Tempus edax rerum

meridiana
[Chiesa della Collegiata a Fucecchio (Fi) – un particolare: la meridiana]

Devo liberarmi del tempo
e vivere il presente giacché non esiste altro tempo
che questo meraviglioso istante.”

 

Alda Merini

 

[versi tratti dalla poesia “Il mio passato”]

 

e lievito madre sia!

  Durante il periodo del lockdown mi sono ritrovata spesso a leggere ricette su internet e alla fine ho cominciato a seguire pagine dedicate al lievito madre, alla sua cura e ai suoi utilizzi in cucina. Ci sono tante persone che sono fanatiche di quelle pratiche e fanno a gara a produrre il pane più “alveolato” e ad inventare ricette per il lievito “in esubero” e ce n’è per tutti i gusti.

  Io con il tempo ho imparato un sacco di cose, come ad esempio a “rinfrescare” il preparato e ho anche acquisito vari trucchetti, ma di questo non parlerò ora perché il post diventerebbe troppo lungo, ma se siete interessati posso passarvi qualche ricetta e darvi qualche consiglio…ma anche raccontarvi il resto della mia storia alle prese con la “Mariangela” (è uso comune dare un nome al lievito madre che si “cresce” con tanto amore.. il mio lievito madre l’ho chiamato Mariangela).

  Bene, quello che voglio mostrarvi ora è un piccolo report fotografico: nella prima foto la Mariangela, nella seconda foto la lievitazione della pasta per la pizza, nella terza e quarta foto il prodotto finale: pizza cipolle di Tropea fresca e salsiccia toscana a gogò  Non è goduriosa?  🙂

lievito1
[ lievito madre]
pizza2
[ pasta per la pizza a lievitare]
pizza3
[preparazione della pizza cipolle e salsiccia]
pizza4
[pizza cipolle e salsiccia,  pronta]
 

ma si può…?

Comet

 

  Dice: “Compra nei negozi di paese che se non vendono poi chiudono!” oppure dicono: “Se i negozi di paese non hanno ciò che cerchi, allora vai nella grande distribuzione dei supermercati, ma l’importante è non acquistare sui siti online che fai del male alla nostra economia!”. Beh, io cerco di comportarmi da brava italiana e come posso seguo questo principio, ma devo dire che non sempre è semplice…anzi, a volte direi che è davvero arduo. Veniamo a noi: alla fine della settimana scorsa, all’improvviso mi si ruppe la cappetta aspirante che sta sul fornello della cucina; mentre ero lì che cuocevo la pasta l’aspiratore del vapore si bloccò e non ne volle sapere di ripartire. A quel punto mi dissi che non era poi un gran danno perché la cucina è vecchiotta e gli elettrodomestici cominciano ad essere datati e si vede che è arrivata l’ora di cominciare a sostituirli. L’unico problema è che dovevo fare in fretta perché con questo caldo non è possibile accendere anche i fornelli per cucinare, avrei arroventato la cucina.

  Per prima cosa ho guardato internet per capire che tipo di prodotto avrei dovuto cercare e Amazon mi ha detto subito che in un paio di giorni lavorativi mi avrebbe portato a casa un bellissima cappetta nuova di pacca, dotata di tutti gli accessori, alla modica cifra di 63 euro iva e trasporto inclusi. Ma io, caparbia come un mulo mi sono detta che online non avrei acquistato nulla e detto fatto, sabato scorso ho preso l’auto, sono scesa dalle colline toscane per recarmi una ventina di chilometri ad ovest dove c’è un grande supermercato ben fornito… Mediaworld.. lo conoscete vero? Ebbene, sono andata di volata da un commesso e gli ho detto che volevo acquistare una cappetta aspirante per la cucina, ma lui ha scosso subito il capo e mi ha risposto che non ne avevano e che avrei dovuto cercare da sola su Mediaworld online e, una volta acquistato il prodotto, magari ripassare di lì a ritirarlo .. Io ho provato a fargli notare che in quel supermercato avevano 1500 televisori…4000 computer…1200 lavatrici..possibile che gli mancassero solo le cappette? Ma lui ha scosso il capo come chi non gliene poteva fregare di meno delle mie paranoie e se ne è andato altrove e amen.
Domenica poi sono tornata alla carica e sono scesa di nuovo dalla mia collina per andare stavolta 15 chilometri ad est in un supermercato Expert, ma quando sono arrivata lì l’ho trovato chiuso e io sdegnata e alquanto seccata mi sono detta che avevo beccato l’unico supermercato chiuso in tutta la Toscana e sono rientrata a casa mia a mangiare l’ennesima porzione di cibi freddi.

