scuola

Benedetto bonus!

poste1Lo scorso anno lo Stato pensò bene di dare agli insegnanti 500 euro di bonus per l’aggiornamento e noi, tutti contenti, si comprò di tutto e di più di quello che ci serviva. Io, personalmente presi dei libri, qualche biglietto per i musei, poi un monitor per questo pc fisso e un nuovo portatile. Una manna, insomma. Le procedure non erano complicatissime e tutti noi docenti eravamo in grado di comprare e portare le fatture alla scuola che poi si organizzava per i controlli burocratici.

Quest’anno ci hanno dato di nuovo il bonus ma le procedure sono cambiate; diciamo che è tutto diverso.  A parte il fatto che a noi insegnanti servirebbero prima di tutto le stampanti, le risme di carta e la cartucce che invece non si possono comprare,… per utilizzare il bonus dobbiamo accedere ad una piattaforma del ministero e ottenere delle credenziali che, giuro, non so nemmeno io come ho fatto ad averle, da tanto che ho armeggiato tra i documenti e girovagato tra le poste e la scuola. Dice che si chiama Spid, ovvero è una identità digitale di cui bisogna essere provvisti per lavorare online e per muoversi con quello bisogna digitare non so nemmeno io quante password e codici segreti che si generano misteriosamente, ti arrivano sul cellulare e sulla posta elettronica e che tu devi essere velocissimo a leggere e riscrivere altrimenti la piattaforma si insospettisce e manca poco ti sputa in un occhio ti sbatte fuori in quattro e quattr’otto come se fossi un verme! A parte questo, il problema è …COSA COMPRO??? Logicamente dispiace non usufruire dei soldini che ti vengono dati e allora ti metti lì ore ed ore per fare una qualche scelta tra i materiali che potresti acquistare. Io ho trascorso un’infinità di tempo su Amazon e alla fine ho scelto una lunga lista di libri e  un tablet, che almeno mi semplificherà la vita quando la mattina sono in classe e devo entrare nel registro online per segnare la lezione e scrivere gli assenti e i voti. Bene, dopo aver armeggiato un bel po’ per copiare su un foglio word tutti i titoli e il nome del tablet, mi sono messa a fare la procedura per il pagamento. Dopo una mezz’oretta avevo generato il primo benedetto buono da 100 euro che poi doveva essere convertito in un bonus Amazon che a sua volta generava altri codici e altri form da riempire..  Beh, non voglio annoiarvi e non vi racconto dettagliatamente l’odissea quello che è successo nelle 4 ore che mi sono servite per acquistare ciò che avevo scelto. Non ho speso poco, circa 400 euro, 14 con quel che resta da spendere, ad agosto prenderò biglietti per i musei e ticket per la partecipazione a vari corsi di formazione.

E’ vero,  mi sto avvicinando alla soglia della pensione, ma se devo farcela …dai che ce la faccio, … mica mi tiro indietro 23

sfondoni

diaframma

In classe.

“Michele, guarda l’immagine e dimmi come si chiama quel muscolo che divide la cavità addominale da quella toracica e che è molto importante per la respirazione…”

“Lo so prof!!! Si chiama diaframma cartesiano!

14… no no… interdisciplinarità matematica e scienze raggiunta!…32

 

Ancora non è Natale

caosNelle scuole è tempo di preparare i PDP per i Bes, per gli ADHD, per i DSA e per gli H…non dimenticando i protocolli di accoglienza e le norme della legge 170 e soprattutto della 104.  Paccate di roba da scrivere!… Poi c’è da aggiornare costantemente il Curricolo Verticale stando attenti al Pof e a PTOF…e i C.D.C. lavorano alacremente per questo,  tenendo conto delle indicazioni del C.d.I e del C.d.D.  A parte questo i Docenti devono  acquisire l’identità SPID e così spenderanno i loro soldini virtuali depositati nel loro “borsellino elettronico” (parole citate testualmente nella normativa!) servendosi di una piattaforma che attualmente funziona a pezzi e a bocconi. Poi gli Insegnanti si devono anche aggiornare e seguire corsi di formazione, seguendo indicazioni ben precise, dettate da una circolare ministeriale  che ad oggi  nessuno ha compreso quel che dice, tanto meno i Dirigenti Scolastici, perché scritta in una forma assurda interpretabile in cento modi diversi. Intanto  nelle scuole si consegnano pagellini interquadrimestrali riportanti  le prime valutazioni degli alunni, come se quelle scritte nei registri elettronici non fossero aperte alle lettura da parte delle famiglie dei discenti. Oltre a tutto ciò è tempo dei ricevimenti  generali pomeridiani, durante i quali interi gironi danteschi di genitori si prodigano in lunghe attese per conferire con gli insegnanti dei rispettivi figli; gente  accalcata nei corridoi della scuola  che parla e sparla di tutto e tutti.  Che caos!

