Ciao Zhou Youguang…

youguang

Lo scorso anno frequentai un corso per imparare un po’ il cinese. Andavo dopo cena e frequentavo le lezioni di una ragazza che era molto brava. Ho imparato un sacco di cose e mi sono entusiasmata, anche se di lì a imparare il cinese ce ne corre… Diciamo che ho imparato alcuni rudimenti.

Principalmente ho imparato un po’ il pinyin: con il termine pinyin (拼音, letteralmente “trascrivere suoni“) ci si riferisce generalmente allo Hànyǔ Pīnyīn (汉语拼音, letteralmente “trascrizione della lingua cinese“), che è un sistema per trascrivere in alfabeto latino la pronuncia del cinese moderno.

Oggi, alla veneranda età di 111 anni, è morto  Zhou Youguang  che è passato alla storia come l’inventore del pinyin, il sistema appunto di romanizzazione dei caratteri cinesi tutt’oggi alla base della studio della lingua e della scrittura su tastiera

esempio

沧      in pinyin diventa  cāng   e in italiano è “verde scuro”

    in pinyin è hēi sè   e in italiano è “nero”

头    in pinyin è  quán tóu e in italiano è “pugno”

Diciamo che se leggi il cinese in pinyin (e non è nemmeno tanto difficile) se vai in Cina grosso modo riesci a farti capire!  (basta avere un po’ di dimestichezza con gli accenti)

Senza il pinyin non sarebbe mai stato possibile neanche incolonnare i vocaboli cinesi in ordine alfabetico. Ma per Zhou, quello che ha consegnato il suo nome alla storia, era solo una parte della sua vita. E neanche la più importante.

Banchiere di successo

Nato nel 1906, aveva sei anni quando la rivoluzione spazzò via l’ultimo imperatore e quarantatré quando il grande timoniere Mao Zedong fondò la Repubblica popolare cinese. Banchiere di successo, lavorò per la Xinhua Trust & Savings Bank (oggi parte della Bank of China) e si trasferì nei suoi uffici di New York per tornare in Cina solo quando i comunisti guadagnarono definitivamente il potere nel 1949. Era un momento di grandi speranze e chi era stato all’estero tornava per portare il suo contributo alla nazione. Qui continuò a svolgere la sua ben remunerata attività fino al 1955 quando il governo gli chiese di mettere in piedi un gruppo di lavoro che si occupasse di riorganizzare la lingua nazionale.

Non c’era mai stato un alfabeto

La lingua cinese infatti non aveva mai avuto un alfabeto. La scrittura era stata concepita come uno strumento per la creazione di un’entità statale stabile e duratura capace di governare immensi territori e grandi masse di popolazioni differenti. Proprio per questo mirava a segnalare i significati delle parole e non i suoni, che cambiavano notevolmente da un’area geografica all’altra. La «nuova Cina» del Partito comunista voleva tornare a quel concetto e portarlo oltre. Non solo la lingua doveva essere strumento e garanzia dell’unità nazionale, ma doveva essere appresa con semplicità da tutti i suoi cittadini. Si definirono tre strade da percorrere: diffondere il mandarino come lingua nazionale standard, semplificare i caratteri riducendo il numero dei tratti che li componevano e concepire un alfabeto con cui trascrivere la fonetica che servisse da strumento ausiliare per l’apprendimento dei caratteri e la diffusione del mandarino. Quest’ultimo compito fu assegnato a Zhou Youguang e al suo gruppo di lavoro.

Un hobby che gli salvò la vita

All’epoca la linguistica era solo un hobby per Zhou, ma era comunque uno dei pochi cinesi che ne conoscesse qualche rudimento. Aveva persino scritto un libro, The Subject of the Alphabet, di cui la segreteria di Mao gli chiese una copia prima di affidargli l’incarico. Zhou non era sicuro di essere all’altezza, ma accettò la sfida nonostante il suo stipendio passasse da 600 a 250 yuan. Quello che lui definiva un passatempo in verità gli salvò anche la vita. L’anno seguente gli economisti che avevano studiato all’estero furono oggetto della campagna maosista antidestra: alcuni dei suoi più cari amici e colleghi si suicidarono. Zhou Youguang, invece, lavorò per tre anni notte e giorno. Il suo gruppo di lavoro, composto da una ventina di persone, scelse l’alfabeto da usare e decise come destreggiarsi tra i numerosi omofoni della lingua cinese. Il risultato fu il pinyin, letteralmente «trascrizione dei suoni», un sistema che utilizza le ventisei lettere dell’alfabeto latino più quattro segni diacritici per indicare il valore tonale delle sillabe. Appena l’alfabeto fu pronto, il governo lo adottò in tutte le scuole elementari del paese. 

Tasso di analfabetismo è calato dall’80 al 10 per cento

Lo straordinario risultato delle politiche di scolarizzazione della Repubblica popolare si deve proprio alla semplificazione dei caratteri e al pinyin. In sessant’anni il tasso di analfabetismo è calato dall’80 al 10 per cento. Non solo. Dal 1986 è anche il sistema ufficiale di trascrizione di nomi e toponimi cinesi, diventando l’anello di congiunzione linguistico tra la Cina e il resto del mondo. E ancora. Oggi la maggior parte delle persone che scrive un testo in caratteri cinesi, lo fa sfruttando programmi che convertono il pinyin in caratteri. Addirittura la versione cinese dell’alfabeto braille è basato su questo sistema. La memoria di Zhou, che da qualche anno si pavoneggiava dicendo «quando superi i cento anni, smetti di minimizzare la tua età e cominci a gonfiarla», continuerà a essere celebrata ogni giorno da chiunque abbia a che fare con la lingua cinese.

[principalmente tratto da qui]

 

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33 comments

    1. Grazie Giusy, anche a me manchi molto tu..e faccio fatica a trovarti fuori da WordPress. Io da Iobloggo ci transitai e basta, giusto il tempo per passare da Splinder a WordPress…era una tappa intermedia. Vediamo di non perderci di vista 🙂

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  1. Non sapevo chi fosse l’inventore del.pinyn…!
    Ho però studiato cinese per 5 anni, pur non essendo in grado di articolare un discorso… 😔😔😔

    Oddio “studiato” è un parolone. Diciamo cge ho frequenrato un Corso del Comune per adulti, con insegnante madrelingua…
    Certo, se avessi studiato a fondo ora sarei in grado di conversare. In realtà ci accontentavamo di fare esercizi, badando pocoo alla conversazione.
    L’insegnante era bravo, ma noi avremmo dovuto lavorare con più costanza a casa….😛
    https://ljac48.wordpress.com//?
    Comunque ho dato e superato il primo Esame Htk 1….
    Un’impresa!!!😁😁😁

    Se trovo il link al post, te lo scrivo!!!

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    1. noi invece parlavamo molto e scrivevamo poco… io ero denominata “la stratega del terzo tono” ..ahahaha..perché lo riconoscevo sempre nelle porve di ascolto. Il corso ce lo faceva una ragazza italiana laureanda in cinese (ora è laureata) ..simpaticissima 🙂

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      1. Sarebbe stato meglio conversare…
        Il lao shì l’ultimo anno si era pentito di aver puntato maggiormente sulla scrittura (anche perché comunque 2 ore alla settimana erano poche e a casa non studiavamo molto….😝).
        Mi riprometto prima o poi di riprenderlo, perché è interessante ed è un peccato buttar via così tutti questi anni…Ma c’è sempre qualcosa che interferisce…(e sono in pensione!!!!) 😊

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