curiosità

Le carote viola

Mi capita sempre più spesso di trovare al supermercato della frutta o della verdura mai viste prima. Cocomeri piccolissimi e senza semi, pesche di forma schiacciata, cavoli coloratissimi…e così via. Io mi chiedo che cosa sta succedendo… non capisco.  La farina raffinata che fa male e i  latticini che sono sempre più al bando e che stanno sparendo dalle nostre colazioni.  Beh, il discorso sarebbe molto lungo ma non voglio addentrarmi in problemi più grandi di me, mi limito a mostrarvi queste:

carote2.jpg

L’etichetta dice>: “carote viola Toscane“. Io ci sono nata in Toscana e com’è che non le avevo mai viste prima di ora? Eppure gli OGM sono illegali. Ebbene, non costavano nemmeno tanto, fatto sta che mi sono incuriosita e le ho comprate,…eccole:

carote3

E poi le ho sbucciate come le carote normali e le ho lessate:

carote1

carote viola

Ora, qui in foto, sembrano caramellate, invece sono condite solo con un filo d’olio e una puntina di succo di limone. Sono buone, una cosa di mezzo tra le barbine rosse e le carote.

Strane vero?

Buon giovedì a tutti  55

Annunci

Tutti pazzi per il delfino

I primi giorni di gennaio scorso fu avvistato un delfino nell’Arno a Pisa.  L’esemplare proveniente dal mare Tirreno, aveva risalito le acque del fiume fino ad arrivare sotto i ponti della città, in zona Porta a Mare, non lontano dall’Aurelia.  Vedere una pinna spuntare dalle acque dell’Arno non è certo un evento comune.  Un incontro ravvicinato che ha subito messo in moto la macchina dei soccorsi; hanno pensato che l’animale si fosse disorientato e poi perso, quindi in pericolo, per cui si sono messi lì con la santa pazienza e lo hanno scortato fino a tornare al mare aperto.

delfino2

Dopo qualche giorno un nuovo avvistamento e poi di seguito nei giorni seguenti.  E’ probabile che il delfino,  venga nel fiume alla ricerca di pesce, per poi tornare nuovamente in mare.

Alcuni giorni fa sono transitata da Pisa e ho visto una folla di persone lungo le sponde dell’Arno, tutti armati di macchine fotografiche alla ricerca dell’inquadratura perfetta. Lui, il delfino, era lì che faceva bella mostra di sé. Il simpatico mammifero ormai ha familiarizzato con i pisani, in special modo con i canoisti e nuota al loro fianco facendo tuffi giocosi come se fosse in mare aperto. Uno spettacolo bellissimo, come del resto è bello pensare che il nostro fiume toscano sia tornato ad essere pulito, al punto da ospitare flora e fauna come succedeva qualche centinaio di anni fa.

delfino.JPG

E con questa stupenda immagine vi saluto e auguro un buon sabato a tutti 🙂

[foto prese dal web]

Alluce…e poi?

spinaio.JPG

“LO SPINAIO” Musei Capitolini, Roma

Lo Spinario è un’opera ellenistica di scultura, raffigurante un giovane seduto mentre, con le gambe accavallate, si sporge di fianco per togliersi una spina dalla pianta del piede sinistro. Ne esistono varie versioni sparse nei musei di tutto il mondo.

Quella forse più antica, in bronzo (73 cm di altezza), si trova ai Musei capitolini a Roma, mentre una marmorea fa parte della collezione degli Uffizi di Firenze e venne copiata da Brunelleschi nella celebre formella del concorso per la porta nord del Battistero del 1401. Un’altra copia marmorea si trova al Louvre e una bronzea al Museo Puskin di Mosca.

Curioso, vero?

A parte questo, ma voi lo sapete il nome delle dita dei piedi? Io mi ricordo sempre il primo: l’alluce, ma poi gli altri me li dimentico… Ebbene ecco i nomi, nell’ordine: alluce, illice (o melluce), trillice, pondolo (o pondulo) e minolo (o mellino)…23

“pondolo” mi fa 49.. ma che abbiamo i sette nani attaccati alle piante dei piedi? Sarà mica questo che stava cercando lo “spinaio”? al passo coi tempi

Della serie: la lingua italiana questa sconosciuta, non si imparerà mai abbastanza!!! yes

Tra le mura dimenticate

capelvenere

[foto: @Alidada]

Il Capelvenere (Adiantum capillus-veneris)  è una felce dalle fronde leggere e delicate ed è a questa caratteristica che si deve il riferimento alla chioma di Venere, dea della bellezza. Le leggerissime foglie color verde tenue sono sospese su un sottilissimo stelo nero lucente.

