Si addobba?Che dite?

Quasi quasi addobbo un po’ il blog per Natale.  Ci vuole tempo e pazienza per farlo ma nel post precedente ho dichiarato che un po’ di follia allunga la vita, quindi …forza … tiriamo fuori  il necessario e diamoci sotto 23 Penso che i primi risultati si vedranno stasera stessa… ci provo…

La casa l’addobberò nei prossimi giorni, forse dal 1° dicembre.

Voi che fate? Addobbate o non addobbate? (questo è il problema, direbbe Shakespeare 49) raccontate, dai …pollice-su

Domenica nebbiosa in Toscana, l’Arno è immerso placidamente  in una coltre nuvolosa e gli Appennini sono letteralmente spariti dalla vista, i colori sono ovattati e sfumati… niente di bello, insomma pensieroso..se non fosse per gli addobbi 3

 

Alluce…e poi?

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“LO SPINAIO” Musei Capitolini, Roma

Lo Spinario è un’opera ellenistica di scultura, raffigurante un giovane seduto mentre, con le gambe accavallate, si sporge di fianco per togliersi una spina dalla pianta del piede sinistro. Ne esistono varie versioni sparse nei musei di tutto il mondo.

Quella forse più antica, in bronzo (73 cm di altezza), si trova ai Musei capitolini a Roma, mentre una marmorea fa parte della collezione degli Uffizi di Firenze e venne copiata da Brunelleschi nella celebre formella del concorso per la porta nord del Battistero del 1401. Un’altra copia marmorea si trova al Louvre e una bronzea al Museo Puskin di Mosca.

Curioso, vero?

A parte questo, ma voi lo sapete il nome delle dita dei piedi? Io mi ricordo sempre il primo: l’alluce, ma poi gli altri me li dimentico… Ebbene ecco i nomi, nell’ordine: alluce, illice (o melluce), trillice, pondolo (o pondulo) e minolo (o mellino)…23

“pondolo” mi fa 49.. ma che abbiamo i sette nani attaccati alle piante dei piedi? Sarà mica questo che stava cercando lo “spinaio”? al passo coi tempi

Della serie: la lingua italiana questa sconosciuta, non si imparerà mai abbastanza!!! yes

5 anni di WordPress

Oggi wordpress  mi ha ricordato l’anniversario della mia iscrizione a questa piattaforma.  Incuriosita sono andata a rileggere i post della fine di  Novembre del 2011 e ho sorriso tra me e me ripensando alle peripezie del trasloco. Pensate che qualcosa che facevo su Splinder ancora non ho imparato come si fa qui… ma forse è impossibile… chissà, e in fin  dei conti che importa! Non lo imparerò mai 49  Gli amici, invece, quelli erano importanti e ne avevo tantissimi ma li ho persi quasi tutti: la maggior parte perché si sono stufati del blog e preferiscono passare il tempo su Facebok o comunque in altro modo, altri purtroppo… beh, non vi dirò adesso dove sono, meglio lasciar perdere altrimenti mi rattristo.

Rimaniamo sul “frivolo”, guardate il mio post del 25/11/2011 e la mia dichiarazione di intenti



Tante volte vi prendesse quel friccico di curiosità che a volte ci casca addosso, guardate pure i miei archivi qui sulla destra: tutto il vissuto di Alidada (a parte i primi 5 anni di blog che distrussi inesorabilmente) è a portata di click…e in certi casi, vi assicuro, che c’è davvero da ridere.

Buona serata a tutti ❤

P.S. a proposito di cose che non capisco: su Splinder, sotto ai post, appariva sempre un “permalink”  e questo di dava la possibilità di rieditare il post … ma su WordPress dov’è, ovvero come si fa per farlo apparire ???? Ho messo l’opzione tra le impostazioni di scrittura ma nonostante abbia inserito un post nuovo non me lo visualizza. Bohhh

Pacem in Terris!