  Il lunedì poi, che era ieri pomeriggio, mi sono messa l’elmetto e il coltello tra i denti e dopo aver preso il fucile e il mio carro armato, sono scesa di nuovo dalla collina prendendo la strada a nord e dopo aver percorso circa 20 chilometri sono approdata al più grande supermercato Comet della zona. Ero certa che questa era la volta buona e che sarebbe stata una battaglia vinta in partenza. Sono entrata nel negozio megafantasmagorico e mi sono avvicinata al reparto cucine…a quel punto l’ho vista: era lei ed era lì: la cappetta dei miei sogni! Oddio,… a dirla tutta poi l’ho guardata meglio e tanto dei miei sogni non era perché era un po’ smontata e mancava qualche vite.. allora ho chiamato un commesso e gli ho chiesto informazioni. Il commesso ha guardato un po’ perplesso l’oggetto e mi ha chiesto di seguirlo al pc dove lui avrebbe potuto consultare il suo “reparto macchine” in magazzino. Io mi sono messa in standby in attesa e il tempo passava…dopo più di 5 minuti ecco la sentenza: “Senta signora, in magazzino non abbiamo più cappette e se le ordiniamo passeranno 1 o 2 mesi per averle..e poi, quando arrivano le dico subito che arrivano sempre rotte e così le dobbiamo rimandare indietro e aspettare un altro mese o due perché rientrino.” Io ero ad occhi spalancati nemmeno avessi visto la Madonna di Medjugorje.. a quel punto ho mormorato”…rotte?..vuol dire che le cappette vi arrivano sempre rotte?” e lui: “Sì, quasi sempre sono rotte…” Dico la verità che a quel punto avevo il dubbio che fosse un commesso della Expert che magari eri lì per farmi desistere negli acquisti alla Comet, ma ho lasciato lì il dubbio e ho avuto l’idea magnifica, quella che mi avrebbe salvato la vita: “Allora datemi la cappetta che è in mostra, …o no?” e ho sorriso a quel commesso come se mi avesse appena comunicato di aver vinto un premio. Ma non avevo vinto nessun premio tant’è che è arrivata subito secca e dura la sua risposta: “No, signora, quella cappetta, glielo devo dire, era rotta ed è appena rientrata dall’assistenza, come ha visto mancano anche le viti…! Sa, io glielo devo dire,perché è giusto che lo sappia!” A quel punto avrei voluto sparargli e sotterrarlo sotto ad un camion pieno di cappette rotte, ma non ne valeva la pena nemmeno di sprecare un proiettile, fatto sta che son tornata nella mia auto infuocata sotto ai 40 gradi all’ombra e sono risalita arrancando piano piano sulla mia collina.

  Ora vi starete chiedendo come finisce questa storia e che cosa stia facendo io in questo momento…ebbene sì, un attimo che termino l’acquisto su Amazon Prime..di quelli che consegnano domattina all’alba, un attimo e torno ehhh.. aspettatemi 😉

Semplicemente noi

Quella che voglio raccontarvi stasera è una storia semplice. Una storia da leggere se si ha qualche minuto da dedicarci. Non è una storia da un “like” e via… prima di leggere bisogna sintonizzare il cuore Ecco, ve la regalo…

E’ da un annetto che conosco Moira. Come dite?  “Chi è Moira?”. Eccola!

