Oibò…

Tutto il mega-negozio pieno di quei cartelli ad indicare gli sconti. Cartelli enormi per richiamare l’attenzione dei clienti. Lui, il padrone del grande magazzino di vestiario, è in tv tutte le sere per farsi la pubblicità e ci ipnotizza con i suoi discorsi, e così, qui in zona, corriamo tutti a fare acquisti. Tanta roba, insomma! Però il sig. Mangini la grammatica non la sa mica tanto, tant’è vero che tutte le volte piazza accenti e apostrofi a casaccio.

Beh, io stamani non ho resistito e da brava prof, quando nessuno mi vedeva, qualche cartellone l’ho corretto. Peccato non avessi la penna rossa a portata di mano, sarei stata più incisiva!

Mi chiedo com’è che ultimamente, a parte qualche “elle” al posto della “erre”, trovo meno errori nei cartelli dei negozi dei cinesi rispetto a quelli degli italiani.

Pubblicato da

Alidada

sono qui, nel mio spicchio di cielo

37 pensieri su “Oibò…”

  1. Ciao Ali. Ho anche io qualche “oibo'”, in sardo “cessu ti arrori” (“gesu’ che orrore) o “oiah mommìa” (“oh mamma mia”) da raccontarti. Non mi riferisco tanto alle “doppie” di noi sardi , tipo “allora, ammicco, comme andiammo” , sulle quali doppie siamo famosi nel mondo 🙂 ; nè alle costruzioni di frasi sarde e di forme frasi idiomatiche che in italiano lasciamo inalterate tipo “cappitto mi hai?”, derivante da “cumprèndiu mi asi?” o “lo ha sparatto e lo ha morto”, di cui tutti sapete. Ma cartelli, insegne. “Pesci freski e frutti di mare”; “i melloni sono finitti, ricominceranno domani”. “Per tutti i santi sono sospesi i vaccini anti influenzali, e saranno somministrati dopo i morti” (di quest’ultima non sono sicuro sia di matrice sarda, l’ho letta su facebook, ove non si specificava). .
    Se me ne ricordo qualche altra (a prescindere di che regione), la scrivo.
    Ah, a proposito, sai che io uso molto l’apostrofo come accento? Ne conosco il distinguo, ma per scrivere al computer fu una scelta, un “vizio” che mi presi, per “praticità, dall’inizio (2008). Qualche esempio. “La ragazza e’ bella”, “la liberta’ e’ un bene prezioso “. Forse lo avrai anche notato nei miei scritti. Ciao 🙂

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  2. Ah, questa, la piu’ forte, la prima che avrei scritto. Ero ragazzo, avro’ avuto 414 anni, giocavo in strada con un amichetto. Da tempo (gia’ da alcuni anni) passava in paese un venditore ambulante col suo furgoncino, col classico megafono sul tettuccio, davanti. Vendeva varechina. E, andando a passo d’uomo, annunciava: “donne, l’assenza di varechina a 50 lire al litro un litro un bicchiere regalato, svelte, avvicinatevi a questa macchina, l’assenza di varechina a 50 lire al litro …”. Come l’uomo scese dal furgone per servire una donna che vi si stava avvicinando, io dissi all’amichetto che giocava con me: “immoi si ‘ddu nau” (“adesso glielo dico”), mi avvicinai all’uomo: “signore, scusi, ma…perche’ dice “l’assenza di varechina..? “Si dice l’essenza,, se dice l’assenza di varechina vuol dire che non che ha!”. E l’uomo: “che c’entri tu ragazzino? Ma cosa capisci tu di commercio, ma lasciami lavorare, vai a giocare, va’…”. Ciò che divertì me e l’amico da farci ridere per un po’ fu soprattutto il fatto che mi disse “cosa capisci tu di commercio”- non si accorse nemmeno che la mia osservazione era sull’italiano -. Ri-Ciao 🙂

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  3. Ah, ah…la prof. non demorde. Pensa al poveretto che non riuscirà a capacitarsi del perché gli hanno “imbrattato” i cartelli…
    Qui da noi, un panificatore ha scritto “BRIOKES” a caratteri cubitali e anche sul suo sito web.

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    1. Beh, a proposito di panificatori, non tanto loro (anche, certo, scrivono i nmi dei pani in sardo senza traduzione, e adesso ci sono molti turisti in giro..) ma chi vende il pane nelle botteghine nei piccoli mercatini, che qui ancora ci sono. scrivono o nominano i pani in sardo…parlando in italiano. Vi cito alcuni pani in sardo, poi vi scrivo come lo dicono parlando in italiano, con i clienti. “Su coccoi” (il cosiddetto “pane bianco”), “su tureddu” (simile), “sa moddiscina” (letteralmente “la sofficetta- moddi=soffice- , la mollica e’ come quella delle focacce, la “moddiscina” è in sostanza una grossa focaccia di forma discoidale. Quindi,nel fare spesa mi sento spesso la negoziante dire ad una signora “le vuole due moddiscinette, signora? O vuole due tureddi? Guardi, ci sono anche dei coccorini, se li vuole (diminutivo plurale “italianizzato” di “coccoi”). Una volta: “io vengo da Roma, non capisco…”. La negoziante, subito: “mi scusi, intendevo questo tipo di focaccia, o del pane bianco…”. Ciao 🙂

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        1. Non te li do elencare, e non sempre ti saprei dire a quale nome italiano corrisponda. Uno è “su scetti”. “Scetti”(“su”è l’articolo) è un pane dalla pasta chiara. Poi abbiamo “sa Lada” (“sa” e l’articolo femminile), “la larga”, una focaccia ora piena ora a forma di ciambellone. E altri. Considera che sono parte dei pani della mia zona, per non parlare del suo pani carassi, su pani guttiau ecc. ecc. Ciao.

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