… a secco

Niente è più indispensabile di ciò che all’improvviso ci viene a mancare. Vale tantissimo anche per le semplici cose. Spesso diamo tutto per scontato finché qualcosa cambia, …puff… non c’è più, e allora ci sentiamo persi e viviamo male quei momenti.

Oggi nel mio borgo manca l’acqua. Da tempo una squadra di operai lavora alle condutture dell’acquedotto, ed è successo che, scavando sotto ad una strada principale del paese, è stata scoperta una enorme cisterna medievale e allora sono dovute intervenire la sovrintendenza con un sacco di gente altolocata che ha bloccato i lavori. Fatto sta che due giorni fa dal comune hanno comunicato, via messaggino whatsapp, che oggi nessuno di noi paesani avrebbe potuto servirsi dell’impianto idrico da mattina fino a sera.

Ed ora è il momento delle polemiche e della riserva dei secchi pieni d’acqua. Comunque sia i secchi pieni d’acqua ce l’hanno coloro che, al passo coi tempi, hanno uno smarphone e un servizio whatsapp attivo, mentre le polemiche sono di tutti: di quelli col cellulare e di quelli senza…ma quelli senza internet sono messi anche peggio.

Che fai, il mercoledì 5 maggio 2021 non avevi forse messo in programma di fare il bucato? Oppure non avevi fissato con il muratore che avrebbe dovuto sistemare una parete di casa? Quando non butta l’acqua dal rubinetto senti la necessità di lavarti le mani ogni minuto e ti scappa di andare in bagno ogni 30 secondi. E’ la suggestione che ti fa sentire tutte queste necessità improcrastinabili. Io, dal canto mio, mi ritrovo il piano cottura che nemmeno la cucina di un hotel Hilton dopo che è stato servito il pranzo di un fastoso matrimonio e di punto in bianco gli inservienti sono entrati in sciopero. Ho pentole su pentole e un caos che non sto a raccontare. Il bello è che non so nemmeno il perché c’è tutto questo trasando, ma penso che sia colpa del mio cervello che sta cercando un alibi per giustificare la mia voglia di non fare niente. Già, oggi mi è presa così, senza acqua non si lava…non ci si lava… e non si pulisce.

Eppure, paradossalmente, dal 2005, ogni anno l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) promuove, per il 5 maggio, la giornata mondiale per il lavaggio delle mani per ricordare l’importanza di un gesto semplice, ma essenziale per prevenzione delle infezioni trasmissibili.

A quanto pare vale everywhere, ma qui nisba!

Guardando a ponente

Questa foto l’ho scattata prima di cena, sì e no a 100 metri da casa mia. Quell’albero che vedete in primo piano, con i fiori rosa acceso, è un albero di Giuda. Perché si chiama così? Nella tradizione cristiana, il nome di questo albero è legato alla credenza medievale creata per spiegare la curiosa fioritura sulla corteccia  nuda che fa capolino ancor prima che le foglie appaiano sui rami. La leggenda narra che sotto questo albero Giuda diede il famigerato bacio del tradimento a Gesù. Poco dopo, travolto da un inconsolabile rimorso, l’apostolo vi si impiccò.

Al di là delle leggende, il nome di questa pianta potrebbe essere legato alla sua regione di provenienza, la Giudea, vale a dire l’attuale Palestina. Dunque, albero di Giudea e non di Giuda, come erroneamente si pensa. La storpiatura potrebbe essere frutto di un banale errore di trasposizione.

Ciò che rende speciale questo albero è certamente la sua lussureggiante fioritura che fa capolino prima sulla corteccia del tronco e poi sui rami. I fiori, infatti, spuntano sulla corteccia nuda ancora prima delle foglie e poi si infittiscono sui rami fino ad avvolgerli completamente. Quello nella foto non è ancora completamente fiorito, tra qualche giorno sarà spettacolare.

In quest’altra foto si intravede meglio un po’ del panorama che si delinea all’orizzonte: al centro il massiccio del Monte Pisano con la cima del Monte Serra, sulla sinistra la piana di Pisa, dove va a sfociare l’Arno e poi, più ancora a sinistra si potrebbe vedere luccicare il mare e qualche edificio più alto di Livorno. Sulla destra del Monte Pisano, si potrebbe vedere Lucca e poi le Alpi Apuane e ancora più in là la Versilia con Viareggio. In pratica quando ho scattato la foto ero esattamente rivolta ad ovest ed il Sole era sulla via del tramonto.

