e matematica sia!

Mi sembra ci sia una gran voglia di muovere le meningi matematiche e allora divertiamoci un pochino. Vi pongo un problemino elementare, nel senso che è un problema assegnato agli adolescenti, per valutarne i loro apprendimenti in matematica.

Problema:

Un agricoltore pianta un albero di mele e, per proteggerlo dal vento, gli pianta intorno dei pini, come mostra la prima figura qui sotto. Prendendo il suo esempio, un agricoltore con un campo più grande pianta dei meli ad una distanza fissata e mette intorno dei pini (figura 2). Questa disposizione di alberi convince un terzo agricoltore, che ha un campo ancora più grande: mantiene le distanze fissate tra le piante dal secondo agricoltore e pianta meli e pini come nella terza figura.

Anche un quarto agricoltore, che ha a disposizione un campo maggiore, dispone meli e pini seguendo lo schema precedente. (figura 4)

  1. Se si continua disponendo gli alberi secondo lo stesso schema, quanti meli e quanti pini si dovranno disporre nella figura n.7?
  2. Secondo te c’è una figura in cui il numero dei meli è uguale al numero dei pini? Se sì o no, prova a spiegarne il motivo.

Ebbene, se vi va provate… ma ricordatevi che nella matematica è tutta una questione di metodo 😉

Al vincitore dedicherò un post di encomio 🙂 ❤

Elucubrazioni notturne

Quando giro per i vostri blog e leggo quello che scrivete, resto a bocca aperta davanti a tante cose belle di cui parlate. Lo confesso, mi capita anche di trovarmi un po’ in difficoltà a commentare perché mi trovo impreparata a trattare delle tematiche di cui so poco.

C’è che scrive di cinema e io ho sempre visto pochi film perché la famiglia mi ha portato via tanto tempo e il lavoro mi ha riempito la vita. Ma anche con i libri non me la cavo bene perché ho sempre letto quasi esclusivamente di tematiche scientifiche e soprattutto matematiche.

Ma torniamo a parlare dei vostri post: c’è chi scrive di letteratura (e molto bene!) e allora io mi metto a rovistare nella memoria per trovare traccia di ciò che studiai tanti anni fa alla scuola superiore; ma poi c’è anche chi scrive libri di sana pianta… chapeau! E’ vero che c’è anche chi racconta del più e del meno, ma lo fa con garbo e talmente tanta creatività e pertinenza che mi vien fatto di pensare che io non sarò mai brava a scrivere in quel modo. Poi c’è chi sa fare tutto: dalle ricette di alta cucina ai capolavori artistici, dalle foto alle poesie stupende… per non parlare della musica, qui c’è chi se ne intende per davvero…. Insomma, un mare magno di cultura!

Insomma capita spesso che io non mi senta all’altezza. io ho dedicato la vita allo studio e all’insegnamento della tanto amata odiata matematica… Pensavo stasera, ma la matematica fa cultura? Della matematica in un blog si può parlare? E se ne parlassi, con quanti potrei interloquire? Vogliamo trattare di una bella derivata? Anzi, vogliamo studiare una bella funzione? .. O forse è meglio se parlo un po’ del corso di pittura che sto frequentando… Voi che dite?

La matematica sarà anche alla base di tantissime altre discipline di studio, ma dal punto di vista di “cultura spendibile” lascia molto a desiderare. Ecco ciò che penso.

Buon mercoledì a tutti 🙂

La Gorgona

Oggi pomeriggio sono stata a camminare nel lungomare di Marina di Pisa, a pochi passi dalla foce dell’Arno. Verso le ore 17 ho preso il cellulare e ho scattato questa foto puntando verso l’orizzonte, ad ovest. La vedete in lontananza? C’è un’isola..e se aprite grande l’immagine facendoci click sopra, la vedrete meglio. Si tratta della Gorgona che si trova dirimpetto alla terra pisana, non molto lontano, a dire il vero. Io tutte le volte che vado in quel punto penso a Dante e alle sue imprecazioni contro i pisani:

Ahi Pisa, vituperio de le genti
del bel paese là dove ‘l sì suona,
poi che i vicini a te punir son lenti,

muovasi la Capraia e la Gorgona,
e faccian siepe ad Arno in su la foce,
sì ch’elli annieghi in te ogne persona! …

[Inferno · Canto XXXIII]

Nella maledizione dantesca viene auspicato lo spostamento delle isole di Capraia e Gorgona verso la foce dell’Arno in modo tale da provocarne l’ostruzione e la conseguente morte per inondazione di tutti i Pisani.

