Help me

Ultimamente sono un po’ in difficoltà con questo computer da cui sto scrivendo.

Vi spiego, è un pc fisso che uso da diversi anni ma che ho tenuto sempre di conto e che funziona funzionava bene fino a poco tempo fa; poi si sono susseguiti diversi aggiornamenti pesanti del sistema, che si sono scaricati in automatico prepotentemente e che io non sono riuscita a bloccare, tant’è che tutto è cambiato. Pensate che per anni come browser ho sempre usato Google Chrome, ma adesso fa le bizze e con WordPress è diventato impossibile da utilizzare e così sono passata a Microsoft Edge, nonostante ciò i problemi non sono finiti e diversi programmi non mi funzionano più, tra cui il mio amatissimo Adobe Photoshop.

Insomma…un caos

Io senza un elaboratore di immagini non so stare (anche solo per ridimensionare le foto o dargli un pochino di contrasto in più…o fare qualche ritocchino) e mi rifiuto di usare Paint. Ricordo che a scuola usavamo Gimp ma non mi sembrava granché… avete dei consigli da darmi?

In questo momento mi mancano i miei alunni che sapevano sempre tutte le novità e mi tenevano aggiornata su tante cose

Elezioni in Toscana

Oggi giornata di elezioni. Sono andata al seggio stamani verso le 11, munita dei documenti e di ombrello perché qui in Toscana sembra sia davvero cominciato il periodo delle piogge.  Dovete sapere che nei piccoli paesi anche questo evento elettorale è un’occasione per incontrarci tra paesani, salutarci e scambiare qualche chiacchiera tra noi. Di solito ci vuole un’oretta abbondante per espletare le procedure di voto, di cui tre quarti d’ora sono di solito dedicati alle chiacchiere .

Fatto sta che mi sono avvicinata alla scuola e ho visto una lunga fila di gente in attesa, a quel punto mi sono detta: “ Oh… ma guarda che confusione c’è oggi!”, poi però, una volta varcato il cancello di accesso alla piazzetta antistante la scuola ho visto un carabiniere  in uniforme, che con voce decisa mi ha detto: “Lei in che seggio va?” e io : “nel seggio 2…” e lui: “Allora può passare!” .. infatti la fila era formata da gente tutta destinata al seggio uno; sono solo due i seggi elettorali in quella sede.  Beh,  seguendo l’incitamento del carabiniere, ho fatto la splendida e ho transitato con passo andante con brio verso il portone d’ingresso dell’edificio.

Ho sorriso a tutti gli individui in fila e li ho sentiti mormorare all’unisono: “Guarda come sei fortunataaaa! Sei raccomandata ehhh!”   Senza indugi, comunque, sono entrata nell’androne della scuola, mi sono igienizzata le mani e in quel mentre mi sono trovata davanti a dei parenti che stavano uscendo. Io, con garbo ho fatto un passo per avvicinarmi a salutarli, ma il carabiniere mi ha subito brontolata dicendo che stavo ingombrando il percorso segnato  e che dovevo subito muovermi da lì ed andare oltre.  Allora ho proseguito il camminamento nell’ingresso della “mia scuola” (quella in cui ho insegnato per una quarantina di anni e che oggi era seggio) ed ho rallentato un pochino il passo guardando in qua e là per vedere i cambiamenti da che io sono andata in pensione ma il carabiniere mi ha richiamata all’ordine dicendo che dovevo proseguire spedita, seguendo le frecce sul pavimento e non dovevo perdere tempo.

