Io sono il numero 1

[Tratto dadifficolta-in-matematica “IO SONO IL NUMERO UNO“,  di Anna Cerasoli] 

“Capire la matematica non è così difficile , basta avere qualcuno che con la matematica ci sa fare e allora il mistero che i numeri sembrano possedere si trasforma nel gioco più appassionante che c’è: quello della scoperta!”

La storia racconta di un bambino che non capiva la matematica.

Appena la maestra diceva: “Facciamo matematica!”, dice che gli veniva il voltastomaco come a sua nonna quando vede la violenza in tivù.

E testimonia la sua vittoria. Il bambino è diventato bravo in matematica, e lo è per tre motivi:

      1- Il primo è per la nuova maestra, che mi  vuole bene.

      2- Il secondo è che la matematica serve, infatti lo dicono tutti.

      3- Il terzo è che l’ho capita.

 A  parer mio, gli insegnanti dovrebbero riflettere su questa storia ed interrogarsi con serietà sul perché gli insuccessi in matematica coinvolgano una buona parte degli alunni….

Il primo e il terzo motivo sono punti chiave di riflessione, non credete anche voi? Prima cosa è agire sul piano socio-affettivo e mettere l’alunno a proprio agio mentre lavora in matematica e poi TROVARE IL MODO SACROSANTO di fargliela capire!… così l’amerà! Ecco! Ci vuole tanto?  …

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39 comments

  1. Parole sante! Uno dei problemi del nostro sistema scolastico, secondo la mia opinione, sta nel fatto che gli insegnanti non abbiano una preparazione pedagogica adeguata, che dovrebbe essere un requisito fondamentale soprattutto quando si insegna a dei bambini. È pur vero, però, che la pedagogia da sola non basta, perché un bravo insegnante dovrebbe anche sviluppare una sana empatia nei confronti dei suoi studenti e in primis dovrebbe desiderare che riescano a imparare e trovare un modo per far sì che questo avvenga. I bambini sono tutti diversi e ognuno ha le proprie caratteristiche e abilità personali e il proprio modo di apprendere. Scusa per il commento interminabile, il tuo spunto di riflessione mi è piaciuto tanto e penso proprio che leggerò questa storia 🙂

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    1. Splendido commento! Non avresti potuto dirlo meglio! Hai centrato in pieno il problema. Numero uno la preparazione degli insegnanti, secondo il rapporto con i ragazzi (un po’ come il medico con il paziente…) , terzo, direi la formazione continua, perché anche se si parte bene, è necessario sempre aggiornarsi e modificare il proprio metodo d’insegnamento… come dice che non si arriva mai, ma si deve sempre imparare 🙂 Grazie infinite! Ti metto nella mia lista di amici preferiti 😉

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      1. Grazie infinite a te! Ne sono molto felice 🙂 in ogni caso il punto è che secondo me per fare l’insegnante bisogna avere una sorta di “vocazione”, perché è un lavoro che va fatto con amore, il comportamento dell’insegnante incide sulla crescita del bambino per cui non lo si può lasciare al caso, sono pienamente d’accordo con te! 🙂 un abbraccio :*

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  2. Si chiamava insegnamento individualizzato. E quando la maestra era una sola, le materie non avevano nomi altisonanti come “educazione alla convivenza civile” ( tanto per citarne una) , le ore a disposizione erano quattro tutte le mattine, sabato compreso, i compiti per casa venivano svolti senza troppi problemi perché al pomeriggio ognuno stava a casa sua, le circolari da leggere e firmare erano forse dieci per tutto l’anno, le riunioni forse ancora meno, commissioni, gruppi, raccordi in verticale e orizzontale erano ancora a venire, allora sí, dei miei alunni sapevo tutto ( o quasi) e magari trovare il modo di adeguare modi e tempi di apprendimento e approfondimento era ancora fattibile.

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    1. Hai ragione, mia cara Ornella, purtroppo però i tempi sono cambiati…le famiglie in primis…e i problemi, nella scuola, oggigiorno sono all’ordine del giorno. Chi come me ha vissuto il cambiamento, si rende conto che la mutazione è stata troppo veloce ed è estremamente difficile stare al passo con una società che evolve così rapidamente. Buona serata e grazie del tuo commento

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  3. Più che per le altre materie per la matematica è vero che spesso l’insegnante la sa ma non la sa spiegare in modo da renderla comprensibile e divertente… la frase che spesso sento dire dai bambini è “a che serve studiare queste cose?”…o forse – come leggo dai commenti delle insegnanti qui sopra – non ha il tempo materiale per trovare il modo di arrivare ad ogni bambino…
    Grazie che mi vieni a trovare…

