Accoglienza n.2

Se avete poca voglia di leggere e andate di fretta oppure se magari la parola “accoglienza” non vi è congeniale, saltate questo post astruso, dal sapore un po’ filosofico e un po’ bislacco. Insomma, fate come vi pare, che questo è un blog democratico e accogliente per cui potete dire quello che vi pare, che si resta amici come prima.

Di che si tratta? Beh, si tratta della spiegazione “profonda” del post precedente, che poi non è formato solo da una foto, ma anche da una piccola citazione un po’ enigmatica.

Ecco la storia:

Mi fermai sotto a quella finestra a bocca aperta a guardare quell’enorme distesa di vasi di fiori, sospesa a mezz’aria  e  rivolta verso il sole.  In quei momenti di sosta mi incuriosii, mi chiesi un sacco di cose e mi misi a cercare le risposte che non avevo. Innanzitutto mi chiesi il perché di quella struttura così assurda intricata e l’unica risposta che trovai fu che chi abitava lì, in quell’appartamento, amava così tanto i fiori, che non poteva fare a meno di tenerne tantissimi e probabilmente  non aveva un giardino  dove poterli coltivare all’aperto. Poco più in là c’era un’altra finestra con la stessa mostra di vasi e vasetti, quindi, doppio impegno  per  colui o colei che le aveva realizzate. Poi mi chiesi come fosse possibile innaffiare quei fiori, ripulirli dal seccume, concimarli..e poi, non per ultimo mi domandai come facessero a chiudere le finestre e a tenere puliti i muri..ma poi, alla fine, ma non per importanza,   se tutto quel marchingegno garantisse la sicurezza di chi si fosse trovato a camminare sul marciapiede lì sotto.

Mah, che dire,  tante cose non le ho capite e di certo non le saprò mai, a meno che, per qualche strana legge del caso, il proprietario di quei vasi esposti sotto a quella  finestra di una casa di  Castagneto Carducci, magari si trovasse a passare di qui e così ce le potrebbe spiegare 🙂

Poi comunque me ne sono fatta una ragione e ho abbandonato i pensieri pratici cominciando però  a  focalizzare quelli più “etici”.  Osservando meglio la scena ho notato che quei vasi non erano  vasi di valore e nemmeno le piante lo erano.  Erano fiorellini di poco conto: petunie da 50 centesimi, talee di piantine grasse e robetta raccattata da chi sfoltisce i vasi a primavera, togliendo quello che è di troppo prima di rinvasare. Un vero centro di accoglienza di piantine di poco conto, minuterie che magari qualcuno avrebbe preso e buttato nel secchio dell’umido già da tempo. Piantine non costose,  ma pur sempre esponenti dignitosi del regno vegetale.  “Che  strano! bello!” mi son detta.  E allora ho volato di fantasia e mi sono immaginata tutti i vasetti in fila, che aspettavano ciascuno il proprio turno di essere accolti in quella casa. E  la mia immaginazione mi ha mostrato anche un controllore all’entrata, una specie di guardia doganale  del centro accoglienza, che nel mentre leggeva i documenti dei neo-arrivati,  poneva a tutti la stessa domanda:

“ Razza di appartenenza?”… 

“Fiore! ”.

  E quella era la risposta vincente.  Chi era fiore entrava, al di là del proprio colore, della propria grandezza, della provenienza e della propria estrazione sociale.

E una volta entrati, venivano accolti come si deve e a loro non sarebbe mancato niente, anche se il fiorellino era stato raccattato al bordo del sacco dell’umido, avrebbe avuto il nurimento, la sua innaffiatura quotidiana, il sole e tutto l’affetto del mondo.

Bella storia, vero? Beh, lì, con quei fiori, funziona.

al vento…

Non posso stare se non ve lo dico: stasera ho dovuto distruggere un post e con quello anche i 68 commenti che ci stavano sotto. Che tristezza! Non mi era mai successo in 20 anni di blog ma in tutte le cose c’è una prima volta e poi è anche vero che gli errori si pagano.

So bene che non si possono scrivere nomi qui sul blog, invece mi ci è scappato. Ho scritto il nome (vero e non un nickname come faccio sempre) e questo non si fa.

Quello che non avevo ancora capito è che il mio blog ha raggiunto “una certa notorietà” e quindi è diventato facile rintracciare i miei scritti semplicemente facendo una ricerca su Google, detto questo un paesano si trova a googlare e tac.. viene fuori Alidada 😦 Mannaggiammé! Sia ben chiaro che io in quel post avevo detto la pura e semplice verità, ma non voglio essere rea di una pubblicità negativa verso quella persona oggetto del post, per cui, anche se in modo sofferto, ho preferito eliminare tutto.

Chiedo scusa a coloro che avevano commentato (non dirò quale post, ma è uno degli ultimi e non ci vuole tanto a capirlo) Ci starò più attenta da ora in poi.

[l’immagine è presa da qui]

Pensierino della notte.

Fu in quell’anno della pandemia, più precisamente nel 2021 che la pianta di pomodoro nacque spontaneamente nel vaso delle piccole begonie di Alidada.

Le begonie colorate e minutine erano infastidite da quella piantona che cresceva ogni giorno di più e la prendevano a spintoni per buttarla fuori dal vaso, ma lei, dal canto suo, resisteva e sembrava proprio che si trovasse a suo agio in quell’ambiente concimato e irrorato di acqua fresca tutte le sere. Piano piano trovarono un accordo perché il vaso era tanto grande che nulla vietava di soprassedere ai litigi e si poteva convivere serenamente almeno lì, in un posto che non era inospitale come un deserto e nemmeno freddo e scuro come un sottobosco. Era un posto piacevole dove stare bene.

