Alidada

W la zingara

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Andare all’ospedale di Empoli è un’impresa, perché la viabilità è quella che è e non c’è un cartello segnaletico a pagarlo oro e poi, come se non bastasse,  cambiano i sensi unici di continuo.  Fatto sta che quando arrivi lì per una visita medica, dopo mesi e mesi che aspetti il tuo turno, già sei indispettita. Stamani mi sentivo proprio così, alle 8:30 di mattina, comunque sia mi sono recata con l’auto al parcheggio retrostante la struttura ospedaliera e all’ingresso ho ritirato un foglietto che mi sarebbe servito poi,  quando avrei dovuto pagare il parchimetro all’uscita.  Messo il fogliettino nella borsetta mi sono recata all’ambulatorio e dopo appena 1 ora e 5 minuti eccomi di nuovo al parcheggio a riprendere l’auto.   Ho camminato lungo il marciapiede che conduce al parchimetro frugando in borsa per ritrovare il fatidico foglietto con il codice a barre e, una volta ritrovato,  appena ho alzato gli occhi ho visto sbucare la dietro la macchinetta del parchimetro, una zingara, con il suo modo di fare tipico di chi si appresta a chiederti soldi. Un po’ seccata e indispettita (sì, perché a tutti do l’elemosina ma le zingare, lo confesso, mi stanno proprio sull’anima!) mi son detta che: “Uffa! Ci mancava pure questa!” e ho pensato a come togliermela dalle scatole senza imprecare.   Ho avvicinato l’etichetta con il codice, presa all’ingresso  davanti al lettore ottico e ho letto al lato un cartello con la tariffa: “prima ora gratis e dalla seconda ora costo 70 centesimi”.. Beh, io mi ero trattenuta solo un’ora e cinque minuti quindi dovevano bastare 70 centesimi…e invece no, mannaggia, il lettore indicava che dovevo pagare 1 euro e 40 centesimi. Io (con la zingara appiccicata alle mie spalle come un francobollo) mormoro: “ci sarà un errore, la prima ora è gratis e allora devo solo pagare la seconda ora….!” e la zingara che mi fa: “no signora, un’ora di sosta è gratis ma se la supera allora deve pagare anche quella e poi, per 5 minuti deve pagare anche la seconda e così per un’ora e 5 minuti deve pagare 1 euro e 40 centesimi!” e io. con gli occhi perplessi di chi si rende conto che se lei non me lo avesse spiegato io non lo avrei mai e poi mai capito, mi metto a rufolare nel borsellino per  cercare gli spiccioli. A quel punto lei, la zingara, sempre incollata a me allunga la mano e con l’indice mi indica la buchetta giusta dove mettere i soldi e di seguito mi indica l’altra buchetta dove ritirare il resto. Ora, visto che le buchette di quella dannatissima macchinetta erano tante, destinate ai diversi utilizzi (bancomat, carte di credito, tessere per gli operatori sanitari, abbonamenti… ecc) il servizio della zingara aveva davvero un senso. A quel punto ho cercato di capire dove avrei dovuto reinserire il ticket per avere la ricevuta da mostrare al casello di uscita, ma la zingara solerte mi spiega che il codice a barre si sarebbe aggiornato da solo e non importava avere un nuovo ticket, ma quello in mio possesso avrebbe fatto anche da ricevuta da inserire nella macchinetta che alza la sbarra all’uscita. Cavolo, ho pensato, da sola avrei dovuto faticare chissà quanto per capire… e allora sì, ho mollato 1 euro alla zingara più utile del mondo 23… mi è piaciuta e l’ho pure ringraziata scherza..e lei ha ringraziato me 😉  Ora, dico io, pensatela come volete, che io a questo punto ho proprio le idee confuse  e non dico altro..

ma poi mi chiedo … sarà mica che la ASL Toscana truffa la gente con i parcheggi e si fa aiutare dalle zingare? perplesso1 …14

Polvere di stelle

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Il mio nipotino è un bimbo come tanti. Naturalmente per me è stupendo, ma si sa che per le nonne l’effetto è questo  😉 .. Ha gli occhioni neri e profondi e quando ti guarda ti accorgi subito che ha uno sguardo magnetico e furbo; “curioso e furbo come un gatto nero” si suol dire qui 😉 . E’ splendido quando si scioglie nel suo  sorriso dolcissimo che ti apre il cuore e poi ti abbraccia e ti inonda col suo profumo buono di pulito e senti subito che gli regaleresti il mondo. E’ grande per la sua età, ma  per l’anagrafe è ancora piccolo 🙂 Quella sera era lì titubante davanti alla fatina e non sapeva se avvicinarsi o no, ma non so come, ha trovato il coraggio ed è avanzato in avanti fino proprio ad arrivare ai suoi piedi.  Lei, magica e leggera come solo una fata della notte può esserlo, si è spostata lentamente in avanti e allungando la sua mano su di lui gli ha inondato la testa di polvere di stelle. E’ stato un momento, …solo un attimo, ma l’emozione è stata intensa anche per noi che stavamo a guardare.  Lui è rimasto in silenzio e poi è tornato piano piano indietro, tra di noi; teneva le sue mani vicine alla testa come se avesse avuto una corona, ma non si toccava i capelli perché aveva paura di sciupare e perdere un dono prezioso. Era come se custodisse un portafortuna per il futuro 🙂

