia una delle due calze che si indossano sotto ai pantaloni e che arrivano al ginocchio. Nella fretta perchè era tardi, ne presi un altro paio e uscii di casa di corsa per andarmi a prendere un caffè al bar e recarmi al lavoro.  

Fuori pioveva ed era una giornata proprio uggiosa. Sorseggiai velocemente il caffè al bancone del bar e uscii, ma appena fuori mi accorsi che avevo dimenticato l’ombrello e rientrai nel bar per riprenderlo.. fu allora che vidi la barista che se la rideva a crepapelle con una mia  “cara” conoscente e. notai il loro imbarazzo nel vedermi tornare indietro..
Non ebbi dubbi…ridevano di me ..allora uscii di nuovo e mi guardai con attenzione cominciando dalle scarpe.. fu a quel punto che vidi il maledetto bambaletto uscirmi dal fondo del pantalone.. a mo’ di strascico .. che imbarazzo! Sarei sprofondata .. Perchè non me l’avevano detto? Sapevano che sarei andata in mezzo alla gente e tutti avrebbero riso di me.. Eppure le credevo amiche! 

Ecco perchè, memore di questo fatto, ieri mi sono avvicinata all’orecchio della mia conoscente con il vestito al rovescio e le ho sussurrato: “..mi sa che il suo vestito oggi è al rovescio “. Lei in un attimo si è girata verso di me e mi ha sorriso e poi si è guardata mormorando: “ohhh… nooooo…. meno male che se ne è accorta!” e poi si è girata verso la negoziante che sussurrava: “Capìta…capìta…” e le ha detto: “Vado un attimo nel retrobottega e me lo aggusto”. Senza nemmeno aspettare il consenso, in un batter d’occhio l’anziana e arzilla signora è sparita dietro al bancone e si è volatilizzata in una stanzetta nel retro, tornando in men che non si dica, con un vestito coloratissimo e con le gale sul collo… uno schianto da tanto era bella 

Mi ha ringraziato un’infinità di volte ed è uscita per andare a passeggiare nelle vie di paese dove probabilmente avrebbe incontrato amiche a cui avrebbe raccontato l’accaduto.. o forse non avrebbe detto nulla e avrebbe mantenuto il segreto..chissà.. di certo non sarebbe apparsa ridicola agli occhi degli altri.

Ecco la storia, ma è pur vero che siamo in un paese piccolo e non in una grande città… che il negozio era vuoto, senza altre persone, e la negoziante si sa che non è pettegola e maldicente, anzi, molto collaborativa.. E’ pur vero che io quell’anziana signora la conosco molto bene.. ed è anche pur vero che quella scena del bar e del gambaletto non me la dimenticherò mai e me la sono legata al dito come di più non si potrebbe fare!  Che cattive quelle due.. avrebbero permesso che mi rendessi ridicola al resto del mondo senza darmi una mano …sgrunt ..

Buona giornata amici miei..ed è bene quel che finisce bene.. o almeno, così si spera che sia!

Nel proprio (grande) piccolo…

bigcoud

Rintontiti da droghe, caffe’, sigarette, alcool,
zuccheri, eccessi della carne,
delusi dalla politica, dalla religione, dalla scienza, dall’economia,
dalle guerre ’patriottiche’, dalla cultura, dalla famiglia,
tristi animali privi di uno scopo ma con la maschera
di persone soddisfatte, passeggiavamo per le vie del nostro pianeta
consapevoli che pian piano lo stavamo avvelenando. La malattia della nostra società era davvero grave.

Un’antica storiella cinese mi aiutò ad uscire dal baratro. 

Una grande montagna proietta la sua ombra su un villaggio.
Per mancanza d’irradiazione solare, i bambini crescono rachitici.
Un bel giorno gli abitanti del paese vedono il piu’ anziano di loro
uscire dal villaggio con in mano un cucchiaio di porcellana.
’Dove vai?’ gli chiedono.
Risponde:’Vado alla montagna.’
’Perche’?’
’Per spostarla.’
’Con che cosa?’
’Con questo cucchiaio.’
’Ma tu sei matto! Non ci riuscirai mai!’
’Non sono matto, so che non riusciro’ mai a spostarla,
però qualcuno deve pur cominciare.’