#nonsistudia

..e la prof spiegò le soluzioni… il solvente e il soluto…portò i ragazzi in laboratorio a fare semplici esperienze di chimica…  discusse l’argomento in classe… poi alla fine, una mattina,  propose agli alunni un questionario di verifica…

verifica1

ecco, appunto..  perplesso1no no

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La storie della prof

ride.JPGLa prof  voleva far capire ai ragazzi di seconda media che le bibite come la Coca Cola o la Fanta contengono tanti zuccheri e che per dissetarsi è molto meglio bere acqua. Giorni fa ne discussero in classe e tutti gli alunni esposero il proprio pensiero a proposito, poi alla fine tutti insieme decisero che sarebbe stato interessante fare un cartellone con le lattine delle varie bevande e accanto ad ognuna attaccarci un sacchettino con il mucchietto di zucchero corrispondente alla quantità scritta sull’etichetta. Una decina di  ragazzini si propose di portare una bibita a testa mentre altri si offrirono di portare il resto del materiale che sarebbe stato necessario per effettuare il lavoro: dai pennarelli alla colla a caldo, al cartellone, ai sacchettini, la bilancina e lo zucchero. Tommaso disse subito che in casa aveva l’Estathè, mentre Sara si propose per il contenitore del succo di frutta, Matteo avrebbe portato la Sprite…e così via.. poi, in fondo alla classe si alzò una manina e Cecilia, una bambina pacioccona  con i capelli rossicci chiese: “Prof, posso portare la Red Bull?” La prof restò un attimo perplessa e poi le rispose: “La lattina vuota puoi portarla…sai che non si può bere, vero?” …”Certo, prof,” rispose Cecilia, ” i miei genitori ce l’hanno sempre in casa, non mi costa niente portarla”.

Trascorsi un paio di giorni la prof torna a far lezione in quella seconda e trova i ragazzini tutti eccitati all’idea di eseguire quell’esperienza di laboratorio riguardante l’alto contenuto di zucchero delle varie bibite; uno dopo l’altro si avvicinano alla cattedra e depositano il materiale occorrente, l’ultima è Cecilia che arriva trafelata, con le guanciotte arrossate, posa la sua lattina vuota di Red Bull e ridendo mormora: “Ecco la lattina prof, come le avevo promesso, sappia che mantenere la parola mi è costato molto perché ieri sera mi sono scolata tutta la bibita e stanotte non ho mai dormito!” tristezza

La prof allora: “ma non ti avevo detto che non si poteva bere?” e Cecilia: “io pensavo che lei volesse dire che non si può bere a scuola…io l’ho bevuta a casa!”

La prof non sapeva se ridere o piangere e non sapeva nemmeno come uscire da quella situazione piuttosto imbarazzante, poi alla fine ha deciso di lasciar correre..e ha lasciato correre anche quando il giorno dopo ha incontrato per caso il padre di Cecilia.. ma ripensandoci forse era meglio dirgli che badasse di più a sua figlia e che non le lasciasse le Red Bull a portata di mano. no no. Ma tu guarda che situazione! .. Forse sarebbe meglio limitarsi a leggere i libri di testo e basta, non trovate?

L’evoluzione pedagogica

Quando cominciai ad insegnare matematica (praticamente nel giurassico) avevo in classe tanti bimbi che, nonostante venissero dalle campagne e che d’inverno odoravano del fumo delle stufe a legna, di solito studiavano tanto e s’impegnavano con volontà.

A quel tempo i genitori, dal canto loro,  erano rispettosi degli insegnanti e della scuola, lavoravano sodo e facevano sacrifici ma erano felici e ottimisti perché erano convinti che i loro figli sarebbero stati educati al meglio.  In classe si affrontavano compiti spesso difficili e non c’erano alternative: si doveva studiare e basta.

Io, sognatrice spudorata, pensavo che nel futuro lo sviluppo della scienza e della tecnologia avrebbero portato chissà quale miglioramento nel livello di apprendimento, specialmente della matematica. Immaginavo le calcolatrici..i computer… le nuove scoperte.. e sognavo ad occhi aperti un nuovo mondo pieno di studenti super-bravi e stra-interessati.