Io penso che, al di là  dell’età che abbiamo, credere un po’ alle favole fa bene alla nostra anima. Che importa se sono vere o no, ogni tanto ci vuole.. ed è bello! Non credete anche voi?  scherza

Buona domenica a tutti.

 

l’esperienza insegna

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cake bossNon so se ultimamente siamo più vittime del consumismo oppure con il fatto che c’è la crisi preferiamo pensare alle frivolezze tralasciando almeno per un po’ di pensare ai nostri problemi, il fatto è che internet, come del resto in tv, è diventata tutta un’americanata. Lasciando perdere mille questioni, mi riferisco ai dolci. Ma avete visto che dolci che fanno? Sono incredibili! E noi, casalinghe provette e non provette, tutte a bocca aperta a chiedersi quali ingredienti servono, quali magiche abilità acquisire e chissà che tipologia fantastica di strumentario si dovrebbe comprare. Poi, bastano un paio di video tutorial o una misera trasmissione in tv, si vede subito che è tutto facilissimo e anche molto economico e in quattro e quattr’otto si possono fare dei “cake” che potrebbero essere presentati al banchetto nuziale di qualche magnate esotico 🙂  Al supermercato ho compiuto anch’io i miei studi di settore e ho visto che il reparto dedicato ai dolci si sta espandendo a macchia d’olio e che ci si può trovare davvero di tutto, a cominciare dalla pasta di zucchero (anche già stesa e arrotolata, pronta all’uso) alla miriade di confettini, fiorellini glassati, coloranti di ogni sorta, sciroppi di acero (ma a che serve?Non l’ho mi capito) e prodotti burrosi..ma talmente burrosi, che a noi il colesterolo ci fa una pi.. bip..a (dai, non diciamo parolacce… evvabbè 🙂 ) .  Accanto a tutte queste nefandezze si trovano i mattarellini di tutte le misure, gli stampini da cupcake, i pennellini, le vaschettine mignon e via via con le scalature di colore e di grandezza fino ad arrivare alle vasche da bagno (si fa per dire ehhh 😉 ) E davanti ad ogni oggetto c’è il solito gruppetto di donne estasiate che dicono tutte eccitate: “Guaaaaardaaaa… hai visto che l’ho trovato????!!!”

Beh, devo ammetterlo che anch’io non ho saputo esimermi da cotanto mondo fatato e degli acquisti li ho fatti…

americanate

e i prodotti son venuti .. bellini, sì, … ma di che sanno? 😦

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Noi italiani siamo “rozzoni”, almeno noi toscani, cresciuti con la cucina grezzotta dell’Artusi, che andava dai cenci per carnevale, alle frittele per san Giuseppe, ai mitici cantuccini con le mandorle da zuppare rigorosamente col vinsanto.. altro non avevamo mai visto ne’ immaginato!  A volersi bene a volte ci siamo permessi anche qualche ricciarello per le feste comandate e una fettina di panforte…ma poco,    che era già troppo caloroso…e dispendioso 🙂

Morale della favola: le prove effettuate hanno dato i bei cupcake desiderati, ma il palato è stato intransigente (e anche l’intestino… che si è rifiutato di elaborare i coloranti chimici..e non vi sto a dire cosa è successo 😦 ) e allora per una volta nemmeno il riciclaggio è stato possibile e tutto è volato nella pattumiera, con sommo rimorso del mio spirito ecologico. Basta con i dolci americani, non li voglio nemmeno più sentir nominare da lontano. L’esperienza insegna! 😉

[l’immagine della torta nuziale è stata presa qui]

storie incomplete

sguardoLei era lì, appoggiata alla parete e appariva molto più carina rispetto all’ultima volta che l’avevo vista, circa un paio di anni fa. Il fisico ora era ben tornito e più slanciato, fasciato da un maglioncino accollato color cielo e un paio di jeans con i brillantini luccicanti. Una bella ragazza senza dubbio: alta, con il trucco curato, i capelli legati raccolti in un ciuffo che gli cadeva sulla testa; una pettinatura alla moda, gli occhi neri, pungenti come non mai e poi quel suo sguardo ammiccante e sfuggente che tanto mi faceva arrabbiare quando mi guardava in quel modo che a me sembrava strafottente nel mentre mi rispondeva male in classe.

