Non tutto il male viene per nuocere

Quando avevo diciott’anni facevo il giudice di gara alle competizioni di atletica leggera. Era un mio professore di educazione fisica che mi ci portava e che mi insegnava. Io ed un paio di  compagni di classe montavamo in auto con lui e si andava a Pisa, allo stadio del Cus-Pisa.  Fatto sta che tutte le volte che facevamo quel viaggio di una quarantina di chilometri, il vecchio prof accelerava la sua vecchia auto scarcassata finché i pistoni non gli uscivano dal cofano.  Noi ragazzi ci guardavamo sott’occhi e ci scappava da ridere pensando che prima o poi saremmo rimasti a piedi. Ma il grande vecchio, imperterrito faceva sempre quella manovra dicendo in dialetto toscano stretto: “ Boni bimbi… ora si spiomba le ‘andele!” Intendendo dire che l’accelerata in terza avrebbe ripulito le candele dalle ossidazioni.

Mi sono sempre ricordata quella cosa e ogni tanto ci ho ripensato per analogia, quando facevo lezione agli adolescenti, nel senso che le grandi arrabbiature pensavo mi avrebbero stasato le vene.  E di arrabbiature me ne sono fatte tantissime…quasi tutti i giorni. Come si fa ad insegnare matematica ad una trentina di tredicenni senza urlare un po’?

Ora però sono in pensione e sono pure chiusa in casa un più di un anno e in pratica non mi arrabbio mai. Non ci avevo pensato fino ad oggi, ma è proprio così, non mi arrabbio mai. Perché mai mi dovrei arrabbiare fino ad urlare se vivo in pace, in un eremo dimenticato da Dio? Ebbene oggi però non è andata come al solito.

Dovete sapere che la mia vicina sta facendo dei lavori sulla facciata di casa sua e gli operai hanno montato l’impalcatura fino al confine di casa mia. Le due case sotto attaccate. Ebbene, casa mia ha una bella facciata, in stile liberty toscano e siccome è anche la mia casa natia, le voglio un bene dell’anima e guai a chi me la tocca. Detto questo, che cosa ho notato oggi a mezzogiorno mentre spazzavo il marciapiede? Ho visto..nientepopodimeno.. che scalpellando sul confine mi hanno rovinato le bozze del mio intonaco. Giuro che non ci ho visto più e ho detto agli operai che avrebbero dovuto usare il flessibile tagliando l’intonaco e poi togliere solo quello dalla loro parte, stando attenti a non far danni.

Oddio, non è che proprio gliel’ho detto.. diciamo che gliel’ho urlato, che nemmeno mi avessero investito con un auto in mezzo alla strada. L’operaio, da dietro al telo dell’impalcatura mi ha risposto timidamente, con un misto di albanese/italiano, che non mi dovevo preoccupare perché tanto alla fine avrebbe risistemato tutto lui. Io continuavo a vedere rosso e ho esclamato che mi sembrava impossibile che dovessi essere io ad insegnare a loro come si lavora!. Non so bene poi cos’altro gli ho sbraitato, avevo proprio perso il controllo, spero di non aver detto parolacce, ma non ci giurerei. Comunque sia, una volta rincasata,  dopo qualche minuto ho sentito il rumore del flessibile… Ecco, aveva inteso!

Detto questo, ora credo di avere le vene tutte ben stasate e il mio sistema cardiocircolatorio (al contrario della facciata di casa mia) ringrazia 🙂

Sapete che vi dico? A questo punto penso che potrò anche farmi l’Astrazeneca senza troppi problemi …Della serie, non tutto il male viene per nuocere. 😉

Ci voglio credere

E’ dura in questo periodo. I numeri del covid proiettati a grandi schermi tutti i giorni sono uno stillicidio. Sembra un’eternità che non ci si abbraccia più, che non si fanno gite, che non si festeggia e che la vita non scorre tranquillamente come succedeva un anno fa.  Ora si avvicina novembre con le festività che passeranno inosservate e continueremo  a seguire i notiziari in tv, scuotendo il capo mestamente, senza intravedere una via di uscita da questa situazione da incubo. Mi mancano le nipotine e le tavolate di famiglia tutti insieme e sento dentro di me il timore cupo di ciò che potrebbe accadere da un momento all’altro, una malattia per cui potrebbero sbattermi in prima linea tra i tanti moribondi che non si sa  che hanno fatto di male nel loro mondo per meritarsi una fine tanto brutta e altrettanto assurda.