Scusate se questo post è scritto male, dico la verità, mi resta più facile scrivere le “storie della prof” o  descrivere il procedimento per fare una torta, però avevo un’idea in testa e le dita si sono messe a picchiettare sulla tastiera e … ecco qua, prendetelo com’è:

Stasera ho guardato un servizio su Rai2 in cui si parlava della guerra in Iraq, a Mosul. Una giovane giornalista,  inviata sul posto,  girava su una camionetta blindata per le vie della città devastata dalla guerra, tra le macerie e la polvere, qua e là si vedevano gruppi di persone vagare a piedi, probabilmente in cerca di un rifugio o di viveri e tra questi spiccava la presenza dei bambini… tanti bambini. Una desolazione infinita. Le scene erano monocromatiche: il color sabbia dominava su tutto il paesaggio tant’è che io mi sono chiesta dove, anche a condizioni normali, trovino l’acqua da bere e per le prime necessità. Nemmeno una pianta ne’ un filo d’erba. Via via la giornalista si fermava tra la gente per qualche intervista e ci si può immaginare nelle parole di quelle persone quante atrocità e quanto dolore. I bambini poi hanno fatto gruppo intorno a lei e si sono messi a colorare con i pennarelli i soliti disegni che fanno anche i nostri bambini: i fiori,  le principesse, le casette decorate, gli animaletti… Io mi son chiesta che diamine hanno fatto mai di male quelle creature per meritarsi tutto ciò! Eppure sono bambini come i miei nipotini,  hanno solo avuto la sfortuna di nascere nel posto sbagliato. E noi che ci scandalizziamo se scappano da quella terra di martirio e vengono da noi! Come fanno a vivere lì?

 Io ho pensato che forse all’origine di tutto la colpa è nostra, di noi come civiltà occidentali che ci siamo imposti con la forza in quelle realtà complesse in modo che scegliessero chi avrebbe dovuto governarli,… per poi scoprire, ogni volta, che chi va a governare alla fine si dimostra peggiore di quello che lo aveva preceduto.   E  ci meravigliamo se loro ce l’hanno con noi!  Io lo confesso, sono ignorante su molte di queste questioni  socio-politiche un po’ perché l’avvicendamento e la convivenza delle tante etnie va sicuramente inquadrata storicamente ed è una situazione molto complicata da capire ma oltre a ciò, quando mi documento un po’ di più alla fine devo chiudere per non starci troppo male.  Poco fa però ho aperto google e sono voluta andare a leggere qualcosa di più e ho scoperto che Mosul non è/era altro che l’antica Ninive, la capitale assira citata anche nella Bibbia, che si trova sulle sponde del Tigri e fino al 2015 contava 1.500.000 abitanti. Mi sono tornati in mente tanti ricordi di quelle letture di storia fatte sui banchi fin dalla scuola elementare e quante fantasie per immaginarsi quelle civiltà antiche.

Che dire… speriamo che Mosul venga liberata alla svelta e nel migliore dei modi e per quanto riguarda noi, cerchiamo di fare in modo che i nostri figli e i nostri nipoti apprezzino la pace e la democrazia come bene inestimabile dell’umanità e che siano tolleranti e generosi verso coloro che ci tendono una mano in cerca di aiuto. Come diceva Papa Giovanni: “Pacem in Terris!”

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Mosul qualche anno fa
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Mosul oggi, sotto ai bombardamenti

Torta di riso

torta di riso.jpg

Ingredienti:

latte: 1 litro

zucchero: 200 g.

riso: 250 g.

uova: 3

una bustina di vanillina

burro: 40 g.

scorza di limone e arancia grattugiata

Procedimento:

Bollire il latte, aggiungere il riso e cuocerlo senza girarlo molto. Una volta cotto il riso lasciarlo intiepidire, poi aggiungere lo zucchero, la vanillina, le uova sbattute, il burro, il limone grattugiato e l’arancia grattugiata e spremuta. Ungere una teglia e travasarvi il composto, infine porre in forno caldo a 180 gradi per circa 40 minuti. (Ogni forno ha le sue  caratteristiche quindi controllate che la cottura sia adeguata, altrimenti diminuite o prolungate il tempo di cottura).  Una volta sfornata la torta, spolverarla con zucchero vanigliato.

E’ semplice ed è ottima!