Poi non so cos’è successo… proprio non lo so davvero…. ma qualcosa deve essere andato storto, anche se non ho capito che cosa…

evoluzione pedagogica

Ebbene, le cose sono andate proprio così, come in questa vignetta, fatto sta che adesso trascorrere le serate festive a correggere le verifiche scritte io non lo sopporto proprio più..e questo è tutto. 😦

#poveramatematica, #wquotacento #pensionetibramo

 

 

 

L’ira della prof

Prof arrabbiata.JPG

So che sono una prof vecchiaccia saggia e che col tempo sono diventata più rincoglionita tollerante; so che non devo arrabbiarmi perché in qualche modo mi fa male alla salute e so che ogni volta che perdo il controllo devo stare attenta alle parole che uso con i mostri  ragazzi altrimenti rischio che le forze dell’ordine mi ammanettino e mi portino a Sollicciano in gattabuia. So un sacco di cose di questo tipo, ma nonostante ciò, ogni anno i tredicenni mi provocano  qualche  adolescente ha il coraggio di provocarmi e allora scatto e mi sento in dovere di far valere la mia autorità di insegnante: cioè mi arrabbio!  Ok, la Montessori, Pestalozzi, don Milani, Piaget,.. e pure Vygotsky si staranno rivoltando nella tomba perché la Didattica (quella con la D maiuscola) vuole una scuola paziente e del “volemose bene”… una “buona scuola” nel vero senso del termine, una scuola che non prevede che gli insegnanti si infurino… Sì, ma dico io, quei grandi pedagogisti lì avevano forse a che fare con i tredicenni di oggi giorno? Risposta…NO!  Ai tredicenni del giorno d’oggi dici che il cellulare deve stare SPENTO e dentro lo zaino, ma loro escono al bagno con il cellulare in tasca e dopo qualche minuto mettono i selfie su Instagram. Ai tredicenni dici che al termine delle lezioni, all’uscita da scuola,  devono attendere i genitori che li vengano a prendere fino al portone e ogni santo giorno c’è qualcuno che esce dalla mischia e se la squaglia come se niente fosse. Ai tredicenni dici che il regolamento della scuola prevede che durante l’intervallo si sta in aula o nel corridoio  antistante la porta d’ingresso, ma poi alzi lo sguardo e ne vedi qualcuno al piano di sopra a parlare con i ragazzi delle altre classi..e così via, le regole non le rispettano e non ne vogliono sapere. Se poi a qualcuno fai una nota sul diario, puoi star tranquillo che quel diario verrà dimenticato a casa a oltranza o strappato (dice) da qualche fratellino vandalo..insomma, è tutto un darsela ad intendere. Sono pochi alunni quelli studiosi, tranquilli e leali, tutto il resto è un “normale adolescente” ovvero troppo foruncoloso, che ride troppo, che piange troppo, che parla troppo o che sta troppo zitto..insomma..è troppo di tutto. Diventerà “umano” quando l’adolescenza passerà e lui sarà fuori dalla scuola media, che è appunto la scuola dove io insegno. . Comunque sia,  allora ogni tanto ci vuole la sfuriata e dopo quella, per un po’ il vento sarà giusto e rimetterà in rotta la nave. A parte questo c’è da dire che l’incazzatura solenne l’arrabbiatura non è cosa da poco perché in pochi attimi porta la pressione sanguigna del prof minimo a 220, il ritmo cardiaco a 150, i bulbi oculari rischiano di uscire dalle orbite e l’embolo, che di certo è partito, è una mina vagante dentro di te.  La cosa comica è che io in quei momenti non ho ancora ben capito e ho ancora il dubbio se rischio la vita o se invece mi fa bene alla circolazione perché mi si stasano le arterie.. Un po’ come quando si guidavano le macchine di una volta, che le candelette si impiombavano e allora si tiravano le marce finché i pistoni non “uscivano dal cofano” e poi il motore tornava a funzionare alla perfezione. Mi ricordo le “sbraciate” con la 500, quando la spingevo ad andare a 80 in terza (che era come dire a tavoletta, perché di più non andava) …che forza! .. 49

Beh, dai, facciamo i seri, davvero non ho capito se la mia salute ne risente o no, ma so che quando andrò in pensione, da una parte tutto questo mi mancherà.  O forse no…chissà… perplesso2

