storie

La favola bella

Ma di Macron e della Brigitte ne vogliamo parlare? Ragazzi io son rimasta a bocca aperta per lo stupore, non per le scelte politiche dei francesi s’intende, ma per l’originalità della coppia. Giuro che non avevo mai sentito dire di un matrimonio in cui la donna ha 24 anni più dell’uomo, magari avevo sentito il contrario e già lì il discorso sarebbe lunghetto… ma della donna più grande di 24 anni, no, non mi era mai capitato. Io mi ci immedesimo perché io e la Brigitte manca poco che siamo coetanee e lui ha l’età di mio figlio. Lei poi mi batte per il numero dei nipoti, infatti è nonna ben 7 volte. Ma come sarà stato possibile che un ragazzino del liceo si sia innamorato della sua prof fino al punto di sposarsela dopo che lei aveva lasciato la famiglia? E’ una favola e come tutte le favole fa sognare e non solo, direi che in qualche modo dà speranza alle “tardone” che si credono ormai con un piede nella fossa… o giù di lì. Di certo bisogna fare una bella cura dimagrante perché arrivare ad indossare una taglia 38 a 64 anni, dopo aver fatto 3 figli, non è cosa da poco… Oserei dire che ci vuole una discreta “arte” nel sapesi mantenere belle e giovani, ma tutto nella vita s’impara, quindi se  noi sessantenni ci mettiamo davvero d’impegno e ci rifacciamo il look da sballo ci sta che si riesca anche a mollare tutto e fuggire (pagnotta sotto il braccio) con un bel trentacinquenne che, se è come lui, è pure intelligente (non ci dimentichiamo che era un “enfant prodige”). Noi italiani, nel nostro piccolo già ci scandalizzammo per la Pivetti, ma qui siamo ben oltre. Altro che Gemma di “Uomini e donne” che cerca l’amore giovane! 🙂 A parte gli scherzi, bisogna ammettere che la Francia è “oltre”! Dopo la novità di un presidente divorziato che va a nuove nozze durante il suo mandato, con una splendida ma chiacchierata modella italiana, e le scorribande del suo successore, scapolo, maturo e farfallone, che si fa sorprendere dai fotografi in scooter sotto casa della sua nuova fiamma, mandando su tutte le furie la fidanzata in carica, ecco annunciarsi al vertice dello Stato il cavaliere leale e ostinatamente fedele a un solo amore, un amore maturo e saggio..non resta che incrociare le dita che il futuro sia tutto rose e fiori…voi che dite?

San Martino

Hsan martino.jpgo cercato indietro nel mio blog ma non ho trovato nessun post dedicato a San Martino e siccome per me questa giorno ha un significato che non vi sto a dire, ma è molto particolare, quest’anno voglio scrivere qualcosa 🙂

Fino a qualche anno fa tutti gli alunni delle scuole leggevano sul loro libro di lettura l’episodio di San Martino, che, cavalcando avvolto nel suo mantello di guardia imperiale, incontrò un povero, tremante e infreddolito. A quella vista, il generoso cavaliere sguainò la spada e tagliò in due pezzi il suo mantello, donandone la metà al povero. La notte, in sogno, vide Gesù avvolto in quel mezzo mantello, che gli sorrideva riconoscente.

La tradizione vuole che i contadini,  alzando gli occhi al cielo, dove, tra strappi di nuvole, il sole si fa ancora sentire tiepido e dolce, ricordano l’antico proverbio

L’estate di San Martino
dura tre giorni e un pochino.

In Piemonte, il giorno di San Martino era, almeno una volta, dedicato agli sgomberi. E “fare San Martino”, significava mutare d’alloggio. Pare infatti che Vittorio Emanuele II, prima della battaglia di San Martino, dicesse, in piemontese, ai suoi soldati: “Coraggio figlioli, altrimenti gli austriaci ci faranno fare San Martino”. Voleva dire: ” Ci faranno sgombrare dalle nostre posizioni”.

E di paesi col nome di San Martino, oltre quello della battaglia, ce ne sono, in Italia, a centinaia. In Francia sono addirittura migliaia. Non parliamo delle chiese a lui intitolate e dei monasteri che portano il suo nome. Forse nessun nome di santo ha avuto nel medioevo tanta diffusione, e anche nell’arte non si contano i San Martino a cavallo, con la spada sguainata, che dividono il bel mantello di guardia imperiale.