Dopo un minuto ero già entrata in un’aula dedicata alle procedure elettorali e mi sono trovata di fronte i membri del seggio che tra l’altro erano miei ex alunni, ma ho capito subito che se uno si soffermava a salutare erano guai seri, quindi ho preso le schede e il lapis e sono andata zitta zitta dentro alla cabina. Fare le crocette è stato semplice, ma quando sono andata a piegare la scheda grande è stata un’odissea, non c‘era modo di seguire le pieghe iniziali e comunque la mettessi gonfiava e non ne voleva sapere di spianarsi. Intanto sentivo l’ansia crescermi nello stomaco e ogni attimo che passava mi sembrava un’eternità. Quel maledetto lenzuolo enorme rosato, non voleva essere piegato e immagino la mia figuraccia se mi fossi affacciata a chiedere spiegazioni per la piegatura.. ma a quel punto qualche santo mi ha aiutata infatti ho sentito il chiacchiericcio tra il presidente di seggio e un  signore che era prima di me e che era entrato nella cabina accanto alla mia e poi, dopo uscito, al momento di imbucare la scheda rosata nell’urna aveva mostrato a tutti le sue segnature perché erano rimaste allo scoperto avendo sbagliato a piegare la scheda. A me a quel punto è scappato da ridere ma ho colto l’occasione di ascoltare il presidente di seggio che ha spiegato che si doveva proprio partire da lì a piegare, cioè dalle segnature, che piano piano dovevano essere avvolte tra i lembi esterni della scheda. “Allora un metodo c’è, mi sono detta! Sia lodato il presidente di seggio!” e detto fatto ho terminato il mio compito. 

A quel punto mi sono accorta che la mia pazienza infinita era terminata e  davvero ne avevo fin sopra ai capelli di tutto quanto: del carabiniere brontolone, delle righe in terra con le frecce anda e rianda, delle schede dalle piegature assurde, dei lapis  anticovid, dei dispenser con i gel da usare di continuo ogni tre passi e ne avevo abbastanza pure della mia vecchia scuola che nonostante io mancassi da più di un anno non era stata migliorata in niente e continuava a trasudare dei problemi irrisolti e in più mostrava i segni dei nuovi problemi da risolvere.

Speriamo che i nuovi eletti alle elezioni portino alla Toscana quanto di meglio si possa sperare, che noi cittadini ne abbiamo davvero bisogno… ma davvero tanto.

Sindrome di Munchhausen per procura

Il mio post di un paio di giorni fa non era altro che un’introduzione a ciò di cui vorrei parlare stasera. Si tratta di un altro tipo di disturbo mentale, che in realtà mi interessa ancora più del precedente e di cui si sente parlare: la sindrome di Münchhausen per procura.

In questo caso  il soggetto affetto dalla patologia è spesso un genitore  (di solito la madre) del soggetto che subisce l’abuso;  il disturbo mentale che lo affligge lo spinge ad arrecare danni al figlio al fine di farlo credere malato e attirare l’attenzione su di lui e a creare commiserazione su se stessi. I metodi usati per creare sintomi nei figli sono eterogenei e spesso crudeli. Ad alcuni bambini sono state iniettate insulina o urine. Altri sono stati avvelenati con veleno per topi, purganti, arsenico, olio minerale, lassativi, tranquillanti e sedativi, sale da cucina e in un caso persino con massicce quantità di acqua. Tra gli attacchi fisici si sono verificati tra gli altri: punture di spillo sul viso e sul corpo, lesioni facciali da strumento o con unghie e soffocamento premendo una mano o un cuscino sul volto del figlio. Altri attacchi fisici ugualmente pericolosi sono stati la volontaria sottonutrizione e ambiente domestico sporco e trascurato, induzione di attacchi epilettici o perdita di coscienza. Una tecnica indiretta usata da queste madri è quella di falsificare le analisi di laboratorio, introducendo elementi estranei nei campioni, ad esempio con batteri di origine fecale o vaginali, alterando quindi i veri risultati delle analisi, o sostituendoli con altri di pazienti realmente malati.

Questo tipo di sindrome è molto complessa da descrivere perché le caratteristiche dovrebbero essere esplicitate dai bambini, ma sono  legate all’età, alla sua dipendenza dall’abusante e alla sua capacità di comunicare. Spesso l’abuso trova “colpevole”, o quantomeno indifferente, tutti i membri della famiglia che inconsapevolmente profittano della situazione per mantenere la stabilità e l’unità famigliare e negano i conflitti.

