Tornare a casa

Eccomi a casa. Ho abbandonato Milano e sono tornata a godermi la mia Toscana, con le sue colline e i suoi boschi rigogliosi. In questi giorni è un gran freddo, ma qui nei dintorni ci sono dei sentieri dove la tramontana fredda non arriva e, nel mezzo del giorno, si può camminare tranquillamente al solicchio, respirando aria pulita e tiepida.

Al mio paese siamo soliti dire che in questo modo andiamo a camminare ” a biscondola” e quando si dice così ci si capisce al volo e con una parola si è detto tutto 🙂 Non so se questo è un modo di dire toscano o se è italiano…forse sarà un termine desueto, non so e non ho voglia ora di andarmi a documentare. Noi toscanacci abbiamo una ricchezza lessicale non da poco e spesso capita che quando si parla con altre persone, di altre regioni, non si riesca a farci capire se non spiegando certi vocaboli.

Quasi quasi nei prossimi post vi racconto qualche modo di dire di qui, chissà, potrebbe essere curioso 😉

Intanto vi auguro un bel martedì 🙂

Passeggiata godereccia

Tempi bigi, come si dice qui  in Toscana per  dare l’idea del colore cinerino tipico della nebbia densa e uggiosa. Troppo lavoro, troppi problemi… insomma troppo di tutto, mi tengono un po’ lontana dal blog, ma non dubitate che prima o poi torno sempre 🙂

Sapete, un paio di giorni fa sono uscita a passeggiare sui crinali dei colli qua vicini, sopra alla piana di Firenze. Ebbene c’era una festicciola  paesana e si sa com’è, ogni occasione è buona per mangiare 🙂 Io naturalmente ho colto questa occasione e uno spuntino succulento me lo sono concesso. Guardate qui che banco imbandito di vivande che mi sono trovata davanti!

Il  panino di spicco era  con il lampredotto che poi è proprio quello che mi sono gustata io 😉 …Come sarebbe a dire: “Cos’è il lampredotto?” Non lo sapete?  Ebbene, è una specialità tipica fiorentina, che ha alla base della preparazione  lo stomaco dei bovini cotto in un intingolo particolarmente saporito e piccante.  Si chiama lampredotto perché dice che il suo aspetto assomiglia vagamente alla pelle e alla squamatura della lampreda, che poi è un pesce che vive anche in Arno. lampredotto

A parte questo, su quel banco stracarico di cibarie, c’era proprio di tutto: una soppressata enorme, un vaso gigantesco con le anguille marinate, una porchetta che avrebbe nutrito un esercito e poi formaggi, tartufi, funghi, fino ad arrivare alle classiche patatine fritte dei fast food e all’hamburger che però non mangiava proprio nessuno.

Insomma, una bella passeggiata, con tanto di ricarica calorica 🙂 e di bella vista che quella non guasta mai 🙂20161030_163120

Buon venerdì a tutti amici miei e scusatemi se ho latitato un po’.

1,50 a scierta

zucche

Certo che anche noi toscani, quando ci si mette d’impegno con il nostro dialetto si fa ridere forte!  Ieri alla festa la venditrice di zucche c’è andata giù pesante quando ha messo in bella vista il suo cartello con il prezzo: “1,50 a scierta” … Ma che lingua è?

Io sono stata zitta quando l’ho letto, già era lì che metteva il grugno perché avevo tirato fuori la macchina fotografica per fare la foto, ci mancava solo che le correggessi il cartellino! 🙂

Lì per lì  quasi quasi avevo pensato di mandarle mio nipote, così la correggeva lui! 🙂  Il mio nipotino Fabiuccio è un ragazzino modernissimo, sempre con i capelli tagliati all’ultima moda e lo sguardo furbo. Ha 8 anni ma la sa lunga su tutto, e poi, quel che ha di bello, non ha peli sulla lingua e corregge al volo tutti i vocaboli che uno sbaglia a dire, nel senso che non tollera le forme dialettali. Tempo fa  eravamo a tavola e c’erano anche delle persone anziane di famiglia, e conversavamo parlando del più e del meno; lui ascoltava a testa bassa, tutto intento a spezzettare la sua fetta del pane, poi, ad un certo punto, evidentemente non ce l’ha fatta più e ha sbottato,  facendo un simpatico partaccione a tutti quanti.  Guardate che non si dice “Conadde” ma “Codad”!  E nemmeno “Coppe” ma “Coop”. E poi non si può sentire quando dite “gnamo”.. si dice “andiamo”. E il “cacio” è il “formaggio” e poi tutto d’un fiato: “ogni’osa” è “ogni cosa”, la  “formi’ola” è la formica e lo  “scottesse” non si dice così ma “scottex”! E ha continuato ad annuire tra sé e sé a testa bassa, mormorando: “Siete proprio vecchi se parlate così…!” Ma noi ormai non si ascoltava più perché eravamo tutti lì a sganasciarsi dal ridere.

Ma “gnamo”, dai … 49

ariecco la neve,,

Dialogo mattutino con la negoziante-vicina di casa.