Novembre è sempre stato per me un mese buio e triste, il più brutto dell’anno anche se è proprio in novembre che ho avuto due delle gioie più grandi: ho messo al mondo due figli. Ma è in mese delle giornate corte e dei primi freddi davvero fastidiosi. Forse quando cominceremo a vedere due lucine di Natale andrà meglio, non so, ma forse finché non tireranno fuori dai laboratori farmaceutici un qualsiasi prodotto che ci salvaguarderà la salute contro il maledetto virus non ci riprenderemo affatto. Non lo so.

Io so che non mi sono mai sentita stanca, depressa, pessimista … esaurita.. come adesso. Forse semplicemente mi sento così perché ho addosso un po’ di senso di colpa. Sembra che tutto si fermi per salvaguardare la vita dei più anziani… gli over 65… e tra quelli quest’anno ci sono anch’io, quindi è anche colpa mia se alla gente viene impedito di lavorare e gli si impongono sacrifici enormi.  Poi penso che sono neo-pensionata e che in vita mia ho sempre lavorato duramente aspettando questa pensione come un magico miraggio, di quelli che mi avrebbe cambiato la vita permettendomi di spassarmela un po’ andando in giro per il mondo, cosa che prima non mi sono mai potuta permettere. Adoro viaggiare ma non l’ho mai potuto fare perché il lavoro e la famiglia non me lo hanno mai permesso. Ora avrei potuto realizzare il sogno, tanto più che i colleghi, per il pensionamento mi avevano anche regalato un bel viaggio..che poi è svanito in un puff di un attimo quando hanno detto che andare in giro era diventato pericoloso.

Allora mi chiedo come mai, stupidamente, mi devo anche sentire in colpa, eppure ho lavorato ben più dei miei predecessori che a 60 anni erano già in pensione tranquillamente da tempo. Io mi sono sacrificata molto di più di chi mi ha preceduto, e non mi merito niente? Vi dirò in verità che da un lato mi sento orgogliosa di uno Stato che si preoccupa della mia salute e cerca di aiutare chi, come me, ha speso una vita lavorando per il bene della propria Nazione… quest’idea mi fa sentire parte della civiltà. Noi italiani non facciamo come la Svezia o la grande America (tanto per dirne 2)… noi ce la mettiamo tutta per stare compatti sulla stessa barca e cercare di salvarci tutti insieme. Passerà, dai… abbiamo fede e stringiamo di denti… crediamoci… passerà. Ci voglio credere. E se tante le volte qualcuno passa di qui e nei commenti mi dice il contrario giuro che lo banno. Ecco! 🙂