Belle, vero? Potessi metterle grandi le vedreste spettacolari.

Buona serata a tutti e speriamo che domani sarà un giorno migliore che ci faccia proseguire verso la fine di questo incubo che stiamo vivendo da tempo. Auguriamocelo.

Dalla parrucchiera


E poi vai dalla parrucchiera… anzi, dalle parrucchiere, perché sono due: due ragazze giovani tutte pimpanti, con i capelli sempre tinti in modo diverso, sempre acconciati alla moda e le vestagliette nere con le scritte fluo Hair Fashion. Zampettano qua e là per il negozio giocando a tetris con le clienti, nel senso che mentre la seduta al  lavaggio è occupata da una signora indicano alle altre donne dove devono disporsi per mantenere il distanziamento sociale, quindi ogni cinque minuti si assiste ad una specie di balletto di cui loro due sono le coreografe.

Non è solo il balletto che caratterizza questo periodo ma anche tutta una serie di rituali a cui ci siamo abituati e che non so come faremo a sopravvivere quando finirà il covid (se finirà! 😦 ) ..mascherine e mascherine di ricambio, già, perché se non ne hai una di ricambio quando ti tingi i capelli si macchiano tutti gli elastici e poi ti si macchia la pelle e diventi zorro con i baffi  neri a punta.. e poi guanti su..guanti giù.. pettini e spazzole a disinfettare.. a volte si mettono ad igienizzarti pure la poltroncina prima che tu ti ci sieda dopo che ci si era seduta un’altra persona.

Oltre a ciò niente riviste.. quindi niente gossip..e allora ti metti lì e ascolti la musica di Avril Lavigne distribuita a manetta sui nostri timpani sofferenti..e ti metti ad ascoltare quello che dicono le due parrucchiere mentre armeggiano tra i ricci e le ciocche delle loro clienti. Lavorano concitate, non hanno tempo da perdere e sono sempre agitate.

Io qui in casa le chiamo “le matte”..nel senso, “Ciao, ci vediamo dopo, vado un’oretta dalle matte!” ..e tutti qui capiscono dove sono diretta. “Matte” non è un termine dispregiativo, intendiamoci, è affettuoso e lo trovo davvero esplicativo per delineare il carattere delle due parrucchiere che di fatto da sempre sono un po’ schizzate…e non solo ora col covid.

Fatto sta, che mentre attendevo il mio turno di asciugatura, stavo lì con l’asciugamano in testa e guardavo loro che lavoravano e parlottavano e un po’ guardavo fuori dalla porta a vetri che dà sulla strada di paese. Ad un certo punto una delle due parrucchiere alza gli occhi dal suo lavoro,  guarda fuori e vede che si avvicina alla porta del negozio una donna corpulenta vestita tutta sgargiante e in quel mentre si sente che dice all’altra sua compagna: “Noooo…guarda chi sta arrivandooooo… Nooooo..ma è Anna e sta venendo qui… mamma mia scappiamooooo! E’ insopportabile…”” Sembravano disperate e io credo di aver sgranato gli occhi per lo stupore. Mi son chiesta: “Che cosa avrà mai fatto di male questa Anna per essere tanto indesiderata!?”..Ma non ho fatto in tempo a darmi una spiegazione che Anna ha varcato la soglia ed è entrata con un sorriso smagliante e le braccia spalancate in un abbraccio enorme, dicendo: “Ciao bimbeeee, vi sono mancata?” e loro, le due parrucchiere raggianti di felicità, in coro: “Annnnaaaaaa…tesoroooo… quanto ci sei mancata, come stai?” ..e quel che segue è sorrisi, gentilezze, lusinghe..e falsità…


Della serie, con il Covid, tutto cambia e niente cambia ;-)..

[immagine dal web]

sei pisano..

