Poveri genitori

faccineDifficilissimo essere genitori! L’ho detto tante volte e lo ripeto, allevare un figlio e aiutarlo a crescere è un compito molto complesso, che forse non basterebbe frequentare  nemmeno un corso di laurea quinquennale per prepararsi per bene, da tanto che è complicato.

Essere genitori non vuol dire solo nutrire i figli, ma ascoltarli, consigliarli. accudirli, proteggerli, guidarli e poi far loro da esempio,… ma tutto questo non troppo, altrimenti possono diventare bamboccioni, frustrati, plagiati, viziati, nullafacenti, oziosi e inconcludenti.  Chi è genitore sa che non deve essere solo un “amico” del proprio figlio perché deve anche avere l’autorità per dettargli delle regole da seguire; ma d’altra parte non deve essere  troppo autoritario altrimenti può fare dei danni sul povero pargolo che sta crescendo.

Finché i figli sono piccoli  tutto va abbastanza bene, poi, d’improvviso si entra nell’adolescenza e tutto cambia e diventa incomprensibile. I figli adolescenti ridono troppo, piangono troppo, mangiano troppo oppure smettono di mangiare, parlano troppo e poi ammutoliscono, hanno sempre amici intorno ma spesso li odiano; insomma sono pieni di conflitti e contraddizioni. I genitori si disperano e annaspano alla ricerca di giusti metodi per rapportarsi con quegli individui che fino al giorno prima dormivano nel lettone e giocavano a far coccole e che da un momento all’altro sono diventati estranei; ma chi conosce la teoria dei “giusti metodi”? Chi dà ai poveri genitori delle dritte sul come comportarsi?  Nessuno può dire quale sia la giusta via, quella che dovrebbe fornire la natura umana e il buonsenso e che invece tante volte rimane una via nascosta, che non si trova.

E così i figli che fanno? … I figli dal canto loro a volte (fortunatamente non sempre) alla fine diventano ancora più lontani, silenziosi e incomprensibili e con questo loro enigmatico atteggiamento a volte finisce che accettano i genitori, altre volte invece l‘accettano…  nel senso che li prendono ad accettate..  Comunque si guardi la questione, è incomprensibile.

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11 comments

  1. Ciao Licia, quand’ero bambina con il vissuto che conosci, ricordo che, con l’ingenuità fanciulla che possiedo ancor oggi a 62 primavere 😀 , a volte domandavo ai grandi come mai le persone si impegnassero tanto nello studio, per laurearsi, avere una carriera e poi ristudiare, fare i “masters” i corsi di aggiornamento, correre all’estero per perfezionare la lingua e… Per diventare genitore, che considero il mestiere più difficile, impegnativo, in quanto imprevedibile e codizionato da miliardi di variabili, nessuno ci mettesse un minimo di impegno. Oggi penso che non esistono libri, metodi, master o corsi. Essere genitori dipende anche dalla fortuna, si, la fortuna: so di famiglie per bene che hanno davvero cercato, non di “dare” tutto ai figli, ma di seguire un percorso formativo completo anche dell’ingrediente indispensabile, l’amore, ma ben dosato, che si ritrovano con figli che non conoscono. Io sono molto colpita dall’ultima “brutta faccenda” di cui parlano tivvù e giornali. Dal di fuori è facile dire: potevano fare così o così ma la strada giusta non esiste e cambia continuamente. Dico sempre che mi è mancato un figlio, ma ora sono quasi contenta di non averlo avuto, non so come avrei “eseguito” il difficile compito di genitore. un abbraccio ❤

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    1. scusa Libera se ti rispondo a questo bellissimo commento con un ritardo ingiustificabile.. ho avuto qualche problemino in casa e guarda qui a che ore mi collego… è mezzanotte e mezzo e domattina alle 7 devo correre al lavoro 😦 ..ma a parte questo volevo dirti che hai ragione da vendere, i genitori cercano tutti di fare del proprio meglio per crescere i figli e invece è come giocare al lotto…a volte si vince ma tante volte si sbaglia…ed è dura ammettere di aver sbagliato perché l’impegno ce lo mettiamo tutti.. che dire? .. non so che dire.. si tengono le dita incrociate e ogni tanto una preghiera alla Madonna ci sta bene :-.)