Parigi val bene una messa

Stamani avevo programmato di andare a farmi il prelievo del sangue per delle analisi, avevo anche preso l’appuntamento per l’accesso al laboratorio alle 8:41. Ho rimesso la sveglia per le 7:40 per essere puntuale, ma poi, mentre mi vestivo, ho avuto il dubbio amletico se insieme alle analisi del sangue avrei dovuto portare anche la provetta delle urine, per cui, sono corsa a prendere la prescrizione e ho preso atto che il fatidico esame delle urine era richiesto eccome. Al che, mi sono detta: “Che contenitore uso?” Non ne avevo nemmeno uno! Dramma. Dopo aver scartato l’idea di utilizzare un barattolo di vetro della marmellata, ho avuto il lampo di genio di risolvere il problema recandomi a fare l’acquisto alla farmacia del paese vicino. Allora di corsa a prendere l’auto e durante il viaggio lì a chiedermi se avrei potuto fare in tempo, visto e considerato che quella farmacia in cui mi stavo recando, è rinomata per servire la clientela in modo lento. Perché lento, dite? Beh, non certo perché le farmaciste sono poche, a servire di solito dietro il banco ci stanno almeno in quattro, ma ognuna di loro si prodiga in gentilezze e chiacchiere inerenti le cure anche omeopatiche. Senza dire che quando consegni loro una ricetta, le tipe ogni santa volta partono di volata dirette nel retrobottega alla ricerca dei prodotti richiesti e spariscono per un tempo indefinito, come se andassero ad una caccia al tesoro. Io mi chiedo sempre se non capita mai che qualche cliente disonesto, lasciato solo in mezzo a tanta mercanzia in vendita, magari non si accaparri qualcosa mettendoselo in tasca… chissà. A parte questo, tornando al discorso di prima, dopo pochi minuti di tragitto sono arrivata a destinazione e con sommo gaudio ho notato che il parcheggio antistante era vuoto, per cui quasi sicuramente all’interno si poteva prevedere che a quell’ora non ci fosse nessuno. Di volata ho salito i tre gradini del marciapiede e mi sono catapultata dentro. A quel punto ho potuto vedere che c’era un’unica cliente e parlava fitto fitto con la farmacista che si trovava al di là del bancone. L’argomento della conversazione non era una tipologia di farmaco ma l’iscrizione ad una promozione con tanto di tesserina per la raccolta punti. La farmacista voleva far capire che in fin dei conti era conveniente aderire a quella iniziativa e per far ciò argomentava ad una ad una tutte le clausole a cui si doveva ottemperare per aver diritto ad un premio. La cliente io la vedevo di spalle, età direi circa 45 anni, vestito con i colori abbinati in modo random, capelli colore indefinito tra il biondiccio e il castano chiaro, ricci, raccolti con una passata di plastica. Ho avuto modo di osservarla alquanto bene visto che aveva messo le radici nel terreno davanti al bancone della farmacia. Dopo la serie interminabile di chiacchiere, la tizia si è convinta ed è partita la pratica per l’iscrizione alla promozione.
La farmacista: “Lei è sposata..o convivente?..Insomma, ha un compagno?”
Risposta: “No!”.
Farmacista: “Lei ha dei figli?”
Risposta: “No!”.
Farmacista: “…lavoro?”
Risposta: “Disoccupata!”
Farmacista: “…Interessi?”
 Risposta… Risposta non pervenuta!..
Farmacista di nuovo, gentilmente, sorridendo in modo accondiscendente: “ Ha degli interessi?”
Risposta: “mi faccia degli esempi…”
Farmacista: “Non so, la lettura..la cucina..gli animali…lo sport..il cinema… la politica.. i viaggi…”
e la cliente: “Beh, non so, metta qualcosa lei, l’uno vale l’altro!”
…Oh..a quel punto non ci ho visto più..e nemmeno la mia vescica non ne poteva più! Caspita, stavo perdendo il mio tempo dietro ad una persona il cui unico obiettivo nella vita era possedere una tessera punti per avere un premio da una farmacia. Ehhh…no, a quel punto mi sono fatta avanti e mi sono imposta: “Senta, scusi farmacista, ma non c’è oggi una sua collega, perché vorrei prendere una provetta per la raccolta delle urine e avrei una certa fretta perché ho appuntamento col laboratorio”..e lei.. “Oggi sono sola, un attimo di pazienza ed ho finito”. Alla fine ha finito per davvero ma era tardissimo, ..la provetta me l’ha data nel giro di un paio di minuti, ma poi mi sono ricordata che volevo anche un integratore e quando gliel’ho chiesto mi sono sentita dire: “Ahhh..ma per l’integratore ci vuole il tempo per la ricerca, sarà meglio che mi lasci la prescrizione e torni dopo che è stata al laboratorio!”. Io non ne potevo più, ho preso la provetta e ho fatto quel che dovevo fare per le analisi, fatto sta che dopo un’oretta sono tornata in farmacia per l’integratore. Ecco che rientro e questa volta le farmaciste erano 3 ma io mi sono indirizzata verso quella a cui avevo lasciato la prescrizione: “Volevo l’integratore di cui si parlava prima, si ricorda?” …”Ah, sì, certo, ecco qua, gliel’ho preparato”.. “Ullallà, andiamo di lusso!” Ho pensato.. Poi si è messa  a trafficare con il lettore ottico per sapere il prezzo e mi fa: “28 euro e 50..lei ha la tessera punti per le promozioni vero?” e io sorridendo: “certo che ce l’ho!” ed ho tirato fuori dal borsello una cartoncino con tutti i timbrini. Dice lei “ma no, questa è quella vecchia, gliela rifaccio nuova” ..Io mi sono data un’occhiata alle spalle e ho visto che c’era già la fila di clienti fino alla strada, ma adesso era il mio turno ed è come quando giochi a Candy Crush Saga e ti arriva la bomba colore… un gusto un po’ sadico che ti fa sentire un ganzo! Mi son detta: “Dai, è il tuo momento, fatti ‘sta benedetta tessera punti e goditi la vita 😉 Regalati questo attimo di super-poteri alla Wonder Woman e rilassati!”…ed è cominciata la sequela: “Lei è sposata?” Risposta “Eccome!” … e via una dopo l’altra le domande di prima, fino all’indagine sugli interessi. Dice: “Interessi ne ha?” ed io: “Caspita, ne ho una quantità industriale… musica, internet, giardinaggio, bricolage, viaggi, lettura, pittura, fotografia, cucina, lavoro a maglia, enigmistica, politica, scrivere, prodotti per il benessere, …poi che altri? Ci ho pensato un attimo e ho aggiunto: “Ho anche animali perché ho i pesci!” ..Lei mi ha guardato e mi ha sorriso annuendo e mormorando: “…Ha anche i pesci, già, è importante questo!” e mi ha guardata negli occhi sorridendo, sollevando la penna dal foglio .. non saprò mai se mi stava prendendo in giro o no, ma in fondo che importanza ha? Io mi sono presa la nuova tessera punti plastificata e pagando ho scoperto che riscattando i punti avevo ricevuto uno sconto di ben 8 euro per l’acquisto dell’integratore! Wow, in fin di conti “Parigi val bene una messa”, non trovate? 😉