Pisa1sei pisano se  vai a DESINA’ rigorosamente ar TOCCO!

sei pisano se… il re lo chiami REGIO, il settebello lo chiami GEPPINO e il fante lo chiami GOBBO

sei pisano se… il fango lo chiami MOTA

sei pisano se… tu ma’ ti dice FAI AMMODINO!

sei pisano se … quando prendevi l’autobus prendevi il PURMA

sei pisano se… la mortadella la chiami MELONE

sei pisano se… la mollica la chiami MIDOLLA

sei pisano se… il tallone lo chiami CARCAGNO

sei pisano se… costa ‘na cea…

Potrei andare avanti all’infinito, ma penso che non ci avete capito quasi nulla…ma se volete ve le spiego! ahahahahaha…

Abbiamo un vocabolario noi pisani (nel senso di ricchezza lessicale) che di ogni vocabolo possiamo dare almeno 4 o 5 variazioni sul tema 🙂 e la cosa curiosa è che quasi tutte si trovano sullo Zingarelli 😉

Buon mercoledì a tutti

un se n’ha più..

Un anno fa, in questi tempi, qui in Toscana eravamo più o meno nella stessa situazione, tra neve, gelo e freddo polare. Allora dissero che era capitato tutto all’improvviso e non erano riusciti ad organizzarsi e così scuole mezze aperte e mezze chiuse, strade impercorribili con neve ghiacciata da ogni parte.. insomma, tutto bloccato! Fatto sta che quest’anno ci hanno pensato per tempo e già da Agosto ci hanno obbligati (dico..noi toscani) ad acquistare le catene per le auto e a tenerle sempre in macchina e ci hanno tenuti sul chi vive attimo dopo attimo.

Negli ultimi tempi, diciamo da una settimanetta in qua, assistevamo nei vari tg alle funeste previsioni meteorologiche e dicevamo tra noi: “Che Iddio ce la mandi buona..” e devo dire che in effetti la bomba siberiana che ci è piombata addosso è stata proprio “buona” ovvero di qualità e quantità sopra del comune (permettetemi un pizzico d’ironia)…. sì, oserei dire proprio al di sopra del Comune …ovvero dell’Amministrazione Comunale.

Ieri alle 14,45 alla tv annunciarono che nel giro di un quarto d’ora sarebbe nevicato a Firenze e io, che (disgraziata) sono a letto influenzata, mi son detta: “Eccoci.. cominciano le danze!” e ..non ci crederete, alle 15,05  la neve è arrivata anche davanti alla mia finestra, in perfetto orario!

Alle 18 è stata attuata l’ordinanza del Sindaco sulle scuole chiuse.. ordinanza che era stata preparata già il giorno prima (vedi te che efficienza in questo paese medievale?!) e poi hanno cominciato a trafficare le ruspe con la pala per la neve e gli spargi sale della Protezione Civile e tutto questo viavai di mezzi di soccorso è durato fino alle 2 di notte. “Ammappete.. vuoi vedere che stavolta se ne esce con dignità!” Non ero arrivata nemmeno ad accentare la “a” della parola dignità che si è scatenato il finimondo!

Tempo zero è andata via la luce.. vi chiederete: “Senza luce alle 2 di notte che problemi ci sono?”.. e allora ve lo dico io: pensate ai riscaldamenti, alle caldaie ferme, alle stufe a pellets inutilizzabili, alla casa esposta al vento siberiano ..al freddo e al gelo… al telefono e al modem ko,,che non puoi nemmeno avere comunicazioni perchè i numeri di telefono ce li hai su internet…

