Un mondo strano

“Non vogliguarda fuorio sapere i risultati degli esercizi per il semplice motivo che non voglio preoccuparmi fin da adesso sapendo che ho sbagliato delle cose!” e così dicendo si è girata di là, verso il finestrino del treno e ha chiuso il discorso; anzi, ha fatto di più, si è messa pure le cuffie alle orecchie per ascoltare la musica e non sentir dire più niente. Su quel treno oggi eravamo in pochi a rientrare a casa dopo aver sostenuto una competizione scientifica dedicata agli alunni più bravi della scuola. E lei era una di quelli. Gli occhi piccoli, verdi, un po’ sfuggenti in un viso minuto da tredicenne in crescita. Una cascata di ricci castani sciolti sulle spalle e  un corpo alto, smilzo e longilineo, un po’ dinoccolato ma anche un po’ troppo dritto come se, con il suo atteggiamento, volesse far capire  al mondo che lei non è più una bambina e che sa essere una tipa tosta, quando vuole. Nessuno comunica facilmente con una così e nessuno riesce mai a capire fino in fondo cosa le stia passando per la testa. Nemmeno la mamma dice di comprenderla e spesso scuote il capo come fa chi è rassegnato e non ce la fa più a lottare per cambiare le cose; se poi però questo sia vero o falso nessuno lo saprà mai. Dei giochi scientifici,  invece, il risultato si saprà presto e vedremo come andrà a finire, se questo qualcosa può valere, in questo mondo strano in cui sempre più spesso è così difficile comunicare.