[foto dal web]

ma si può…?

Comet

 

  Dice: “Compra nei negozi di paese che se non vendono poi chiudono!” oppure dicono: “Se i negozi di paese non hanno ciò che cerchi, allora vai nella grande distribuzione dei supermercati, ma l’importante è non acquistare sui siti online che fai del male alla nostra economia!”. Beh, io cerco di comportarmi da brava italiana e come posso seguo questo principio, ma devo dire che non sempre è semplice…anzi, a volte direi che è davvero arduo. Veniamo a noi: alla fine della settimana scorsa, all’improvviso mi si ruppe la cappetta aspirante che sta sul fornello della cucina; mentre ero lì che cuocevo la pasta l’aspiratore del vapore si bloccò e non ne volle sapere di ripartire. A quel punto mi dissi che non era poi un gran danno perché la cucina è vecchiotta e gli elettrodomestici cominciano ad essere datati e si vede che è arrivata l’ora di cominciare a sostituirli. L’unico problema è che dovevo fare in fretta perché con questo caldo non è possibile accendere anche i fornelli per cucinare, avrei arroventato la cucina.

  Per prima cosa ho guardato internet per capire che tipo di prodotto avrei dovuto cercare e Amazon mi ha detto subito che in un paio di giorni lavorativi mi avrebbe portato a casa un bellissima cappetta nuova di pacca, dotata di tutti gli accessori, alla modica cifra di 63 euro iva e trasporto inclusi. Ma io, caparbia come un mulo mi sono detta che online non avrei acquistato nulla e detto fatto, sabato scorso ho preso l’auto, sono scesa dalle colline toscane per recarmi una ventina di chilometri ad ovest dove c’è un grande supermercato ben fornito… Mediaworld.. lo conoscete vero? Ebbene, sono andata di volata da un commesso e gli ho detto che volevo acquistare una cappetta aspirante per la cucina, ma lui ha scosso subito il capo e mi ha risposto che non ne avevano e che avrei dovuto cercare da sola su Mediaworld online e, una volta acquistato il prodotto, magari ripassare di lì a ritirarlo .. Io ho provato a fargli notare che in quel supermercato avevano 1500 televisori…4000 computer…1200 lavatrici..possibile che gli mancassero solo le cappette? Ma lui ha scosso il capo come chi non gliene poteva fregare di meno delle mie paranoie e se ne è andato altrove e amen.
Domenica poi sono tornata alla carica e sono scesa di nuovo dalla mia collina per andare stavolta 15 chilometri ad est in un supermercato Expert, ma quando sono arrivata lì l’ho trovato chiuso e io sdegnata e alquanto seccata mi sono detta che avevo beccato l’unico supermercato chiuso in tutta la Toscana e sono rientrata a casa mia a mangiare l’ennesima porzione di cibi freddi.