Il suo habitat naturale è rappresentato dai luoghi ombrosi e umidi. Predilige i terreni calcarei vicino alle cascate, all’imboccatura delle grotte, nei pozzi. È una pianta molto delicata ed esigente. Come tutte le felci richiede luce diffusa e non ama i raggi diretti del sole.

Mitologia – Nella mitologia è una pianta legata alle ninfe delle acque. Teocrito racconta che la pianta si trovava, tra altre, presso la fonte ove Hylas, uno degli Argonauti, si recò per cercare l’acqua per la sua nave. Vi è anche un mito legato alla ninfa Driope. La ninfa si innamora di un ragazzo e lo rapisce in una grotta subacquea, lì vicino una pianta di Capelvenere.

Letteratura – Cesare Pavere, nei suoi libri parla molto del Capelvenere in quanto la ritrovava spesso nelle grotte delle Langhe. Gabriele D’Annunzio scrive nella poesia Il Fanciullo di Alcyone: “E se gli occhi tuoi cesii han neri cigli, ha neri gambi il verde capelvenere.”

Gastronomia – Il Capelvenere è stato usato, nei secoli scorsi, come sostitutivo del tè, soprattutto in Piemonte da cui il sostantivo piemontese “Capilèr” arrivato ad identificare in generale qualsiasi infuso fatto con erbe aromatiche.

Sì, ma allora, che ci fa su delle mura dimenticate, in mezzo alla città di Pisa?…

 [riferimenti culturali presi dal web]

color ottanio

Adoro il color ottanio. Non è da tanto che ho scoperto il nome di questo bel colore. Sapete qual è, vero? E’ questo:

Credo sia un colore di moda da un po’ e ce ne possiamo rendere conto guardandosi intorno quando si va a fare compere nei vari negozi di abbigliamento, ma anche a vedere cosa si ottiene facendo una semplice ricerca su Google.

L’ottanio non è un blu e nemmeno un verde ma è una tinta dalla tonalità molto particolare, intermedia tra i due colori. E’ anche un nome particolare, dal sapore nemmeno tanto vago di un idrocarburo. Chissà quando è stato codificato il nome di questo colore.

E’ un  tema affascinante è quello del naming dei colori. Se uno guardasse la List of colors di Wikipedia potrebbe meravigliarsi di quante gradazioni siano state codificate con un nome preciso.  Già da tanti anni siamo ormai abituati a riconoscere le tinte del “tortora”, … “pervinca”… “glicine”… “rosa shocking”… “verde mela”..e così via..

Di certo quello dei colori è un tema interessantissimo, trasversale tra i popoli e le epoche, un tema per me, che sarebbe tutto da scoprire.

A proposito di popoli e di ottanio… guarda là che roba la cancelliera 🙂

imprevedibilità

 

Questa me la segno perchè me la voglio ricordare: oggi, 14 febbraio 2010 – numero visitatori del blog: 757 per un totale di pagine viste: 1108 (e ancora non è mezzanotte), 

Non è mai successo di vedere passare tanta gente di qui come è successo oggi e anche nei giorni scorsi..

Mi chiedo quale sia il motivo di tale folla. 

 Imprevedibilità del web!

