curiosità

Tutti pazzi per il delfino

I primi giorni di gennaio scorso fu avvistato un delfino nell’Arno a Pisa.  L’esemplare proveniente dal mare Tirreno, aveva risalito le acque del fiume fino ad arrivare sotto i ponti della città, in zona Porta a Mare, non lontano dall’Aurelia.  Vedere una pinna spuntare dalle acque dell’Arno non è certo un evento comune.  Un incontro ravvicinato che ha subito messo in moto la macchina dei soccorsi; hanno pensato che l’animale si fosse disorientato e poi perso, quindi in pericolo, per cui si sono messi lì con la santa pazienza e lo hanno scortato fino a tornare al mare aperto.

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Dopo qualche giorno un nuovo avvistamento e poi di seguito nei giorni seguenti.  E’ probabile che il delfino,  venga nel fiume alla ricerca di pesce, per poi tornare nuovamente in mare.

Alcuni giorni fa sono transitata da Pisa e ho visto una folla di persone lungo le sponde dell’Arno, tutti armati di macchine fotografiche alla ricerca dell’inquadratura perfetta. Lui, il delfino, era lì che faceva bella mostra di sé. Il simpatico mammifero ormai ha familiarizzato con i pisani, in special modo con i canoisti e nuota al loro fianco facendo tuffi giocosi come se fosse in mare aperto. Uno spettacolo bellissimo, come del resto è bello pensare che il nostro fiume toscano sia tornato ad essere pulito, al punto da ospitare flora e fauna come succedeva qualche centinaio di anni fa.

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E con questa stupenda immagine vi saluto e auguro un buon sabato a tutti 🙂

[foto prese dal web]

Alluce…e poi?

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“LO SPINAIO” Musei Capitolini, Roma

Lo Spinario è un’opera ellenistica di scultura, raffigurante un giovane seduto mentre, con le gambe accavallate, si sporge di fianco per togliersi una spina dalla pianta del piede sinistro. Ne esistono varie versioni sparse nei musei di tutto il mondo.

Quella forse più antica, in bronzo (73 cm di altezza), si trova ai Musei capitolini a Roma, mentre una marmorea fa parte della collezione degli Uffizi di Firenze e venne copiata da Brunelleschi nella celebre formella del concorso per la porta nord del Battistero del 1401. Un’altra copia marmorea si trova al Louvre e una bronzea al Museo Puskin di Mosca.

Curioso, vero?

A parte questo, ma voi lo sapete il nome delle dita dei piedi? Io mi ricordo sempre il primo: l’alluce, ma poi gli altri me li dimentico… Ebbene ecco i nomi, nell’ordine: alluce, illice (o melluce), trillice, pondolo (o pondulo) e minolo (o mellino)…23

“pondolo” mi fa 49.. ma che abbiamo i sette nani attaccati alle piante dei piedi? Sarà mica questo che stava cercando lo “spinaio”? al passo coi tempi

Della serie: la lingua italiana questa sconosciuta, non si imparerà mai abbastanza!!! yes

Tra le mura dimenticate

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[foto: @Alidada]

Il Capelvenere (Adiantum capillus-veneris)  è una felce dalle fronde leggere e delicate ed è a questa caratteristica che si deve il riferimento alla chioma di Venere, dea della bellezza. Le leggerissime foglie color verde tenue sono sospese su un sottilissimo stelo nero lucente.

Il suo habitat naturale è rappresentato dai luoghi ombrosi e umidi. Predilige i terreni calcarei vicino alle cascate, all’imboccatura delle grotte, nei pozzi. È una pianta molto delicata ed esigente. Come tutte le felci richiede luce diffusa e non ama i raggi diretti del sole.

Mitologia – Nella mitologia è una pianta legata alle ninfe delle acque. Teocrito racconta che la pianta si trovava, tra altre, presso la fonte ove Hylas, uno degli Argonauti, si recò per cercare l’acqua per la sua nave. Vi è anche un mito legato alla ninfa Driope. La ninfa si innamora di un ragazzo e lo rapisce in una grotta subacquea, lì vicino una pianta di Capelvenere.

Letteratura – Cesare Pavere, nei suoi libri parla molto del Capelvenere in quanto la ritrovava spesso nelle grotte delle Langhe. Gabriele D’Annunzio scrive nella poesia Il Fanciullo di Alcyone: “E se gli occhi tuoi cesii han neri cigli, ha neri gambi il verde capelvenere.”

Gastronomia – Il Capelvenere è stato usato, nei secoli scorsi, come sostitutivo del tè, soprattutto in Piemonte da cui il sostantivo piemontese “Capilèr” arrivato ad identificare in generale qualsiasi infuso fatto con erbe aromatiche.

Sì, ma allora, che ci fa su delle mura dimenticate, in mezzo alla città di Pisa?…

 [riferimenti culturali presi dal web]

color ottanio

Adoro il color ottanio. Non è da tanto che ho scoperto il nome di questo bel colore. Sapete qual è, vero? E’ questo:

Credo sia un colore di moda da un po’ e ce ne possiamo rendere conto guardandosi intorno quando si va a fare compere nei vari negozi di abbigliamento, ma anche a vedere cosa si ottiene facendo una semplice ricerca su Google.

L’ottanio non è un blu e nemmeno un verde ma è una tinta dalla tonalità molto particolare, intermedia tra i due colori. E’ anche un nome particolare, dal sapore nemmeno tanto vago di un idrocarburo. Chissà quando è stato codificato il nome di questo colore.

E’ un  tema affascinante è quello del naming dei colori. Se uno guardasse la List of colors di Wikipedia potrebbe meravigliarsi di quante gradazioni siano state codificate con un nome preciso.  Già da tanti anni siamo ormai abituati a riconoscere le tinte del “tortora”, … “pervinca”… “glicine”… “rosa shocking”… “verde mela”..e così via..

Di certo quello dei colori è un tema interessantissimo, trasversale tra i popoli e le epoche, un tema per me, che sarebbe tutto da scoprire.

A proposito di popoli e di ottanio… guarda là che roba la cancelliera 🙂

imprevedibilità

 

Questa me la segno perchè me la voglio ricordare: oggi, 14 febbraio 2010 – numero visitatori del blog: 757 per un totale di pagine viste: 1108 (e ancora non è mezzanotte), 

Non è mai successo di vedere passare tanta gente di qui come è successo oggi e anche nei giorni scorsi..

Mi chiedo quale sia il motivo di tale folla. 

 Imprevedibilità del web!

Buon inizio settimana a tutti,

Alidada