Buon giovedì a tutti 🙂

a testa in su

 

sotto-al-cielo 

 

Nessuno è nato sotto una cattiva stella;

ci sono semmai uomini che guardano male il cielo.

Guarda il cielo. 

Respira profondamente, lascia che l’aria riempia i tuoi polmoni e ascolta il battito del tuo cuore.

Non è forse abbastanza per sorridere e scegliere di essere la migliore versione di te stesso?
C’è così tanto al mondo per cui essere grati.

Solo tu puoi scegliere con che occhi guardare il cielo che ti avvolge.

[Dalai Lama]

 

E con questo pensiero vi auguro un buon inizio settimana  🙂

 

Brutta storia

maniLa prof era tutta intenta  a firmare il registro prima dell’inizio delle lezioni e non si era nemmeno accorta che una ragazzina le si era avvicinata e la stava fissando dal lato della cattedra. Era lei, Cecilia, la ragazzina difficile che per 3 anni non aveva fatto altro che combinare malestri e prendere rapporti. La prof ci aveva parlato tante e tante volte per cercare di farle capire che combinando guai ci avrebbe rimesso solo lei e che se avesse continuato così  avrebbe condotto una vita difficile, ma a niente erano valse le parole, tant’è che le annotazioni e i rapporti si contavano spessissimo. A parte questo Cecilia era ferma lì e approfittando che in classe tutti controllavano i compiti per casa, aspettava tranquillamente che la prof le desse un minimo di considerazione  per raccontarle la sua storia. Dopo qualche istante, appena si è accorta che la prof aveva smesso di scrivere e la stava fissando, ha esordito dicendo: “Sa prof…mio padre allora se n’è andato, non c’è stato niente da fare per fermarlo…ha scelto di lasciare me, mio fratello e mia mamma per andare con un’altra donna, che abita nel paese vicino!…Vedesse com’è brutta! Ha anche due figli grandi ma io non ci andrò mai d’accordo e nemmeno voglio averci niente a che fare con quella gente lì… con quel “tegame”, come la chiama mia mamma!”..E mentre parlava sorrideva di un sorriso mesto e triste come sorridono i bambini piccoli alla mamma dopo che il dottore magari gli ha dato una puntura. Si massacrava le mani e girava gli occhi qua e là cercando di evitare il pianto e in quel momento era lì, messa a nudo in una realtà che le faceva male da morire e di cui lei non riusciva a  farsene una ragione. La prof era spiazzata e cercava le idee per ribattere con qualche parola buona ma  stentava a trovarle e nel frattempo sentiva il suo cuore stringersi in una morsa.  Che delusione per quella povera piccola, pensava, forse era proprio quella la causa del suo disagio.  “Cecilia, che dire… che delusione,…mi dispiace molto per te…è una brutta storia che fa male ascoltare… vedi, non capisco come mai a volte le donne si avvicinano agli uomini sposati e li portano via dalle loro famiglie…”. La prof, cercando di dire qualcosa di sensato aveva detto una cosa idiota, ma le era venuta detta in quel modo e ormai era fatta 😦 tra l’altro nemmeno sapeva se “la colpa” era stata della donna o del babbo di Cecilia.. Nel mentre si era svolto questo breve dialogo si era avvicinata alla cattedra anche Rosa, un’altra ragazzina che tempo addietro aveva visto il proprio padre mollare la sua mamma per andare ad abitare con la zia, sorella ventenne di sua madre.. e, ascoltato il discorso della prof ha subito esclamato sorridendo ironicamente: “Guardi prof, lasci stare quel discorso lì… che è meglio!” e così dicendo agitava nell’aria una mano e scuoteva il capo come chi la sa davvero lunga e vuole tagliar corto. A quel punto Cecilia e Rosa si sono guardate con uno sguardo complice e sornione ed hanno esclamato: “Dai stasera andiamo a fare un giro nel paese vicino, sotto casa di quelle “due tegami” e ci mettiamo a fare un po’ di baccano!”

Beh, la storia finisce qui, in tutti i sensi, due famiglie rovinate e due ragazzine a disagio… brutta storia a mio parere… e anche la prof la pensa come me… brutta storia!