Le Shadow Boxes

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Qualche giorno fa la mia classe terza ha partecipato ad un laboratorio di educazione artistica che a parer mio è stato alquanto interessante e coinvolgente. I ragazzi hanno avuto il compito di costruire delle Shadow Boxes, ovvero delle scatoline in cui collocare delle  immagini  o dei piccoli oggetti, per rappresentare  qualche momento particolarmente importante della loro vita; poteva essere raffigurato anche un ricordo oppure un’esperienza che avevano vissuto e che li aveva colpiti.  Come si può vedere dalla foto qui sopra gli alunni si sono impegnati tantissimo e poi hanno spiegato il significato del lavoro che avevano prodotto. Davvero molto bello da punto di vista emotivo…

Una volta tornata a casa mi sono documentata sul tema delle Shadow Boxes e ho trovato che soprattutto in America sono molto di moda:

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L’ideatore di tale tecnica artistica fu Cornell, detto  il “cacciatore di immagini”

 Joseph Cornell, eterno flâneur per le strade di Manhattan, è un artista viaggiatore, un “uomo della folla”. I suoi viaggi si limitano alla New York degli emigranti, dei rigattieri, delle biblioteche, dei parchi, dove l’immaginazione infantile dell’artista può esplorare con incanto la meraviglia del quotidiano. Cornell è un autodidatta che si nutre dell’esperienza visiva: la sua arte nasce dalla sua vita, dai suoi incontri, da quello che percepisce e che lo affascina. La sua fama è legata alla creazione delle Shadow Boxes, assemblages mnemonici nei quali la poetica dell’objet trouvé viene esposta in una ragnatela di corrispondenze che nascono dalle sue consonanze interiori. Le scatole, cioè, sono una collezione di “oggetti trovati” nella città di New York (seguendo un rituale di “caccia di immagini”) e assemblati secondo una poesia dettata dal ricordo e dalle sensazioni personali dell’artista. “Ma Cornell, anche se usciva ogni giorno dalla porta del tempo per esplorare le magiche prospettive dell’immaginazione associativa e, come un bimbo che incolla le figurine la sera, lavorava sul tavolo della cucina della modesta casa di Long Island sepolto in un mondo di piccoli oggetti, ritagli di stampe, biglietti di viaggio scaduti, angeli di bisquit e di carta ricamata, bicchierini, palle di vetro colorate, etichette, piccoli flaconi, carte del cielo e del mare, fotografie, frammenti di specchio, rami secchi e infiniti relitti del tempo, non per questo mancò di partecipare attivamente, in prima linea, alla vita di quella grande vicenda dell’arte americana”. Le sue creazioni nascono da un “accumulo” di influenze che rispecchia le diverse tendenze dell’arte americana di quegli anni, debitrice del contatto con la cultura europea: la storia del vecchio continente arriva negli Usa ritagliata e ricomposta nel collage, vero e proprio deposito di immagini. Le scatole di Cornell sono un’evoluzione nonché una rilettura di questa tecnica, medium che permette di realizzare le opere secondo un meccanismo di parificazione delle componenti. L’artista rielabora, cioè, i principi teorici alla base del Cubismo, del Dada e del Surrealismo secondo una visione intima e personale filtrata da una memoria nostalgica dal sapore dechirichiano.

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[informazioni tratte dal web]

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