Elezioni in Toscana

Oggi giornata di elezioni. Sono andata al seggio stamani verso le 11, munita dei documenti e di ombrello perché qui in Toscana sembra sia davvero cominciato il periodo delle piogge.  Dovete sapere che nei piccoli paesi anche questo evento elettorale è un’occasione per incontrarci tra paesani, salutarci e scambiare qualche chiacchiera tra noi. Di solito ci vuole un’oretta abbondante per espletare le procedure di voto, di cui tre quarti d’ora sono di solito dedicati alle chiacchiere .

Fatto sta che mi sono avvicinata alla scuola e ho visto una lunga fila di gente in attesa, a quel punto mi sono detta: “ Oh… ma guarda che confusione c’è oggi!”, poi però, una volta varcato il cancello di accesso alla piazzetta antistante la scuola ho visto un carabiniere  in uniforme, che con voce decisa mi ha detto: “Lei in che seggio va?” e io : “nel seggio 2…” e lui: “Allora può passare!” .. infatti la fila era formata da gente tutta destinata al seggio uno; sono solo due i seggi elettorali in quella sede.  Beh,  seguendo l’incitamento del carabiniere, ho fatto la splendida e ho transitato con passo andante con brio verso il portone d’ingresso dell’edificio.

Ho sorriso a tutti gli individui in fila e li ho sentiti mormorare all’unisono: “Guarda come sei fortunataaaa! Sei raccomandata ehhh!”   Senza indugi, comunque, sono entrata nell’androne della scuola, mi sono igienizzata le mani e in quel mentre mi sono trovata davanti a dei parenti che stavano uscendo. Io, con garbo ho fatto un passo per avvicinarmi a salutarli, ma il carabiniere mi ha subito brontolata dicendo che stavo ingombrando il percorso segnato  e che dovevo subito muovermi da lì ed andare oltre.  Allora ho proseguito il camminamento nell’ingresso della “mia scuola” (quella in cui ho insegnato per una quarantina di anni e che oggi era seggio) ed ho rallentato un pochino il passo guardando in qua e là per vedere i cambiamenti da che io sono andata in pensione ma il carabiniere mi ha richiamata all’ordine dicendo che dovevo proseguire spedita, seguendo le frecce sul pavimento e non dovevo perdere tempo.

Dopo un minuto ero già entrata in un’aula dedicata alle procedure elettorali e mi sono trovata di fronte i membri del seggio che tra l’altro erano miei ex alunni, ma ho capito subito che se uno si soffermava a salutare erano guai seri, quindi ho preso le schede e il lapis e sono andata zitta zitta dentro alla cabina. Fare le crocette è stato semplice, ma quando sono andata a piegare la scheda grande è stata un’odissea, non c‘era modo di seguire le pieghe iniziali e comunque la mettessi gonfiava e non ne voleva sapere di spianarsi. Intanto sentivo l’ansia crescermi nello stomaco e ogni attimo che passava mi sembrava un’eternità. Quel maledetto lenzuolo enorme rosato, non voleva essere piegato e immagino la mia figuraccia se mi fossi affacciata a chiedere spiegazioni per la piegatura.. ma a quel punto qualche santo mi ha aiutata infatti ho sentito il chiacchiericcio tra il presidente di seggio e un  signore che era prima di me e che era entrato nella cabina accanto alla mia e poi, dopo uscito, al momento di imbucare la scheda rosata nell’urna aveva mostrato a tutti le sue segnature perché erano rimaste allo scoperto avendo sbagliato a piegare la scheda. A me a quel punto è scappato da ridere ma ho colto l’occasione di ascoltare il presidente di seggio che ha spiegato che si doveva proprio partire da lì a piegare, cioè dalle segnature, che piano piano dovevano essere avvolte tra i lembi esterni della scheda. “Allora un metodo c’è, mi sono detta! Sia lodato il presidente di seggio!” e detto fatto ho terminato il mio compito. 

A quel punto mi sono accorta che la mia pazienza infinita era terminata e  davvero ne avevo fin sopra ai capelli di tutto quanto: del carabiniere brontolone, delle righe in terra con le frecce anda e rianda, delle schede dalle piegature assurde, dei lapis  anticovid, dei dispenser con i gel da usare di continuo ogni tre passi e ne avevo abbastanza pure della mia vecchia scuola che nonostante io mancassi da più di un anno non era stata migliorata in niente e continuava a trasudare dei problemi irrisolti e in più mostrava i segni dei nuovi problemi da risolvere.

Speriamo che i nuovi eletti alle elezioni portino alla Toscana quanto di meglio si possa sperare, che noi cittadini ne abbiamo davvero bisogno… ma davvero tanto.

il ballottaggio

Le elezioni regionali in Toscana di fine settembre sono uno degli appuntamenti politici più attesi del 2020. Ci sono in ballo le sorti della regione, ma di certo il risultato avrà anche un peso su tutta la politica italiana. Il centrosinistra prova a difendere uno dei suoi fortini più resistenti, fin qui inespugnato. Il centrodestra cerca lo storico “ribaltone”.

