Pacem in Terris!

Scusate se questo post è scritto male, dico la verità, mi resta più facile scrivere le “storie della prof” o  descrivere il procedimento per fare una torta, però avevo un’idea in testa e le dita si sono messe a picchiettare sulla tastiera e … ecco qua, prendetelo com’è:

Stasera ho guardato un servizio su Rai2 in cui si parlava della guerra in Iraq, a Mosul. Una giovane giornalista,  inviata sul posto,  girava su una camionetta blindata per le vie della città devastata dalla guerra, tra le macerie e la polvere, qua e là si vedevano gruppi di persone vagare a piedi, probabilmente in cerca di un rifugio o di viveri e tra questi spiccava la presenza dei bambini… tanti bambini. Una desolazione infinita. Le scene erano monocromatiche: il color sabbia dominava su tutto il paesaggio tant’è che io mi sono chiesta dove, anche a condizioni normali, trovino l’acqua da bere e per le prime necessità. Nemmeno una pianta ne’ un filo d’erba. Via via la giornalista si fermava tra la gente per qualche intervista e ci si può immaginare nelle parole di quelle persone quante atrocità e quanto dolore. I bambini poi hanno fatto gruppo intorno a lei e si sono messi a colorare con i pennarelli i soliti disegni che fanno anche i nostri bambini: i fiori,  le principesse, le casette decorate, gli animaletti… Io mi son chiesta che diamine hanno fatto mai di male quelle creature per meritarsi tutto ciò! Eppure sono bambini come i miei nipotini,  hanno solo avuto la sfortuna di nascere nel posto sbagliato. E noi che ci scandalizziamo se scappano da quella terra di martirio e vengono da noi! Come fanno a vivere lì?

 Io ho pensato che forse all’origine di tutto la colpa è nostra, di noi come civiltà occidentali che ci siamo imposti con la forza in quelle realtà complesse in modo che scegliessero chi avrebbe dovuto governarli,… per poi scoprire, ogni volta, che chi va a governare alla fine si dimostra peggiore di quello che lo aveva preceduto.   E  ci meravigliamo se loro ce l’hanno con noi!  Io lo confesso, sono ignorante su molte di queste questioni  socio-politiche un po’ perché l’avvicendamento e la convivenza delle tante etnie va sicuramente inquadrata storicamente ed è una situazione molto complicata da capire ma oltre a ciò, quando mi documento un po’ di più alla fine devo chiudere per non starci troppo male.  Poco fa però ho aperto google e sono voluta andare a leggere qualcosa di più e ho scoperto che Mosul non è/era altro che l’antica Ninive, la capitale assira citata anche nella Bibbia, che si trova sulle sponde del Tigri e fino al 2015 contava 1.500.000 abitanti. Mi sono tornati in mente tanti ricordi di quelle letture di storia fatte sui banchi fin dalla scuola elementare e quante fantasie per immaginarsi quelle civiltà antiche.

Che dire… speriamo che Mosul venga liberata alla svelta e nel migliore dei modi e per quanto riguarda noi, cerchiamo di fare in modo che i nostri figli e i nostri nipoti apprezzino la pace e la democrazia come bene inestimabile dell’umanità e che siano tolleranti e generosi verso coloro che ci tendono una mano in cerca di aiuto. Come diceva Papa Giovanni: “Pacem in Terris!”

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Mosul qualche anno fa

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Mosul oggi, sotto ai bombardamenti

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8 comments

  1. Non finirò mai di ripeterlo: l’essere umano è l’unico, fra tutti gli animali che popolano questo pianeta, che in nome della ragione, di qualsivoglia ragione, distrugge i propri simili con le azioni più aberranti, uccide i propri figli, fa a pezzi il territorio e galoppa verso una fine epocale, senza aver mai imparato nulla dalla storia passata. Gli insetti e i batteri ringraziano e ci sopravviveranno sicuramente.

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  2. Molto bello quello che hai scritto.
    Certo che la colpa è anche un po’ la nostra. I “nostri giovani viziati con l’elettronica” non sanno come le cose potrebbero andare male e… non gliene frega niente.
    Tornando alla strizza circa quello che accadde a Cuba nel 1961 con rischio di guerra, faccio dire alla “panchina 1: “Fu un momento terribile perché il rischio di una guerra fu palpabile. Sono passati poco più di 50 anni, ma, son sicura che i tanti giovani che andavano e vanno in vacanza a Cuba, quando sono là non ci fanno neppure un pensierino.”
    Non sanno i “nostri giovani” cosa significa guerra e quali rinunce si devono fare.
    Basta. Mi fermo.
    Quarc

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