E questo forse perché, molto prima di San Francesco, quel gesto indicava il dovere che i cristiani hanno verso i poveri, nei quali è la figura dello stesso Gesù.

L’estate di San Martino

L'estate di San Martino

L’estate di San Martino è un periodo dove venivano rinnovati i contratti agricoli, tradizionalmente durante questi giorni si aprono le botti per il primo assaggio del vino nuovo abbinato alle prime castagne.

Questa tradizione è celebrata anche in una famosa poesia di Giosuè Carducci:

San Martino


La nebbia a gl’irti colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;

ma per le vie del borgo
dal ribollir de’ tini
va l’aspro odor dei vini
l’anime a rallegrar.

Gira su’ ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando:
sta il cacciator fischiando
su l’uscio a rimirar

tra le rossastre nubi
stormi d’uccelli neri,
com’esuli pensieri,
nel vespero migrar.

…….

[notizie prese dal web]

Buon sabato a tutti 😉

4 ciance

parrucchieraChi vive in un paese sa che non si può andar di fretta se c’è da chiacchierare di qualcosa, è indispensabile fermarsi a dialogare con i compaesani per un tempo variabile x proporzionale all’importanza dell’argomento oggetto della discussione.  Oggi l’argomento in questione era il terremoto, che noi pisan/fiorentini abbiamo sentito a malapena (e meno male!) ieri sera verso le sette. Argomento importante!

Ma veniamo al dunque:

Stamani, mio giorno libero dal lavoro, ho pensato bene di recarmi dalla parrucchiera qui vicina, per fissare un appuntamento per i prossimi giorni per farmi la messa in piega, dopodiché sarei voluta andare al mercato.  Stamani era bel tempo ed era caldo, quindi che c’era di meglio che andarsene un po’ a camminare tra i banchi magari facendo anche qualche acquisto?! Beh, l’intento era chiaro, fatto sta mi sono recata dalla suddetta parrucchiera e l’ho trovata a parlare con l’unica cliente che era in negozio alle 10 del mattino, mentre lei stava tirando fuori i soldi dal borsellino, per saldare il suo conto.  Appena mi hanno vista entrare, entrambe mi hanno guardata sorridendomi e salutandomi e poi…: “Ohhh, ma l’hai sentito il terremoto ieri sera?” Esclama la cliente guardandomi in modo preoccupato,  e io, volendo tagliar corto,  “Sì, l’ho sentito..e ho avuto anche paura!” e lei, (la Maria Teresa) :” ..e come l’hai sentito?.. e quanta paura hai avuto?.. Sai, io li per lì nemmeno lo avevo sentito, ma poi mio figlio che era di là, mi ha chiamata dicendomi che l’armadio tremava e faceva un gran baccano,… allora sono scesa in strada e ho trovato il farmacista che diceva che aveva sentito la scossa… allora mi sono impaurita… ” e mentre parlava mi dava colpetti sul braccio, per rendermi partecipe del suo pathos, poi ha aggiunto rivolta a me: “..e tu…dai, racconta” … Io ero lì che avevo fretta di andare al mercato e non volevo stare a chiacchierare per cui ho dovuto concentrarmi qualche secondo per studiare una mossa strategica per chiudere l’argomento alla svelta, ma così facendo mi sono persa l’attimo, fatto sta che la parrucchiera ci si è messa anche lei: “Io facevo cena e avevo la padella in mano e ho sentito che dindinnava (è una parrucchiera napoletana… che ne so che voleva dire, forse la padella si muoveva o forse suonava) ..fatto sta che dopo che anche la parrucchiera aveva finito la sua storia dettagliata  tutte e due hanno guardato me che a quel punto ho esordito dicendo: “ … ma sentite un po’, se mi facessi i capelli ora, che così ve lo racconto con calma?” ..e così è stato e mentre la parrucchiera mi lavava la chioma ho raccontato che in definitiva io il terremoto non lo avevo proprio sentito perché stavo trafficando in casa, ma mia figlia se ne era accorta perché era seduta al tavolo a studiare, tutto questo con dovizia di particolari, come si confà ad una buona compaesana.   Ebbene, dopo un’ora di chiacchiere sono uscita dal negozio con tanto di trucco e parrucco (come dicono i giovani d’oggi) e mi ci è incastrato anche di andare al mercato a comprare la frutta e qualche altra cosetta.