Tra le Gae e le Dop…

back to school.JPGLunedì torneremo a scuola, tocca a noi, alla Toscana. Noi docenti, nel mio plesso, stiamo lavorando per organizzarci, ma è dura, forse più di sempre..e non so il perché. La scuola è diventata un ambiente sempre più complesso e tra l’altro non si capisce capisco come mai, a questo punto, mancano ancora all’appello una decina di insegnanti su un totale di 32..e di questo ce ne siamo accorti oggi. Speravamo che la situazione piano piano si aggiustasse, invece stamani è arrivata questa notizia ed è stato come ricevere un pugno nello stomaco.  I docenti di sostegno dovrebbero essere 5 ma sono solo 2 .. i bambini diversamente abili che supporto potranno avere? Conti alla mano la prossima settimana ci saranno circa 120 ore in esubero da coprire nelle classi. Come dire che per 120 ore le classi non avranno un docente specifico per loro. Gli alunni andranno divisi nelle altre classi che faranno avrebbero dovuto fare lezione. Stamani ho fatto i conti è ho visto che ogni classe deve “raccattare” almeno 8 ragazzini in più..che poi sommati ai 25/26 già presenti, porta il numero complessivo a 33/34. Noi con questi 33/34 angioletti dovremmo fare attività di accoglienza, occuparci dell’integrazione dei casi problematici e cominciare le prove d’ingresso. Ecco… invece, dico io, l’importante è arrivare alla fine della mattinata senza che nessuno si sia fatto del male.

Voi vi starete chiedendo dove siano finiti tutti quei docenti che devono ancora essere nominati, io vi rispondo che non ci capisco più niente… non lo so! Ci sono le varie graduatorie.. le Gi, le Gm, le Gae, le Dop, i Doa..e poi chi è di prima, chi di seconda o terza fascia.. classificazioni infinite di insegnanti e quindi caos.. si va avanti ad acronimi e ultimamente ce ne sono sempre di nuovi. Acronimi nuovi ..e in servizio tanti docenti stra-vecchi.. ma in questo modo..ma dove si va?

p.s. se volete il significato degli acronimi vi lascio il link per la documentazione: ecco qui

Buon anno scolastico

Oggi abbiamo ricominciato con le riunioni a scuola. Che dire, siamo sempre gli stessi anche se siamo diversi. Siamo gli stessi nel nostro modo di essere insegnanti, un po’  conservatori e anche un po’ mortificati e siamo diversi perché il valzer dei prof va avanti con un avvicendamento incomprensibile e continuo. I prof delle scuole di campagna come la mia, per svariati motivi, chiedono il trasferimento e puntualmente se ne vanno via come se la scuola non avesse bisogno di una certa continuità per lavorare bene. Ogni anno ci si aspetta di portare avanti un progetto didattico già iniziato l’anno prima, invece si fa come il governo che ogni volta che cambia riparte da zero come se prima non fosse stato detto niente.  Tutto questo avvicendamento del personale provoca un comprensibile disorientamento e di questo ne faranno le spese gli alunni che dovranno lavorare con un gruppo di docenti che si conosce a malapena e che ci metterà un sacco di tempo prima di accordarsi sulle strategie didattiche e prima di uniformare le metodologie. Come dire che il prof d’Italiano è quello più comprensivo con cui si può parlare, quella di Matematica è una rompiscatole che pretende troppo, quelle di ginnastica si arrabbia facile, quella di arte fa ascoltare musica mentre si dipinge così non si fiata, quello di tecnica se  ne sta lì a guardare il pc lasciando i ragazzi liberi di muoversi per l’aula..e così via, ognuno a modo suo, come quando la mamma dice al bambino che il panino prima di tuffarsi in mare non si mangia e invece il padre lo permette, tanto mangiare appena prima di tuffarsi non fa male. Che ci capisce il bimbo di come si deve comportare?.

Ecco, sì, siamo ripartiti… il transatlantico/scuola (qualcuno lo chiama “carrozzone”)  in qualche modo si è rimesso in moto. Da noi il preside, nuovo di zecca, si è raccomandato di stare attenti che nessuno dei ragazzini si faccia del male e su questo non sente storie,  ha la priorità assoluta; su tutto il resto, beh.. se ce la facciamo, che ben venga! (parole sue). Come dire che se ce la facciamo anche ad insegnare qualcosa tanto di guadagnato, altrimenti pazienza.

Beh, rimbocchiamoci le maniche e  vediamo di fare del nostro meglio, come sempre. Buon anno scolastico a tutti

 

Impariamo dagli errori

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” Evitare gli errori è un ideale meschino: se non osiamo affrontare problemi che siano così difficili da rendere l’errore quasi inevitabile non vi sarà allora sviluppo della conoscenza. In effetti è dalle nostre teorie più ardite, incluso quelle che sono erronee, che noi impariamo di più. Nessuno può evitare di fare errori; la cosa più grande è imparare da essi.”

 

[Popper]