Questi figli…

Stai lì, in classe  e dici ai tuoi alunni di esprimersi per bene, utilizzando il lessico giusto… li correggi e li aiuti a parlare correttamente usando la terminologia adeguata… e poi…

ecco, mentre sei in riunione, senti vibrare il cellulare e ricevi un messaggino su whatsapp, di soppiatto lo leggi e  vedi che è tua figlia che chiede:

“Voglio fare un dolce, si può sapere dove hai messo questo?”

frullino

 

.. non ho parole! …. sta cercando lo sbattitore elettrico 32

E’ un po’ come quel parrucchiere che ha sempre la moglie spettinata!… Non credete?

 

 

 

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46 comments

                1. hai ragione Dora, pensa che nei fine settimana siamo sempre una decina a pranzo e a cena..e poi c’è la nipotina da badare (oggi è stata tutto il pomeriggio) e dopo il lavoro ci sono i lavori di casa… anche stasera a cena eravamo 6 …mi riduco sempre la sera tardi a dare un’occhiata … ma sono anche meno lucida a quest’ora 😦

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                2. diciamo che andiamo verso l’alba… è quasi l’una…
                  io tra un po’ precipito sulla tastiera per stanchezza 😛
                  si, comprendo quel che dici
                  giornate belle piene…
                  Notte, cara
                  allora ci vuole proprio un augurio di “buon riposo”! eccolo…

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    1. ha fatto un cheesecake niente male, ma ha brontolato chissà quanto perché non ha trovato lo strumento che cercava e ha dovuto sbattere i bianchi a mano, con la frusta… ha detto che per colpa mia le è venuta la periartrite alla spalla…. seeeee 😉

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  1. Stamane, sul nostro quotidiano, nelle lettere al Direttore era pubblicata una commovente lettera di una maestra che aveva insegnato nelle nostre valli nel lontano 1950. I ragazzi, e la maestra, parlavano in dialetto e poi scrivevano in un italiano che conteneva parole dilettali italianizzate e lei li correggeva solo a voce, mai con la matita rossa: se così avesse fatto, o avesse messo una nota a margine, i genitori avrebbero duramente redarguito i propri figli (anche a sberle, citava nella lettera)
    Raccontava di quella scuola dell’immediato dopoguerra, dove le classi erano tutte inseme, dalla prima alla quinta, con una maestra sola. I piccolini imparavano il Risorgimento prima di saper scrivere i grandi riuscivano, finalmente, a ricordarsi che cuore non si scrive con la q.

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