La sindrome di Münchhausen

[Il Barone di Munchhausen]

Il nome della sindrome deriva dal Barone di Münchhausen (Freiherr Karl Friedrich Hieronymus von Münchhausen, 1720-1797), un nobile tedesco, che era noto per raccontare molte storie fantastiche e inverosimili su se stesso. 

Lo scrittore Rudolf Raspe pubblicò queste storie nel romanzo Le avventure del barone di Münchhausen. Nel 1951, il medico britannico Richard Asher fu il primo a descrivere un tipo di autolesionismo, in cui il soggetto si inventava storie, segni e sintomi di malattia. Ricordando il barone di Münchhausen, Asher, nel 1951, chiamò questo disturbo “sindrome di Münchhausen” .

La Sindrome di Münchhausen è un grave disturbo psicologico: le persone affette fingono una malattia, un trauma psicologico o incidenti per attirare attenzione, compassione e simpatia verso di sé. La persona che soffre di questa patologia, esaspera o inventa di sana pianta dei sintomi. A volte è anche conosciuta come sindrome da dipendenza dell’ospedale.

[Il Barone di Münchhausen]

Curioso, vero? Quanti di voi da piccoli non hanno letto “ Le avventure del barone di Münchhausen.”? Anni fa era un must! Un libro di avventure spettacolari, che a me sinceramente non piaceva molto perché lo trovavo un po’ eccessivo. La cosa strana è che ritrovo quel nome in un libro di psicologia, ed è di questa cosa curiosa che volevo parlarvi stasera… ma ne parlerò ancora domani, per raccontarvi anche qualcos’altro che forse è ancora più curioso…

Buon venerdì a tutti.

[notizie e illustrazioni prese dal web]

Pubblicato da

Alidada

sono qui, nel mio spicchio di cielo

21 pensieri su “La sindrome di Münchhausen”

  1. Conosco il personaggio letterario, ovviamente, ma non la sindrome a lui legata. A pensarci bene, ho incontrato diverse persone affette da questa sindrome, in particolare una. Mah, non la chiamavo così, ma la sintomatologia efettivamente era proprio quella descritta.
    Come diceva qualcuno, tutti i mesi fa la luna, ogni giorno ce n’è una, in questo caso da imparare!

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  2. Il libro io ce l’ho ancora, anche se non è mai stato fra i miei preferiti, come non lo era “I viaggi di Gulliver”. Pensavo che questa “sindrome” si riferisse ai “contaballe” cioè a coloro che amano ingrandire in modo eccessivo tutte le loro “avventure”, come i pescatori che prendono uno sgombro e dicono si tratti di una balena. Non sapevo si riferisse a una “malattia” psichiatrica. Pensavo che fossero sufficienti gli ipocondriaci a riempire gli studi medici.

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  3. Ricordo che compariva sugli involucri delle tavolette di cioccolato, mi era antipatico per le storie assurde che venivano narrate in sintesi, su quelle strisce di carta.
    Adesso leggo della sindrome e mi chiedo se le tavolette c’entrassero qualcosa (una sorta di condizionamento occulto) con le volte che strofinavo il termometro sulla coperta per non andare a scuola 😉

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