L’alcova…

Noi pisani quando si può, amiamo andare a fare due passi a Boccadarno, ovvero a Marina di Pisa dove l’Arno si immette nel mare e camminare via via verso il porto. Fino a qualche anno fa quella zona era degradata, con degli edifici fatiscenti e delle fabbriche dismesse che cadevano a pezzi, ora l’area è stata bonificata ed è tutta un’altra cosa.

E’ bello guardare il mare, la costa, i retoni per la pesca e più indietro le Alpi Apuane con le loro cime bianche e affusolate.

boccadarno
[Boccadarno @ Alidada]
Porto di Pisa3.JPG
[Marina di Pisa: il porto]

Comunque sia, se si guarda bene questa foto del porto, ci si rende conto che sulla sinistra di chi osserva, il lavoro di rifacimento non è terminato e chissà quando finirà. Ebbene, proprio nell’angolo in alto a sinistra del rettangolo del porto, ci si trova questa villa abbandonata:

porto di pisa 2
[Villa Romboli – Marina di Pisa]

Eppure è a due passi dalla ricchezza, guardate in che stato di degrado si trova questo splendido rudere! Pochi conoscono la sua storia, proverò a raccontarvela un po’ io.
Per i marinesi era  “La casa delle rondini” perché così volle chiamarla Eleonora Duse  che durante un restauro ordinò di preservare i nidi di rondine che erano sulle travi del tetto.  E’ un edificio dei primi anni dell’800, era l’alcova di Gabriele D’annunzio e della sua bella musa ispiratrice.
La storica villa rientra oggi in un progetto di riqualificazione all’interno della lottizzazione del porto dove si prevede la realizzazione di un centro commerciale.
Ecco, questa è la nostra civiltà e nessuno sembra preoccuparsene; è’ un bene storico culturale e stiamo aspettando che un privato possa recuperarla a fini commerciali altrimenti sarà destinato a franare.
Siamo ormai un paese alla deriva, simboli come questa dimora, al di la dell’oceano diventerebbero mete turistiche e di pellegrinaggi, qui aspettiamo che cadano.
Se un giorno passate di là, invece di girarvi dall’altra parte a guardare gli yacht, osservatela bene e immaginatela con i suoi affreschi e le decorazioni, la balconata liberty, consideratela con gli occhi dell’artista che vi ha soggiornato e dell’aria sensuale che si diffondeva al seguito dei due ospiti illustri.

Il 7 luglio del 1899 D’Annunzio scrive ai Fratelli Treves Editori di un progetto poetico lungo e complesso al quale sta lavorando:

«Ho passato questi giorni in una quiete profonda, disteso in una barca al sole. Tu non conosci questi luoghi: sono divini. La foce dell’Arno ha una soavità così pura che non so paragonarle nessuna bocca di donna amata. Avevo bisogno di questo riposo e di questo bagno nel silenzio delle cose naturali. Ora sto molto meglio; […]. Non so se alla Capponcina mi attenda qualche tua lettera. Non so più nulla di nulla. Nessuno sa che io son qui, fortunatamente, ed ho evitato di avere la corrispondenza quotidiana e i giornali. Ho scambiato qualche parola con un marinaio ingenuo, che è la sola persona umana cui io mi sia accostato. – Come si può vivere dunque nelle città immonde – io mi chiedo – e dimenticare queste consolazioni? Credo che finirò eremita, su un promontorio. Penso all’ora in cui dovrò riprendere il treno, con un rammarico indicibile. Vorrei rimanere qui, e cantare. Ho una volontà di cantare così veemente che i versi nascono spontanei dalla mia anima come le schiume delle onde. In questi giorni, in fondo alla mia barca, ho composto alcune Laudi che sembrano veramente figlie delle acque e dei raggi, tutte penetrate di aria e di salsedine. Sento che in un mese o due potrei d’un fiato, comporre tutto il volume. Ma bisognerà purtroppo che mi rimetta alla mola della prosa, e per un’opera che partorirà tante pene! Libertà, libertà, quando mi coronerai per sempre? Le allodole sulle prata di San Rossore cantano ebbre di gioia […]. Bada che per le Laudi voglio un’edizione speciale, e degna della poesia. Verrò io stesso a Milano per curarla. Ho pensato una innovazione graziosa. […] Se tu potessi immaginare le bellezze di questa marina!»

 Beh, speriamo bene…

Buona domenica a tutti.

[alcune informazioni sono copiate dal web]

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Pubblicato da

Alidada

sono qui, nel mio spicchio di cielo

11 pensieri su “L’alcova…”

  1. Mi fa un immenso piacere leggere questo tuo post, sia per le immagini che per il pezzo dannunziano che riporti. La foce dell’Arno quasi una bocca di donna. Soltanto D’Annunzio può arrivare a tanto. 😃
    Si spera che quell’edificio riprenda vita, non dico dannunziana, ma almeno valorizzata per i beni contenuti e la storia che narra.

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  2. Non tutti la pensavano così, infatti qualcuno disse:
    “Ahi Pisa, vituperio de le genti del bel paese là dove ‘l sì suona, del bel paese là dove ‘l sì suona,
    muovasi la Capraia e la Gorgona, e faccian siepe ad Arno in su la foce, sì ch’elli annieghi in te ogne persona!”
    sarà stato qualche livornese

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