Alla cena paesana

Un paio di giorni  fa, in un paese qui vicino, avevano organizzato una cenetta toscana con un menù a prezzo fisso. Io e mio marito abbiamo deciso di andarci, tanto si svolgeva all’aperto ed erano garantite tutte le misure di sicurezza covid. Fatto sta, dopo aver prenotato telefonicamente, siamo arrivati lì puntuali all’ora di cena e subito la cameriera ci ha accolti e accompagnati al nostro tavolo. Mentre aspettavamo che ci portassero il pane e le bevande, ci siamo messi a parlare e confrontandoci abbiamo deciso di non prendere tutte le portate del menù a prezzo fisso (quello della foto sopra, da 15 euro tutto compreso) perché avremmo mangiato troppo, quindi antipasto, primo di lasagne e dessert per me, invece antipasto, arista con le patate e dessert per mio marito.

Ci sembrava di esagerare prendendo tutto quello che offrivano e avremmo mangiato troppo e allora, anche per evitate sprechi di cibo lasciati nel piatto abbiamo tagliato via qualcosa. Quando è tornata la cameriera le ho detto testualmente:  “Allora, guardi, noi prendiamo il menù a prezzo fisso che avete proposto stasera, ma siccome ci sembra troppo abbondante e vogliamo evitare sprechi, lei porti 2 antipasti, una lasagna, un’arista con patate e due dessert, più acqua e vino, aggiunga due caffè e questo basta per noi due”. Lei ci ha messo un po’ a capire, ma dopo averglielo ripetuto un paio di volte si è segnata tutto e si è diretta verso la cucina.  Dopo circa una ventina di minuti le pietanze sono arrivate una dopo l’altra ed erano proprio buone, alla fine abbiamo preso anche il caffè.

Abbiamo mangiato bene e a sazietà, ascoltando la musica in sottofondo e parlando del più e del meno, insomma, una piacevole serata. Verso le 22:30 abbiamo deciso di andarcene e allora ho preso dal borsello le 30 euro e ci ho aggiunto 4 euro che più o meno dovevano bastare per i caffè, cioè due menù a prezzo fisso di 15 euro più l’extra del caffè.  Mi sono recata al bancone dov’era situata la cassa per pagare e ho aspettato che la cameriera desse il foglio del conto alla cassiera. A quel punto click…clock…clock…click…dlin.. la cassa si apre e la cassiera mi fa: “Sono 46 euro.” Al che io ho subito pensato: “Boia..o quanto costa un caffè? 8 euro? Avrei dovuto spendere 30 a cui vanno aggiunte al massimo 4 euro…quindi al massimo 34 euro, invece mi chiede 46! 12 euro in più ed ho mangiato meno”

Allora le ho detto gentilmente:

“Scusi, non capisco, pensavo di spendere meno, infatti abbiamo preso due menù a prezzo fisso da 15 euro e poi 2 caffè, abbiamo anche tolto due pietanze, perché spendiamo 46 euro?”

e lei:

“No, signora, non avete preso due menù a prezzo fisso, ma 2 antipasti, una lasagna, un arrosto con le patate, due dessert, acqua, vino e due caffè”

ed io:

“Guardi che avevamo detto alla cameriera che non volevamo fare sprechi quindi non le abbiamo fatto portare una portata di lasagne e nemmeno un arrosto  con le patate, perché poi sarebbero rimasti nel piatto…”

e lei:

“Vede? Mi conferma… Non avete preso il menù fisso, avete preso delle portate alla carta e allora il prezzo è diverso: pane e coperto  2,50, antipasto misto  5 €, lasagne 5 €, arista   5€, patate arrosto  3€, dessert  4€, acqua 2€, vino  della casa  4€, caffè  2€  se fa il conto viene 46 euro!”

Ed io:

“Cioè mangio meno e spendo di più? …allora se credevo mi facevo portare anche il resto del menù…”

e lei:

“Poteva farlo, come fanno tanti nostri clienti qui, quello che non mangiano se lo fanno incartare e lo portano a casa”

ed io allora:

“ Ok, va bene, incartatemi lasagne e arrosto con patate e non ne parliamo più!”

e così, dopo 5 minuti sono uscita con i sacchetti degli avanzi risparmiando 12 € che avrei dovuto pagare in più se non avessi preso gli avanzi.

Boh, valli a capire…  Comunque sia io non ci tornerò mai più in quel posto perché se in cucina fanno da mangiare  con la stessa testa con cui fanno questi ragionamenti, non voglio nemmeno sapere cosa combinano ai fornelli. 😦

la sindrome di Procuste

Procuste, nella mitologia greca, era un locandiere che gestiva una taverna in cui offriva alloggio ai viandanti, nascondendo la sua vera natura sadica e cattiva.

Procuste possedeva un letto dove invitava tutti i viaggiatori a coricarsi. Durante la notte, quando i malcapitati dormivano, ne approfittava per imbavagliarli e legarli. Se la vittima era alta e piedi, mani e testa le sporgevano dal letto, procedeva a tagliarli. Se la persona era bassa, la stirava, rompendole le ossa per far quadrare le misure.

 Questo personaggio oscuro perpetrò le sue azioni macabre per anni, finché non giunse un uomo molto speciale: Teseo. Come sappiamo già, questo eroe aveva acquisito fama per aver affrontato il Minotauro dell’isola di Creta e per esser diventato in seguito il re di Atene. Si narra che, quando Teseo scoprì ciò che quel sadico faceva di notte, decise di sottoporre Procuste allo stesso supplizio che imponeva a tutte le sue vittime.

 Da allora, si è diffuso questo avvertimento a titolo di proverbio: 

Fa’ attenzione, ci sono persone che, quando vedono che hai idee diverse o che sei più brillante di loro, non ci pensano due volte a metterti sul letto di Procuste

Chi è affetto da sindrome di Procuste ha un’invidia aggressiva celata nei confronti degli altri in ambito affettivo, sportivo, politico o lavorativo.

 Chi soffre della sindrome di Procuste quando si trova di fronte ad una persona brillante, intraprendente, creativa e in grado di superarlo in qualche aspetto, non esita a escogitare mille stratagemmi e vili sotterfugi per annullarla, umiliarla e relegarla in un angolo dove smetta di essere “un rischio” e/o dove non può intaccare il suo sentirsi inferiore. 

Niente di più attuale! Oggigiorno funziona spesso in questo modo.

[info e immagini dal web]