Alidada e Alidimilla

Fatto! Il blog è riorganizzato. Ho tolto le emoticon e tante altre cose, che ho spostato in un altro blog che si chiama Alidimilla (che è sempre mio e che userò di supporto per alleggerire questa pagina).

Spero che tutto funzioni e che vi piaccia. 🙂

Lavorando intensamente al blog ho notato i miei numeri e per curiosità ve li riassumo:

Alidada è nata nel 2001 ma è stata distrutta più volte fino al 2004.

Rovistando nell’archivio che è qui a sinistra si possono leggere i post più vecchi, il primo dei quali è datato 4 dicembre 2004

Sempre in archivio ci sono 2060 articoli pubblicati e ben 45708 commenti.

Alidada è stata vista 593468 volte, dato segnato correttamente dal contatore ShinyStat che è rimasto sempre lo stesso dai primi anni del blog e che è sopravvissuto alle varie distruzioni.

Comunque sia se il mio blog vive è perché ci siete voi che leggete e commentate altrimenti tutto ciò non sarebbe stato possibile. Io non scrivo certo per me stessa.

Quindi GRAZIE amici miei, lettori pazienti e tanto cari.

Siete un’ottima compagnia quando vi affacciate a questa mia finestra aperta sul mondo

Pulizia del blog.

Dopo aver rassettato casa (chissà se si dice “”rassettare” in italiano o se è una forma dialettale )..beh, insomma dopo aver riordinato e ripulito casa mia, è l’ora di dare una sistemata anche al blog.

Non crediate che cancelli la traccia della vostra presenza perché non è questo quello che voglio fare . Diciamo che è un secolo che non cambio niente nel template della mia pagina e che forse sarebbe l’ora la risistemassi.

A dirla tutta è anche vero che quando lo organizzai in questo modo (nel giurassico), ricordo che ci persi non so quanto tempo. Lo sapete, WordPress non dà la possibilità di modificare l’aspetto del blog in base ai gusti e spesso si trova tutto blindato e non si può fare quasi niente.

A parte questo, diciamo che in linea di massima lo schema continua ad andarmi bene così, perché mi piace lo sfondo bianco e la semplicità con cui si leggono i post senza scervellarsi per capire dove stanno gli articoli da leggere, però nella barra laterale di sinistra secondo me ci sono troppe cose.

Tanto per cominciare, fino ad oggi non ho mai tolto le emoticon sceme perché mi ci sono un po’ affezionata, ma credo che sarebbe ora di fare un bell’erase .

Insomma… piano piano ci lavoro cercando di facilitare lo scaricamento e la lettura, anche perché ci sono ancora tanti lettori che, come me, non hanno ancora la fibra e si muovono su internet con una connessione che sa tanto di treno a vapore.

Avete dei suggerimenti da darmi? Volete che, se manca, inserisca il vostro link?.. Vi piacerebbe inserissi qualcosa di utile? O che tolga qualcosa che è di troppo? … Ditemi pure.

Domandina: ma la parte finale in basso della colonna di sinistra, dov’è scritto “DISCLAIMER” (che la legge italiana ci costrinse a inserire anni fa e che se uno non ce l’aveva scritto ti arrestavano!) , serve ancora?

Apro…

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Casciana (Pi) foto @ Alidada

Sii uno che apre le porte a coloro che vengono dopo di te

e non cercare di rendere l’universo

un vicolo cieco.

[Ralph Waldo Emerson]



Fai click sulla mia foto per aprirla grande

Buon lunedì a tutti

Oliveti toscani

Oggi camminavo qui nei paraggi e mi sono messa a guardare gli olivi. Io ho sempre avuto tanta ammirazione per chi li pota e li cura, ma negli ultimi anni a queste piante hanno dato un aspetto strano, quasi spettrale. Dice che i rami alti vanno tagliati per fare in modo che le olive maturino meglio al sole e così eccoli lì, piante grandi, tutte chinate su se stesse, con i rami che toccano il suolo.