Si voterà: domenica 20 e lunedì 21 settembre. L’eventuale secondo turno di ballottaggio si svolgerà il 4 e il 5 ottobre. Noi toscani siamo tra i pochi ad avere questo “privilegio”: la possibilità del ballottaggio.

Ma voi sapete da dove deriva questo termine “ballottaggio”? Se lo sapete evitate di leggere quel che segue, (che non impermalisco ) altrimenti fermatevi un attimo che vi racconto una curiosità storia e magari vi piacerà com’è piaciuta a me quando un professore fiorentino me l’ha narrata.

Tanto per cominciare, con il termine “ballotta” qui in toscana, anche al giorno d’oggi, si intende la “castagna lessata con la buccia”.

Detto questo vi mostro una piantina di Firenze:

[Firenze]

Ebbene sì, come vedete, siamo in prossimità della Cattedrale e del Campanile di Giotto, poco più sotto, potete vedere, cerchiata di rosso, la Torre della Castagna:

[torre della Castagna]

Eccola, si alza altissima, è una torre dalla piccola base quadrata di cui esistono riferimenti storici già intorno all’anno 1000: la “Torre della Castagna” è ancora oggi perfettamente conservata e in parte ancora utilizzata.

La sua vera rilevanza politica si ebbe nel 1282, quando i Priori delle Arti, che componevano la Signoria di Firenze, prima della realizzazione del Palazzo della Signoria la elessero come sede delle loro riunioni, anche per la sua riservatezza e inattaccabilità.
Può far riflettere, in tempi di poltrone e politicanti, il fatto che i Priori rimanessero in carica solo 2 mesi (erano pochi e rimanevano in carica due mesi! ) e che la maggior parte di quel tempo lo trascorressero rinchiusi nella torre dalla quale potevano uscire solo raramente e solo tutti insieme, allo scopo di evitare contatti con l’esterno e rischi di pressioni e minacce.

Arriviamo ora al significato del nome di “ballottaggio”.
Esso deriva dal fatto che, per esprimere il loro voto nelle occasioni in cui necessitava, i Priori riuniti usavano mettere in un sacchetto delle castagne. Proprio così, delle ballotte! Da cui ecco il “ballottaggio

Poi, col tempo le castagne furono sostituite da palline di colore diverso per esprimere voti differenti e poi da altri metodi fino alle nostre schede elettorali, ma la castagna rimane il primo strumento di votazione dei Priori.
Sulla destra del portone d’entrata è appesa una lapide in marmo che dice:
E chiamoronsi Priori delle Arti e stettono rinchiusi nella Torre della Castagna appresso alla Badia, acciò non temessero le minacce dei potenti”.

Secondo me ci andrebbe rinchiuso qualche politicante anche al giorno d’oggi, di certo non guasterebbe, anzi, io butterei anche via la chiave del portone

La favola bella

Ma di Macron e della Brigitte ne vogliamo parlare? Ragazzi io son rimasta a bocca aperta per lo stupore, non per le scelte politiche dei francesi s’intende, ma per l’originalità della coppia. Giuro che non avevo mai sentito dire di un matrimonio in cui la donna ha 24 anni più dell’uomo, magari avevo sentito il contrario e già lì il discorso sarebbe lunghetto… ma della donna più grande di 24 anni, no, non mi era mai capitato. Io mi ci immedesimo perché io e la Brigitte manca poco che siamo coetanee e lui ha l’età di mio figlio. Lei poi mi batte per il numero dei nipoti, infatti è nonna ben 7 volte. Ma come sarà stato possibile che un ragazzino del liceo si sia innamorato della sua prof fino al punto di sposarsela dopo che lei aveva lasciato la famiglia? E’ una favola e come tutte le favole fa sognare e non solo, direi che in qualche modo dà speranza alle “tardone” che si credono ormai con un piede nella fossa… o giù di lì. Di certo bisogna fare una bella cura dimagrante perché arrivare ad indossare una taglia 38 a 64 anni, dopo aver fatto 3 figli, non è cosa da poco… Oserei dire che ci vuole una discreta “arte” nel sapesi mantenere belle e giovani, ma tutto nella vita s’impara, quindi se  noi sessantenni ci mettiamo davvero d’impegno e ci rifacciamo il look da sballo ci sta che si riesca anche a mollare tutto e fuggire (pagnotta sotto il braccio) con un bel trentacinquenne che, se è come lui, è pure intelligente (non ci dimentichiamo che era un “enfant prodige”). Noi italiani, nel nostro piccolo già ci scandalizzammo per la Pivetti, ma qui siamo ben oltre. Altro che Gemma di “Uomini e donne” che cerca l’amore giovane! 🙂 A parte gli scherzi, bisogna ammettere che la Francia è “oltre”! Dopo la novità di un presidente divorziato che va a nuove nozze durante il suo mandato, con una splendida ma chiacchierata modella italiana, e le scorribande del suo successore, scapolo, maturo e farfallone, che si fa sorprendere dai fotografi in scooter sotto casa della sua nuova fiamma, mandando su tutte le furie la fidanzata in carica, ecco annunciarsi al vertice dello Stato il cavaliere leale e ostinatamente fedele a un solo amore, un amore maturo e saggio..non resta che incrociare le dita che il futuro sia tutto rose e fiori…voi che dite?