pensieri sparsi

Ad Agosto è tempo di accorciare quelle benedette tende che da qualche mese (tanto per minimizzare perché forse si tratta di un anno..) strascicavano per terra. Chissà per quale assurdo motivo le tende quando invecchiano si allungano sempre e non si accorciano mai! Odio i tendaggi che strascicano sul pavimento a raccattare polvere e che ti trovi sotto ai piedi quando transiti per aprire la finestra. Forse le tele si allentano e cedono, un po’ come la pelle delle donne che con l’età diventa sempre più vizza (bleah..). Mah, non ne so le cause di questo scempio casalingo ma so di certo che lavorare agli orli è una noia pazzesca.
Ma io sono paziente e faccio anche questo, come del resto in altri momenti mi armo si siringhe e unguenti strani e puzzolenti e dichiaro guerra ai tarli. Mi dovreste vedere quando mi stendo sui pavimenti a cercare le fatidiche tracce di segatura dei poveri mobili rosicchiati e poi con fare deciso inietto nella tana del famelico tarlo il liquido velenoso.
Ieri ho dedicato qualche ora al panchetto del pianoforte che era diventato un colabrodo. Alla fine l’ho fatto ritornare nuovo, ma la maleodoranza si sentiva da qualche centinaio di metri da casa mia. Mi sono anche chiesta se qualcuno magari non avesse chiamato l’esercito e la protezione civile per sospetto attacco con armi chimiche. Agosto per me è il mese dei restauri e della sistemazione della casa. Mi diverto un sacco.
Apro le ante della vetrina del mio studio e tiro fuori tutte le cose che nell’inverno avevo messo da parte salvate da una certa idea, dal brutto destino di diventar rifiuto.
Oggi ho tirato fuori: un vecchio ferro di cavallo che avevo intenzione di decorare con dei fiori secchi e appenderlo al muro, un poster in bianco e nero altrettanto vecchio e che era in attesa di esser sistemato in una cornice a giorno, un bel foulard fiorito con un buco da una parte e che una volta mi si era impigliato e così era stato riposto in un sacchetto in attesa della riparazione… poi ho anche tirato fuori dalla magica vetrina i materiali per il decoupage e per la pittura, che aspettavano di essere messi in ordine. Insomma, tante piccole cose che valgono non so quanto, nel senso che per me valgono molto ma forse altri non ci sprecherebbero un minuto della loro vita, butterebbero via tutto quanto e subito dopo ricomprerebbero da capo ciò che serve.
Mi trovo sempre più spesso a riflettere su cosa sapranno fare in futuro i giovani d’oggi: sapranno riattaccare un bottone? Sapranno rimettere una vite ad una sedia? Sapranno incollare un soprammobile rotto? Sapranno coltivare dei fiori?   Sapranno lavorare ai ferri o all’uncinetto?  ? E poi, ancora più importante… sapranno cucinare? Oppure impiegheranno i pochi minuti che rimarranno liberi dalla loro occupazione principale e cioè la consultazione delle varie reti internettiane, per recarsi in qualche fast food dove potersi intrippare con cibi transgenici impregnati di non ben precisate salse multicolori.
Io penso che il consumismo cresca in modo inversamente proporzionale alla nostra capacità di “fare”. Più ci danno le cose pronte.. usa e getta..e più noi dimentichiamo e disimpariamo tutto ciò che i nostri predecessori ci avevano insegnato.
E’ triste.. ma è così.

Preferisco non pensarci perché è un pensiero che mi fa più male di quello che sento quando mi buco le dita a scorciare quella benedetta tenda!  E’ doloroso constatare che non c’è nessun giovane che è disponibile ad imparare a fare….e allora avanti con le americanate e le cineserie… e amen!

dolce caffè

dolce caffè

 

Che la Romagna sia accogliente si sa e che ai villeggianti riserbino un’accoglienza particolarmente curata, si sa anche questo!

Che poi offrano caffè come questi al mattino … beh, direi che è il massimo  … 

Quale migliore inizio di giornata?! In Toscana queste premure ce le sognamo!   Penso che un pisano non riuscirebbe nemmeno sotto tortura a fare nulla del genere  !  Nei bar di Pisa non si usa nemmeno il "buongiorno", figuriamoci un po’

 

Il Sole di entrambi

il_bacio_klimt

Se saprai starmi vicino,
e potremo essere diversi,
se il sole illuminerà entrambi
senza che le nostre ombre si sovrappongano,
se riusciremo ad essere “noi” in mezzo al mondo
e insieme al mondo, piangere, ridere, vivere.
Se ogni giorno sarà scoprire quello che siamo
e non il ricordo di come eravamo,
se sapremo darci l’un l’altro
senza sapere chi sarà il primo e chi l’ultimo
se il tuo corpo canterà con il mio perché insieme è gioia…
Allora sarà amore
e non sarà stato vano aspettarsi tanto.


(Pablo Neruda)

tra le stelle

 

     e                    poi
                io guardo
                                                                                                 le stelle                  in cielo
                               e
                                                                          affido
                a loro
                                
  i miei                               desideri
                                  più
                 belli.
 
 Sì,
                         ma 
                          nel          frattempo
.
.
.
….
                                      tu                  
.
.
.
.
                che fai?
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.