Nel proprio (grande) piccolo…

bigcoud

Rintontiti da droghe, caffe’, sigarette, alcool,
zuccheri, eccessi della carne,
delusi dalla politica, dalla religione, dalla scienza, dall’economia,
dalle guerre ’patriottiche’, dalla cultura, dalla famiglia,
tristi animali privi di uno scopo ma con la maschera
di persone soddisfatte, passeggiavamo per le vie del nostro pianeta
consapevoli che pian piano lo stavamo avvelenando. La malattia della nostra società era davvero grave.

Un’antica storiella cinese mi aiutò ad uscire dal baratro. 

Una grande montagna proietta la sua ombra su un villaggio.
Per mancanza d’irradiazione solare, i bambini crescono rachitici.
Un bel giorno gli abitanti del paese vedono il piu’ anziano di loro
uscire dal villaggio con in mano un cucchiaio di porcellana.
’Dove vai?’ gli chiedono.
Risponde:’Vado alla montagna.’
’Perche’?’
’Per spostarla.’
’Con che cosa?’
’Con questo cucchiaio.’
’Ma tu sei matto! Non ci riuscirai mai!’
’Non sono matto, so che non riusciro’ mai a spostarla,
però qualcuno deve pur cominciare.’

il buon senso della prof

 Tra qualche giorno si ricomincia. Io so già come andrà.. L’inizio è sempre lo stesso.
“ Marco hai fatto almeno un po’ dei compiti che ti avevo dato da fare per le vacanze?”
“…mmmmmmm… un po’.. pochini..”
“Fammi vedere.. “ .. e dopo un’occhiata al quaderno..
“Qui non c’è niente!”
e Marco con sguardo angelico:
“ La cartolibreria non mi ha portato il librino per l’estate..”
e io:
 “Guarda Marco che avevi da fare degli esercizi sul libro di testo dello scorso anno e non ti avevo chiesto di comprare alcun librino delle vacanze!.. E poi mi ero raccomandata di ripassare qualcosa visto che sei stato promosso sebbene avessi delle lacune in matematica. Vuoi bocciare quest’anno…?”.. un sospiro e poi.. “Beh, dammi il diario che lo dico a tua madre”. Marco porge il diario mentre mormora tra se’.. “Tanto a mia madre non gliene frega niente…”.  
Scrivo: – Le comunico che suo figlio non ha svolto i compiti che gli erano stati assegnati per le vacanze estive.. firmato – la prof di matematica”
Il giorno dopo si riattacca: “Marco.. hai la nota firmata?” ..
Risposta: “ No, me ne sono scordato..”
“Guarda che se domani non mi porterai la firma andrai in presidenza!”
.. “Sì, domani la porterò”..Invece il giorno dopo niente firma.. “Marco..ora dobbiamo andare in presidenza!” e Marco giù piangere.. e la sottoscritta che non sopporta di vedere i ragazzini piangere ..giù a impietosirsi e allora via con i discorsi di morale: “Vedi Marco, io lo faccio per il tuo bene..che farai se non studi?.. Lo sai che nella vita ci vogliono anche i sacrifici?.. Devi mettercela tutta ed essere orgoglioso di te stesso.. e poi è tuo dovere studiare …” e così via. 
Dai banchi laterali Luigi manda gli occhi al cielo e si spazientisce, poi soffiando esordisce esclamando: “Prof , insomma, lo porti in presidenza e lo faccia punire così finiamo questa storia che da due anni è sempre la stessa!” … Risposta: “..e che discorsi sono? Mio dovere è quello di insegnare non è quello di essere cattiva e di fare le note. Marco deve capire.. non deve soffrire.. sono due verbi profondamente diversi! E tu dovresti essere più paziente con il tuo compagno e magari aiutarlo almeno di tanto in tanto” … “Sì..” ribadisce Luigi.. “ ho provato più volte ad aiutarlo ma è un fannullone e mi fa solo perdere tempo! E così ogni volta la stessa storia, Marco non fa i compiti e ci tocca stare ad ascoltare i suoi falsi piagnistei che lui fa per farla impietosire“.
E poi la collega: “ Hai visto Marco? Anche a italiano non ha combinato nulla nelle vacanze.. dice che ha di nuovo la mamma in ospedale per anoressia e suo padre ha avuto un altro bambino dalla nuova compagna.. “
E così passerà ancora un anno di discussioni su cosa è bene per Marco e per i bimbi come Marco. E cosa è bene per gli altri, per quelli più bravi che dovrebbero sempre migliorasi.
Si parlerà di nuovo di quale lezione dare ai ragazzi.. ma non della lezione di matematica o d’italiano, quella no..sarebbe facile da stabilire, bensì della lezione di vita! E non ci sarà mai nessuno che dirà a noi insegnanti qual è la giusta via, ma dovremo usare sempre e solo il nostro buon senso… se ce l’abbiamo.

