Milanitá

Guardo questi palazzi enormi con gli occhi della provincialotta proveniente da un minuscolo borgo medievale adagiato sulle colline toscane.

Cerco di capirne il senso. Non sono abituata a tutto questo e mi incuriosisce. Guardo i balconcini e le particolarità che li contraddistinguono, che li rendono riconoscibili l’uno dall’altro e mi rendo conto che mi atteggio come quando faccio “aguzzate la vista” sulla settimana enigmistica…

Non so se è meglio vivere qui oppure in un borgo che piano piano è diventato un dormitorio… con i negozi chiusi e tante case disabitate. Non so se è meglio vivere il questo caos o nel silenzio della campagna toscana dove oramai anche i passerotti tacciono. Non so tante cose e non sono in grado di fare confronti. Probabilmente ad ognuno piace di più l’ambiente dove è nato e vissuto. Ma sono incerta anche su questo.

Cammino, vado oltre e smetto di pensare, mi limito ad osservare.

Qualche giorno di Milanitá e poi torno ehhhh

Pubblicato da

Alidada

sono qui, nel mio spicchio di cielo

22 pensieri su “Milanitá”

  1. Milano è una non città. Basta piazza Duomo per esempio, un’accozzaglia di stili architettonici che violentano la vista.
    La Toscana ha città che sono cresciute rispettando il quello che si chiama centro storico, allontanandosi dal centro si va verso il moderno. L’occhio si abitua ed adegua e si sta bene.

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  2. Conosco la Milano, tutta!, dentro la cosiddetta Cerchia dei Navigli (Cosiddetta per l’anello appunto in cui un tempo scorrevano i Navigli in seguito coperti). La conosco per averla praticata per decenni in tutti i modi, con lunghe camminate, in bici, mezzi pubblici e in auto. E nonostante l’accavallarsi di piani regolatori (all’italiana) e quindi con strade e aperture abbandonate e poi riprese con concetti spesso opposti, devo dire che dal mix ne esce un paesaggio vario che mi piace. Ci sono angoli e giardini interni insospettabili, non dimentichiamo che è la città di Leonardo e di Stendhal, e di qui è passata tutta la Storia degli ultimi secoli lasciando tracce che per quanto spesso sommerse, spesso però sopravvivono. Certo, vanno scovate, snidate dal bailamme.
    Ma ritengo che Milano, se di primo acchito può dare l’idea di respingere, in realtà ha dimostrato sempre di essere accogliente. Di dare spazio a chiunque vi arrivasse e a sua misura, a seconda della personalità e desideri. Uomini e sopratutto donne, queste in qualsiasi campo operassero.
    Non a caso, il termine “milanese d’adozione” accompagna un lungo elenco-infinito di eccellenze, viventi e passate.
    Questo fino ad oggi, infatti mi domando (tristemente) se l’attuale combinazione Coronavirus&virtuale non stia sconvolgendo gli assetti. Vedi tutte le fiere, manifestazioni culturali e commerciali che stanno spostandosi sul web. Sarà provvisorio o inizio di una nuova era? Il genere di socialità pre-esistente, vivace e creativo, che generava scambio e confronti di idee sopravviverà con le nuove modalità “a-sociali” di tastiere e monitor…?
    Per darti un’idea: prima del Coronavirus, potevi alzarti la mattina e avere un menu di conferenze, convegni, incontri ecc. gratuiti da inanellare fino a sera inoltrata, unica spesa: il biglietto del metro o bus o tram per passare da un posto all’altro 🙂
    Milano è una bella donna forse vestita male (sebbene centro della moda) ma più la spogli e scopri quanto è sexy 🙂

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    1. wow..commento da dieci e lode! Bellissimo! Grazie. Quello che tu hai scritto è quello che mi hanno detto altri amici e anche i miei figli che lavorano nella moda e che partono dalla Toscana per venire lì ai meeting. e alle fiere. E’ vero, è una città molto accogliente e ricca, nel senso più ampio del termine. Grazie di nuovo per questa panoramica che mi hai offerto, mi ha arricchita leggerti.

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        1. beh, sul “mondo pronto a lapidare” sono d’accordissimo, infatti, non so se te l’ho già detto, su facebook ho subito una gogna mediatica allucinante e immotivata ( da allora non ci scrivo più)..e poi volevo dirti che i tuoi commenti sono SEMPRE gemme preziose! Evidentemente l’effetto è reciproco 🙂 Grazie di nuovo 🙂

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          1. Non sapevo di questa esperienza su Fb, ma immagino bene. In sostanza, gli umori marci che una volta si annidavano nelle pance di un paese, quartiere o condominio adesso trovano sfogo sui social, naturalmente rigorosamente sotto copertura di nick name.
            Infine, non si può che concludere col vecchio esausto motto ma pur sempre valido che la mamma degli imbecilli è sempre incinta.

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            1. Nikename spesso falsi. Ci sono vere e proprie agenzie a pagamento, assoldate da certe fazioni politiche, che sfornano haters a piacimento. Poi l’odio, una volta innescato, genera altro odio. È incredibile.che nel terzo millennio accadano queste cose.

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                1. prendi “il mostro”, sbattilo in prima pagina, poi pagati l’audience e magari vincerai le elezioni! Funziona così al giorno d’oggi. La buona politica serve a poco, devi far parlare di te e per farlo magari transigi le regole

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  3. Forse la pandemia che stiamo vivendo ci sta donando una nuova consapevolezza: la riscoperta, la bellezza e la maggiore sicurezza dei paesi, dei sobborghi, delle case con spazi più ampi, della convivialità ragionata. Vedi le “fughe” da New York di questi mesi.
    Le città metropolitane a mio avviso si devono vivere a piccoli sorsi.

    A Milano sono stata una sola volta per un lungo weekend, mi è piaciuta e vorrei tornarci ma sempre per un lungo weekend.Oltre direi di no.
    🙂

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