Oggi pomeriggio da me,al ricevimento, è venuta una signora corpulenta che sembrava la Regina di Cuori di Alice nel Paese delle Meraviglie e mi dice: ” Mi ha detto mio figlio che lei tutte le mattine prima di iniziare la lezione si “impasticca”…prende delle medicine o delle pillole per dimagrire? “..giuro che stavo per mandarla a quel paese! Le volevo dire: “No, guardi, per sopportare suo figlio mi devo drogare!” 😦 …poi però ho fatto un respiro profondo e ho cercato di mantenere la calma: ” …veramente sono caramelle di orzo e, con il lavoro che faccio, che non sto mai zitta e parlo a voce alta, ne devo tenere in bocca qualcuna per curare il mal di gola!” no no

No, dai, …non siamo in linea in nessun modo, …è tutto troppo complicato e farraginoso; non siamo in linea ne’ con la burocrazia, ne’ con la tecnologia e nemmeno con la “sociologia”…ma come ci siamo ridotti? 😦  Ma la Montessori che ne direbbe di tutto questo?

Io sono il numero 1

[Tratto dadifficolta-in-matematica “IO SONO IL NUMERO UNO“,  di Anna Cerasoli] 

“Capire la matematica non è così difficile , basta avere qualcuno che con la matematica ci sa fare e allora il mistero che i numeri sembrano possedere si trasforma nel gioco più appassionante che c’è: quello della scoperta!”

La storia racconta di un bambino che non capiva la matematica.

Appena la maestra diceva: “Facciamo matematica!”, dice che gli veniva il voltastomaco come a sua nonna quando vede la violenza in tivù.

E testimonia la sua vittoria. Il bambino è diventato bravo in matematica, e lo è per tre motivi:

      1- Il primo è per la nuova maestra, che mi  vuole bene.

      2- Il secondo è che la matematica serve, infatti lo dicono tutti.

      3- Il terzo è che l’ho capita.

 A  parer mio, gli insegnanti dovrebbero riflettere su questa storia ed interrogarsi con serietà sul perché gli insuccessi in matematica coinvolgano una buona parte degli alunni….

Il primo e il terzo motivo sono punti chiave di riflessione, non credete anche voi? Prima cosa è agire sul piano socio-affettivo e mettere l’alunno a proprio agio mentre lavora in matematica e poi TROVARE IL MODO SACROSANTO di fargliela capire!… così l’amerà! Ecco! Ci vuole tanto?  …

Bullismo al femminile

bullismo-al-femminileLe donne ci mettono sempre un po’ del suo in ogni cosa. Fino a pochi anni fa vedevi le ragazzine delle medie a carnevale vestirsi in maschera da damina, con i boccoli nei capelli e le trine sugli abiti lunghi colorati di rosa. Adesso le cose sono cambiate e senti parlare di bullismo al femminile. Ma cos’è? Non è facile parlarne anche perché io non sono una psicologa e nemmeno una scrittrice, però tenterò di dirvi qualcosa lo stesso, perché ritengo utile parlare con voi tutti di questo problema che adesso è all’ordine del giorno della cronaca.