  Il lunedì poi, che era ieri pomeriggio, mi sono messa l’elmetto e il coltello tra i denti e dopo aver preso il fucile e il mio carro armato, sono scesa di nuovo dalla collina prendendo la strada a nord e dopo aver percorso circa 20 chilometri sono approdata al più grande supermercato Comet della zona. Ero certa che questa era la volta buona e che sarebbe stata una battaglia vinta in partenza. Sono entrata nel negozio megafantasmagorico e mi sono avvicinata al reparto cucine…a quel punto l’ho vista: era lei ed era lì: la cappetta dei miei sogni! Oddio,… a dirla tutta poi l’ho guardata meglio e tanto dei miei sogni non era perché era un po’ smontata e mancava qualche vite.. allora ho chiamato un commesso e gli ho chiesto informazioni. Il commesso ha guardato un po’ perplesso l’oggetto e mi ha chiesto di seguirlo al pc dove lui avrebbe potuto consultare il suo “reparto macchine” in magazzino. Io mi sono messa in standby in attesa e il tempo passava…dopo più di 5 minuti ecco la sentenza: “Senta signora, in magazzino non abbiamo più cappette e se le ordiniamo passeranno 1 o 2 mesi per averle..e poi, quando arrivano le dico subito che arrivano sempre rotte e così le dobbiamo rimandare indietro e aspettare un altro mese o due perché rientrino.” Io ero ad occhi spalancati nemmeno avessi visto la Madonna di Medjugorje.. a quel punto ho mormorato”…rotte?..vuol dire che le cappette vi arrivano sempre rotte?” e lui: “Sì, quasi sempre sono rotte…” Dico la verità che a quel punto avevo il dubbio che fosse un commesso della Expert che magari eri lì per farmi desistere negli acquisti alla Comet, ma ho lasciato lì il dubbio e ho avuto l’idea magnifica, quella che mi avrebbe salvato la vita: “Allora datemi la cappetta che è in mostra, …o no?” e ho sorriso a quel commesso come se mi avesse appena comunicato di aver vinto un premio. Ma non avevo vinto nessun premio tant’è che è arrivata subito secca e dura la sua risposta: “No, signora, quella cappetta, glielo devo dire, era rotta ed è appena rientrata dall’assistenza, come ha visto mancano anche le viti…! Sa, io glielo devo dire,perché è giusto che lo sappia!” A quel punto avrei voluto sparargli e sotterrarlo sotto ad un camion pieno di cappette rotte, ma non ne valeva la pena nemmeno di sprecare un proiettile, fatto sta che son tornata nella mia auto infuocata sotto ai 40 gradi all’ombra e sono risalita arrancando piano piano sulla mia collina.

  Ora vi starete chiedendo come finisce questa storia e che cosa stia facendo io in questo momento…ebbene sì, un attimo che termino l’acquisto su Amazon Prime..di quelli che consegnano domattina all’alba, un attimo e torno ehhh.. aspettatemi 😉

Semplicemente noi

Quella che voglio raccontarvi stasera è una storia semplice. Una storia da leggere se si ha qualche minuto da dedicarci. Non è una storia da un “like” e via… prima di leggere bisogna sintonizzare il cuore Ecco, ve la regalo…

E’ da un annetto che conosco Moira. Come dite?  “Chi è Moira?”. Eccola!