E tutto è bene quel che finisce bene ..soprattutto quando si ha a che fare con il terremoto.

il grado di giuggiolità

Narra Omero nell’Odissea, che Ulisse e i suoi uomini, portati fuori rotta da una tempesta, approdarono all’isola dei Lotofagi, nel nord dell’Africa. Alcuni dei suoi uomini, una volta sbarcati per esplorare l’isola, si lasciarono tentare dal frutto del loto, un frutto magico che fece loro dimenticare mogli, famiglie e la nostalgia di casa. È probabile che il loto di cui parla Omero sia lo zizyphus lotus, ovvero un giuggiolo selvatico e che l’incantesimo dei Lotofagi non fosse provocato da narcotici ma soltanto dalla bevanda alcolica che si può preparare coi frutti del giuggiolo.
Una specie affine, lo zizyphus spina-christi, è ritenuto dalla leggenda una delle due piante che servirono a preparare la corona di spine di Gesù.
Pare che per gli antichi Romani il giuggiolo fosse il simbolo del silenzio e come tale adornasse i templi della dea Prudenza.

In Romagna e in altre regioni, in molte case coloniche era coltivato adiacente alla casa, nella zona più riparata ed esposta al sole. Si riteneva che fosse una pianta portafortuna.
Secondo gli scritti di Erodoto, le giuggiole potevano essere usate, dopo aver fermentato, per produrre un vino, le cui più antiche preparazioni risalgono a Egizi e Fenici.
Ad Arquà Petrarca, comune veneto dove i giuggioli sono ancora piantati nei giardini di molte abitazioni, le giuggiole sono utilizzate per realizzare ottime confetture, sciroppi, e il famoso brodo di giuggiole, un antico liquore. I frutti del giuggiolo hanno un blando effetto lassativo.
Io ieri, camminando qui in zona, mi sono trovata proprio sotto ad un giuggiolo. Erano secoli che non ne vedevo uno 🙂 Voi conoscete questa pianta?

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giuggiolo @Alidada

Il brodo di giuggiole è ricco di vitamina C e zuccheri, risulta dolciastro ed estremamente gustoso. L’espressione “andare in brodo di giuggiole“, riferita a chi manifesta grande felicità, deriva dalla bontà di questo prodotto e quindi dal piacere che ne deriva consumandolo.

Qui, in casa mia, il termine giuggiolo viene usata comunemente per appellare figli e nipoti e sono comuni espressioni del tipo: “Che fa giuggiolina?” per la nipotina e “Com’è andata a giuggiolone?” per il nipote. Ognuno della mia numerosa famiglia ha il proprio “grado di giuggiolità”  a seconda dell’età (e della dolcezza 😉 ); dai, lo so che è un po’ strano, ma tra noi ci capiamo …e  a me piace .. 23

[notizie prese dal web – foto: Alidada]

Help

Premesso che fino a pochi anni fa la Toscana era una terra quasi glaciale e si vedevano in giro più conifere che agrumi;ecco, ricordo di quando andavo alla scuola elementare con la borsa calda in cartella, per difendermi dal freddo e quando mia mamma a volte rompeva il ghiaccio che copriva tutto il pavimento del terrazzo in inverno per non cascarci. Sì, era freddino qui in Toscana e avevamo l’abitudine di mettere a dimora tutte le piante dei nostri giardini, affinché d’inverno non “bruciassero”, ossia non seccassero con la temperatura sotto allo zero. Con l’avvento del nuovo millennio il clima è cambiato e nessuno protegge più i vasi dei fiori nonostante siamo in piena stagione fredda e non si vede più il ghiaccio, nemmeno sui vetri delle auto. I ragazzi che vanno a scuola non hanno più i maglioni pesantissimi e i guanti alle mani, ma anche a dicembre sono con le magliette a mezze maniche se non in canottiera.

Questi cambiamenti a me destabilizzano non poco. Si tratta di cambiare le abitudini e anche il modo di pensare.  Non occorre più fare dei cambi di stagione negli armadi e nemmeno stipare nei bauli coperte su coperte: un piumoncino leggero basta e avanza e va bene anche per 12 mesi all’anno.

