San Martino

Hsan martino.jpgo cercato indietro nel mio blog ma non ho trovato nessun post dedicato a San Martino e siccome per me questa giorno ha un significato che non vi sto a dire, ma è molto particolare, quest’anno voglio scrivere qualcosa 🙂

Fino a qualche anno fa tutti gli alunni delle scuole leggevano sul loro libro di lettura l’episodio di San Martino, che, cavalcando avvolto nel suo mantello di guardia imperiale, incontrò un povero, tremante e infreddolito. A quella vista, il generoso cavaliere sguainò la spada e tagliò in due pezzi il suo mantello, donandone la metà al povero. La notte, in sogno, vide Gesù avvolto in quel mezzo mantello, che gli sorrideva riconoscente.

La tradizione vuole che i contadini,  alzando gli occhi al cielo, dove, tra strappi di nuvole, il sole si fa ancora sentire tiepido e dolce, ricordano l’antico proverbio

L’estate di San Martino
dura tre giorni e un pochino.

In Piemonte, il giorno di San Martino era, almeno una volta, dedicato agli sgomberi. E “fare San Martino”, significava mutare d’alloggio. Pare infatti che Vittorio Emanuele II, prima della battaglia di San Martino, dicesse, in piemontese, ai suoi soldati: “Coraggio figlioli, altrimenti gli austriaci ci faranno fare San Martino”. Voleva dire: ” Ci faranno sgombrare dalle nostre posizioni”.

E di paesi col nome di San Martino, oltre quello della battaglia, ce ne sono, in Italia, a centinaia. In Francia sono addirittura migliaia. Non parliamo delle chiese a lui intitolate e dei monasteri che portano il suo nome. Forse nessun nome di santo ha avuto nel medioevo tanta diffusione, e anche nell’arte non si contano i San Martino a cavallo, con la spada sguainata, che dividono il bel mantello di guardia imperiale.

E questo forse perché, molto prima di San Francesco, quel gesto indicava il dovere che i cristiani hanno verso i poveri, nei quali è la figura dello stesso Gesù.

L’estate di San Martino

L'estate di San Martino

L’estate di San Martino è un periodo dove venivano rinnovati i contratti agricoli, tradizionalmente durante questi giorni si aprono le botti per il primo assaggio del vino nuovo abbinato alle prime castagne.

Questa tradizione è celebrata anche in una famosa poesia di Giosuè Carducci:

San Martino


La nebbia a gl’irti colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;

ma per le vie del borgo
dal ribollir de’ tini
va l’aspro odor dei vini
l’anime a rallegrar.

Gira su’ ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando:
sta il cacciator fischiando
su l’uscio a rimirar

tra le rossastre nubi
stormi d’uccelli neri,
com’esuli pensieri,
nel vespero migrar.

…….

[notizie prese dal web]

Buon sabato a tutti 😉

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19 comments

  1. Mio marito, ieri, mi raccontava di quando i braccianti “facevano san martino” da un’azienda agricola all’altra, trasportando masserizie, animali da cortile e famiglia, su carri trainati dai buoi o da un trattore. A San Martino gli agricoltori facevano i conti con i loro dipendenti, o con i vicini con i quali si erano scambiati carri di fieno o prestiti in denaro. Mi raccontava della pacatezza di questi atti, quasi senza discussioni, c’era una forte volontà di andare d’accordo, di rispettarsi, di onorare la parola data.
    Tra parentesi, ieri qui pioveva, perciò gli sono tornati alla mente questi ricordi. Diceva che quando i contadini facevano questi traslochi, chissà perché, pioveva sempre.

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