Al monastero di clausura

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Qualche giorno fa hanno aperto ai visitatori le porte del monastero del mio paese; è un monastero di clausura enorme che ormai è chiuso e in parte è anche in rovina, un tempo era la dimora claustrale di un grosso gruppo di monache clarisse.

Avevano pubblicizzato questo evento su Facebook e io pensavo che una folla di persone avrebbe partecipato, ma sarà colpa del maltempo o sarà che era di sabato pomeriggio e la gente preferisce andare a fare spese, non so… ma di fatto a quell’appuntamento mi sono presentata solo io. All’inizio ero un po’ in imbarazzo perché non mi era mai capitato di avere una guida solo per me, ma poi mi sono rilassata e ho avuto modo di vedere cose che mi hanno lasciata a bocca aperta e di fare tutte le domande che mi passavano per la testa. Intanto vi mostro qualche foto, vediamo che ne pensate 😉

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Nell’immagine subito qui sopra ci sono vari oggetti riposti in una teca: curiosa è quella specie di “raviolatrice”, ossia quell’anello con il manico e sotto a quello c’è una scatolina dorata, che poi è la stessa che ho messo in bella mostra all’inizio del post.

Sapete cosa sono? 😀 Beh, pensateci un attimo, io la risposta poi ve la scrivo più giù e vediamo se avete indovinato 😉

 

 

Risposta: ebbene, la “raviolatrice” è in realtà un taglia – ostie e la scatolina è un contenitore sacro per le ostie. Non avrei mai pensato che anticamente le ostie le facessero  “in casa” in questo modo e non avrei detto che servisse un contenitore per serbarle… Beh, a pensarci bene è alquanto banale la cosa, ma io l’ho trovata curiosa.

Poi vi mostrerò qualche altra cosa nel prossimo post, sempre che a voi interessi 55

Pubblicato da

Alidada

sono qui, nel mio spicchio di cielo

13 pensieri su “Al monastero di clausura”

  1. Adoro i monasteri e le foto son assai gradite. Qualche tempo fa a Palermo ha chiuso i battenti un monastero storico, adesso è in mano ad un’associazione, che curerà le visite. Meglio che niente.

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  2. Credo che “fabbricare” le ostie fosse una delle occupazioni affidate proprio alle monache di clausura. Ora che le nuove disposizioni papali impongono anche a loro, come a insegnanti e altri professionisti, di “aggiornarsi” e “aprirsi al mondo reale” sotto la guida di Commissari di fiducia vaticana, chissà, forse le ostie le compreremo al supermercato… 😟

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  3. Poco fa in un commento ho scritto che se uno non va dallo psicolo e nemmeno dal prete finisce per diventare u bòpgger 😉 Scherzi a parte, anch’io ho subito il fascino di un monastero di clausura. Ne ho trovato uno a Bergamo (ne ho scritto in un post) e ci sono tornato una domenica per la messa con Canti Gregoriani. Questi luoghi hanno un fascino profondo ed è un bene che le folle riempiano i centri commerciali e non i luoghi di ritiro, che ognuno ascolti le sirene che preferisce, il silenzio è bene che resti di pochi.

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  4. Chissà che fascino quel monastero! Anch’io vorrei vedere altre foto!
    Sulle ostie, da bambino mio papà in tempo di guerra mangiava gli scarti che si formavano tra un’ostia e l’altra quando venivano tagliate, li dava il prete ai bambini

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