Qualcuno in casa mia (leggasi “mia figlia”) ha pensato che in fin dei conti anch’io, con la mia febbretta,  rappresentavo un tiepido approdo e detto fatto si è venuta a rintanare nel lettone, alle mie spalle, quatta quatta come se avesse trovato il bue e l’asinello della capannuccia.  A quel punto, come se tutto ciò non bastasse, il mio impianto di allarme casa,  supertecnologico che comunica con me via sms, si è messo a smattare e ha pensato bene di dirmelo sul cellulare in tutti i modi possibili e immaginabili.  Gli sms si susseguivano a raffica e la centralina mi diceva: “assenza di rete!” (voleva dirmi che qualcuno, forse qualche abile ladruncolo, aveva tolto la corrente), poi, dopo poco: “Ritorno rete!” (evidentemente era felice che tutto era tornato a posto) e dopo poco di nuovo  “assenza di rete!” .. e poi ha cominciato con i piagnistei: “Ho la batteria un po’ scarica”..  mi sembrava quasi di percepire il “sob” di chi sta male! Ogni volta il monitor del cellulare (silenzioso) si illuminava e rischiarava il soffitto della camera così che io pensavo che tutto era tornato normale e che era la luce della lampada sul comodino, ..ma mi sbagliavo. Nulla tornava normale. Alla fine il cellulare è morto per via che aveva finito la carica (ufficialmente è così ma forse l’ho scaraventato da qualche parte..) e io, in quel delirio, ho cominciato a pensare che l’anda e rianda della corrente mi avrebbe bruciato il frigorifero e non sopportando quell’idea mi sono alzata, al freddo, al buio, con la febbre,..e, a tastoni, ho cercato di raggiungere l’interruttore e staccarlo e non so come, ce l’ho fatta. A quel punto era l’alba e il chiarore che penetrava da qualche spiraglio della persiana un po’ mi rassicurava, tant’è che penso di aver sorriso all’idea di tornare al calduccio del mio giaciglio. Però prima di tornare a rincattucciarmi nell’angolino del mio letto,ho pensato bene di andare al bagno…e della serie “le sventure non vengono mai sole” dalle tubature non usciva più nemmeno una goccia d’acqua! … Gulp.. naaaaaaaaaaaaa,,, pure l’acqua manca! Mavvafff……..

Paese medievale,… organizzazione del giurassico!

tutto è bene..

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Una volta, un bel po’ di anni fa, in pieno inverno, mi capitò di alzarmi presto la mattina e di non trovare un gambaletto, ossia una delle due calze che si indossano sotto ai pantaloni e che arrivano al ginocchio. Nella fretta perchè era tardi, ne presi un altro paio e uscii di casa di corsa per andarmi a prendere un caffè al bar e recarmi al lavoro.  

Fuori pioveva ed era una giornata proprio uggiosa. Sorseggiai velocemente il caffè al bancone del bar e uscii, ma appena fuori mi accorsi che avevo dimenticato l’ombrello e rientrai nel bar per riprenderlo.. fu allora che vidi la barista che se la rideva a crepapelle con una mia  “cara” conoscente e. notai il loro imbarazzo nel vedermi tornare indietro..
Non ebbi dubbi…ridevano di me ..allora uscii di nuovo e mi guardai con attenzione cominciando dalle scarpe.. fu a quel punto che vidi il maledetto bambaletto uscirmi dal fondo del pantalone.. a mo’ di strascico .. che imbarazzo! Sarei sprofondata .. Perchè non me l’avevano detto? Sapevano che sarei andata in mezzo alla gente e tutti avrebbero riso di me.. Eppure le credevo amiche! 

Ecco perchè, memore di questo fatto, ieri mi sono avvicinata all’orecchio della mia conoscente con il vestito al rovescio e le ho sussurrato: “..mi sa che il suo vestito oggi è al rovescio “. Lei in un attimo si è girata verso di me e mi ha sorriso e poi si è guardata mormorando: “ohhh… nooooo…. meno male che se ne è accorta!” e poi si è girata verso la negoziante che sussurrava: “Capìta…capìta…” e le ha detto: “Vado un attimo nel retrobottega e me lo aggusto”. Senza nemmeno aspettare il consenso, in un batter d’occhio l’anziana e arzilla signora è sparita dietro al bancone e si è volatilizzata in una stanzetta nel retro, tornando in men che non si dica, con un vestito coloratissimo e con le gale sul collo… uno schianto da tanto era bella 

Mi ha ringraziato un’infinità di volte ed è uscita per andare a passeggiare nelle vie di paese dove probabilmente avrebbe incontrato amiche a cui avrebbe raccontato l’accaduto.. o forse non avrebbe detto nulla e avrebbe mantenuto il segreto..chissà.. di certo non sarebbe apparsa ridicola agli occhi degli altri.

Ecco la storia, ma è pur vero che siamo in un paese piccolo e non in una grande città… che il negozio era vuoto, senza altre persone, e la negoziante si sa che non è pettegola e maldicente, anzi, molto collaborativa.. E’ pur vero che io quell’anziana signora la conosco molto bene.. ed è anche pur vero che quella scena del bar e del gambaletto non me la dimenticherò mai e me la sono legata al dito come di più non si potrebbe fare!  Che cattive quelle due.. avrebbero permesso che mi rendessi ridicola al resto del mondo senza darmi una mano …sgrunt ..