Sì, direte voi, ..ma tutto questo per dire cosa?  thinkw265

Avete ragione, la premessa è lunghetta ma era indispensabile per capire bene il problema, che poi è questo:

MI HANNO REGALATO DEI FICHI D’INDIA! Ve li faccio anche vedere 🙂

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Il problema è che non conosco bene questi frutti, anzi, non  li conosco per niente perché di queste piante in Toscana fino a pochi anni fa non se ne vedevano in giro. Non immaginate quante manovre ridicole ho fatto per non bucarmi le mani prima di sistemarli nella fruttiera.  Comunque sia, con tutte le precauzioni possibili e inimmaginabili, ne ho preso uno, quello che mi sembrava più rosso, e piano piano (con i guanti di gomma massicci) l’ho sbucciato e mi sono apprestata cautamente …quasi religiosamente… ad assaggiarlo. Insomma, ci ho dato un morso. L’avessi mai fatto! Il sapore è quello della zucca arancione che si mette nella zuppa di verdura, cioè insipido e “allappante” ..e poi.. una decina di milioni di semi durissimi come il cemento armato, mi si sono piazzati in pianta stabile in bocca e incastrati tra i denti, facendomi pensare che forse sarei dovuta correre a rotta di collo dal dentista per farmi ripulire la dentatura. Prima questione: “Ingoio o sputo?” 😦

Ora… dico io… ok, non conosco queste piante e nemmeno questi frutti, quindi sono una emerita ignorante (nel senso che “non so” 😉 ) ma non credevo ci volesse tanta scienza per gustare una cosa del genere!

Domanda del secolo, da un milione di dollari: “Che me ne faccioooo?” … Suggerimenti?

Storie di paese

poste.JPGUna volta avevo un’amica, era una ragazzina dai capelli neri riccioluti e gli occhi sempre sorridenti. Era paffuta e con una bocca dalle labbra carnose che sprizzavano gioia di vivere. Parlava con la lisca, ebbene sì, aveva un po’ la esse sibilante, ma era una cosa carina e piaceva a tutti. Si chiamava Ornella…e si chiama anche oggi Ornella a dire il vero, ma non è più amica mia e tra l’altro non so nemmeno dove sia e che starà facendo.

Ma veniamo a noi e vediamo di inquadrare un po’ la storia. Abito in un paesino, ormai questo si sa, e chi abita nei paesi è cosciente che in quei contesti ci sono delle persone che sono più in vista delle altre e che le senti forti e oneste al punto che pensi che non ti potrebbero mai tradire. Sono dei veri e propri riferimenti umani: : il dott. House ovvero il medico di famiglia, il parroco don Matteo, Gianni il barista che ti fa il caffè tutte le mattine, Tina la postina che ti porta le bollette la corrispondenza ogni santo giorno anche se piove e tira vento… e pochi altri. Dite che ci dovrei scrivere anche il sindaco …? No, non è una dimenticanza, il sindaco non sono sicura che non mi tradirebbe mai, quindi non ce lo scrivo volutamente ;-).  Ecco, più o meno le persone “di spicco” sono quelle e poche altre, ma al mio paese c’era anche Ornella, che era l’unica impiegata/direttrice dell’ufficio postale.

Anche Ornella era un’istituzione e noi tutti andavamo da lei, chi per spedire un pacchetto, chi per mandare i bigliettini di Natale  e chi per riscuotere la pensione.  C’era sempre la fila in quell’ufficio situato in cima al paese che per andarci a piedi dovevi arrancare in salita per  mezz’ora e portarti una camicia di riserva per la sudata che dovevi fare.  Ornella aveva sempre una parola buona per tutti e dispensava saggi consigli su come mettere bene da parte i propri risparmi  e magari fare anche qualche piccolo investimento nei buoni postali.  Aveva la fiducia di tutti i paesani e poi, con me che ero sempre stata amica era davvero carina. Tutte le volte che ci andavo mi faceva vedere dei librini di ricette che erano in vendita e altri gadget che si potevano prendere a buon mercato…e io compravo sempre qualcosina 🙂 ..ma poi, quando mi diceva: “ Dai Alidadina, fai anche qualche altro piccolo investimento oltre al librino di ricette, un investimentino un pochino più sostanzioso…. guarda,ci sarebbero questi buoni postali….”  Io le sorridevo con garbo e mi tiravo sempre indietro dicendo che avrei dovuto pensarci meglio…che in quel momento non avevo tempo.. che proprio in quel mese non avevo disponibilità… e cose del genere. Fatto sta che i buoni postali  per un motivo o per un altro non li ho mai presi.

