L’evoluzione pedagogica

Quando cominciai ad insegnare matematica (praticamente nel giurassico) avevo in classe tanti bimbi che, nonostante venissero dalle campagne e che d’inverno odoravano del fumo delle stufe a legna, di solito studiavano tanto e s’impegnavano con volontà.

A quel tempo i genitori, dal canto loro,  erano rispettosi degli insegnanti e della scuola, lavoravano sodo e facevano sacrifici ma erano felici e ottimisti perché erano convinti che i loro figli sarebbero stati educati al meglio.  In classe si affrontavano compiti spesso difficili e non c’erano alternative: si doveva studiare e basta.

Io, sognatrice spudorata, pensavo che nel futuro lo sviluppo della scienza e della tecnologia avrebbero portato chissà quale miglioramento nel livello di apprendimento, specialmente della matematica. Immaginavo le calcolatrici..i computer… le nuove scoperte.. e sognavo ad occhi aperti un nuovo mondo pieno di studenti super-bravi e stra-interessati.

Poi non so cos’è successo… proprio non lo so davvero…. ma qualcosa deve essere andato storto, anche se non ho capito che cosa…

evoluzione pedagogica

Ebbene, le cose sono andate proprio così, come in questa vignetta, fatto sta che adesso trascorrere le serate festive a correggere le verifiche scritte io non lo sopporto proprio più..e questo è tutto. 😦

#poveramatematica, #wquotacento #pensionetibramo

 

 

 

Pubblicato da

Alidada

sono qui, nel mio spicchio di cielo

19 pensieri su “L’evoluzione pedagogica”

  1. Più che di evoluzione parlerei di involuzione, o, più semplicemente di rincretinimento generale.
    Se non vi si porrà rimedio in qualche modo ( io alcune ideuzze le avrei) il degrado sociale raggiungerà livelli abissali.

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  2. Dopo 25 anni ho ripreso ad aiutare dei bimbi delle elementari a fare i compiti. Memore di quanto già accadeva 25/30 anni fa per i compiti di matematica prima ho voluto vedere come facevano i calcoli, poi mi son fatto spiegare il ragionamento seguito. Ho concluso che nei prossimi mesi avrò molto da imparare 😉

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  3. credo sia un’involuzione generale senza voler generalizzare :-p

    per la tua voglia di quota 100 sono stata una delle prime vittime della caimano ops chiagnazzaro ma in un soffio ho deciso non importava era il momento di uscire di scena
    lavorativamente

    un bacione ci provo a tornare apro i blog scrivoscrivoscrivo se mi va bene rileggo e cancello se mi va meglio i blog non posta nulla e quindi sono più esitante della giardiniera . se poi mettiamo che vecchiarella adesso lo sono per davvero hehehhe passo ma con passo lento .

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  4. Su questa questione ci sarebbe molto da dire, credo che non sia tutta colpa dei ragazzi ma anche di chi li cresce e vuole tenerli in una campana di vetro.
    Mi dispiace tanto, soprattutto per te che perdi la passione nel tuo lavoro!
    Ci ho messo un po’ (troppo) ma alla fine sono tornato! 😛

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  5. Allora io ho fatto la terza media nel 99-00 e credo di aver fatto una scuola di buon livello. Il Nano è stato abbastanza fortunato a italiano e matematica, la nostra esperienza è stato un livello molto più basso nelle lingue e nelle materie da studiare. Io ricordo bene 30-40 pagine da studiare per le interrogazioni di storia alle medie, Vale non ha mai dovuto studiare più di 8-10 pagine di seguito! L’impressione che ho avuto, a volte, è che in tante materie ci si perda in troppe divagazioni perdendo di vista l’essenziale. Un altro problema, forse, sono pc prima, tablet e cellulari poi, che ci rendono tutto troppo immediato. Esempio stupido, ammattire sul vocabolario era più faticoso ma forse più formante che cercare il significato di una parola su wordreference.

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  6. Oggi
    Due note sul diario per compiti non eseguiti e la famiglia allargata va tutta dal preside a protestare contro il prof che ti stressa il ragazzino.
    Ieri
    mia madre mi tolse l ‘ uso del mangiadischi per un mese per un 6+ riportato nel compito di matematica in prima magistrale.

    Ma di cosa ci sorprendono ( oggi) ?

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  7. In generale confermo e anche nel particolare, se è vero che due anni fa il commissario di fisica agli esami di Stato, dopo aver posto un quesito al candidato, lo rassicurava prontamente nel caso in cui questi non avesse saputo dare la risposta giusta: “Non ti preoccupare, va bene lo stesso”. Cosa ho dovuto fare per equilibrare la situazione dei voti? Fare la carogna in italiano.

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