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  2. Io mi sento così fortunata, per il momento (nonostante sì, il Nano ride troppo, lagna troppo, parla troppo o troppo poco etc etc), che vivo un po’ nel terrore che mi cambi da un momento all’altro e per la legge del contrappasso mi diventi una belva! comunque è veramente difficile capire come sia possibile arrivare a tanto, è terribile non solo di per sé ma anche perché rimane impossibile da comprendere.

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  3. Fino a che hanno 10 anni, noi genitori siamo considerati degli dei dai nostri figli. Poi, per crescere, devono staccarsi da noi, contestarci, metterci in discussione e trovare il loro io, il loro ego-centro. Io me lo ricordo bene come ero da adolescente, non l’ho mai dimenticato e questo ricordo mi ha aiutato molto quando mia figlia era adolescente.
    Non credo ci sia una regola valida per tutti, forse bisognerebbe solo affidarsi all’istinto, ricordando appunto come eravamo noi alla loro età e tirando fuori antenne preveggenti e molto attente.

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      1. Io ero in orfanotrofio ed ero uno spirito libero, ribelle, molto testarda e alla ricerca di costruire me stessa. Qualche buona suora si è meritata il paradiso cercando di contrastarmi. Nessuno è mai riuscito a piegarmi. Quando sono uscita avevo un sano odio profondo verso tutto il mondo degli adulti, nello stesso tempo ero determinata a rendermi indipendente cercando un brandello di spazio che fosse adatto a me. E’ stato un lungo percorso di introspezione e maturazione, perciò mi sono sposata tardi, quando ero certa di potermi dedicare agli altri.
        Ancora oggi, ricordando ogni cosa che mi è successa e ciò che pensavo all’epoca, riesco a “leggere” negli atteggiamenti dei ragazzi che conosco, spesso mi viene da sorridere perché provo ancora le loro stesse sensazioni, rivedo le “furbate” di allora nel contesto di oggi. Ricordo molto bene gli stati d’animo, miei e delle mie compagne di allora, e li rivedo nei giovani di oggi, in quelli che conosco, non è cambiato molto nell’animo dell’adolescente, le pulsioni sono abbastanza simili, è il mondo intorno che è cambiato e noi adulti dovremmo riuscire a modificare il nostro punto di vista, tenendo sempre presente che, comunque, l’adolescente cerca sempre un punto fermo a cui aggrapparsi anche se sembra rifiutarlo, il punto fermo, la roccia, siamo noi, se non siamo forti abbastanza, l’adolescente perde l’equilibrio. E’ un discorso lungo e complesso, varia da persona a persona, da famiglia a famiglia e non ci sono più, oggi, i riferimenti e gli “eroi” di una volta a cui ispirarsi, da prendere come esempio. Molti di noi adulti sono già abbastanza sbalestrati per conto loro, figuriamoci i ragazzi.
        L’adolescenza è come la scarlattina, prima o poi passa, non lascia tracce profonde se è stata ben curata.

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        1. come si fa a non rispondere ad un commento del genere, che è bellissimo! E’ per questo commento che ieri sera mi sono scusata, perché quando mi accorsi di ciò che avevi scritto era troppo tardi e non avevo la lucidità necessaria per risponderti. E’ bellissimo il tuo pensiero perché è raccontare qualcosa di intimo e allo stesso tempo profondo. La tua esperienza di vita…che è unica … ed è estremamente significativa, nel senso che ci insegna molto. Hai ragione da vendere quando dici che devono essere gli adulti il punto di riferimento dei giovani… sono loro che devono trasmettere i valori e gli esempi… e che se gli adulti vacillano allora anche i giovani non crescono sicuri e accumulano difficoltà e problemi.. Grazie! Ti mando un abbraccio grande

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