Ma andiamo oltre, che la storia sta diventando troppo lunghetta…

Tempo fa Gaia, una ragazza mia vicina di casa, è andata a trovare la nonna che aveva bisogno di assistenza e la povera vecchietta ha detto alla nipote che aveva fatto aggiustare lo scaldabagno  e che doveva saldare il conto dell’idraulico, quindi che le andasse e prelevare dei soldini alla posta.  E  Gaia ha ubbidito alla nonna ed è andata, ma le tornava male andare su per il paese che poi non trovava da parcheggiare l’auto e allora è andata all’ufficio postale del paese a 5 chilometri. E’ andata lì e ha chiesto di prelevare i soldi, …ma si è sentita rispondere dall’impiegata postale che il conto di sua nonna era vuoto.  Lei è tornata dalla nonna e glielo ha detto… e poi…beh, poi, come potete ben immaginare, è successo il finimondo! Carabinieri, polizia postale, … anatemi e maledizioni! Tutti i vecchietti del reame paese hanno chiamato figli e  parenti a controllare  i conti e non è stato trovato un centesimino in nessun conto, nemmeno con l’intervento dei Ris di Parma. Nulla! Naturalmente anche tutti gli altri correntisti si sono messi in subbuglio oltre ai vecchietti e anche loro …credo abbiano anche chiamato Sherlock Holmes …ma nulla, tutti i conti erano stati prosciugati.

Io quando ho sentito la notizia ho spalancato gli occhi e ingenua come sono, ho gridato a squarciagola al malinteso. Mi sono detta e ripetuta che tutto  può succedere ma non sarebbe mai potuto accadere che la mia amica Ornella, che parlava con la esse sibilante, avesse potuto essersi messa in saccoccia quel bendiddio, fregando il popolo e il paese, compresi vecchietti e pure gli ammalati.

Sì, ma io sono ingenua e Ornella non lo è. La verità è che Ornella se l’è squagliata con il malloppo…che dice ammonti a circa 300.000 euri, centesimo più centesimo meno.

 Io non so come e perché lei si sia comportata in modo così spregevole, mettendo di mezzo la gente…e gli amici. Ha fregato anche tanti suoi amici! Incredibile, vero? E avrebbe fregato anche me! …

L’unica cosa che so è che PER CASO io sono sfuggita a quell’odioso raggiro e ringrazio Dio di non  aver perso i miei risparmiucci… e soprattutto lo ringrazio per avermi tolto una pseudo amica dalla mia vista vita,  per sempre! Alla larga da gente del genere!  pensieroso

A buon intenditor…

bla bla blaCon il tempo sono diventata una buona ascoltatrice. Anni fa credo di non aver avuto questa “virtù” ( “virtù” rara al mondo d’oggi) ma con gli anni ho imparato come si ascoltano gli altri.  Ho anche studiato un pochino di psicologia e  mi sono (abbastanza) ferrata in “empatia” migliorando questa dote. Poi, con il tempo, sono anche diventata più gentile ed educata, per cui raramente mando la gente a quel paese, anche se non vado d’accordo con tutti e soprattutto tutti non vanno d’accordo con me J . Prima avevo un carattere “fumino” (come si dice qui…) ora sono diventata molto più paziente e pacata. Beh, veniamo al punto: giorni fa, passeggiavo in un paese qui vicino dove stavano facendo una festa e chi t’incontro? Incontro Franco,  un mio ex-ex-ex-collega. Nel senso che quel prof lì era stato (nel giurassico) mio prof di arte quando frequentavo le superiori e poi lo incontrai di nuovo come collega quando anch’io entrai come prof di ruolo. Un tipo strano, chiacchierone… con un evidente strabismo che faceva sì che mentre ti parlava, un occhio gli guardasse a ponente mentre l’altro puntava a levante.  Sempre sorridente Franco, e affabile… anche troppo. Non si sa come, ma una quindicina di anni fa aveva allegramente lasciato l’insegnamento alle scuole medie per poi approdare all’accademia e farsi onore come grafico a livello internazionale.   Evidentemente aveva del talento non da poco e non era poi quel tipo scanzonato e goliardico che (mi) sembrava.