Probabilmente sarà una scelta vincente visto e considerato che l’olio toscano dicono che è buono… quanto dipenderà dalla potatura?

Buona domenica a tutti 🙂

Accoglienza n.2

Se avete poca voglia di leggere e andate di fretta oppure se magari la parola “accoglienza” non vi è congeniale, saltate questo post astruso, dal sapore un po’ filosofico e un po’ bislacco. Insomma, fate come vi pare, che questo è un blog democratico e accogliente per cui potete dire quello che vi pare, che si resta amici come prima.

Di che si tratta? Beh, si tratta della spiegazione “profonda” del post precedente, che poi non è formato solo da una foto, ma anche da una piccola citazione un po’ enigmatica.

Ecco la storia:

Mi fermai sotto a quella finestra a bocca aperta a guardare quell’enorme distesa di vasi di fiori, sospesa a mezz’aria  e  rivolta verso il sole.  In quei momenti di sosta mi incuriosii, mi chiesi un sacco di cose e mi misi a cercare le risposte che non avevo. Innanzitutto mi chiesi il perché di quella struttura così assurda intricata e l’unica risposta che trovai fu che chi abitava lì, in quell’appartamento, amava così tanto i fiori, che non poteva fare a meno di tenerne tantissimi e probabilmente  non aveva un giardino  dove poterli coltivare all’aperto. Poco più in là c’era un’altra finestra con la stessa mostra di vasi e vasetti, quindi, doppio impegno  per  colui o colei che le aveva realizzate. Poi mi chiesi come fosse possibile innaffiare quei fiori, ripulirli dal seccume, concimarli..e poi, non per ultimo mi domandai come facessero a chiudere le finestre e a tenere puliti i muri..ma poi, alla fine, ma non per importanza,   se tutto quel marchingegno garantisse la sicurezza di chi si fosse trovato a camminare sul marciapiede lì sotto.

Mah, che dire,  tante cose non le ho capite e di certo non le saprò mai, a meno che, per qualche strana legge del caso, il proprietario di quei vasi esposti sotto a quella  finestra di una casa di  Castagneto Carducci, magari si trovasse a passare di qui e così ce le potrebbe spiegare 🙂

Poi comunque me ne sono fatta una ragione e ho abbandonato i pensieri pratici cominciando però  a  focalizzare quelli più “etici”.  Osservando meglio la scena ho notato che quei vasi non erano  vasi di valore e nemmeno le piante lo erano.  Erano fiorellini di poco conto: petunie da 50 centesimi, talee di piantine grasse e robetta raccattata da chi sfoltisce i vasi a primavera, togliendo quello che è di troppo prima di rinvasare. Un vero centro di accoglienza di piantine di poco conto, minuterie che magari qualcuno avrebbe preso e buttato nel secchio dell’umido già da tempo. Piantine non costose,  ma pur sempre esponenti dignitosi del regno vegetale.  “Che  strano! bello!” mi son detta.  E allora ho volato di fantasia e mi sono immaginata tutti i vasetti in fila, che aspettavano ciascuno il proprio turno di essere accolti in quella casa. E  la mia immaginazione mi ha mostrato anche un controllore all’entrata, una specie di guardia doganale  del centro accoglienza, che nel mentre leggeva i documenti dei neo-arrivati,  poneva a tutti la stessa domanda:

“ Razza di appartenenza?”… 

“Fiore! ”.

  E quella era la risposta vincente.  Chi era fiore entrava, al di là del proprio colore, della propria grandezza, della provenienza e della propria estrazione sociale.

E una volta entrati, venivano accolti come si deve e a loro non sarebbe mancato niente, anche se il fiorellino era stato raccattato al bordo del sacco dell’umido, avrebbe avuto il nurimento, la sua innaffiatura quotidiana, il sole e tutto l’affetto del mondo.

Bella storia, vero? Beh, lì, con quei fiori, funziona.