Buon inizio settimana a tutti,

Alidada

 

bat box


Un pipistrello per amico

pipistrello

I pipistrelli, forse per le loro abitudini notturne ed il loro elusivo comportamento, o magari per il loro volo apparentemente scoordinato, non hanno mai riscosso un grande successo tra la gente. Altri animali di più immediato fascino godono di ben altre fortune. E’ il caso del lupo, che nonostante rappresenti un costo gestionale non certo trascurabile, è considerato uno dei simboli della conservazione. Eppure i pipistrelli, che ogni notte d’estate svolgono un silenzioso e instancabile lavoro di controllo biologico delle popolazioni d’insetti, non meriterebbero un po’ più di attenzione da parte dell’uomo?
Per contribuire alla conservazione di questo straordinario gruppo animale, gli zoologi del Museo di Storia Naturale di Firenze, con la collaborazione di Unicoop Firenze, hanno messo a punto un progetto per la diffusione delle bat box, piccole casette di legno da utilizzare per offrire nuovi rifugi a questi efficienti predatori di insetti, soprattutto di zanzare tigre. Le bat box sono studiate per attrarre proprio i pipistrelli che frequentano gli ambienti urbanizzati, e potranno essere appese alla parete esterna della casa, meglio se al riparo sotto la grondaia del tetto. Quando tali rifugi saranno colonizzati avremo per alleato un formidabile cacciatore di insetti.
    
Le bat box si trovano in vendita anche in internet al costo di circa 25 euro ,ma non è difficile costruirsene una da soli. (lo schema è qui sotto) Occorre sapere però, che sono necessari pannelli di legno di almeno 1,5 cm di spessore e un trattamento da esterni con vernice ad acqua. In ogni caso non usare materiali particolarmente odorosi, mal tollerati dai pipistrelli. Assicurarsi che la superficie interna della bat box sia abbastanza ruvida per permettere l’appiglio dei pipistrelli. Verificare la perfetta tenuta delle giunture tra le tavole, in modo da consentire quella stratificazione verticale interna della temperatura che tanto piace ai nostri piccoli amici. Dopo aver costruito il vostro rifugio artificiale potrete partecipare alla sperimentazione inviando un’apposita richiesta all’indirizzo di posta elettronica batboxunifi.it.

per chi è interessato, tutte le informazioni sono qui ( nel sito indicato io ho tratto testi e immagini)

curiosità sui colori

colori3

 

 foto: Alidada

 

 

Prima degli anni ’60 i chirurghi operavano indossando un camice bianco e bianco era anche il lenzuolo dove stava il paziente da operare. Il risultato era che gli stessi chirurghi lamentavano un certo abbagliamento, ma non solo: dopo aver fissato il rosso del sangue che usciva dal paziente, dovendo distogliere lo sguardo per prendere uno strumento chirurgico succedeva loro di vedere, sul bianco dei camici e delle lenzuola, una macchia luminosa di colore verde-azzurro assai fastidiosa.

Venne cosi’ introdotto l’uso di camici color verde-azzurro: la macchia verde su fondo verde non dava più fastidio e l’abbagliamento diminui’ in modo considerevole, ottenendo un minore stress ottico del chirurgo, a vantaggio del paziente.
Questo espediente fu fatto probabilmente "a occhio", ignorando il fatto che quel verde-azzurro della macchia luminosa non era altro che il complementare del rosso sangue.

 


Polizia e Carabinieri vestono divise blu e azzurre, cosi’ come e’ il colore delle loro macchine. Perche’?
Il blu e le sue tonalita’ danno un senso di tranquillita’, di pace, e quindi di fiducia: dunque Polizia e Carabinieri portano prevalentemente questi colori

 


 Parlando di calcio, e’ curioso pensare che i portieri, dopo anni passati ad indossare divise scure e anonime per non farsi vedere dagli attancanti, quasi per mimetizzarsi, negli ultimi anni indossano volentieri una maglia dai colori vivaci e sgargianti, spesso al limite della tollerabilita’ (basta ricordare Campos, il portiere del Messico nel 1986); questo per colpire l’occhio degli attancanti  facendoli distrarre.

 


 Gli eserciti prima indossavano colori vivaci per intimorire il nemico,  poi sono passati a divise completamente mimetiche allo scopo di scomparire letteralmente agli occhi degli avversari.
C’e’ un motivo ben preciso per cui e’ cambiata la "moda" militare: l’avvento delle armi da fuoco.
Infatti nell’antichita’ le guerre si combattevano corpo a corpo e così ognuno aveva bisogno di dimostrarsi il piu’ agguerrito possibile al nemico che aveva davanti agli occhi; con le armi da fuoco, che hanno messo gli eserciti a distanze considerevoli, portare divise sgargianti significava essere un bersaglio ben visibile: molto meglio mimetizzarsi.


 

preso da  qui