E fu così che loro smisero di litigare e capirono che andando d’accordo ne avrebbero guadagnato tutte e due e non ci sarebbero stati rami secchi da eliminare.

Già, perché l’integrazione, la condivisione, la sopportazione, la mediazione e il rispetto reciproco piano piano vanno sempre riguadagnati e riconquistati. .

Ma ce la possiamo fare, … se si vuole.

Ai miei amici virtuali ❤

…i ricordi della prof

[Stonehenge]

… e solstizio sia 🙂

Il solstizio, come evento astronomico, è una delle conseguenze del moto di rotazione che effettua la Terra ruotando sul suo asse (inclinato sul piano dell’eclittica) e del moto di rivoluzione che il nostro pianeta compie intorno a Sole. Quest’anno il 21 Giugno è il giorno fatidico in cui, alla nostra latitudine, comincia l’estate.

Si potrebbe parlare chissà quanto delle storie e delle leggende legate a tutto questo, (ivi compreso dello gnomone del duomo fiorentino… e sarebbe una chicca) ma basta fare un giro sul web e ci si può togliere la curiosità, motivo per cui non lo farò. Quelle che invece a me viene in mente e che vi voglio raccontare è legato alla mia esperienza di insegnante di materie scientifiche.

Incredibile ma vero: era più difficile far capire ai ragazzi questo concetto di astronomia di quanto non fosse far loro imparare la formula di Erone. (tanto per fare un esempio).

Tanto per cominciare la posizione del Sole rispetto all’orbita della Terra non è questa:

moto di rivoluzione della Terra

Perché l’orbita è sì ellittica ma la Terra occupa la posizione di uno dei due fuochi (F1 oppure F2):

ellisse

Quindi la situazione corretta è questa qui sotto, con il Sole in posizione decentrata (beh, più o meno… semplificando le cose):

Guardando bene l’immagine si capisce che noi ci troviamo nella posizione a sinistra (è una sinistra relativa alla nostra posizione di osservatori della foto, logico che “sinistra” non ha senso nella realtà). E poi, considerando la nostra latitudine, i raggi del Sole al solstizio, arrivano fino a noi in questo modo (nell’immagine qui sotto):

Così i raggi arrivano pressoché perpendicolari alla nostra testa, quindi con la maggiore potenza rispetto a quando sono inclinati.

Stando così le cose, da noi è più caldo quando la terra è più lontana dal Sole, mentre è inverno pieno quando essa è più vicina al Sole.

Ecco, ora vallo a spiegare ai tredicenni! Loro sono cosmo-centrici che nemmeno Tolomeo era a questo livello. Hanno le loro convinzioni e guai a smontargliele. Quindi per un tredicenne per forza da noi è più caldo quando la Terra è più vicina al Sole, non può essere diversamente nemmeno se gli fai vedere 1500 documentari, se lo fai partecipare a una decina di simulazioni in laboratorio e nemmeno se lo carichi a forza su un pulmino e lo porti fino all’osservatorio di Arcetri, sopra a Firenze, dove le cose te le spiegano che anche un idiota lo capirebbe. I tredicenni possono anche capire bene il concetto, ma i loro misconcetti sono talmente radicati che poi, dopo poco, se ne dimenticano e ritornano alla loro idea. I tredicenni se li fai parlare ti accorgi che hanno delle idee che seguono una logica tutta sua. Ad esempio pensano che gli individui che abitano nell’emisfero sud stanno a testa in giù perché sfortunati loro, si trovano “di sotto”..e c’è ancora qualche tredicenne che pensa che gli inglesi parlano inglese ma pensano in italiano e poi traducono. Pensano così, gli viene naturale, il problema è che tanti non li convinci che la loro idea è sbagliata. Se glielo chiedi, il 90% delle volte ti rispondono sbagliato. Provate a chiederlo ai vostri amici o familiari: “Alla nostra latitudine, dove si trova la Terra rispetto al Sole quando è estate? Più vicina al Sole o più lontana dal Sole?” Chiedeteglielo e poi se ne riparla 🙂

Un paio di anni fa, in una classe, nonostante gli avessi spiegato il concetto per bene, mi dissero che ero io a sbagliarmi, perché anche la loro prof di geografia aveva detto che nel solstizio d’estate il nostro clima è più caldo perché la terra si trova più vicina al Sole.

Io dalla disperazione sbattei la testa per 3 volte sul cemento armato della colonna portante della scuola e poi cercai la collega e le dissi che lei non era più tredicenne e che era l’ora che la smettesse con quell’idea da ragazzina pressapochista e che si doveva ricordare che era insegnante 🙂 … (e magari ripassarsi le materie prima di spiegarle… ma questo non gliel’ho detto, ehhh 😉 )

Comunque sia, giuro che mi ci volle una pazienza infinita per convincerla 😦 Fu una missione ardua più che con i ragazzi 😀

Castagneto Carducci (Li)

Castagneto Carducci è nel cuore dell’Alta Maremma, storicamente conosciuta come Maremma Pisana (detta oggi anche Maremma Livornese), al centro della cosiddetta costa degli Etruschi.

Il territorio in cui il borgo è situato, è pianeggiante lungo la costa, dove peraltro si trova l’importante Riserva Faunistica di Bolgheri, mentre si innalza nell’entroterra. La fascia costiera è caratterizzata da vaste pinete, impiantate a seguito delle bonifiche effettuate nel XIX secolo al fine di proteggere i retrostanti terreni agricoli.

Castagneto deve il suo nome al castagno, per cui ha il significato di bosco di castagni. Nel 1900, fu aggiunta la specificazione Marittimo, che nel 1907 fu cambiata nell’attuale, in onore del celebre poeta Giosuè Carducci che, da bambino, vi abitò per alcuni anni (presso località Bolgheri, a nord rispetto al paese).

Buon inizio settimana a tutti 🙂