“O Licia, tu vedessi ‘he lavoro! M’è sartato tutte le lampadine! I’ mi’ babbo, ‘un l’hai visto ‘om’è? E’ vecchiotto e sta bono lì a sedè, insomma, un s’è ritrovato ‘on tutti i pezzi di vetro in testa! All’Enel dice che con la neve c’è stato un bisticcio e che c’hanno messo a lavorà anco gli impiegati, insomma a quarcuno la 380 gli è parsa la 220 e ha invertito le ‘ose.. Fatto sta ‘he m’è sartato tutto e ora siamo ar buio! Il kalorifero un funziona, il frigorifero un va, la televisione gli è morta e anche il compiuter un dà più segni di vita! Dice ‘è abbisogna prende un modulo all’Enel per farsi ripagà le spese, ma intanto per fax un me l’hanno vorsuto mandà e mi tocca andà in città a Pisa a prendello da me e poi dice che devo trovà le garanzie… Baò.. saddio ‘ndo l’ho le garanzie! Ber periodo con questa neve ohhhhh!”…  

neve8

Ecco una foto tipo web-cam sul mio paese “quasi” in diretta..  della serie ” In Toscana un se ne pole più!”

post-interculturale

Dice Mara: “Ai vecchi tempi sicuramente con i miei auguri ci avresti fatto un post!”
Dico io: ” Sei sicura Mara che oggi io sia tanto diversa da allora?”
E detto fatto ecco qui il famigerato post “interculturale” in lingua sardo-toscana!
Prima inserisco quel che ha scritto Mara in sardo,(lo potete leggere in originale tra i commenti al mio post sul Capodanno) e poi la traduzione in toscanaccio corrente 

.

.. fate un po’ voi...
Tres Augurios mannos t’happo a dare:
su primu pro una vida kene affannos,
su secundu  pro amistade kene ingannos
e s’urtimu pro nos bidere a kent’annos!

.
ovvero..
.

T’ho da augurà tre grandi ‘ose:
la prima ‘osa è ‘na vita senz’affanni,
la se’onda è un’amicizia senza ‘nganni
e la terza è che ci s’ha da ‘ncontrà per artri cent’anni! 

l'abbraccio in Sardegna
La foto è mia ed è stata scattata in occasione del gemellaggio tra i ragazzi del mio paese e quelli del paese di Mara. Un’amicizia grande, nata appunto dal web!..e per essere ancora più precisi, dal blog!


dialetto fiorentino

Bischerata,
discorso stupido, senza senso; azione da stupido, grosso errore

Bischero: persona poco acculturata e poco furba, che assume atteggiamenti
chiaramente poco convenevoli e poco convenienti.
L’origine di questo termine non è chiaro, anche se l’ambiente è chiaramente
quello Toscano, da Firenze fino alla maremma.

Per qualcuno deriva dall’organo genitale maschile, per altri dal cognome d’una antica famiglia fiorentina celebre per gli investimenti finanziari sbagliati, per altri ancora dalla chiave che regola gli strumenti a corda, per finire con il bischero di padule, che è quell’arbusto che cresce sulle sponde delle paludi, o dei fossi d’acqua ferma, che avendo il peso sulla sua estremità, è sempre in continuo ondeggiamento, per cui ogni piccola ventata lo muove, come il bischero che si lascia convincere
dal primo venuto, senza valutare "con la zucca" sulle spalle
.

Quindi, anche se usato in maniera scherzosa ed abbastanza colloquiale, significa stupidotto, scemotto, quando non significhi qualcosa di peggio: dipende quindi anche dal tono di voce che viene usato, e dal contesto in cui viene detto.

Dall’aggettivo personale, deriva anche l’aggettivo più relativo ad una situazione o ad un contesto: quando si commette una bischerata, significa che si è fatto un qualcosa senza pensarci troppo su, ed il risultato è stato chiaramente fallimentare, come del resto sarebbe stato lecito attendersi, se solo ci avessimo pensato un poco prima di agire!

  • Andare (o fare qualcosa) a bischero sciolto: essere in preda a comportamento sconsiderato ed esserne pure contenti. (in pratica, si va dietro all’istinto animale)
  • Avere i’ bischero pe’ i capo: quando la sensazione di cui sopra dura per più d’un quarto d’ora.
  • Avere il quarto d’ora del bischero: ovvero un quarto d’ora di pura, considerata stupidità.
  • Bischeraccio: personaggio bonario, un po’ indolente, lento di riflessi.
  • La ragione l’è de’ bischeri: il fiorentino ama il contrasto, la ragione se la vuole guadagnare e quindi diffida di chi troppo facilmente gliela dà.
  • Meglio puzzar di prete (o di m***) che di bischero: tutto tranne che passar da bischero.
  • Oscare, ‘un fare i’ bischero, senno ti mando a scola con la cartella sola e il desinare no: minaccia per prevenire azioni sconsiderate di tutti gli "Oscari" del mondo.
  • Tra bischeri si annusano: e di conseguenza si associano.
  • Tre volte bono vol di’ bischero: essere troppo buoni rende vulnerabili
  • Tutte le mattine s’alzano un furbo e un bischero: se s’incontrano l’affare
    è fatto
    : chi trova un bischero trova un tesoro (affaristicamente parlando)

 Proverbi e modi di dire

  • "bravo bischero!"
    • si dice ad un amico che ha fatto una palese sciocchezza.
  • "bischerata"
    • cosa stupida
  • "Ha il bischero"
    • essere in vena di scherzare.
  • "Non fare il bischero"
    • Sii serio.

E per finire… un po’ di dialetto toscano: 
Una bischerata l’è una fesseria che uno dice. … sì  sa i’ bischero qui l’è all’ordine di’ giorno. 
Anche una cosa sbagliata è una bischerata.
"Bischerata" vòr dire: una cosa sbagliata, ha’ capito? A vòrte: Dio bono! – Dice – Ho fatt’una bischerata. / Icché t’ha’ fatto? –Magari, dice – / Son andata ‘n là, e ‘nvece doveo andare a Porta Romana. Ecco. Ho fatt’una bischerata, andà laggiù, un era necessario.