Insomma, Franco a quella festa si piazzò davanti a me e monopolizzò la mia attenzione per un’oretta, raccontandomi come un fiume in piena, tutte le sue gesta degli ultimi due anni. “Sai…” sono stato in Macedonia… e ho vinto il premio X, il premio Y e anche il premio Z… poi sono andato in Giappone e mi hanno premiato con il premio K..e poi a Dubai… con il premio XY…” Io, nel frattempo, annuivo e sorridevo partecipe mentre pensavo cosa avrei fatto per cena 😉 La mia dote di ascoltatrice educata e gentile non poteva venir disattesa, per cui stavo lì…e avrei accettato passivamente il turbinare di quei discorsi (noiosi). Era un monologo, non un dialogo. Non mi dava un attimo per interloquire. Alla fine era l’imbrunire e stavo per svenire e lui continuava ancora con quella tiritera, quando, allo stremo delle mie forze,  lo interruppi e gli inventai che mi ero dimenticata di avere un appuntamento per cui dovevo correre via. Sorridendo svanii da quella scena nebulizzandomi e andai a riprendermi altrove, ben lontano da lui.

Passano due giorni e stamani, sono uscita a prendere il pane… esco tutta carina per la via di paese  godendomi l’aria del mattino, quando sento un’auto fermarsi, inchiodando accanto a me e… indovinate chi era? ERA FRANCO! “Cavolo!” mi son detta, stamani esiste un piano B? 😦  . Io, che ancora cercavo di non dar segno della mia disperazione gli faccio: “Ciao Franco… che giri di bello al mio paese…?” e lui: “Ciao cara, sai, sono rientrato pochi giorni fa dalla Macedonia dove mi hanno premiato con il premio X….” Non è possibile! Stava ricominciando la tiritera! Io allora ho mandato a quel paese (non mi fate dire parolacce!) tutte le mie virtù di brava ed educata ascoltatrice e ho girato sui tacchi dicendo:  “… se arrivato dalla Macedonia e ora sei qui…goditi il mio paese e se vuoi vai a quel ristorantino che la macedonia te la servono fresca fresca!” e abbozzando un sorriso splendido l’ho mollato lì, a riflettere su quello che gli avevo detto 🙂 e detto fatto sono andata altrove, a comprare il pane 😉

E bastaaaa! A buon intenditor poche parole!

Storie insensate

Ssupermercato.JPGabato  mattina sono stata a fare spesa in un supermercato della zona. Verso le 10 ho preso l’auto e mi sono avviata verso una cittadina qui vicina, dove si trova quel centro commerciale; alle 10:20 avevo già parcheggiato e stavo varcando la porta d’ingresso quando sento arrivare alle mie spalle delle ambulanze con le sirene spiegate. Una era del 118 e l’altra era un’auto medica. Non ho fatto in tempo a realizzare cosa stesse accadendo che sono scesi tutti di corsa e si sono precipitati all’interno passandomi accanto.