Buona giornata amici miei..ed è bene quel che finisce bene.. o almeno, così si spera che sia!

tra un filino e una frusta

Il paese è ancora più tranquillo e silenzioso del solito: i pochi negozi  sono quasi tutti chiusi per ferie e il caldo eccessivo fa sì che la gente stia in casa e non esca se non per procurarsi il minimo indispensabile per tirare avanti. 
 Qui vicino a casa mia c’è una bottega del pane che sta aperta nonostante l’agosto inoltrato e la mattina c’è una fila di persone che vengono anche dai paesi vicini. Stamani ero in religiosa attesa del mio turno e guardavo qua e là, rovistando con lo sguardo tra le fette biscottate e le marmellate, chiedendomi cosa avrei potuto acquistare oltre al pane.

 La gente non era sconosciuta e mi salutava via via che usciva, si sa, il paese è piccolo e tutti si conoscono. Un sorriso a destra e un tocco leggero sulla spalla a sinistra (omammamia quanto siamo sudati!) e il tempo passava. Quando al bancone si è avvicinata la cliente prima di me il negozio era momentaneamente vuoto e  lei si è messa  a  parlottare con la negoziante che nonostante la giovanissima età, sapeva comportarsi e si mostrava gentilissima e sorridente (davvero molto carina.. ) e la assecondava servizievole.
  Il dilemma era sulle pastine, se sceglierle con la marmellata o preferire quelle ai cereali..poi non andavano bene ne’ le prime e nemmeno le seconde e le prescelte sono state le fette biscottate. Poi punto e a capo con la scelta del pane.. il toscano no perché ha troppa crosta (la signora era anziana e magari aveva problemi di masticazione) e nemmeno le fruste .. ma nemmeno i panini.. alla fine un mezzo filino senza sale era più che giusto..

  Parla che ti parla io avevo finito di rovistare con la vista il negozio e guardavo l’anziana signora  appoggiata al bancone, proprio davanti a me: i capelli grigi curatissimi e il corpo esile di chi è magro più del solito, forse troppo. Le gambe magre con i piedi infilati in delle comode ciabatte rialzate, di quelle che costano un tot, ma  ti fanno sentire come se camminassi in paradiso e poi il vestito, tutto colorato, proprio estivo.. ma con i colori con delle tonalità che si vedeva che gli mancava un po’ di contrasto. Lì per lì ho pensato: “questi cinesi stanno peggiorando con la colorazione.. guarda com’è sbiadito!” ..poi però ho visto una cosa che sbucava da sotto al suo braccio.. mi sono concentrata incuriosita per vedere cosa fosse.. ebbene sì.. ommioddioooo. era la marca!  Ohhh…nooooo..  il vestito era da rovescio!  Occhi sbarrati e dubbio amletico: “Glielo dico o non glielo dico?” .. Voi che avreste fatto? 

ariecco la neve,,

Dialogo mattutino con la negoziante-vicina di casa.

“O Licia, tu vedessi ‘he lavoro! M’è sartato tutte le lampadine! I’ mi’ babbo, ‘un l’hai visto ‘om’è? E’ vecchiotto e sta bono lì a sedè, insomma, un s’è ritrovato ‘on tutti i pezzi di vetro in testa! All’Enel dice che con la neve c’è stato un bisticcio e che c’hanno messo a lavorà anco gli impiegati, insomma a quarcuno la 380 gli è parsa la 220 e ha invertito le ‘ose.. Fatto sta ‘he m’è sartato tutto e ora siamo ar buio! Il kalorifero un funziona, il frigorifero un va, la televisione gli è morta e anche il compiuter un dà più segni di vita! Dice ‘è abbisogna prende un modulo all’Enel per farsi ripagà le spese, ma intanto per fax un me l’hanno vorsuto mandà e mi tocca andà in città a Pisa a prendello da me e poi dice che devo trovà le garanzie… Baò.. saddio ‘ndo l’ho le garanzie! Ber periodo con questa neve ohhhhh!”…  

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Ecco una foto tipo web-cam sul mio paese “quasi” in diretta..  della serie ” In Toscana un se ne pole più!”