storia

La svastica

svastica Empoli

 

Stamani, a Empoli, su un monumento ai caduti, è apparsa questa orribile svastica a deturpare il marmo e soprattutto la memoria di coloro che hanno perso la vita per salvare la nostra Patria; ora però c’è da chiedersi chissà se sono deficienti analfabeti (svastica nazista al contrario) o deficienti molto colti (svastica orientale, di buon auspicio). Comunque sia sempre deficienti sono! pensieroso

Leggo qualche notizia da internet: la svastica è un segno simbolico che si ritrova presso molte popolazioni dalla preistoria fino in età storica, variamente interpretato nel quadro del simbolismo solare: consiste in una croce a quattro bracci di uguale lunghezza, terminanti ciascuno in un prolungamento ad angolo retto volto verso sinistra. E’ un simbolo religioso e propizio per le culture religiose originarie dell’India quali il Giainismo, il Buddhismo e l’Induismo.

Svastica-buddista

Per l’errata interpretazione delle sue origini ritenute ‘ariane’ fu adottato come simbolo da vari movimenti antisemiti e dal partito nazionalsocialista tedesco (ma con i prolungamenti dei bracci orientati verso destra).

svast

Ebbene, chiudiamo il discorso svastiche e facciamo tesoro di questo, che è meglio!

cultura

Pomeriggio culturale

Mi hanno invitata una decina di volte e alla fine ci sono andata. Ho dedicato il sabato pomeriggio ad una conferenza che un’associazione culturale della zona dove abito, aveva organizzato per trattare dei cambiamenti storico-culturali del territorio toscano nel 1800, con particolare riguardo all’evoluzione della lingua italiana.

L’unità linguistica, presupposto e condizione dell’unità politica

Ebbene, dico la verità, ero fortemente prevenuta infatti pensavo che mi sarei annoiata, abituata come sono a trattare temi scientifici, invece non è stato affatto così. Il pomeriggio era iniziato male, il relatore principale era in forte ritardo e si percepiva un certo nervosismo in sala e tra gli organizzatori dell’evento. Il ritardo era giustificato dal fatto che relatore d’eccezione era il dott. Eugenio Giani, Presidente del Consiglio Regionale della Toscana e storico, e alcuni  impegni politici lo avevano trattenuto più del previsto.  A quel punto, per riempire il vuoto, altre personalità note nell’ambiente culturale della zona, si sono alternate introducendo l’argomento, finché non è arrivato lui, il relatore tanto atteso. Nel momento stesso in cui ha preso la parola ha cominciato ad incantarci, parlando come un fiume in piena.

cultura

Il soggetto principale di cui si è trattato era il Marchese Gino Capponi, politico, scrittore e storico italiano, vissuto qui nella zona nel 1800, amico di Giacomo Leopardi e di Alessandro Manzoni e appunto,con lui, iniziò ad elaborare il progetto della stesura di un dizionario della lingua italiana: “Vocabolario della lingua italiana secondo l’uso di Firenze“, progetto che ad un  certo punto,  dovette abbandonare perché perse la vista.

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Anche in ambito politico Gino Capponi fu un personaggio di spicco; ultimo esponente di uno dei rami dell’antica ed illustre famiglia fiorentina dei Capponi, fu un moderato riformatore dello stato toscano, attraverso la carica di senatore.

Le spoglie di Gino Capponi sono in  una delle due tombe riservate ai principali artefici dell’Unità d’Italia, in Santa Croce a Firenze.

Se volete alcune notizie in più le  trovate ad esempio qui.

Insomma, bellissima esperienza, che ha migliorato il mio sapere.

Buona domenica a tutti.

Per non dimenticare.

eccidio-stazzema

A Sant’Anna di Stazzema (Lucca), la mattina del 12 agosto 1944, si consumò uno dei più atroci crimini commessi ai danni delle popolazioni civili nel secondo dopoguerra in Italia.

La furia omicida dei nazi-fascisti si abbatté, improvvisa e implacabile, su tutto e su tutti. Nel giro di poche ore, nei borghi del piccolo paese,  centinaia e centinaia di corpi rimasero a terra, senza vita, trucidati, bruciati, straziati. Più di 600 persone vennero trucidate.

Quel mattino di agosto a Sant’Anna uccisero i nonni, le madri, uccisero i figli e i nipoti. Uccisero i paesani ed uccisero gli sfollati, i tanti saliti, lassù, in cerca di un rifugio dalla guerra. Uccisero Anna, l’ultima nata nel paese di appena 20 giorni, uccisero Evelina, che quel mattino aveva le doglie del parto, uccisero Genny, la giovane madre che, prima di morire, per difendere il suo piccolo Mario, scagliò il suo zoccolo in faccia al nazista che stava per spararle, uccisero il prete Innocenzo, che implorava i soldati nazisti perché risparmiassero la sua gente, uccisero gli otto fratellini Tucci, con la loro mamma. Uccisero, senza pietà in preda ad una cieca furia omicida. Indifesi, senza responsabilità, senza colpe. E poi il fuoco, a distruggere i corpi, le case, le stalle, gli animali, le masserizie. A Sant’Anna, quel giorno, uccisero l’umanità intera.

La strage di Sant’Anna di Stazzema desta ancora oggi un senso di sgomento e di profonda desolazione civile e morale, poiché rappresenta una delle pagine più brutali della barbarie nazifascista, il cancro che aveva colpito l’Europa e che devastò i valori della democrazia e della tolleranza. Rappresentò un odioso oltraggio compiuto ai danni della dignità umana. Quel giorno l’uomo decise di negare se stesso, di rinunciare alla difesa ed al rispetto della persona e dei diritti in essa radicati.

Gli orrori di una guerra, di tutte le guerre!

E niente suona più attuale delle parole incise su queste lapidi.

[storia e immagini tratte dal web]