Che dire? Non ci voleva poi tanto bene il sommo poeta…

i colori dell’autunno

Oggi ho preso un secchio vecchissimo, dei fiori di ortensia del mio giardino, che ho essiccato, qualche rametto di foglie finte (comprati al mercato ad un euro) e ho assemblato il mio vaso autunnale.

Vi piace?

vaso autunnale

Adoro le tonalità calde dell’autunno…

Buon lunedì a tutti 🙂

Sono stata no-vax

Questo è un post un po’ lunghetto, ma ha un suo perché, se hai fretta lascia stare, me ne farò una ragione se non leggerai, ma se lo leggi è meglio 🙂

Cominciamo la storia. La mia storia.

Beh, sì, lo confesso, io so cosa vuol dire essere no-vax! Ve lo dico in confidenza, lo sono stata anch’io; per poco tempo ma lo sono stata.

Ma andiamo con ordine…

Da piccola ricevetti tutte le vaccinazioni di rito, l’antipolio, l’antitetanica, l’antidifterica e poi anche quella tremenda: il vaccino contro il vaiolo. Quello fu peso perché mi fece venire un bel febbrone e mi devastò le braccia con le piaghe. Una bambina mia coetanea ci mancò niente che ci lasciasse le penne con quel vaccino lì… era micidiale. Ma andiamo avanti. Crescendo, poi, sono presa la pertosse, la parotite, la varicella, la rosolia e il pauroso morbillo, infatti a quei tempi ancora non c’erano i vaccini per queste bruttissime malattie e ammalarsi e patire come un cane era inevitabile.

In seguito, anni e anni dopo, successe che la Toscana fu devastata da un’epidemia di meningite e a quel punto successero tante cose brutte, fatto sta che noi toscani, ci si mise tutti in fila, zitti zitti, impauriti come non mai e ci si fece vaccinare di nuovo come se niente fosse, tirando un sospiro di sollievo.

Intanto erano cominciate le campagne massicce di vaccinazioni contro l’influenza e noi insegnanti eravamo spinti (se non costretti) a farci anche quella punturina; e così è stato da una quindicina d’anni a questa parte, senza mai mancare ad un appuntamento. Dimenticavo: una volta che sono andata a vaccinarmi contro l’influenza l’infermiera mi disse che era bene che mi vaccinassi anche contro la polmonite e io non feci storie, porsi l’altro braccio e via.

E allora vi starete chiedendo quando mai io sarò stata no-vax.

E allora ve lo spiego, anche se questo post sta diventando un po’ troppo lunghetto, ma pazienza, ogni cosa a suo tempo.