 Oltre a ciò c’è da dire che questo tipo di soggetti vengono spesso scambiati dal personale medico per genitori affettuosi siccome si interessano con diligenza alle istruzioni impartite dai medici negli ospedali.  Tutto ciò, oltre che a configurarsi come un danno morale nei confronti del soggetto rappresenta un vero e proprio evento di abuso su minore, penalmente perseguito dalla legge italiana (così come da molti altri stati nazionali).

Ecco, io penso che queste cose andrebbero sapute da tutti, in modo da comprendere ciò che a volte, purtroppo, succede e poi anche per essere vigili su ciò che ci accade intorno. E’ sbagliato pensare che queste barbarie accadano solo a gente a noi sconosciuta, qualche volte gli “altri” potremmo essere proprio noi.

La sindrome di Münchhausen

[Il Barone di Munchhausen]

Il nome della sindrome deriva dal Barone di Münchhausen (Freiherr Karl Friedrich Hieronymus von Münchhausen, 1720-1797), un nobile tedesco, che era noto per raccontare molte storie fantastiche e inverosimili su se stesso. 

Lo scrittore Rudolf Raspe pubblicò queste storie nel romanzo Le avventure del barone di Münchhausen. Nel 1951, il medico britannico Richard Asher fu il primo a descrivere un tipo di autolesionismo, in cui il soggetto si inventava storie, segni e sintomi di malattia. Ricordando il barone di Münchhausen, Asher, nel 1951, chiamò questo disturbo “sindrome di Münchhausen” .

La Sindrome di Münchhausen è un grave disturbo psicologico: le persone affette fingono una malattia, un trauma psicologico o incidenti per attirare attenzione, compassione e simpatia verso di sé. La persona che soffre di questa patologia, esaspera o inventa di sana pianta dei sintomi. A volte è anche conosciuta come sindrome da dipendenza dell’ospedale.

[Il Barone di Münchhausen]

Curioso, vero? Quanti di voi da piccoli non hanno letto “ Le avventure del barone di Münchhausen.”? Anni fa era un must! Un libro di avventure spettacolari, che a me sinceramente non piaceva molto perché lo trovavo un po’ eccessivo. La cosa strana è che ritrovo quel nome in un libro di psicologia, ed è di questa cosa curiosa che volevo parlarvi stasera… ma ne parlerò ancora domani, per raccontarvi anche qualcos’altro che forse è ancora più curioso…

Buon venerdì a tutti.

[notizie e illustrazioni prese dal web]

Dedicato alla mia pazienza

La mia pazienza è poca!

La mia pazienza è abbastanza!

La mia pazienza è tanta!

La mia pazienza è enorme!

La mia pazienza è esagerata!

La mia pazienza è infinita!

Ecco, sì, la mia pazienza è davvero infinita e credo se ne siano accorti tutti quelli che mi conoscono. Tanti la considerano una virtù, per me è un gran problema.

Vorrei un giorno poter dire come Mafalda:

Buon rientro a scuola!

Buon rientro a scuola a tutti quanti…ma proprio a tutti tutti, anche a chi non rientrerà domani ma nei prossimi giorni.

Non sarà facile, lo so, ma il comparto scuola ha sempre dimostrato di saper fare miracoli anche con le poche risorse che negli anni gli sono state destinate. Insegnanti volenterosi e capaci di organizzarsi velocemente. Ricordo quando facevo lezione di matematica con 37 adolescenti in classe perché qualche collega era ammalato e i supplenti non si dovevano chiamare perché i soldi andavano risparmiati, allora dividevano le classi e i tuoi 28 diventavano in un attimo 37. Una mission impossible, ma quel che doveva essere fatto si faceva. E così ora, è indispensabile seguire delle procedure e quella è la strada da percorrere e va percorsa.

Auguri agli insegnanti, ma anche ai ragazzi, che sono l’anima della scuola. Fate i bravi, mi raccomando e dimostrate a tutti che siete i migliori!

Forza, dai…. 😉

La scuola è il nostro passaporto per il futuro, poiché il domani appartiene a coloro che oggi si preparano ad affrontarlo.


[Malcom X]