Moira

Dai, però, un attimo che vi racconto! 😉 Moira è una paesana, ma sebbene il paese sia piccolo, io non l’avevo mai conosciuta ed è per caso che un annetto fa l’ho incontrata.  Ci siamo trovate gomito a gomito ad un evento che si svolgeva vicino a casa mia e di punto in bianco è nata un’amicizia. Moira non è altissima, ma nemmeno bassa, direi che è un po’ tipo la Ferilli, ma è toscana e forse…o meglio, sicuramente, è un po’ più alla buona rispetto a lei 🙂 però ha un sorriso che le assomiglia, questo è poco ma sicuro. Quella sera eravamo davanti ad un tavolino imbandito per un rinfresco e i nostri sguardi all’improvviso si incrociarono: fu allora che vidi due occhioni verdi come l’acqua limpida di un lago di montagna, illuminato dalle prime luci del mattino. I capelli neri, arricciati e un po’ arruffati  come quelli di chi, sebbene non dedichi troppo tempo alla loro cura, li aggiusta con la consapevolezza di chi sa che devono incorniciarle bene il viso, valorizzandolo. Ebbene sì, Moira ha carisma… sarà perché a scappa tempo fa l’attrice, ma sarà anche perché è un counselor  ed esercita questa professione da qualche parte, a ben pensarci io non ho mai saputo dove, ma questo poco importa, è una counselor e basta. Quella sera mi disse: “Strano non esserci conosciute prima” e me lo disse sorridendo e alzando il bicchiere con il frizzantino che spumeggiava allegramente sull’orlo del calice. Beh,era vero, non ci eravamo mai viste ma fin da quel momento sentivo un feeling con lei. Tra me e me mi dissi che era normale sentire un feeling con una che di mestiere cura le relazioni interpersonali e giuro che in quell’attimo quasi quasi mi sentii a disagio, come fossi sdraiata nella sedia di uno psicanalista. Io, a dire il vero, non sono una che coltiva amicizie, aspetto sempre che la gente mi cerchi, allora rispondo, altrimenti sono un po’ “orsa” e resto nella mia tana senza soffrire mai la solitudine.  Ma la nostra amicizia al femminile è stata così, leggera come una bollicina del prosecco, è stata un “Come stai?” spedito via whatsapp qualche volta sul cellulare, è stata un abbraccio dopo una bellissima rappresentazione teatrale in cui Moira era una dei personaggi principali, è stata un sorriso alle riunioni delle consulte in comune, mentre i nostri occhi ammiccanti si capivano e condividevano in modo tacito le stesse idee.  Una volta, durante il lockdown, Moira mi telefonò, mi disse che partecipava ad una iniziativa che aveva l’intento di far sentire meno sole le persone e che per far ciò bisognava dedicarsi del tempo e raccontarsi storie. L’iniziativa si chiamava: “Una storia al telefono”.  Beh, io le raccontai una delle mie storie; una storia di ricordi di paese, …un racconto di uno spaccato di vita quotidiana in un paese di altri tempi. Lei mi ascoltava in silenzio e ogni tanto mi chiedeva qualcosa in modo empatico,  accompagnandomi nella narrazione. Poi alla fine mi ringraziò e lo fece col cuore, io lo sentivo, era davvero contenta di aver passato del tempo con me…in quella sera di fine febbraio quando nei nostri cuori si sentiva la paura anche di vivere. Piccola grande Moira!

Ebbene, questa è una storia semplice e ve l’ho voluta raccontare così, semplicemente.

Paradosso

colori2.jpgIn una vita semplice, per come la intendo io,  non ci sono tanti problemi ne’ complicazioni; il tempo scorre lineare senza troppi turbamenti ed eccessi ed ogni attimo può essere centellinato come si fa con un sorso di vino pregiato, che si tiene a lungo in bocca per coglierne le fragranze e tutte le peculiarità.  Ci si può annoiare di tanto in tanto ma è bello pure quello, io lo considero un lusso, in altri momenti però ci si può permettere di andare a sorseggiare un the con le amiche e chiacchierare piacevolmente del più e del meno finché non si vede il sole tramontare e si sente un certo languorino che ci fa capire che ormai è ora di cena ed è meglio ritornare nella propria tana e basta con la gente.  La vita semplice è come allo slow-food dove hai il tempo che necessita per fare delle scelte oculate e piacevoli per te stesso.  Uno stile di vita di questo tipo penso porti l’individuo ad essere un po’ solitario perché è pur vero che se hai tanta gente con cui comunichi e intessi delle relazioni, la situazione si complica perché capita che ti fai carico dei loro problemi e la vita diventa più complessa da gestire. E con  “tanta gente”  mi riferisco soprattutto ai membri famiglia e agli affetti che gravitano intorno a te e che spesso chiedono il tuo aiuto per varie occorrenze; non penso certamente ai tanti conoscenti che hanno ben poca rilevanza sul nostro vivere quotidiano.

Quindi, in definitiva,  il mio ragionamento mi porterebbe a dedurre che se uno è solo sta meglio e fa quel che vuole.. sì, ma la solitudine non è esso stesso un problema? L’essere umano per sua natura è socievole e ha bisogno di stare con gli altri. E allora si arriva ad un paradosso: se la vita semplice ti porta a star lontano dalle difficoltà quindi ad isolarti un po’ dal mondo, forse allora è meglio vivere in compagnia,  in una vita piena di gente per te imporrante… e piena di problemi..

Insomma, in definitiva, fate un po’ voi, perché io ancora non l’ho capito cosa è meglio…  probabilmente la questione è variegata e non può essere trattata in una decina di righe di un post scombussolato  di un blog che non ha né capo né coda

..nel post precedente me l’ero cavata solo con un’immagine che voleva essere esplicativa…ecco, avevo fatto meglio…