Era stata una ragazzina difficile; una di quelle che interrompeva monopolizzando l’attenzione dei compagni e non ti faceva mai far lezione in pace. Una tipa tosta, perché così l’aveva fatta diventare la vita difficile che aveva dovuto sopportare da quando era nata. Suo padre che entrava e usciva di galera, i suoi fratelli drogati, sua madre malata di mente e chiusa in una struttura sanitaria, sua zia che la rifiutava e le chiudeva la porta in faccia e sua nonna anziana, malata e povera.
Capita in questi casi che ci si chieda che hanno fatto di male certi ragazzi per nascere in situazioni così devastanti e come mai non hanno potuto avere certi privilegi di cui possono godere i loro coetanei.

Non ci sono alternative a certi destini avversi e l’unica via di uscita è imparare ad accettare la situazione e cercare di sopravvivere.

Di certo per Giulia, la ragazzina dallo sguardo di fuoco, la situazione non si era stabilizzata, altrimenti non saremmo stati lì, nell’anticamera di un’aula di tribunale.  Una strana situazione per chi non è abituato ad avere a che fare con problemi di giustizia e ancor più strana è la situazione di una prof che si trova a dover varcare per la prima volta in vita sua la soglia dell’aula di tribunale per andare a testimoniare per soprusi e violenze familiari su una giovane ragazzina.
Dalla finestra a piano terra si vedeva che fuori il cielo era cupo e nevischiava. La neve aveva coperto le sterpaglie che circondavano lo stabile ed era anche un bene perché il giardino era talmente trascurato e pieno di macerie e robe vecchie che meno si vedeva e meglio era.
“Ciao Giulia, come stai?” .. un breve sorriso e un abbraccio interminabile. E quello è stato l’unico momento bello di tutto quel pomeriggio pieno di domande e di risposte, di sussurri e di urla disperate, pieno di odio e di rancore.. pieno di menzogne e verità.. pieno di cose che non erano mie e che non capivo.. pieno di cose che non avrei mai saputo. Un pomeriggio pieno di storie incomplete e incomprese, forse affrontate troppo tardi, quando ormai non ci sarebbe stato più tempo per cambiare nulla. Un pomeriggio interminabile e assurdo in cui ci si sente inadeguati a tutto, anche a vivere.

curiosità su Alidada

Cosimo mi ha invitata a dire come la penso su alcune questioni e io raccolgo l’invito. Ecco qua le mie risposte:

Perché un blog? quali sono state le tue motivazioni nell’affacciarti per la prima volta in blogosfera?
Avere un blog è come aprire una finestra sul mondo e io lo uso per comunicare.. niente di più 🙂
Quando? da quanto tempo gestisci un blog?
Credo che il mio primo blog (si chiamava Live) risalga al 2001, fu uno dei primi blog di splinder.
Quante volte? quante piattaforme hai cambiate? quali? perché? quali ti sono piaciute di più e quali meno?
Io sono stata solo su Splinder e poi su wordpress, ma credo di aver avuto 4 blog, ovvero lo stesso blog è stato distrutto e poi ricominciato da capo. Il cambiamento è stato forzato e credo che mi piacciano allo stesso modo.
Più delusioni o piacevoli sorprese nella tua vita in blogosfera?
Più delusioni. Molte delusioni. Gente da dimenticare. Ma… pazienza..
Quante volte hai pensato di rinunciare e hai cambiata idea?
Negli ultimi inverni mi sono ritrovata a trascurare il blog a tal punto da pensarlo morto. Ma a questo punto penso di essere come l’araba fenice 🙂
Descrivi il perché del tuo nickname (e del tuo avatar, se vuoi);
L’Alidada è una parte dell’astrolabio e serve per orientarsi nel cielo.. nel mio blog c’è spiegato in un post apposito 🙂  Ecco qua il link del post 
Hai mai cancellato un commento o bloccato un utente? se sì, perché?
Non credo di averlo mai fatto.. forse solo con gli spam
Scrivi più per te stesso/a o per gli altri?
Tutte e due le cose. Se scrivessi solo per me stessa scriverei cose più “intime” e se scrivessi solo per gli altri sarei meno “onesta” in quel che scrivo.
Che cosa pensi dei blog privati?
Che problema c’è?
Racconta un aneddoto (o due, o tre…) particolarmente significativo della tua vita in blogosfera.
Ci sarebbe da scrivere romanzi sulla mia vita nelle blogosfera, sarà per questo che ho dedicato un sacco di tempo a sistemare gli archivi del blog. Come si fa a sintetizzare in poche righe il vissuto di 10 anni? 🙂

 

E ora potete fare quello che volete, ossia proseguire il gioco, oppure farmi delle domande su cose che mi riguardano e che vi hanno incuriosito oppure semplicemente lasciare un “ciao Alidada” come traccia del vostro passaggio 🙂 L’unica cosa che non potete fare è rimanere in silenzio, perchè alidada vive se ci siete voi a farmi compagnia, solo per questo! Ecco… GRAZIE 🙂