Mi sono detta: “Ma proprio qui… sarà qualche vecchietto che ha accusato un leggero malore dovuto al caldo…” e sono entrata nell’atrio centrale; fatti pochi metri più avanti, mi sono resa conto che la situazione era ben più grave di quanto  mi sarei aspettata infatti uno degli operatori si era già messo chinato e stava praticando il massaggio cardiaco ad un uomo che era steso a terra. In giro non c’era quasi nessuno e l’atmosfera era surreale. Una responsabile del negozio si era rifugiata dietro ad una colonna per non vedere e si copriva gli occhi con le mani mentre sussurrava: “Non posso vedere…”. Un’anziana signora assisteva a tutto quello che accadeva con un certo self control e continuava a dire sottovoce: “Dice che è morto…dice che è anche giovane…” e lo ripeteva a quei pochi che passavano da lì. Io sono rimasta per qualche attimo in apnea ad occhi sgranati, mi son fermata impietrita pensando che di lì a poco avrebbero smesso con il massaggio cardiaco e quel signore si sarebbe ripreso.  Ad un tratto è stato proprio così e mentre un’operatrice metteva una flebo, il signore che faceva il massaggio cardiaco ha smesso con le manovre e si è alzato guardando in basso, controllando la situazione. Ma è stato un attimo di illusione perché tempo zero si è dovuto chinare di nuovo e ricominciare   la manovra di rianimazione. Io a quel punto non ce l’ho fatta più e me ne sono andata via; ho preso l’auto e sono andata in un altro negozio per una mezz’oretta, aspettando che fosse passata l’emergenza. Verso le 11:15 sono tornata nel primo supermercato e, mentre entravo nel parcheggio ho trovato le ambulanze che se ne andavano in silenzio. Mi sono detta che probabilmente tutto si era concluso al meglio e non c‘era più bisogno di correre all’ospedale, si vede che potevano tranquillamente rientrare con calma. Ho parcheggiato  di nuovo e sono entrata nel negozio…ma con un certo magone che ormai mi era entrato dentro e non mi lasciava più. L’area dove prima il signore era steso era transennata e c’erano teli per non far vedere, forse per ripulire… chissà. Ma poi ho visto che erano arrivati i carabinieri e che erano tutti intenti a parlare con i commessi del negozio. Io a quel punto ho comprato i prodotti per cui ero andata lì, delle cose in offerta del reparto cancelleria, mi mancava solo un prodotto e me ne sarei andata. A quel punto mi sono spostata in un’altra corsia e rovistando  su una mensola mi sono trovata accanto una commessa che mentre sistemava uno scaffale mi ha detto: “Ha visto signora che cosa è successo? Sa che quel signore è morto?” ..e io incredula: “Davveroooo… ho trovato l’ambulanza che andava via… lo hanno portato via, in ospedale?” e lei: “Ma no, è ancora lì, aspettano il medico legale!” … E io mi sono guardata le mani con quelle poche cose che avevo acquistato, proprio lì, a 3 o 4 metri dal cadavere… ho mollato tutto e me ne sono andata, passando tra la gente che ignara ancora faceva spesa. Ma come si fa a morire così? Mentre si va al supermercato per comprare due cosette? Come si fa a morire tra un diario della scuola in offerta speciale e un pacco di quaderni a buon mercato! Come si può lasciare il nostro bel pianeta così da soli, a 51 anni, mentre tua moglie è a casa che aspetta che tu torni con due raccoglitori per la carta e un pacchetto di etichette.  Come può andare tutto avanti come sempre se tu sei lì, steso su un pavimento freddo in mezzo ad estranei  capitati lì per caso.  Che situazione paradossale! Insensata…

Io ci penso e ci ripenso…

storie incomplete

sguardoLei era lì, appoggiata alla parete e appariva molto più carina rispetto all’ultima volta che l’avevo vista, circa un paio di anni fa. Il fisico ora era ben tornito e più slanciato, fasciato da un maglioncino accollato color cielo e un paio di jeans con i brillantini luccicanti. Una bella ragazza senza dubbio: alta, con il trucco curato, i capelli legati raccolti in un ciuffo che gli cadeva sulla testa; una pettinatura alla moda, gli occhi neri, pungenti come non mai e poi quel suo sguardo ammiccante e sfuggente che tanto mi faceva arrabbiare quando mi guardava in quel modo che a me sembrava strafottente nel mentre mi rispondeva male in classe.

Era stata una ragazzina difficile; una di quelle che interrompeva monopolizzando l’attenzione dei compagni e non ti faceva mai far lezione in pace. Una tipa tosta, perché così l’aveva fatta diventare la vita difficile che aveva dovuto sopportare da quando era nata. Suo padre che entrava e usciva di galera, i suoi fratelli drogati, sua madre malata di mente e chiusa in una struttura sanitaria, sua zia che la rifiutava e le chiudeva la porta in faccia e sua nonna anziana, malata e povera.
Capita in questi casi che ci si chieda che hanno fatto di male certi ragazzi per nascere in situazioni così devastanti e come mai non hanno potuto avere certi privilegi di cui possono godere i loro coetanei.

Non ci sono alternative a certi destini avversi e l’unica via di uscita è imparare ad accettare la situazione e cercare di sopravvivere.

