e matematica sia!

Mi sembra ci sia una gran voglia di muovere le meningi matematiche e allora divertiamoci un pochino. Vi pongo un problemino elementare, nel senso che è un problema assegnato agli adolescenti, per valutarne i loro apprendimenti in matematica.

Problema:

Un agricoltore pianta un albero di mele e, per proteggerlo dal vento, gli pianta intorno dei pini, come mostra la prima figura qui sotto. Prendendo il suo esempio, un agricoltore con un campo più grande pianta dei meli ad una distanza fissata e mette intorno dei pini (figura 2). Questa disposizione di alberi convince un terzo agricoltore, che ha un campo ancora più grande: mantiene le distanze fissate tra le piante dal secondo agricoltore e pianta meli e pini come nella terza figura.

Anche un quarto agricoltore, che ha a disposizione un campo maggiore, dispone meli e pini seguendo lo schema precedente. (figura 4)

  1. Se si continua disponendo gli alberi secondo lo stesso schema, quanti meli e quanti pini si dovranno disporre nella figura n.7?
  2. Secondo te c’è una figura in cui il numero dei meli è uguale al numero dei pini? Se sì o no, prova a spiegarne il motivo.

Ebbene, se vi va provate… ma ricordatevi che nella matematica è tutta una questione di metodo 😉

Al vincitore dedicherò un post di encomio 🙂 ❤

Pubblicato da

Alidada

sono qui, nel mio spicchio di cielo

53 pensieri su “e matematica sia!”

  1. Fortuna che vicino al letto ho sempre una penna! Allora secondo me alla settima figura vanno 49 meli e 56 pini. All’ottava si eguagliano perché le mele sono x^2 e i pini sono x*2*4, e se li poniamo uguali uno dei risultati della X è 8.

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  2. I meli crescono al quadrato, i pini invece quadruplicano aumentando di 2 per lato, quindi alla figura 7 saranno 49 meli e i pini (15 per lato) saranno 60.
    Dalla nona figura in avanti, in progressione, i pini saranno meno dei meli: 81 meli e 76 pini, ragion per cui non si eguaglieranno mai se si mantiene la forma quadrata.
    Però sento che ci dovrebbe essere una formulazione più sintetica 😉

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        1. A proposito, mentre cercavo di risolvere il problema da te proposto, ho scoperto che i meli aumentano come quadrato, mentre i cipressi vanno avanti con la tabellina dell’otto. Non mi chiedere “l’enunciato”, mi esprimo da casalinga.

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  3. Per allargare gli orizzonti…. un poca di matematica veneziana… roba pratica.
    ” Dicono che i numeri che usiamo in tutto il mondo provengano dal medioriente. Ma a VENEZIA ne abbiamo aggiunti degli altri, speciali.

    Il ”do tre” una crasi numerica utilissima per l’acquisto del pane.
    ( Es. Dame do tre mantovanine).

    Il ”trecuatro” numero massimo di spritz prima di barcollare, e si smette di tenerne il conto.
    ( Es. Me so ciavà trecuatro sprisseti, so ndà in asèo)

    Il ”Seteoto” il numero perfetto per ordinare crostacei al Mercato di Rialto.
    ( Es. Ti me da seteoto gambaroni?)

    I ”do ponti e na cae” per misurare latitudini, longitudini e ogni tipo di distanza.
    ( Es. Vara che no xe lontan, do ponti e na cae, ti xe za rivà)

    La ”diesena” non una semplice decina, il numero varia a discrezione del venditore, la diesena è un punto di domanda tra il nove e l’undici
    (Es. Go magnà castraure, sa
    rà stae na diesena.)

    La ”sciantina” o il ”fià” numero prossimo allo zero assoluto, per richiedere un assaggino e farsi un’idea.
    ( Es. Me basta na sciantina, de manco, eco: un fià massa”)

    Il ”Massa” è quel numero che si usa per descrivere un eccesso considerevole.
    ( Es. Go bevuo massa – oppure – massa casin, n’demo casa)

    La ”sbrancada” è la X in matematica dove per X si intende una quantità N contenuta in Y mani del venditore. ( Es. Dame na sbrancada de quei, uno par sorte)

    ”N par sorte” per descrivere due quantità uguali per due qualità differenti.
    ( Es. Damene uno par sorte, damene do par sorte, damene tre etc etc)

    La ”sboconada” è il numero che definisce il morso, di chi è già satollo, oppure vuole assaggiare il cibo in mano agli altri.
    ( Es. Ti magni pandoro? Na sboconada – oppure – Ti vol na sboconada, vara che xe bon )”

    Di Marco Macatrozzo.

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