dal parrucchiere

parrucchiereChe ci si fa dal parrucchiere di paese per ingannare il tempo? Ci si chiacchiera! Io seduta davanti agli specchi, con le luci puntate addosso e lui  che mi gira intorno con le forbici in mano e taglia…piega… sforbicia e pettina … io lo guardo lavorare e nel mentre ci scambio due discorsi parlando del più e del meno.  Lui inclina la tasta qua e là per vedere  se il  suo lavoro procede bene e via via mi raddrizza il volto con u tocco della mano sulla mia nuca,  in modo che io sia posizionata  ben dritta sulla sedia.  L’argomento della serata era “la vita di paese”.  Iniziò lui chiedendomi se avessi visto il nuovo negozio di abbigliamento che avevano aperto lì vicino, dove prima c’era una pasticceria. Ne seguì una riflessione di come ci fosse una continua alternanza di negozianti che aprono e chiudono, vittime di eccessive tassazioni, …di affitti esosi e della scarsità di acquirenti che, per via della crisi, comprano sempre meno.  Un vero peccato aver perso la possibilità di passeggiare per le vie di paese guardando le vetrine, adesso i negozi sono pochi e spesso è tutto buio e silenzioso e non passa anima viva. Chi investe più aprendo un negozio? A quel punto il parrucchiere mi si è messo a raccontare che al suo paese, situato vicino al mio, l’amministrazione comunale ha fatto un bell’investimento e  ha deciso di contribuire pagando l’affitto per un anno ai giovani che intraprendono un’attività commerciale. “Bellissima iniziativa!” ho commentato io, dando tutta la mia approvazione a quell’amministrazione così partecipativa all’imprenditorialità dei giovani. Lui, il parrucchiere, annuiva con la testa mentre continuava  a chiacchierare e sforbiciare: “Sì,..” ha esclamato, ” aiutare la gente in questo modo non dà alito a  nessuna incomprensione tra l’amministrazione comunale e i giovani, che così possono inventarsi un lavoro e provare a costruire il proprio futuro!” …

Io mi sono detta: “alitooooo?”  Evidentemente voleva dire “adito“..e d’un tratto mi sono immaginata tutte le “fiatelle” della gente che va a brontolare in comune per avere un po’ di sostegno alle proprie finanze. perplesso1Non sapevo più se ridere o piangere… nel dubbio non ho fatto né l’uno né l’altro e mi sono concentrata sulla mia capigliatura tralasciando i significati reconditi della nostra meravigliosa lingua italiana che forse, nel nostro amato bel paese rappresentano il male minore, tanto in qualche modo ci si capisce sempre scherza

Buon venerdì a tutti.

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25 comments

  1. mmmm guarda.. ho comprato un ebook in strapromozione di quelli leggerini che tengo per i momenti bui, quando leggo per smettere di pensare… ma a pagina 2 ho trovato un paio di frasi così scorrette (verbi…) da farmi desistere nella lettura. L’argomento può essere leggero e frivolo, sia nel discorso che nella lettura ma almeno minimamente corretto nella forma…

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  2. Non soltanto nel tuo amato paese, cara Licia, mi sa che un po’ dappertutto con i vocaboli è una lotta continua, si legge poco e anche tanti ragazzi laureati hanno scarsa dimestichezza con la lingua italiana.
    Buon sabato grasso
    Un abbraccio
    Annamaria

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  3. la lingua italiana è diventata un optional. ormai molti giornalisti (si presume laureati anche se assunti per raccomandazione) prendono cantonate o commettono errori gravi. Ormai non se ne può più del “piuttosto che” usato come “anche” oppure di “GIOVANE Ragazzo” ( i ragazzi vecchi ancora devono inventarli). Per non parlare della crassa ignoranza in geografia elementare. Stendiamo un pietoso velo sul periodo ipotetico e un velo pietosissimo sulla “Consecutio temporum” che per qualcuno è solo un cocktail o una ricetta di cucina molecolare. Vogliamo parlare dell’italiano della politica? “ministero del WELFARE” “il famosissimo SPREAD” “Spending review” “Question time” “jobs act” “Renzi incassa l’ ENDORSEMENT di…” “TOP RATE” “un gruppo (soggetto singolare) di tifosi SONO SCESI”. Il nè negazione senza accento. L’uso dell’imperfetto al posto del congiuntivo. L’orribile “SPESSE (spesso è un avverbio quindi invariabile) VOLTE”. Continuerei ma mi fermo qui per carità di patria, con il “QUAL’ (con apostrofo) E’ ” and so on…

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    1. 🙂 Bel post Sestante .. Anch’io mal tollero gli errori anche se, con le forme dialettali che uso, son sicura che a volte sbaglio qualcosa anch’io. E poi la lingua è in divenire e a volte resto spiazzata e cerco su internet per capire come stanno le cose (di questo prima o poi scriverò un post). Per ora ti mando un caro saluto e ti ringrazio per il tuo contributo alla discussione

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