Dovete sapere che io ho il sangue gruppo A Rh- mentre mio marito ha gruppo B Rh + e questo ha creato non pochi problemi nel momento che abbiamo avuto figli. Alla fine della prima gravidanza, visto che il mio primo figlio era del gruppo B Rh +, vennero subito di corsa a vaccinarmi con un vaccino micidiale composto di immunoglobuline UMANE che avrebbe impedito la formazione di anticorpi (materni) contro i globuli rossi del feto, in una futura (eventuale) gravidanza. Un vaccino anti-Rh. Dopo poco più di un anno mi ritrovai di nuovo nella stessa identica situazione alle prese con la seconda gravidanza e la nascita del secondo figlio ed ecco il secondo vaccino anti Rh. Poi passò qualche anno e le cose si seppero più di preciso circa questi vaccini e successe anche uno scandalo quando lo stato italiano ricorse ad importazione di sangue umano dalla Francia per la preparazione di queste immunoglobuline perché trapelò la notizia che il sangue francese era stato prelevato a dei galeotti in galera, che lo svendevano a prezzo modico. In questa situazione assurda io che feci? Feci la terza figlia…anche lei Rh+. Ed eccoci arrivati al punto clou del racconto, cioè a quando l’infermiera si avvicinò con il siringone minaccioso al mio braccio, pronta ad inocularmi di nuovo il vaccino. Io sobbalzai e le dissi di non provarci nemmeno..e mi ritrassi. Lei, dal canto suo mi disse che il vaccino era obbligatorio e che avrei dovuto prenderlo. Io le risposi che 3 figli era un numero più che sufficiente e non me ne fregava niente se mi si formavano anticorpi anti Rh perché figli non ne avrei fatti altri… e di certo non volevo rischiare di prendere l’AIDS per quel siero che chissà dal sangue di quale persona malaticcia poteva essere stato prodotto.

La questione andò per le lunghe perché lei chiamò il direttore del centro trasfusionale e ne fecero un affare di stato sul discorso che era obbligatorio per una come me vaccinarsi. Alla fine il boss del centro trasfusionale capitolò e mi disse: “Ok, .. mi ha convinto, evitiamo il vaccino, mi prendo io la responsabilità di trasgredire all’obbligo”..ma io, dopo ore che ci pensavo, a quel punto ebbi un flash davanti agli occhi e mi immaginai se per caso avessi fatto un altro figlio e avrei dovuto abortire per forza… no, non ce l’avrei fatta! E così, lentamente, anche se malvolentieri, alzai la manica della camicia e porsi di nuovo il braccio per farmi fare la puntura.

Beh, dico la verità, mi presero tutti per matta, avevo fatto un casino bestiale per non prendere il vaccino e poi avevo cambiato idea… ma che ci vuoi fare, se davanti ad un dubbio c’è da scegliere che strada prendere è bene non essere egoisti e avere una visione più lungimirante che tuteli il bene comune. Questo era per me e così è, sono coerente e me ne vanto. Tutto cambia, ma poi niente cambia.

Buon inizio settimana a tutti.

Cogli l’attimo

Dopo tanto tempo ho ripreso la Nikon e sono andata a camminare in un sentiero che si snoda lungo le mura del borgo medievale dove si trova casa mia.

Era sera, stava per fare buio e gli ultimi raggi di luce filtravano qua e là attraverso la vegetazione.

Un attimo fuggente…

Buona domenica a tutti 🙂

[se cliccate sull’immagine si aprirà una foto un po’ più grande. E’ una pianta di capperi]

Autunno a gogò

Anche se i colori dell’autunno tanto mi si aggradano, il vento di grecale che soffia imperterrito da non so più quanto tempo, mi sconquassa. Con i primi freddi, fisicamente, sono arrivati la stanchezza e lo scombussolamento che di solito accompagnano il cambio di stagione. Ho messo il plaid sul letto e ho tirato giù i panni pesanti dall’armadio, ma non è bastato e allora, a fronte dei 15 gradi in casa di stasera, ho acceso anche la stufa e allora mi sono sentita riavere.

Intanto le tartarughe in giardino si sono già rintanate nelle loro casine, che ho provveduto ad attrezzare con i confort che si addicono agli animali che vanno in letargo: terra smossa, un po’ di torba e poi foglie secche e paglia, che faranno loro da coperta contro il freddo. Le ho salutate una ad una, dalla numero uno fino alla dieci e ho detto di stare tranquille e riposarsi, che ci rivedremo in primavera, al primo sole.

In questi giorni ho anche pensato un po’ a me e mi sono fatta prescrivere qualche controllino alla mia salute con le analisi del sangue. Naturalmente il dott. House, quando ha letto il referto, mi ha spedita da un medico nutrizionista e mi ha spinta ad andare in palestra. Adesso seguo una dieta rigida e vado a fare attività fisica tre volte a settimana. Poi ho anche fatto aggiustare la Nikon che era ferma da tempo e mi sono iscritta ad un corso di pittura… ma di questo vi parlerò la prossima volta.