Moira

Dai, però, un attimo che vi racconto! 😉 Moira è una paesana, ma sebbene il paese sia piccolo, io non l’avevo mai conosciuta ed è per caso che un annetto fa l’ho incontrata.  Ci siamo trovate gomito a gomito ad un evento che si svolgeva vicino a casa mia e di punto in bianco è nata un’amicizia. Moira non è altissima, ma nemmeno bassa, direi che è un po’ tipo la Ferilli, ma è toscana e forse…o meglio, sicuramente, è un po’ più alla buona rispetto a lei 🙂 però ha un sorriso che le assomiglia, questo è poco ma sicuro. Quella sera eravamo davanti ad un tavolino imbandito per un rinfresco e i nostri sguardi all’improvviso si incrociarono: fu allora che vidi due occhioni verdi come l’acqua limpida di un lago di montagna, illuminato dalle prime luci del mattino. I capelli neri, arricciati e un po’ arruffati  come quelli di chi, sebbene non dedichi troppo tempo alla loro cura, li aggiusta con la consapevolezza di chi sa che devono incorniciarle bene il viso, valorizzandolo. Ebbene sì, Moira ha carisma… sarà perché a scappa tempo fa l’attrice, ma sarà anche perché è un counselor  ed esercita questa professione da qualche parte, a ben pensarci io non ho mai saputo dove, ma questo poco importa, è una counselor e basta. Quella sera mi disse: “Strano non esserci conosciute prima” e me lo disse sorridendo e alzando il bicchiere con il frizzantino che spumeggiava allegramente sull’orlo del calice. Beh,era vero, non ci eravamo mai viste ma fin da quel momento sentivo un feeling con lei. Tra me e me mi dissi che era normale sentire un feeling con una che di mestiere cura le relazioni interpersonali e giuro che in quell’attimo quasi quasi mi sentii a disagio, come fossi sdraiata nella sedia di uno psicanalista. Io, a dire il vero, non sono una che coltiva amicizie, aspetto sempre che la gente mi cerchi, allora rispondo, altrimenti sono un po’ “orsa” e resto nella mia tana senza soffrire mai la solitudine.  Ma la nostra amicizia al femminile è stata così, leggera come una bollicina del prosecco, è stata un “Come stai?” spedito via whatsapp qualche volta sul cellulare, è stata un abbraccio dopo una bellissima rappresentazione teatrale in cui Moira era una dei personaggi principali, è stata un sorriso alle riunioni delle consulte in comune, mentre i nostri occhi ammiccanti si capivano e condividevano in modo tacito le stesse idee.  Una volta, durante il lockdown, Moira mi telefonò, mi disse che partecipava ad una iniziativa che aveva l’intento di far sentire meno sole le persone e che per far ciò bisognava dedicarsi del tempo e raccontarsi storie. L’iniziativa si chiamava: “Una storia al telefono”.  Beh, io le raccontai una delle mie storie; una storia di ricordi di paese, …un racconto di uno spaccato di vita quotidiana in un paese di altri tempi. Lei mi ascoltava in silenzio e ogni tanto mi chiedeva qualcosa in modo empatico,  accompagnandomi nella narrazione. Poi alla fine mi ringraziò e lo fece col cuore, io lo sentivo, era davvero contenta di aver passato del tempo con me…in quella sera di fine febbraio quando nei nostri cuori si sentiva la paura anche di vivere. Piccola grande Moira!

Ebbene, questa è una storia semplice e ve l’ho voluta raccontare così, semplicemente.

All’odor di lavanda

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No, non è la Provenza e non siamo in Francia, ma in Italia e più precisamente nelle terre di Pisa. Trovo geniale l’idea di  dedicarsi alla coltivazione dei campi di lavanda tra le colline di Santa Luce, che è un paesino un po’ sperduto tra Pisa e Livorno, non lontano dal mare.

Ne avevo sentito parlare in modo entusiastico da chi c’era stato e ho deciso di farci un giro. Ebbene non immaginate che bellezza e che profumo mi sono trovata intorno… e quanti turisti e visitatori! Una scelta sicuramente vincente dal punto di vista della promozione economica del territorio.  Da prendere come esempio!