Mentre i maschi adolescenti diventano bulli quando fanno a botte, con ceffoni e pugni, le ragazze adolescenti praticano un bullismo più tagliente ed incisivo nella vita della vittima, quindi agiscono sul versante più prettamente psicologico delle compagne malcapitate.  Esse riescono ad arrivare dove la mera violenza non arriva; non si tocca fisicamente la vittima (anche se ci sono dei casi in cui questo accade) ma di distrugge la sua immagine esteriore ed interiore.  Tipicamente femminili sono atti come la calunnia, l’esclusione totale dal gruppo classe e le prese in giro piuttosto pesanti.

Le prese in giro sia sul fisico, che sul carattere ed anche sul modo di vestire della malcapitata hanno lo scopo di divertire, oppure di rinforzare l’immagine di sé innanzi al gruppo o al resto della classe, oppure l’obiettivo di “togliere di mezzo” la persona percepita dalla bulla come rivale in qualche campo.

La bulla percepisce il punto debole della sua vittima ed è su quello che infierirà maggiormente restando nell’ombra, in modo poco visibile specialmente dalle insegnanti.  La persona che subisce questo tipo di prepotenza è principalmente di genere femminile, timida, con disagi fisici o sociali abbastanza visibili, oppure particolarmente bella e invidiata o semplicemente insicura; comunque un soggetto a cui manca il coraggio di reagire ai soprusi.  Questa assenza di reazione decisa incoraggia il branco. Raramente il gruppo classe la difende, molto più spesso invece si assiste ad una esclusione dal gruppo e si parla di lei solo per dire cose cattive o delle falsità.

E’ da sottolineare quanto possano influire negativamente sulla personalità della perseguitata, queste azioni: prima tra tutte è l’insicurezza, l’immagine che lei ha di sé e il rapporto con gli altri.  Le occhiatine, i risolini e i pettegolezzi, infieriscono inevitabilmente sulla costruzione di una sua personalità. L’allarme maggiore è destato dall’aumento dei casi di anoressia causati dalla depressione e dalla mancata accettazione della propria corporeità. Il corpo è infatti uno dei principali argomenti di scherno delle ragazze bulle.

Il lato peggiore del bullismo al femminile consiste nel suo essere indiretto, subdolo e psicologico; si maschera bene ed è quasi invisibile dall’esterno, tant’è che genitori e insegnanti spesso non se ne accorgono. Le ragazzine “tormentatrici” sono viste come delle “cattivelle” e non come delle bulle come sono in realtà ed è per questo motivo che il fenomeno del bullismo al femminile è scarsamente conosciuto e ancora non si conoscono strategie per risolvere completamente questo problema e aiutare come si deve le vittime e le loro famiglie.

[Articolo liberamente scritto rielaborando vari articoli reperiti in rete, principalmente questo]

Eccoli là

gianni

Eccoli là, vi parlo spesso di loro, dei grandi piccoli uomini con cui passo le mie mattinate. Sono loro, Gianni  i suoi compagni. Ragazzi con il ciuffo come va di moda ora, con le scarpe da ginnastica firmate o taroccate, chissà… e i pantaloni a vita bassa che bisogna stare sempre lì a dirgli di tirarli su per non rimanere in mutande. Scoordinati, chiassoni, esuberanti e a tratti irriverenti… foruncolosi come si addice ad ogni adolescente che si rispetti. 🙂 Piangono di nulla e ridono di nulla, mangiano tutto ciò che gli capita a tiro, dalle gomme alle focaccine, alle cioccolate e perfino i tappini delle penne. Loro…i primi amoretti con le bimbe e i primi conflitti con i genitori perché si sentono grandi. Loro che ti chiamano “prof” ogni 3 secondi e mezzo. Loro che appena manchi un’ora ti chiedono come mai e poi aggiungono tutti afflitti che hanno sentito la tua mancanza anche se lì per lì hanno esultato quando hanno saputo che mancavi esclamando “URRA’!” 🙂 Ma non sono cattivi, lo fanno perché ti vogliono bene..e hanno la coerenza che contraddistingue un tredicenne che vede il mondo tutto complicato, a volte facilissimo e a volte difficile da morire.  Che vuoi farci… è così… e la prof vuole loro un bene grande…e questo è tutto ❤