la sindrome da burnout

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“La sindrome da burnout (o più semplicemente burnout)
è l’esito patologico di un processo stressogeno che colpisce le persone che esercitano professioni d’aiuto (helping profession), qualora queste non rispondano in maniera adeguata ai carichi eccessivi di stress che il loro lavoro li porta ad assumere.
Colpisce psicologi, psichiatri, assistenti sociali, infermieri e anche insegnanti.. ecc.
Queste figure sono caricate da una duplice fonte di stress: il loro stress personale e quello della persona aiutata.
Ne consegue che questi soggetti cominciano a sviluppare un lento processo di “logoramento” o “decadenza” psicofisica dovuta alla mancanza di energie e di capacità per sostenere e scaricare lo stress accumulato (“burnout” in inglese significa proprio “bruciarsi“). “
..
Ammetto la mia ignoranza e stamani per la prima volta ho letto un articolo su questo disturbo, così ho dato un nome a qualcosa che sapevo solo incosciamente che esiste ..
Com’è complicato vivere in questo mondo!

Il metodo Gordon.


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Un po’ di psicologia: “genitori efficaci”.

Un metodo relativamente recente, ma già molto conosciuto in tutto il mondo, per educare i figli con metodo empatico, è quello suggerito da Thomas Gordon, con il suo metodo P.E.T. E’ un metodo che ha come finalità quella di far diventare la famiglia uno spazio creativo e democratico. Per ottenere questo le pratiche educative devono essere basate sul rispetto, l’ascolto e la collaborazione nella soluzione dei conflitti.

Thomas Gordon è uno psicologo clinico che si è formato a stretto contatto con Carl Rogers; Il suo libro, ‘Genitori efficaci, Educare figli responsabili’ è ormai un classico, viene utilizzato in 37 Paesi del mondo ed è tradotto in 18 lingue.

Questi sono alcuni dei i suoi consigli per essere ‘genitori efficaci’: Rimanere autentici nei confronti dei figli, non convincersi che interpretare il ruolo di genitore significhi rinunciare alla propria umanità; non temere di mostrare i propri sentimenti e le proprie emozioni;

Rispettare la personalità dei figli per quella che è. Sentendosi accettati i figli potranno anche prendere in considerazione l’eventualità di un cambiamento, mentre il sentirsi non accettati porta solo ad una maggiore distanza.

Ed ancora: ma soprattutto, nel metodo Gordon è importante comunicare con i figli evitando le ‘Dodici risposte tipiche’ : dare ordini, minacciare, fare prediche, consigliare, insegnare, giudicare, elogiare, ridicolizzare, interpretare, rassicurare, inquisire, minimizzare. (Questo genere di messaggi comunicano al figlio che i suoi sentimenti o i suoi bisogni non sono considerati importanti; il non sentirsi accettato, il temere il potere del genitore, possono provocare in lui sentimenti di risentimento o rabbia che potrebbero portarlo a reagire in modo ostile, cercando in tutti i modi di resistere alla volontà dei genitori).

Quando si è tentati di rispondere utilizzando una ‘risposta tipica’, Gordon consiglia di fare questo esercizio: immedesimarsi empaticamente nell’altro e chiedersi: come mi sentirei se volessi esprimere un’idea, un’emozione, un sentimento e l’altro mi rispondesse con un ordine, una minaccia, una predica, un consiglio ecc.?

Molta importanza, nella metodologia di Gordon, viene data all’ascolto in un clima di empatica accettazione. Tra i vari tipi di ascolto:

L’ascolto passivo, nel quale ci si astiene dal parlare, non senza comunicare all’altro il piacere di ascoltare quanto egli sta dicendo: lo si può fare con un sorriso, con uno sguardo, ecc.

Un altro tipo di ascolto è associato a frasi-invito, del tipo: “capisco”, “davvero?”, “ma guarda …”. Nella comunicazione questi sono come dei segnali di via libera, che invitano a parlare, a raccontare.

Il piacere di ascoltare può essere anche espresso in modo verbale, con un ‘raccontami come è andata’, ‘parla pure, ti sto ascoltando’, ‘dimmi cosa pensi di questa cosa’, ecc. E’ un modo un po’ più direttivo, ma comunque esprime rispetto e considerazione.

E’ una modalità empatica di entrare in relazione, come se si volesse entrare in contatto con le idee e le sensazioni dell’altro. Se un ragazzo si sente libero di esprimersi (e non giudicato, rimproverato, consigliato, minacciato e via dicendo) riesce a parlare di sé, dei suoi errori, cerca di capirne le cause e spesso trova anche le soluzioni.

L’ascolto attivo invece, un po’ come lo intende anche Rogers, è quello di cercare di comprendere quello che l’altro, in questo caso il figlio, ci sta dicendo, per poi riformulare il pensiero con parole proprie per cercare un feed back sul proprio livello di comprensione dell’argomento con gli stessi sentimenti con i quali è stato espresso dal parlante.

Una modalità di conversazione con i figli basata sull’ascolto attivo li aiuta a prendere coscienza dei loro sentimenti, a temere molto meno le emozioni negative. Il figlio viene anche reso più attento e ricettivo rispetto alle opinioni dei genitori, in una sorta di scambio empatico.

So che è un discorso impegnativo quello che ho fatto stasera ma credo sia molto importante rifletterci sopra. E’ un buon metodo per relazionarsi positivamente anche con gli amici.