Di certo per Giulia, la ragazzina dallo sguardo di fuoco, la situazione non si era stabilizzata, altrimenti non saremmo stati lì, nell’anticamera di un’aula di tribunale.  Una strana situazione per chi non è abituato ad avere a che fare con problemi di giustizia e ancor più strana è la situazione di una prof che si trova a dover varcare per la prima volta in vita sua la soglia dell’aula di tribunale per andare a testimoniare per soprusi e violenze familiari su una giovane ragazzina.
Dalla finestra a piano terra si vedeva che fuori il cielo era cupo e nevischiava. La neve aveva coperto le sterpaglie che circondavano lo stabile ed era anche un bene perché il giardino era talmente trascurato e pieno di macerie e robe vecchie che meno si vedeva e meglio era.
“Ciao Giulia, come stai?” .. un breve sorriso e un abbraccio interminabile. E quello è stato l’unico momento bello di tutto quel pomeriggio pieno di domande e di risposte, di sussurri e di urla disperate, pieno di odio e di rancore.. pieno di menzogne e verità.. pieno di cose che non erano mie e che non capivo.. pieno di cose che non avrei mai saputo. Un pomeriggio pieno di storie incomplete e incomprese, forse affrontate troppo tardi, quando ormai non ci sarebbe stato più tempo per cambiare nulla. Un pomeriggio interminabile e assurdo in cui ci si sente inadeguati a tutto, anche a vivere.

ladri griffati

Squilla il mio cellulare nella sera: “Pronto…?”.. e dall’altra parte la sua voce, quella di mio figlio: “Mamma corri che mi sono entrati in casa!”. Un tuffo al cuore e via di corsa a prendere la giacca e a precipitarsi in auto per correre a vedere cosa era successo. In un batter d’occhio ero lì da loro. La luce era accesa per le scale e la porta d’ingresso spalancata. Erano passati sì e no 5 minuti da quando avevo ricevuto la telefonata ed ecco che entro in casa. Un disastro..! Tutto all’aria: cassetti in terra, quadri staccati dalle pareti, armadi svuotati e biancheria arrovesciata sul pavimento.. Un disordine completo, da non saper dove guardare. Danni pochi ma disordine totale. La bimba piccola piangeva indicando la sua cameretta devastata e il bimbo sentii che mi tirava per il lembo della giacca e continuava a dirmi: “Nonna, vieni a vedere la mia cameretta!” .. Tutto era diventato un caos. La casa che di solito appariva ordinatissima e profumata, piena di ninnoli e balocchi dei bambini. sembrava fosse stata bombardata:

“ Ma com’è successo…?” … “Ma quando…? “.. “Che cosa manca?” Domande che io facevo a loro e che ci facevamo in modo concitato e di cui stentavamo a  trovare e a comprendere le risposte.

“Sembra non manchi nulla” ripetevano mio figlio e mia nuora mentre guardavano qua e là e poi fissavano la finestra aperta che era stata forzata per entrare. Era poco più dell’ora di cena ed era incomprensibile che a quell’ora qualcuno avesse avuto il coraggio di avventurarsi in una strada trafficata e di entrare in una casa, così, senza che nessuno se ne fosse accorto. Non era mai successo e non si pensava che accadesse proprio ora, tanto più che la casa era allarmata e solo per puro caso non era stato inserito il sistema di sicurezza, proprio perché la famigliola era uscita per pochi minuti per andare a mangiare una pizza.

Dico io: “Chiamate la polizia” e così è stato e mio figlio si è messo a telefonare..e mentre telefonava ascoltava cosa le dicevano i carabinieri e ripeteva quello che gli veniva detto: “Davvero li avete già presi?.. Come sarebbe a dire.. erano 4? Ahhh.. avevano rapinato altre case in precedenza e qualcuno li aveva visti? …Davvero avete trovato cinture e scarpe Gucci?” e poi guardando me: “Cinture e scarpeeeeeee Gucci???? Ehi, la mia cintura Gucciiiii…e le mie scarpeeeee” e così dicendo ha mollato il telefono e si è precipitato in camera…e di là sentivo la voce incredula: “non è possibileeeee… si sono presi la mia cintura e le mie scarpeeeeeee…..!!! “

Beh, soldi non ce n’erano e nemmeno ori e preziosi, ma si vede che i ladri avevano bisogno di rivestirsi e la cintura e le scarpe Gucci facevano ai loro bisogni. Scarpe e cintura ritrovati ancor prima di essersi accorti che mancavano! .. Accipicchia che velocità queste forse dell’ordine!

Poi però oggi mio figlio (dopo due giorni) è andato a mettersi il bomber e … bomber sparito! Facendo due più due si è capito che fine aveva fatto. Forse è insieme ai ladri al Don Bosco a Pisa (ad essere ottimisti).

Sì, che si deve dire? Direi che decisamente quei ladri avevano bisogno di rivestirsi!

Della serie.. prendiamola così senza far drammi e facciamocene una ragione, …altrimenti rischiamo davvero di farci venire un colpo. 😦