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    1. grazie a te Fausta della tua cordiale visita, tanto gradita 🙂 .. E’ vero quel che dici, anch’io la penso così’, la matematica è la materia tra le più difficili da insegnare in quanto richiede concentrazione, ragionamento, dedizione, forza di volontà…e anche delle capacità che fanno parte del corredo genetico 🙂 … Beh, oggigiorno che tutto scorre veloce, si va proprio in senso opposto a quel che viene richiesto per riuscire bene in matematica… è un lavoro complicato, ma anche bello. Buona serata

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  4. A me la matematica è sempre piaciuta moltissimo, sono ingegnere e so che la matematica di alto livello non l’ho nemmeno sfiorata (e un po’ lo rimpiango), eppure a me è piaciuta dalle elementari, quando la soddisfazione di un’espressione difficile che tornava mi riempiva il petto, all’università, in particolare la parte di algebra. Quando il Nano, fin dalla prima elementare, ha trovato proprio nella matematica lo scoglio più grande, ci sono rimasta male, ci siamo rimboccati le maniche e l’abbiamo sempre studiata insieme, con grande soddisfazione, piano piano, con l’andare degli anni. Ormai è quasi un rito, prima delle verifiche, in particolare di geometria (con l’aritmetica ormai è davvero autonomo!), passiamo la domenica a fare i problemi più difficili insieme, io mi diverto ad architettarglieli belli complicati e lui a risolverli!

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    1. 🙂 Anche i miei figli hanno preferito approfondire lo studio di altre materie 🙂 …Pazienza… si vede che quando erano in pancia se ne sono dovuti sorbire troppa 🙂 Anch’io adoro l’algebra, in particolare sono specializzata nell’analisi. Complimenti ingegnere, splendido percorso di studi!
      Buona serata e un caro soluto al nano 🙂

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    1. Io credo che per la matematica ci voglia un po’ di “allenamento”, se la prima volta ci vuole un bel po’ a capire una cosa se qualcuno te la spiega nel modo giusto, facendoti ragionare, la volta dopo ci metti un po’ meno, e così via, però lascio la parola alla prof che è sicuramente molto più ferrata di me!

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      1. sicuramente Cristina quello che dici tu è un buon metodo, ma tante volte bisogna ricorrere ad attività di laboratorio che aiutano a visualizzare i concetti in modo concreto…modellizzando .. simulando.. congetturando .. argomentando … oddio quanti gerundi 😀

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    1. dai…non bisogna esser “grandi” per capire la matematica, basta non avere pregiudizi e provarcisi 🙂 .. Allo stesso modo forse io potrei riuscire ad affrontare una lezione di Yoga 🙂 Buonanotte mia cara Lady Or

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  5. A me la matematica è sempre piaciuta, per quel poco che ne ho studiato. Tanto è vero che ancora oggi, per rilassarmi, risolvo delle espressioni algebriche dal mio vecchio libro di scuola.

    Quando mia figlia era alle elementari era entusiasta della sua insegnante di matematica:
    per far comprendere ai bambini le misure lineari li aveva forniti di una fettuccia bianca lunga un metro, ogni bambino aveva la propria, poi l’avevano suddivisa in decimetri, centimetri e millimetri e poi li aveva portati a misurare il muro di cinta del castello che è proprio vicino alla scuola.
    Ha insegnato peso netto, lordo e tara, con grossi barattoli di Nutella (e panini da riempire di Nutella per pesare poi il barattolo vuoto) e i bambini hanno capito tutto mentre si ingozzavano con il peso netto.
    Ha spiegato le frazioni con grosse tavolette di cioccolato da suddividere in quadratini e con mele da tagliare a spicchi, tutto poi finiva nei pancini dei ragazzi che hanno veramente capito subito.
    La Maestra Donata era adorata dalle sue classi.

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    1. La maestra Donata era amata dai ragazzi perché si faceva amare e insegnava loro cose semplici con il giusto metodo…e gli alunni le imparavano… vedi? Dovrebbe essere così 🙂 Grazie del tuo racconto mia cara Neda e buonanotte

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  6. la storia è sempre la stessa. La matematica, tutte le materie per la verità ma la matematica in particolare, bisogna saperla insegnare. non so se nelle facoltà di oggi esiste un corso di studi di “docenza” o, per dirla meglio, di “didattica”. Bisogna saperla raccordare alla vita quotidiana. inutile insegnare il teorema di Pitagora con i disegnini alla lavagna se poi non spieghiamo all’alunno che detto teorema ci consente anche fare calcolare l’altezza di un palo standone lontani conoscendo due soli dati o la distanza da casa del negozio che si trova girando all’angolo a sinistra e percorrendo dall’incrocio 72 metri prima di averne coperti 47 per raggiungerlo. Agli adulti,per esempio, si potrebbe spiegare che per azzeccare il 6 al superenalotto esiste una sola probabilità su oltre 620 milioni (così la gente smetterebbe di giocare e avremmo fatto un’opera buona). Esistono infiniti giochini matematici, molto utili all’apprendimento. qualcuno li usa? per i più esperti ci sono il teorema di Fermat e il calcolo infinitesimale.