Insomma, l’unica cosa che sto trascurando è il blog, ma tranquilli, non mi perderete, è solo che vado un po’ a rilento.

Buon venerdì e tutti

Chi tutela chi?

Oggi sono stata a camminare in campagna, su per la collina ed ho incontrato un anziano contadino con cui mi sono messa a chiacchierare. I contadini toscani di una certa età sono tutti simili tra loro: magri, ossuti,  indossano sempre  qualche camicia a quadri colorati e un cappellino a coprire i pochi capelli rimasti in testa. Essere contadini vuol dire non conoscere fatica, alzarsi alle 5 di mattina e sgobbare tutto il giorno senza tregua. Fino a qualche anno fa i prodotti agricoli delle colline toscane erano abbondanti e di pregio: olio di frantoio e vino del Chianti, ma anche frumento, orzo, granturco, girasoli e mille altre cose tutte altrettanto utili e gustose per la nostra alimentazione oltre che benefiche per la salute di tutti.

Da qualche anno il clima però è cambiato e le coltivazioni spesso vengono rovinate dagli acquazzoni improvvisi e dalle forti raffiche di vento che si abbattono senza pietà travolgendo tutto quello che si trova sul loro percorso.  Il contadino scuoteva la testa mestamente mentre guardava i suoi campi con lo stesso sguardo affettuoso  che ha una madre mentre guarda il proprio figlio in difficoltà.

Poi però la nostra conversazione è  continuata: “Te non sai però chi fa danno più di tutti!”,  mi ha detto l’uomo di campagna fissandomi negli occhi. E io ho risposto:

“Non saprei, chi?”

“ I danni maggiori li fanno gli animali selvatici! I caprioli per primi, ma anche i cinghiali e poi le talpe, gli istrici, i daini, …pure gli scoiattoli! I caprioli schiccolano tutta l’uva e se la mangiano, ma mangiano anche le olive e strappano tutti i rami più giovani agli alberi.  Invece cinghiali rovesciano anche il terreno e dove passano loro sembra sia terra arata, sono molto feroci. Le talpe poi scavano sotto terra e addio patate, carote, cipolle… Gli scoiattoli si arrampicano sugli alberi da frutto e si servono mangiando tutto quello che trovano…. “ e poi ha aggiunto sorridendo: “ Pensa, c’è uno scoiattolo che mangia i frutti e sputa i noccioli sulla mia testa! Lo fa apposta!” E ci ha riso.  Una devastazione, insomma. La terra coltivata è sempre più rara e i cacciatori non ci sono più e così gli animali, indisturbati,  fanno man bassa di tutto quello che trovano.

A dirla tutta, i caprioli, in Toscana, fino a qualche anno fa, nemmeno c’erano, qualcuno ce li ha portati, come hanno portato i pesci siluro in Arno, che hanno sterminato le altre razze di pesci.. ma poi, aggiungo io, per inciso, chi avrà mai portato anche le zanzare tigri? 

Ma torniamo a noi…

“Ormai sono vecchio e il mondo è diventato così. ma a volte penso ai miei genitori, di certo se tornassero in vita non ci crederebbero che ci siamo ridotti in questo modo…” e con questa amara constatazione, si è allontanato gobbo gobbo, salutandomi agitando la mano su una spalla. 

Mi sono fermata lì guardando la  campagna per un po’, ed è stato allora che l’ho visto: un Bamby, , tranquillo e beato a pascolare  in mezzo ai filari dell’uva a pochi passi da me… che birbante!

“Strano mondo…”, mi son detta… sì, strano mondo per davvero.

Chi tutela chi…? Chi tutela il contadino e la sua vigna? E chi tutela il Bamby, i cinghiali, l’istrice, la talpa e tutto il resto della ciurma?…