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    1. Hai capito in pieno il problema: la matematica va applicata alla realtà…ma non quella realtà fittizia dei soliti problemini scemi in cui si vanno a compare le mele al mercato… devono essere problemi reali,legati alla vita dei ragazzi. Si deve toccare con mano la matematica nella vita di tutti i giorni.. vaglielo a dire a certe mie colleghe 🙂

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  7. Il mio rapporto “infelice” con la Matematica è iniziato il giorno in cui, in terza elementare, durante quella specie di esamino che ai nostri tempi si faceva alla fine dell’anno ( era in terza o in quarta…lo sai che non me lo ricordo??), insomma, consegnai il mio compito prima di tutte le altre.
    La maestra mi disse di aspettare e io le risposi che lo avevo già guardato tante volte…

    Lei lo corresse all’istante, mise un fregaccio con la matita blu e scrisse: TI STA BENE !!!
    😉

    Era una brava maestra e non lo fece per umiliarmi, ma mi segnò a vita!!
    Poi successero altri episodi, ma chissà, qualche volta ne riparlerò!

    Ora devo andare a sistemare ancora delle cose per l’arrivo del pequeño 🙂

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    1. …vedi? Certe insegnanti, con i loro modi sgarbati, ti segnano a vita! Un po’ di amore non guasterebbe… Pensa che bello se fossi diventata insegnante di matematica 😉 … E’ arrivato il piccolo? Dai, racconta… 😉

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  8. Ho commentato un tuo post qualche tempo fa , e , oggi leggendo questo sulla matematica , hai riconfermato l’ impressione di allora ( insegnante preparata , amante del suo lavoro e dei bambini ) . Per questo ti chiedo un consiglio . Premetto che non ho mai avuto problemi a scuola , elementari o liceo che fossero , perchè la scuola , nonostante certe dinamiche interne , mi piaceva . Oggi ho un figlio alle elementari , curioso e intelligente , che non so come aiutare , perchè la scuola non piace più neppure a me e non so come farla amare a lui.
    Mi spiego meglio : quando aveva quattro anni , mi sono accorta che aveva delle difficoltà di linguaggio e , prontamente , abbiamo affrontato , io e lui , il problema ( visita foniatrica , logopedia ecc ) , perchè arrivasse alle elementari ” preparato ” . ( come dicono qui le insegnanti ) .Secondo l’ insegnante d’ italiano è un bambino amorevole , educato , intelligente , capace ,con qualche difficoltà ancora nella lettura ( vorrei vedere , ha sette anni ) , ma superabili . E’ affascinato dai dinosauri, fossili ( dice di voler fare il paleontologo ) , la sua materia preferita è scienze.Qui sorge il problema , la maestra di scienze . Tempo fa ha sbagliato nello spiegare i sensi , ora studiano i materiali . E io mi chiedo come fa un insegnante a dire a dei bambini che ” i materiali naturali sono quelli creati da dio , quelli artificiali quelli creati dall’ uomo “? Ho usato esattamente le sue parole . Ovviamente ho provveduto a spiegargli bene la differenza , ma con il risultato che adesso è confuso . Da una parte io gli ho sempre detto di dare ascolto alle insegnanti , ora le correggo , ( chi ha quindi ragione mamma ? m chiede )
    Come spiegargli?

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    1. ciao Nicola, grazie delle tue parole e della tua stima, ne sono lusingata! 🙂 La questione che mi poni è spinosa e l’ho vissuta anch’io come genitore e non so nemmeno io come ne sono uscita… probabilmente ho dimenticato tutto quanto da tanto che era spiacevole viverla. Ma, fammi capire, tuo figlio va a una scuola privata, magari gestita da suore? Perché se è così si capisce l’impostazione che la maestra dà alle sue lezioni, invece, se va ad una scuola statale puoi sempre andare dalla dirigente e chiederle spiegazioni in merito a come vengono trattati gli argomenti di scienze in classe. Gli insegnanti hanno tanti diritti ma anche anche dei doveri ben precisi circa la loro professionalità…se non sanno le cose sarebbe il caso se le studiassero! Non possono raccontar novelle ai poveri bimbi, che poi se le ricorderanno sempre sbagliate, per tutta la vita. Avrei piacere di sapere i risvolti della storia.. buon proseguimento e auguri per tuo figlilo

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